Storia

Published on Giugno 10th, 2021 | by Massimo Campi

0

Le Porsche dipinte di rosa

Nel 1971 continua la stagione vincente della 917, ma a Le Mans compare la versione “maialino rosa”

La 917K con le pinne, gestita dal Team Gulf/Wyer e dalla Martini Racing è la regina del mondiale 1971. Per vedere innovazioni della sport tedesca bisogna aspettare la 24 Ore di Le Mans, con la versione 917LH (Langheck, coda lunga, passo lungo) del 1971, ma anche con la nuova Porsche 917/20 una versione sperimentale realizzata in collaborazione con l’azienda francese S.E.R.A., specializzata in studi aerodinamici. La vettura è uno studio in vista di una futura realizzazione per la nuova vettura Can Am e rappresenta una unione tra la versione K a passo corto e la LH a passo lungo. Più corta della versione a coda lunga, la 917/20 recupera superficie aerodinamica tramite un allargamento della carrozzeria. Nella coda non c’è lo spoiller della LH ma due pinne ed un nolder pronunciato.

Il telaio a traliccio in tubi è realizzato in lega di magnesio, una soluzione altamente pericolosa in caso di incendio. Il motore è sempre il classico 12 cilindri boxer di 4,9 litri, raffreddato ad aria e la configurazione aerodinamica appare più tozza rispetto alla tradizionale 917, sia in versione K che LH. Per la Porsche corrono diverse scuderie, tra cui quella ufficiale sponsorizzata dalla Martini, ma il Conte Rossi di Montelera, quando vede la nuova vettura esteticamente poco attraente, consiglia di fare una livrea diversa dalle normali versioni decisamente più eleganti.

I tecnici tedeschi decidono di verniciarla di rosa, e sulla carrozzeria vengono disegnati i tagli della carne, con tanto di indicazioni del tipo “lombata”, “costolette”, “prosciutto”. Questa caratteristica livrea, unitamente alle forme meno aggraziate, fanno guadagnare il soprannome di “Der Truffeljäger” (la cercatrice di tartufi), “Maialino rosa”, o “Pink Pig”.

Nelle mani di Willy Kauhsen e Reinhold Joest la Porsche 917/20 fa registrare il miglior tempo delle prequalifiche della 24 Ore del 1971, ma non riesce a ripetere l’exploit nel corso delle qualifiche ufficiali e parte con il settimo tempo. La 917/20 in gara va forte, nonostante due soste per varie riparazioni occupa stabilmente le posizioni di testa. Alla 12° ora, mentre è in terza posizione, in pieno recupero sulle vetture di testa, un guasto ne interrompe ogni velleità, con Joest che esce di pista ad Arnage. Dopo questa esperienza il maialino rosa fa il suo ingresso nel museo della casa, ma diverse soluzioni della  917/20 servono come base per le future vetture Can Am.

La rivincita nel 2018

La livrea del maialino rosa ha però una seconda puntata, e questa volta è quella vincente. Nel 2018 la casa di Stoccarda corre a Le Mans con le nuove Porsche 911 RSR a motore centrale nella categoria GT, e rispolvera alcune livree iconiche, tra cui quella della 917/20 del 1971. Il tutto per festeggiare il settantesimo della casa tedesca e dei tanti trionfi sportivi.

Dopo una lotta in famiglia con la sorella dipinta con la livrea Rothmans, la Porsche 911 RSR n°92 guidata da Michael Christensen, Kevin Estre e Laurens Vanthoor, tutta rosa come un maialino, arriva prima sotto la bandiera a scacchi nella categoria GTE-PRO. È una grande vittoria sportiva, la lotta è contro tutti gi altri grandi marchi delle supersportive: Ferrari, Aston Martin, Ford, Corvette, ma è anche un grande esempio di comunicazione.  A volte grafica, creatività e marketing moltiplicano l’effetto comunicativo di un trionfo in pista; la Pink Pig postmoderna ha trionfato in gara rendendo felici appassionati e nostalgici.

Quella la grafica spiritosa e pensata per evidenziare le forme extralarge aveva bucato l’immaginario collettivo, sia per l’ironia che l’aderenza alle linee aerodinamiche dell’auto, bassa, larga e con le codine che rendevano immediato il richiamo a un maialino. Dopo 47 anni  la livrea Pink Pig è nuovamente entrata nell’olimpo delle auto con colori indimenticabili.

Immagini © Massimo Campi

 

Print Friendly, PDF & Email

Tags: , , , , , , , , ,


About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



Back to Top ↑
  • Il libro Brembo della Formula 1 2016