F1 2025 – La Red Bull volta pagina

 

Di Carlo Baffi

Dopo vent’anni e mezzo di militanza a Milton Keynes, Horner, il team principal inglese, è stato esautorato dall’incarico, subito affidato a Laurent Mekies suo alter ego alla consorella Racing Bulls.

Una scossa tellurica di forte magnitudo ha investito la Red Bull spodestando Christian Horner dal suo posto di comando. E’ accaduto a tre giorni dal Gran Premio di Gran Bretagna, in cui la scuderia anglo-austriaca non era andata oltre il 5° posto di Max Verstappen, autore di una pole magistrale. D’accordo, la RB21 non è più l’astronave di un tempo, zoppica e la possibilità di permettere al campione del mondo di difendere il titolo è ridotta al lumicino a fronte del dominio McLaren-Mercedes. Però nulla faceva presagire ad un epilogo improvviso e traumatico del rapporto con lo storico manager britannico. Di sicuro trattasi di uno sciame sismico originato dal cataclisma che l’anno scorso sconvolse la scuderia protagonista delle ultime stagioni. Tutto ebbe inizio a febbraio, per l’esattezza ad un mese dal primo Gran Premio in Bahrain, quando esplose il sexgate che portò sul banco degli accusati proprio Horner reo di comportamenti inappropriati nei confronti di una sua dipendente. Da li in avanti fu un susseguirsi di colpi proibiti che portarono alla luce una lotta di potere dilagata sorta dopo la scomparsa di Dietrich Mateschitz (22 ottobre 2022) il cofondatore del gruppo Red Bull produttore della popolare bevanda energetica, insieme alla famiglia thailandese Yoovidhya che detiene il 51% delle quote. Su di un fronte la fazione austriaca legata ad Helmut Marko (insieme al figlio di Mateschitz, Mark), un ex pilota e poi manager dal temperamento duro e cinico, promosso ex-consigliori particolare di Mateschitz. E’ la temutissima eminenza grigia della squadra, nonché mentore di Verstappen col quale vanta un fortissimo legame ed ascendente. Sulla barricata opposta si attestava l’anima britannica della compagine capitanata da Horner. La faida produsse non solo le insofferenze di “Mad Max”, esternate pubblicamente dal padre Jos scagliatosi più volte contro Horner, bensì la dipartita di Adrian Newey (emigrato all’Aston Martin) il progettista geniale che con le sue creature vincenti aveva mandato in orbita quella Scuderia nata nel lontano 2005. Oltre al genio britannico se ne andarono anche altri tecnici di rilievo quali Jonathan Wheatley e Will Courtney. Senza contare che prima del caos, a salutare la compagnia era stato Rob Marshall accasatosi in McLaren. Una reazione a catena che in poco tempo minò il potenziale di una perfetta macchina da guerra. Lo scandalo rosa travolse Horner che pareva prossimo all’uscita di scena già a marzo 2024, ma lui passò al contrattacco. Dopo aver incassato la fiducia della proprietà thailandese, fu assolto a seguito di un’indagine interna e rafforzò la sua leadership. Non dimentichiamoci pure delle voci riguardanti un possibile ridimensionamento di Marko; inizialmente si ipotizzò perfino una sua estromissione, scongiurata dal fedelissimo Max, il quale si oppose con fermezza. Alla fine non ci fu alcuna epurazione quasi per effetto di una “pax armata” che fece calare i venti di guerra…momentaneamente. La stagione si concluse con la conquista della quarta corona di Verstappen, malgrado le criticità palesate dalla RB20 a fronte della prepotente ascesa della McLaren vincitrice del titolo costruttori. Si pensava ad un assestamento per gettare delle solide basi di una programmazione futura. Il cambio regolamentare datato 2026 si stava avvicinando e occorreva accelerare i tempi per lo sviluppo del settore powertrain, deputato a realizzare la nuova unità motrice prodotta in proprio con il supporto della Ford. Ma stando all’attualità s’intuisce che Horner avesse chiuso in vantaggio solo il primo tempo e che la controparte (famiglia Verstappen compresa) preparasse la propria vendetta. In che modo? Aspettando al varco il nemico, rinfacciandogli i risultati poco esaltanti della pista e non ultimo rammentando agli azionisti l’azione legale intrapresa dall’impiegata accusatrice; un argomento sempre molto delicato per l’immagine di un’azienda. A ciò si somma la questione legata al futuro di Verstappen tornata in auge, guarda caso, alla vigilia di Silverstone. Tanti i rumors di un suo possibile passaggio in Mercedes (Toto Wolff non ha mai smesso di fargli la corte) prima della scadenza del contratto fissata per il 2028, ma Horner si diceva tranquillo e Max non si sbilanciava. Dal canto suo l’olandese ha sempre manifestato la voglia di proseguire il rapporto con la squadra che lo ha lanciato (è legato al marchio della bevanda energetica anche in alcune iniziative extra F.1), contemporaneamente però chiede rassicurazioni circa la competitività dei prossimi progetti per poter arricchire il suo palmares. E qui il futuro si fa meno roseo con troppi punti di domanda che rendono inquieto il cannibale. Nel mirino c’è la sopracitata nuova power unit ed i mancati progressi che si stanno palesando nel campionato in corso. In Austria ed in Inghilterra, l’olandese ha affermato di non pensare più al campionato e di correre gara per gara. Non illudano i suoi 2 successi (Suzuka ed Imola) in cui ci ha sempre messo una pezza, pesa il magro bottino delle seconde guide: Lawson prima e Tsunoda poi, prelevato in corso d’opera dalla Racing Bulls. Rammentiamoci cosa Max sentenziò sul siluramento del rookie neozelandese:” Il problema è la RB21, non i piloti.” E questo è solo un esempio di quanta voce in capitolo abbia Verstappen in una squadra che ormai orbita intorno a lui. In proposito, circolano insistenti indiscrezioni secondo cui sia stato lo stesso Verstappen a giocare un ruolo cruciale nel licenziamento di Horner. La seria minaccia di sposare la “Stella a Tre Punte” qualora Horner fosse rimasto al timone della nave, non è una teoria fantascientifica, bensì una mossa che avrebbe spiazzato il team principal. Una resa dei conti, che se venisse confermata, avrebbe convinto il board a silurare di punto in bianco un personaggio che pareva intoccabile. Così, martedì scorso, una volta appresa la decisione, al 51enne business-man non è rimasto che radunare i dipendenti il giorno successivo nella factory ed informarli del nuovo corso. Visibilmente scosso, ha ringraziato pubblicamente la compagnia per tutti gli sforzi compiuti durante la sua lunga gestione.

Con l’uscita di Horner c’è da chiedersi quale scenario si profili per la Red Bull e per il quattro volte iridato. Ad oggi l’unico punto fermo è la figura del francese Laurent Mekies (ex-Ferrari, classe 1977), che eredita il timone e si trasferisce da Faenza oltre Manica. Spostamento che promuove a team boss della Racing Bulls Alan Permane, tecnico inglese di navigata esperienza. In teoria, Verstappen dopo aver vinto la guerra non dovrebbe muoversi da Milton Keynes (almeno per il 2026), ma quanto sarà disposto ad aspettare una monoposto competitiva? Non è che fra un anno di fronte al persistere dei problemi ceda alle sirene di Mercedes ed Aston Martin, dopo averne osservato attentamente le potenzialità coi nuovi regolamenti? Inoltre, per la Red Bull, l’esser sempre più Verstappen-dipendente è un bene, o un male? La storia insegna che i campioni vanno, mentre le squadre restano; una regola che vale per molte discipline sportive. Il grande Enzo Ferrari, fu sempre restio a concedere troppo spazio ai suoi piloti anche se erano fenomeni vincenti, in quanto non sopportava che adombrassero il suo amato Cavallino Rampante. Un comportamento sicuramente egoistico, ma che al tempo stesso faceva capire a tutti che al centro del villaggio restava sempre e soltanto la sua creatura, la Ferrari.

Riguardo al destino di Horner, si potrebbero aprire scenari ad oggi impronosticabili, perché al di là di certi aspetti caratteriali le sue capacità gestionali sono indiscusse. Il primo ad individuarle fu Mateschitz, un visionario illuminato che in quel giovane manager messosi in evidenza nelle categorie addestrative gestendo il team Arden International (da lui creato), vide l’uomo giusto a cui affidare la sua creatura appena nata dalle ceneri della Jaguar. Era il 2005 ed a poco a poco Horner divenne una figura eminente nel paddock al punto da entrare in rotta di collisione con altri grossi calibri. La Red Bull scalò le gerarchie trasformandosi nel giro di pochi anni nel team di riferimento in grado di centrare quattro mondiali di fila con Sebastian Vettel (dal 2010 al 2013) per poi, sconfiggere la superpotenza Mercedes dominatrice assoluta nell’era turbo ibrida. Grazie alla scoperta del talento cristallino di Max Verstappen, detronizzò in mezzo ad un mare di polemiche il sette volte campione Lewis Hamilton e per un altro quadriennio spadroneggiò nella classifica piloti, oltre che in quella costruttori. Il bilancio di Horner è eloquente: 14 mondiali vinti, 8 piloti con Vettel e Verstappen e 6 costruttori, a cui si aggiungono 124 vittorie, 287 podi e 107 pole. Numeri da record! Fino all’inizio del 2024, il ciclo vincente della Red Bull pareva inossidabile, destinato ad avanzare come un rullo compressore verso nuovi primati. Invece si è sciolto come neve al sole e di colpo gli invincibili sono stati catapultati in una nuova era colma di incognite.

immagini Red Bull press

 

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