Endurance

Published on Novembre 25th, 2020 | by Massimo Campi

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Endurance: quale futuro?

Sempre meno concorrenti nella serie mondiale mentre la European Le Mans Series vive un momento di prosperità.

L’attuale stagione dell’Endurance, aggravata anche dai problemi della pandemia mondiale, ha sempre più messo in luce lo stato di difficoltà che attraversa la categoria top delle gare di durata. Con la gara in Bahrein che ha sancito la vittoria di Conway-Kobayashi-Lopez vincitori del titolo piloti si è chiuso un ciclo quello delle LmP1 Hybrid, con la Toyota, unica rimasta, ad avere già conquistato il titolo della categoria. La vittoria dei giapponesi comunque da valore ad una casa che ha sempre creduto nella serie, presente fino dagli esordi della nuova formula otto anni fa con il loro prototipo ibrido. Nonostante alcune grandi delusioni, come la perdita delle vittoria a Le Mans nell’ultimo giro, la serietà della Toyota nel mantenere gli impegni è stata di grande esempio per tutti.

La serie WEC, nata nel 2012 fa per riportare in auge mondiale le grandi gare di durata ha dimostrato i suoi limiti con costi sempre più alti che hanno allontanato le case tedesche. Dopo un inizio scoppiettante, con la sfida a tre tra Audi, Porsche e Toyota, complice anche lo scandalo Diesel-gate che ha colpito il gruppo Wolkswagen, prima la casa di Ingolstadt, poi quella di Stoccarda hanno preferito lasciare il campo nelle mani della Toyota che continua a correre con la TS050 Hybrid senza nessuna particolare evoluzione.

Ormai la serie appare piuttosto dimessa, ma nel recente passato la tecnologia Hybrid ha saputo creare sfide tecniche e sportive del più alto livello mai registrato. Audi, Porsche e Toyota hanno scelto strade diverse, tutte tecnologicamente all’avanguardia per raggiungere gli obiettivi prefissati. Inizialmente la Audi si è affidata al turbodiesel accoppiato ad un volano per il recupero di energia che ha dato una grande efficienza tecnologica, mentre la Toyota ha scelto una unità biturbo a benzina con i supercondensatori e la rivoluzionaria Porsche ha equipaggiato il prototipo con una piccola unità 4 cilindri turbo accoppiata con unità elettriche alimentate da batterie al litio. Stagioni con sfide altissime combattute con la restrizioni dei Mega Joule  imposti. Il futuro appare sempre più incerto, anche Gerard Neveu, gran boss della serie, ha deciso di lasciare la guida del campionato non vedendo un futuro possibile allo stesso livello di quello appena passato.

L’unica sfidante per il massimo titolo di questa stagione è stata la Rebellon con un prototipo tradizionale che ha saputo minare lo strapotere Toyota solo per merito del regolamento tecnico che ha imposto restrizioni alla vettura nipponica. Mediaticamente l’unica nota di rilevo è stata la doppia vittoria, nel 2018 e 2019, di Fernando Alonso a Le Mans, che vale più come simbolo in due edizioni senza nessun competitor in gradi di minare le prestazioni del prototipo Hybrid. I costi sempre più alti, sia di sviluppo che di trasferte hanno costretto all’abbandono diversi team. Negli anni delle grandi sfide tra i tre concorrenti top, per le gare fuori dall’Europa, si doveva prevedere pezzi di ricambio che avrebbero consentito la realizzazione di tre/quattro vetture complete con un peso di oltre 30 tonnellate da imbarcare nei vari aerei cargo. Una sola vettura come la Porsche 919 Hybrid, aveva una tecnologia così complessa da gestire pari ad oltre le 20 monoposto di F.1 messe assieme, con un costo di tecnici e meccanici impensabile da mantenere a lungo. Anche i team con prototipi tradizionali, come la Rebellon, hanno deciso di abbandonare la serie a fine 2020 ed il materiale della squadra svizzera verrà rilevato dalla Renault con il marchio Alpine per cercare di entrare nella serie aspettando chiarezza nei nuovi regolamenti tecnici. Crisi anche tra le GT, sempre più evolute, in pratica dei prototipi travestiti da supercar, una moda lanciata dalla Ford e seguita dalla Porsche con la Carrera a motore centrale, una vettura che non è prevista attualmente in versione stradale. Sempre per via dei costi Ford e Corvette hanno abbandonato la compagnia lasciando a Ferrari, Porsche ed Aston Martin il ruolo di protagoniste, che varia a seconda di come vengono impostate le regole del Balance of Performance.

Quale futuro si prospetta per la serie mondiale? Sembra giusto porsi un serio interrogativo visti i vari regolamenti tecnici annunciati ma che non hanno ancora visto un vero interesse da parte dei partecipanti. Le nuove GT Hybrid, tanto volute dai francesi, si sono dimostrate un flop per ora con solamente la Toyota che ha presentato in forma statica la vettura e qualche foto del prototipo in pista, ma ancora in attesa di chiarimenti per il futuro regolamento. La Peugeot ha solamente mostrato un rendering della futura Hypercar, con presentazione stampa on line, un iniziale accordo con Rebellion per lo sviluppo, subito abortito dopo l’abbandono annunciato del team svizzero. Poi ci sono le realizzazioni di By Kolles e Glikenhaus ma senza avere visto realmente vetture girare in pista. Poi c’è il nuovo accordo con gli States per le LMDH, ovvero gli attuali prototipi tipo LMP2 con una unità ibrida aggiunta, una soluzione che potrebbe portare qualche nuovo competitor come la Alpine con le Rebellon aggiornate, ma per ora non si sono ancora visti dei reali interessi in questa soluzione.

La crisi della classe top ha portato nuova linfa alla Eurepean Le Mans Series, con molti team che hanno optato per questa soluzione, inizialmente come ripiego, attualmente come campionato di riferimento per l’endurance con un parco partecipanti sempre più professionale. La prova è la vittoria della United Autosport, che è riuscita nella difficile e per ore unica impresa della conquista di tre importanti titoli 2020. Nella 4 ore  ELMS di Monza quando la bandiera a scacchi del tempio della velocità sventola per l’Oreca di Philip Hanson e Filipe Albuquerque sancisce anche la vittoria della stagione e per l’equipaggio della United Autosport è una stagione da incorniciare con la coppia d’oro dell’Endurance che a Monza sono i primi a vincere nello stesso anno il titolo mondiale, quello europeo e la 24 Ore di Le Mans, un risultato importante per il team che coglie anche una doppietta con la seconda vettura di Owen-Brundle-Van Uitert.

La ELMS 4 Ore di Monza, purtroppo senza pubblico sempre per i problemi legati alla pandemia mondiale, ma con ben 34 equipaggi al via, ha visto riscrivere la storia dell’Endurance, una conquista di tre importanti risultati mai raggiunta da altri nello stesso anno. La LMP2 Oreca 07 Gibson n°22 nella gara di durata monzese di Philip Hanson e Filipe Albuquerque, sembra una vettura imbattibile, anche per la seconda arrivata, la Oreca 07 Gibson n°32 di William Owen, Alex Brundle e Job Van Uitert. Il successo è merito soprattutto di una gestione altamente professionale del muretto box che ha condotto una oculata strategia avvantaggiando il team nei pitstop contro i diretti avversari. La serie trionfale per il team di Zak Brown e Richard Dean è iniziata dalla gara di Silverstone 2019 quando, a stagione in corso, hanno abbandonato la Ligier per passare alla Oreca. Qualche difficoltà di messa a punto al debutto e l’accoppiata Albuquerque-Hanson, dopo avere conquistato sei pole position consecutive, sono sempre andati sul podio ed hanno ottenuto quattro vittorie, un secondo ed un terzo posto. Filipe Albuquerque è diventato il top driver della serie, velocissimo e costante ha festeggiato il titolo sul podio monzese “l’Italia è la mia seconda casa dopo il Portogallo – sono le parole del driver –  Il ricordo va ai tempi dell’Audi nel GT con Emilio Redaelli, ed il rammarico è stato quello di non potere festeggiare la vittoria con il pubblico e gli amici italiani che non sono potuti venire a Monza essendo la gara a porte chiuse!”

Anche il futuro della categoria dovrà confrontarsi con i regolamenti previsti per le classi che correranno nelle LMP2. Sin dallo scorso anno sono stati approvati i regolamenti tecnici che prevedono un decremento prestazionale della LMP2 per mantenere un coerente gap prestazionale con le Hypercar e le LMHD. E’ stato inoltre stabilito che le attuali vetture manterranno l’omologazione fino al termine della stagione WEC 2021/2022 ed ELMS 2022 per ammortizzare ulteriormente gli investimenti fatti sui telai LMP da parte dei Team e dei produttori. Per evitare costi eccessivi per la riduzione delle vetture, FIA ed ACO hanno steso un accordo per approvare tutti i parametri tecnici che non influiranno sull’omologazione dei telai, in pratica si agirà sulla potenza dei motori, per cercare di contenere i costi e permettere il più possibile ai team privati di competere con i prototipi.

Immagini © WEC-Adrenal Media – Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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