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mercoledì 21 Gennaio 2026

F1 – Barcellona: cinquina per Piastri.

 

Di Carlo Baffi – foto ©Enrico Ghidini

Scattato dalla pole, il leader del mondiale domina il G.P. di Spagna e precede Norris, che completa la doppietta McLaren-Mercedes. Terza la Ferrari di un generoso Leclerc che insieme al 6° posto di Hamilton sale seconda tra i costruttori. Finale amaro per Verstappen la cui gara d’attacco è stata vanificata dalla Safety Car e da una sacrosanta penalità.

Il fine settimana catalano doveva stravolgere il mondiale di Formula Uno per via della nuova direttiva federale che limitava la flessibilità delle ali anteriori, per qualcuno l’asso nella manica della McLaren. Pura illusione, perché il team diretto da Andrea Stella ha monopolizzato le qualifiche mettendo in riga la concorrenza. Per esser più precisi, la McLaren non ha portato alcuna novità in Spagna (s’è limitata a rinforzare l’ala) al contrario di altre scuderie. E con il 10° posto di Verstappen ha allontanato ulteriormente la minaccia oranje nella lotta al titolo piloti. Per quanto concerne quello costruttori, il discorso può considerarsi chiuso.

Knock-out – Oscar Piastri veniva da 2 G.P. un po’ sottotono e s’è riscattato ampiamente centrando la 5^ vittoria stagionale (7^ in carriera) su 9 appuntamenti. Un ruolino di marcia che conferma la sua investitura ad erede al trono di Verstappen. Sempre freddo e distaccato dalle emozioni, riesce pure a farsi autocritica, come quando al termine delle qualifiche in cui s’è inventato un giro monstre ha commentato:” Nel 2024 proprio qui ho fatto schifo ed ora sono in pole, per cui sono migliorato.” Lando Norris, sebbene rigenerato dopo l’assolo di Monte Carlo, non è riuscito a ripetersi e dopo una partenza in cui ha ceduto la posizione a Verstappen è riuscito almeno a rimediare la piazza d’onore, che gli permette di non perdere di stare in scia al compagno. Ormai la rivalità tra i due sta solo aspettando di scatenarsi, ma intelligentemente l’interesse della scuderia anglo-tedesca è ancora quello tagliare fuori ulteriormente “Mad Max” e solo quando sarà a distanza di sicurezza avremo la resa dei conti interna. Stella, dopo aver ironizzato sulla nuova regola tecnica, lo ha ammesso spiegando che è una logica conseguenza se si dispone dell’auto più forte:” quando accadrà cercheremo di gestirla al meglio.” La classifica vede Piastri al comando a quota 186 con 10 lunghezze su Norris e già 49 su Verstappen. E’ pur vero che di Gran Premi ne mancano ancora 15, ma la MCL39 è competitiva su tutti i tracciati e con tutte le mescole, in particolare con le alte temperature: al Montmelò si contavano oltre 30° nell’aria e 51 sull’asfalto. Per cui l’arrivo dell’estate dovrebbe ulteriormente favorire il team papaya. Per gli amanti delle statistiche e dei numeri, la McLaren non occupava la prima fila dal 1998, quando Hakkinen e Coulthard rifilarono 1 secondo e mezzo a Schumacher sulla Ferrari. La storia insegna inoltre, che chi monopolizza la prima fila di Barcellona ha sempre conquistato il mondiale costruttori. Ed i fatti stanno confermando questa regola.

Up & down – Dopo il podio monegasco, è arrivato quello spagnolo, in virtù del quale il Cavallino diventa seconda forza in campionato. Chi l’avrebbe mai detto, dopo ik disastro in qualifica ad Imola di tre settimane or sono? Intendiamoci, i guai non sono stati risolti, basti pensare agli alti e bassi della SF-25 tra venerdì e sabato. Dal buon passo nelle Libere 1 con le soft, al mezzo secondo sul giro rimediato nella 2^ sessione, per risorgere nelle Libere 3. Attualmente la Ferrari sta cercando di tenere botta e reagisce grazie a Charles Leclerc che gode di uno stato di forma strepitoso, anche sotto l’aspetto mentale. Sente che il team lo segue e guarda caso il sabato, ha optato per una tattica forse un po’ azzardata sacrificando la qualifica (solo 7°) per avere a disposizione un treno di gomme medie in più rispetto ai rivali. Davanti ai microfoni aveva sottolineato di volersi assumere la responsabilità. Una scommessa che alla fine ha pagato grazie all’aiuto dalla dea bendata sotto forma di Safety Car, entrata dopo lo stop della Mercedes di Antonelli al 54° dei 66 giri previsti. Il “Principino” non s’è mai tirato indietro ed ha sfoderato gli artigli col compagno Hamilton, il quale ha dovuto cedergli la posizione su invito del pit-wall: un boccone indigesto per “Sir Lewis”. Infine al restart (mancavano 6 tornate alla fine) s’è avventato su Verstappen superandolo con un contatto, per il quale è finito sotto investigazione. Il nulla di fatto ha sancito il podio, ma il monegasco ha ammesso:” Sono stato fortunato con la Safety Car, perché la 4^ era la nostra posizione. Quando mi hanno detto che Verstappen montava le hard, ho capito che il podio era possibile.” Ma se Charles vede il bicchiere mezzo pieno, Lewis Hamilton è ormai un caso conclamato. Al termine della FP2 (era 11°), ha espresso tutto la sua delusione definendo inguidabile la sua Rossa, incapace di spiegarsi l’involuzione rispetto a Monte Carlo. Qualificatosi 5° l’eptacampione ha chiuso 6°, ma senza essere mai tra i protagonisti. D’accordo, è incappato in una sosta lenta al 46° passaggio per un guaio alla gomma anteriore destra, ma per il resto non è stato incisivo. Al penultimo giro è stato passato da Nico Hulkenberg sulla Sauber motorizzata Ferrari, il quale gli ha soffiato la 5^ posizione. Nel dopo gara, il britannico è stato lapidario:”…la macchina non andava ed io non me lo aspettavo.” E’ demoralizzato, non si adatta a questa SF-25 che più volte abbiamo definito bipolare e che invece riesce ad essere domata (anche se con difficoltà) da Leclerc, il quale in gara gli finisce costantemente davanti. Recuperare Hamilton è doveroso dal momento che non è costato “un tozzo di pane”; parole iconiche pronunciate dall’Avvocato Agnelli quando Maranello ingaggiò “Kaiser Schumi”: era il lontano 1995.

Fast & Furious – Al termine della Q3 in cui era risultato terzo, aveva lanciato un proclama di sfida al duo McLaren affermando che avrebbe voluto brillare al via, confidando nel lungo rettilineo che ti permette di prendere la scia prima di affrontare curva 1. Max Verstappen è stato di parola andando all’arrembaggio, coadiuvato da un piano aggressivo di 3 soste studiato ad hoc dai suoi strateghi. Non poteva permettersi di perdere ulteriore terreno in classifica dalle McLaren e doveva tenere aperti i giochi. Si avviava a chiudere terzo, quando s’è materializzata la Safety Car (54^ tornata) e gli è crollato il mondo addosso. E’ stato costretto ad un ulteriore pit-stop in cui ha montato le Pirelli dure, le uniche rimaste a disposizione; in quel momento aveva percorso 8 giri con delle soft che parevano degradate. Da qui la scelta forzata che l’ha rimandato in battaglia con un’incognita che s’è trasformata in handicap e lo si è visto subito alla ripartenza. In uscita dall’ultimo tornante ha scodato ritrovandosi Leclerc addosso che l’ha infilato con molta decisione. Ma non era finita, perché Russell l’ha aggredito in curva 1. L’iridato allora tagliava la variante (malgrado avesse lo spazio necessario per procedere all’esterno) e rientrava davanti all’inglese. Una manovra che ha indotto la scuderia a chiedergli di ridare la posizione e qui Max è diventato rabbioso e famelico. Dopo aver aperto la porta alla Mercedes, l’ha centrata in curva 5 per dargli nuovamente via libera. Insomma, il solito colpo di testa che gli ha procurato una sanzione di 10” e l’ha retrocesso al decimo posto facendogli prendere soltanto una lunghezza. Inoltre gli stewards hanno optato per aggiungere 3 punti sulla patente dell’oranje, che ora si trova ad un solo punto dalla squalifica: situazione davvero precaria. Per ironia della sorte, la giuria avrebbe poi ritenuto che per quel largo in curva 1 non era necessario far passare Russell. Insomma una beffa nella beffa che per il troppo scrupolo del muretto Red Bull ha innescato una reazione a catena pagata a caro prezzo. Nelle interviste post-gara, Verstappen è parso meno irascibile del solito, forse attento a non aggravare ulteriormente la propria posizione. Successivamente ha confessato che quell’azione contro Russell non è stata corretta, imputandola all’adrenalina salita alle stelle. E’ nostra sensazione però, che a ferire maggiormente Max non sia stato tanto il penalty, bensì il ritmo impressionante delle MCL39. “Ci sono troppi punti da recuperare e non abbiamo il passo. Dobbiamo riconoscere i loro meriti.” Parole che sanno di resa e la dicono lunga sulle aspettative del quattro volte iridato. La sua RB21 non è più una delle astronavi partorite da Adrian Newey e preoccupa che l’unico in grado di estrarre il massimo potenziale sia soltanto lui. Il povero Yuki Tsunoda, subentrato a Lawson non cava fuori un ragno dal buco e dopo essere finito ultimo in Q1 e partito dalla pit-lane, per terminare 13°:” Qualunque cosa faccia, anche nei long run, non succede niente. E questa macchina divora le gomme – ha detto il nippon – con un degrado pazzesco. C’è qualcosa che non torna”. Trattasi di sortilegio contro le seconde guide Red Bull? Nient’affatto, la vettura è cucita esclusivamente addosso a Max, che se un bel giorno decidesse di emigrare altrove, a Milton Keynes si ritroverebbero con una bella gatta da pelare. Una situazione penalizzante anche nell’immediato, perché disporre di una sola “punta” pregiudica il cammino sul fronte costruttori.

Warning! – Il quarto posto di George Russell (4° in griglia col medesimo tempo di Verstappen, ma siglato dopo l’olandese) consola in minima parte il weekend della Mercedes, nuovamente vittima di un problema tecnico. E’ il terzo consecutivo in tre G.P. che blocca una delle due W16. Un segnale assai preoccupante riguardo l’affidabilità. Purtroppo è toccato ancora al nostro Andrea Kimi Antonelli finito in sabbia a seguito dell’esplosione della sua power unit (ad Imola gli era saltato l’acceleratore). Il 18enne bolognese era partito sesto e stava procedendo in settima posizione senza grossi problemi. Peccato, perché questo ritiro a lui non certo imputabile, allunga il momento poco fortunato del rookie. Toto Wolff, il suo team boss e mentore, dopo aver criticato le bizze di Verstappen, s’è detto soddisfatto del rendimento di Kimi:” E’ uno sviluppo normale per un esordiente. Anche Piastri ha impiegato un anno e mezzo per arrivare al livello attuale. Dobbiamo avere pazienza.”

Atto di forza – Era dal 2019 che Nico Hulkenberg non si piazzava così avanti. Ebbene il 37enne teutonico, che aveva chiuso la qualifica al 16° posto, ha effettuato una rimonta da manuale culminata col soprasso finale su Hamilton. Buon per la Sauber, che grazie a questo 5° posto capitalizza punti importantissimi.

Matador – Nella gara di casa, Fernando Alonso prossimo ai 44 anni, ha finalmente rotto il digiuno conquistando i primi punti iridati della stagione 2025. In qualifica era entrato per la terza volta di fila in Q3 col decimo crono e dopo una gara in cui ha lottato con grande motivazione è transitato 9° sotto la bandiera a scacchi. La sua era l’unica Aston Martin in gara dal momento che Lance Stroll, 14° in griglia, ha dato forfait per via di un problema al polso sinistro rimasto contuso tempo fa. I medici che seguono il canadese gli hanno consigliato di interrompere l’attività agonistica in attesa di un intervento chirurgico. La comunicazione tardiva dello stop ha impedito al terzo pilota del team, il brasiliano Felipe Drugovich, di prendere il via nel G.P. di Spagna.

Il guerriero – Caricato a palla dal trionfo in Champions League del Paris Saint-Germain di cui è tifosissimo, il “deb” franco-algerino Isack Hadjar s’è reso protagonista di un’altra corsa da incorniciare. Chiusa la Q3 col nono crono (aveva superato la Q1 per soli 51 millesimi) è arrivato 7° aggiungendo un altro piazzamento in top-ten: 3° consecutivo e 5° stagionale. Hadjar occupa ora il 9° posto in classifica con 21 punti all’attivo. A giovarne è la Racing Bulls-Honda che supera la Haas-Ferrari di due lunghezze e si attesta in 6^ posizione.

 

Ordine d’arrivo:
1° –  Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 66 giri
2° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 2″471
3° – Charles Leclerc (Ferrari) – 10″455
4° – George Russell (Mercedes) – 11″359
5° – Nico Hulkenberg (Sauber-Ferrari) – 13″648
6° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 15″508
7° – Isack Hadjar (Racing Bulls-Honda) – 16″022
8° – Pierre Gasly (Alpine-Renault) – 17″882
9° – Fernando Alonso (Aston Martin-Mercedes) – 21″564
10° – Max Verstappen (Red Bull-Honda) – 21″826 *
11° – Liam Lawson (Racing Bulls-Honda) – 25″532
12° – Gabriel Bortoleto (Sauber-Ferrari) – 25″996
13° – Yuki Tsunoda (Red Bull-Honda) – 28″822
14° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 29″309
15° – Franco Colapinto (Alpine-Renault) – 31″381
16° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 32″197
17° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 37″065

* Penalizzato di 10″

Ritirati
Andrea Kimi Antonelli (Mercedes)
Alexander Albon (Alpine-Renault)

Classifica piloti:
1° Piastri 186 – 2° Norris 176 – 3° Verstappen 137 – 4° Russell 111 – 5° Leclerc 94 – 6° Hamilton 71 – 7° Antonelli 48 – 8° Albon 42 – 9° Hadjar 21 – 10° Ocon 20 – 11° Hulkenberg 16 – 12° Stroll 14 – 13° Sainz 12 – 14° Gasly 11 – 15° Tsunoda 10 – 16° Bearman 6 – 17° Lawson 4 – 18° Alonso 2

Classifica costruttori:
1^ McLaren-Mercedes 362 – 2^ Ferrari 165 – 3^ Mercedes 159 – 4^ Red Bull-Honda 144 – 5^ Williams-Mercedes 54 – 6^ Racing Bulls-Honda 28 – 7^ Haas-Ferrari 26 – 8^ Aston Martin-Mercedes, Sauber-Ferrari 16 – 10^ Alpine-Renault 11

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