Formula 1

Published on Aprile 21st, 2021 | by redazione

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A nervi tesi.

 

La lite in pista ad Imola tra Russell e Bottas, non è che l’ennesimo “regolamento di conti” tra i tanti avvenuti in Formula Uno. Di Carlo Baffi

Alla fine le scuse sono arrivate. Parliamo di quanto dichiarato da George Russell a quasi 48 ore di distanza dal pauroso incidente con Valtteri Bottas, accaduto nel corso del 32esimo giro del Gran Premio dell’Emilia Romagna. Uno schianto violento, avvenuto in un punto velocissimo come quello del Tamburello, da cui fortunatamente i piloti sono usciti incolumi, ma che poi si sono resi protagonisti di un faccia a faccia, dove hanno giocato un ruolo fondamentale lo spavento provato, la tensione ancora a mille e mettiamoci pura una rivalità particolarmente sentita per via del futuro in Mercedes. Russell, dopo aver sfogato la sua rabbia via radio, censurata da ripetuti “beep”, una volta fuori dall’abitacolo s’è diretto verso la W12E del rivale redarguendolo e appioppandogli un buffetto sul casco. Per tutta risposta, Bottas, seppur ancora choccato in vettura, ha replicato col dito medio. Una volta dimessi dal centro medico (dove si sono recati a scopo precauzionale), i due sono tornati nel paddock, ma hanno mantenuto posizioni diverse sull’accaduto. A detta del finnico:” Io mi stavo difendendo e ho garantito lo spazio per due macchine. Lui è andato largo e ha perso la vettura sul bagnato. La sua reazione è stata esagerata, non so perché si sia comportato cosi.” Diversa la versione del britannico:” Quando c’è un incidente a queste velocità c’è sempre tanta adrenalina. Per me il nono posto era importantissimo, quindi Bottas mi ha quasi portato via una vittoria. Lui ha mosso lo sterzo e mi ha portato sul bagnato. Se guardate il suo camera-car è andato a destra invece di andare per la sua traiettoria.” Le riprese televisive però sono abbastanza eloquenti mostrando Russell che attacca l’avversario, ma mette una ruota sull’erba, perde il controllo della sua FW34B e finisce con l’urtare la Freccia Nera numero 77. Al di là delle dichiarazioni a caldo dei piloti, il botto e quanto visto dopo, ha fatto imbufalire il team boss Mercedes Toto Wolff che è stato lapidario:” Russell, oggi è un po’ più vicino alla Renault Clio Cup”. E’ risaputo che il giovane e promettente pilota in forza alla Williams è da tempo in predicato di diventare pilota ufficiale della “Stella a tre punte.” Ha già corso il G.P. di Sakhir 2020 al posto di Hamilton sfiorando il successo. E con buone probabilità è stata questa frase ad indurre George ad analizzare ulteriormente il crash e la sua reazione. “Ho avuto il tempo di riflettere e mi rendo conto che avrei  dovuto gestire in modo migliore l’intera situazione. Le emozioni – ha proseguito l’inglese – in un momento molto concitato possono prendere il sopravvento ed è quanto mi è accaduto. Mi scuso con Valtteri, con la mia squadra e con chiunque si sia sentito deluso dalle mie azioni. Quando successo non mi rappresenta, ho aspettative migliori da me stesso e credo che le abbiano anche altre persone.” Insomma un mea culpa a 360 gradi che la dice lunga. Ma di litigi in pista la storia del motorsport è piena, Formula Uno in primis.

Se torniamo indietro negli anni, torna subito alla memoria quanto accadde nel G.P. di Germania del 1982. Siamo ad Hockenheim e Nelson Piquet, leader della gara al volante della Brabham, si appresta a doppiare il cileno Eliseo Salazar. Giunto alla chicane, presso la vecchia Ostkurve, nel tratto boschivo, il brasiliano da inizio al sorpasso, ma l’avversario frena tardi e la sua ATS entra in contatto con la monoposto del campione in carica. Corsa finita per entrambi e per Piquet sfumano dei punti preziosissimi nella corsa al titolo. Non appena slacciate le cinture, Nelson si sbraccia contro il cileno che cerca di scusarsi. Ma Piquet è un fiume in piena, raggiunge Salazar e quando gli è di fronte, come al suono di un gong, lo aggredisce con manate, cercando di colpirlo pure con un calcio. Uno scontro fisico simile si sfiorerà anni dopo in Belgio. Il 30 agosto 1998, il Circus fa tappa a Spa-Franchorchamps, sotto una pioggia insistente. Dopo due partenze condizionate dagli incidenti, Michael Schumacher sulla Ferrari conduce in testa a la corsa con un largo margine sugli avversari. Lo scenario migliore per il tedesco che inizia ad assaporare il sorpasso in classifica sul leader Hakkinen, pilota della McLaren finito ko dopo il secondo start. Malgrado questo vantaggio psicologico, nel tentativo di doppiare Coulthard, compagno di Hakkinen, Schumi tampona violentemente la MP4/13 distruggendo parte dell’avantreno della F300. Una volta giunto ai box su tre ruote, il “Kaiser” si avvia scuro in volto verso il box dello scozzese cercando di aggredire David urlandogli:” Tu mi volevi uccidere !” .Solo l’intervento dei meccanici scongiura la rissa. Una reazione a caldo dettata dalla paura e dal nervosismo, ma quel rallentamento improvviso di Coulthard destò sempre qualche sospetto. Qualcuno azzardò:”…e se l’avesse fatto apposta per favorire la corsa iridata del compagno Hakkinen?” Meglio restare nel campo delle ipotesi. Due settimane dopo a Monza, verrà siglata la pace tra i due. Ma nella carriera del sette volte iridato non mancano altri episodi alquanto discussi. Sempre a Spa nel 2005, ha un chiarimento ravvicinato con Takuma Sato. Al giro 13 (quando si dice la cabala), il ferrarista viene centrato due volte dal giapponese alla curva a gomito della Source. Gara finita per entrambi, ma il Kaiser una volta sceso dalla F2005 va verso la Bar Honda di Takuma e gli ammolla un leggero scappellotto sul casco. Pur essendosi contenuto, il teutonico dichiarerà:” Avrei voluto dargli un pugno…non è la prima volta che fa danni, ma non capirà mai niente.” Episodio analogo dieci anni prima nel G.P. d’Italia a Monza, per l’esattezza il 10 settembre 1995. In una stagione che vedeva al vertice la Benetton di Schumi, campione in carica e la Williams di Damon Hill, entrambe motorizzate Renault, i due competitors si ritrovano in  lotta nel corso della 23esima tornata, mentre in testa c’è la Ferrari di Berger. Giunti alla Roggia, si accingono a doppiare la Footwork di Taki Inoue. Non dovrebbero esserci problemi, ma se Michael passa il giapponese, Damon, per non perdere terreno, s’infila troppo forse troppo velocemente arrivando lungo tamponando la Benetton. Morale, i due rivali per l’iride finiscono anzitempo il Gran Premio nella via di fuga. Una manovra che però inasprisce ulteriormente gli animi già caldi, vuoi per alcuni precedenti: Adelaide ’94 (quando Schumi beffò Hill nella corsa al titolo centrandolo), Silverstone e Spa ’95. Appena fuori dalla sua macchina, Schumacher si dirige verso il britannico rifilandogli una manata di stizza sul casco (qualcuno parlò addirittura di un pugno). I commissari sono però lesti ad interrompere un possibile match, ma le polemiche proseguiranno ai box. E poi che dire dei forti contrasti tra il “Kaiser” di Kerpen e Senna ? Torniamo al 1992, quando tutto il Circus vedeva nel giovane tedesco il nuovo astro nascente destinato quanto prima ad entrare in rotta di collisione con la star brasiliana, forte di tre corone iridate. Tra i due non corre buon sangue, anzi. Ayrton percepisce che Michael rappresenta una seria minaccia per la sua leadership e soprattutto non tollera l’aggressività di quel rookie. Nel G.P. di Francia del 5 luglio 1992, dopo esser stato tamponato dalla Benetton di Schumi, Senna (ormai ritirato ed in abiti borghesi) approfitta dell’interruzione della gara  per redarguire l’aspirante campione davanti a giornalisti, fotografi e telecamere. Un monito severo che però non sortisce l’effetto sperato. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, durante i test ad Hockenheim, i due si scambiano delle ruotate in pista ed una volta ai box si affrontano nuovamente. Provvidenziale l’intervento di alcuni meccanici di Senna (McLaren), che evitano il peggio. Scena simile con Senna di mezzo il 17 maggio 1987 nel Gran Premio del Belgio. Dopo il secondo via, Senna ha la meglio su Mansell, autore della pole. L’inglese cerca subito di riprendersi la posizione con un’incursione alla curva Campus e attacca la Lotus del rivale all’esterno. Ayrton però non molla, la collisione è inevitabile e i due finiscono in testacoda. Mentre Senna si ritira immediatamente, Mansell prosegue in ultima posizione, ma i danni subiti lo costringono ad alzare bandiera bianca alla 17esima tornata. Una volta in pit-lane, Nigel si toglie il casco e prende la via del garage Lotus, dove Senna sta conversando coi suoi tecnici. Alla vista del baffuto inglese, il brasiliano cerca di parlargli, ma per tutta risposta viene assalito. Ne scaturisce una colluttazione con tanto di sberle e pugni, sedata a stento dagli addetti ai lavori. Sei anni più tardi sarà invece Ayrton a perdere le staffe, in occasione del G.P. del Giappone 1993. Malgrado la vittoria, il paulista non ha digerito la manovra subita da Eddie Irvine, al suo debutto in F.1 con la Jordan. L’irlandese voglioso di mettersi subito in evidenza (arriverà sesto), ingaggia un duello con Hill mentre il capofila Senna sta per doppiare entrambi. Non solo, vistosi superato da Ayrton risponde con un controsorpasso e si lancia all’attacco di Damon. Ne nasce un duello rusticano che induce il brasiliano a tenersi alla larga; solo qualche giro dopo passerà i due. A fine gara però, dopo la cerimonia del podio, Ayrton non lesina critiche ai due dando loro degli idioti. A farlo imbestialire sono però le parole di Eddie:” Mi sono sdoppiato da Senna perché era lento. Per Senna sono un idiota? Poverino devo avergli sporcato la visiera. La prossima volta mi faccio da parte. Poteva superarmi con una staccata. E’ pagato molto per questo.” Senna intende regolare subito i conti, raggiunge l’irlandese e dopo aver criticato lo sdoppiamento, arrivano le minacce (reciproche), per poi mollargli un pugno sul collo. Una volta tornato nel suo box, Ayrton ha una crisi nervosa di pianto e confesserà:” Volevo spiegarmi e non sono riuscito a trattenermi. Se non lo avessi fatto non sarei riuscito a dormire.” Della vicenda non vi sono immagini televisive. Cinque stagioni dopo, Irvine avrà un altro colloquio chiarificatore, questa volta lungo il tracciato di Barcellona, con Giancarlo Fisichella. E’ il 10 maggio 1990, quando durante il 29° passaggio, “Fisico” attacca all’esterno la Ferrari di Irvine alla staccata della curva uno, in fondo al rettilineo di partenza. In ballo c’è il quarto posto. Il romano mette il muso della sua Benetton davanti alla rossa, ma l’irlandese non molla e le due monoposto finiscono per entrare in collisione terminando la loro gara nella ghiaia. Appena fuori dall’abitacolo Fisichella ha un gesto di disappunto, mentre il ferrarista alza il pollice della mano destra congratulandosi ironicamente  per il tentativo di sorpasso. Fisichella, già inviperito per aver terminato prematuramente la sua corsa attende Irvine e animatamente chiede spiegazioni sull’accaduto. Eddie pare impassibile davanti alla rabbia di Giancarlo, il quale dirà:” Non ho mai pensato di mettergli le mani addosso. Però ero davvero furibondo. Non è la prima volta che Irvine fa queste scorrettezze: è ora che si dia una calmata.” Un incidente di gara come tanti, che però a detta dei commissari è stato provocato dal romano a cui viene inflitta una multa di 7.500 dollari. Della serie oltre al danno la beffa, che per assurdo Irvine  commenterà dicendo:” … una punizione troppo pesante. Peccato che Giancarlo debba sborsare così tanto per un incidente che avrebbe potuto evitare.” Qui però sorge un dubbio: verità, o sarcasmo? Un’altra vivace discussione con “Fisico” protagonista va in scena al Nurburgring nel corso delle qualifiche del Gran Premio d’Europa del 2006. Fisichella sta cercando di entrare in Q1, è al suo ultimo tentativo e si trova davanti la Bmw di Jacques Villeneuve che inspiegabilmente lo ostacola per circa un quarto di giro. Probabilmente il canadese sta difendendo la sua prestazione; se Giancarlo dovesse migliorare il suo tempo Jacques sarebbe escluso. E così avviene. Parcheggiata la sua Renault, il romano si precipita verso il box della Bmw Sauber e si ferma davanti alla monoposto di Villeneuve (seduto nell’abitacolo) e lo apostrofa con un certo francesismo sfogando tutta la sua delusione. Particolarmente colorito il battibecco tra Massa e Alonso,  sempre al Nurburgring, prima del podio. Lo spagnolo, in rimonta sotto la pioggia, passa il brasiliano con un contatto a cinque giri dalla fine e vince il Gran Premio d’Europa 2007. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Tra i due c’erano già stati dei precedenti ed in quella stagione i rapporti tra Ferrari e McLaren erano molto tesi, anche per via della “spy story”. Nella saletta attigua al podio, scoppia la lite con Alonso che accusa Felipe di aver cercato la collisione. Volano insulti in italiano che vengono ripresi dalla regia internazionale, con reciproci inviti ad andare a quel paese. Poi davanti ai giornalisti, l’iberico si scuserà col ferrarista:” Ero stressato, ora mi godo la vittoria.” I due si ritroveranno compagni di scuderia a Maranello dal 2010 al 2013 e non mancheranno frizioni. Sempre nella fase prepodio ed in mondovisione, viene trasmesso il sermone che Sebastian Vettel riserva a Daniil Kvyat dopo il Gran Premio di Cina 2016. I due hanno chiuso rispettivamente secondo e terzo dietro a alla Mercedes di Nico Rosberg. “ Sei matto…sei entrato come un razzo sulla destra – accusa il tedesco – Devi immaginare che ci sono macchine anche a sinistra, capisco che è una gara, stavolta ti è andata bene.” Il russo replica che sono le corse:” …c’era lo spazio e sono entrato. Non posso vedere tutto quello che accade in pista e comunque siamo entrambi sul podio.” La polemica si riferisce alle fasi successive lo start, quando Kvyat cerca di guadagnare posizioni allargando la traiettoria. E per evitare la Red Bull, Vettel finisce col toccare la Ferrari del compagno Kimi Raikkonen costringendolo a riparare ai box. Una querelle che proseguirà anche durante le interviste dopo il brindisi, con i due drivers che rimarranno sulle loro posizioni senza stringersi la mano, nonostante l’invito dell’intervistatore a scambiarsi un segno di pace. Più duro il faccia a faccia tra Trulli e Sutil ad Interlagos il 18 ottobre 2009. Poco dopo il via il tedesco compie una manovra esuberante, entra in collisione con la Toyota di Jarno che va a muro. L’abruzzese va su tutte le furie ed una volta di fronte al rivale lo aggredisce verbalmente con tanto di indice puntato. Entrambi indossano ancora il casco, ma con ogni probabilità le parole di Jarno sono giunte molto chiaramente alle orecchie del tedesco. La diatriba proseguirà nella conferenza stampa ad Abu Dhabi, nel gran premio successivo. E per parlare di episodi recenti, come dimenticare gli spintoni di Max Verstappen contro Esteban Ocon a Interlagos nel 2018? La scintilla scocca al 42° giro quando Ocon, doppiato, cerca di passare Verstappen, leader provvisorio. L’olandese non ci sta e sferra il suo attacco alla “esse” di Senna, ma la Force India del francese colpisce la Red Bull di Max mandandola in testa coda. Nonostante la conquista del posto d’onore, Verstappen è furibondo e si scaglia contro Esteban durante le operazioni di pesatura. Se Ocon è stato punito con uno stop and go, la Federazione sanzionerà l’aggressione di “Mad Max” con due giorni di lavori socialmente utili. E dulcis in fundo non potevano mancare anche i team principal. Occorre fare un salto indietro nel tempo, al Gran Premio del Portogallo del 1989. E’ il 24 settembre e siamo a Estoril e Mansell si trova al comando sulla Ferrari. Il britannico pare avviato verso il trionfo quando durante il pit-stop arriva lungo. Anziché proseguire e rientrare il giro successivo, innesta la retro e una volta cambiate le gomme ritorna in pista all’inseguimento di Senna, divenuto il nuovo leader. La manovra vietata dal regolamento viene immediatamente punita dalla direzione gara che sventola la bandiera nera col numero 27. Anche il direttore sportivo del Cavallino Cesare Fiorio comunica via radio al proprio pilota di far ritorno ai box. Peccato che Nigel non si ferma. Nemmeno quando dal muretto della rossa espongono il cartello con la scritta “Mansell in”. Anzi, al giro 67 il britannico raggiunge Senna e sferra il suo attacco al termine del rettilineo dei box. Ayrton si difende, ma le vetture si urtano e terminano la corsa nella via di fuga. Dal pit-wall McLaren, il team principal Ron Dennis si fionda verso la postazione dei tecnici della Ferrari e una volta davanti a Fiorio lo insulta mostrandogli minaccioso il pugno. Fiorio, per nulla intimorito, gli porge il dito medio, archiviando così il contenzioso.

 

 

 

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