Storia

Published on Ottobre 25th, 2020 | by redazione

0

GP San Marino, 5 maggio 1985

Di Carlo Baffi

Il mondiale 1985 aveva avuto inizio con il Gran Premio del Brasile vinto da Alain Prost su McLaren-TAG Porsche, a cui era seguito il Gran Premio del Portogallo in cui Ayrton Senna s’impose per la prima volta in Formula Uno. Imola era la sede del terzo round stagionale in programma il 5 maggio ed aveva richiamato in massa il popolo della Ferrari dal momento che Michele Alboreto, al suo secondo anno a Maranello, guidava la classifica del mondiale piloti. Una gara importante per il Cavallino ai cui vertici della Gestione Sportiva era approdato Piero Lardi Ferrari, 39enne e secondogenito del grande Enzo. Le qualifiche avevano visto prevalere Senna alla sua seconda pole consecutiva in campionato al volante della Lotus motorizzata Renault.

L’astro nascente brasiliano aveva preceduto la Williams-Honda di Keke Rosberg, capace di domare una vettura alquanto scorbutica. In seconda fila c’era Elio De Angelis sull’altra Louts affiancato da Alboreto sulla prima Ferrari; poi la sorpresa di Thierry Boutsen sull’Arrows-BMW seguito da Prost sulla McLaren. Solo quindicesimo invece lo svedese Stefan Johansson, ingaggiato da Maranello a partire dall’Estoril in sostituzione di Renè Arnoux licenziato in tronco (i motivi del divorzio non furono mai spiegati). Su un asfalto umido, Senna prese subito la testa seguito da De Angelis autore di una buona partenza e da Alboreto, che all’undicesimo giro superò il romano, sulla cui vettura era stato montato un propulsore diverso rispetto a quello del compagno. Anche Prost infilò Elio, cercando di andare all’assalto della 156-85, ma il milanese replicò a dovere, allungando e portandosi vicino a Senna. I tifosi pregustavano già l’attacco della rossa al leader, quando improvvisamente Alboreto rallentò dando via libera a Prost. Rientrato ai box, i meccanici lo fecero ripartire dopo aver operato sulla vettura, ma il tutto venne vanificato poco dopo quando Michele dovette arrestarsi complice un guasto elettrico. Una doccia fredda per i ferraristi consolati però da Johansson che dalle retrovie era protagonista di una grande rimonta, procedendo in quinta posizione dietro a De Angelis, Lauda, Prost e Senna. Ma l’offensiva dello svedese non era ancora terminata: passò Lauda vittima di un testa coda e mise nel mirino De Angelis. Lo raggiunse e alla 50esima delle 60 tornate previste, affondava il colpo grazie alla presenza di due doppiati: Boutsen e Piquet. Elio ebbe un’esitazione nel passare la Arrows e Stephan fu molto lesto ad infilarsi tra le due monoposto sfiorando il contatto ed agguantando il terzo posto. Con i tifosi in visibilio, lo svedese sentiva il profumo della grande impresa e si gettò alla caccia di Prost, che quattro giri dopo non ebbe scampo. Ormai solo Senna lo separava da un incredibile, quanto inaspettato trionfo. Al giro 57 la Ferrari numero 28 era negli scarichi della Lotus e riusciva a passarla. Senna però non aveva potuto opporre resistenza in quanto pochi istanti dopo parcheggiò la sua 97T a bordo pista rimasta senza benzina.

Il passaggio di Johansson lanciato verso la vittoria, veniva salutato da un boato delle tribune. Il grande sogno si stava realizzando. Illusione ! Dopo quasi mezzo giro al comando, anche l’alfiere del Cavallino era vittima della stessa sorte toccata a Senna. Col serbatoio rimasto a secco, Stephan doveva fermarsi e scendere mestamente dalla vettura. A posteriori si saprà che con dieci litri di carburante in più dei 220 imbarcati, sarebbe salito sul gradino più alto del podio. Purtroppo all’origine del ritiro c’era stato un errore di calcolo dei tecnici di Maranello, che non rendendosi conto del ritmo più sostenuto del normale da parte del loro pilota, lo avevano invitato con un cartello esposto dal pit-wall a dare più pressione al turbo, aumentando di conseguenza i consumi. A transitare davanti a tutti sotto la bandiera a scacchi fu Prost, seguito da De Angelis e Boutsen, che si bloccò appena dopo il traguardo … anch’egli senza benzina. Il successo di Prost aveva il sapore della beffa per i tifosi della rossa, tant’è che venne salutato con una bordata di fischi. Un atteggiamento decisamente antisportivo che diede molto fastidio al francese, che però da li a poco avrebbe subito una vera e propria doccia fredda. Durante le verifiche tecniche la McLaren era stata trovata sottopeso di due chili (538 anziché 540). A scanso di equivoci venne ritarata la bilancia e ripesata la MP4/2B, ma il responso non cambiò. Giocò forza la squalifica fu inevitabile con la corona d’alloro del vincitore che passò sulle spalle di Elio De Angelis. Secondo era Boutsen e terzo Tambay con la Renault. In virtù della sua seconda affermazione in carriera, De Angelis balzava in testa al mondiale superando Alboreto di quattro lunghezze. Malauguratamente il campionato non avrebbe incoronato nessuno dei due. De Angelis sarebbe giunto quinto, complice un dualismo all’interno della Lotus che aveva preferito appoggiare Senna; tant’è che Elio lascerà la scuderia britannica a fine stagione. Alboreto invece avrebbe lottato per il titolo sino a cinque Gran Premi dal termine. In casa Ferrari, su input del Drake, venne sostituito il fornitore delle turbine: dall’azienda tedesca KKK si passò all’americana Garrett. Uno sbaglio imperdonabile che trasformò le ultime gare del milanese in una via Crucis. Cinque ritiri, che spalancarono le porte a Prost verso la sua prima corona iridata. A distanza di tempo, Ferrari stesso riconobbe l’errore ed al fido Franco Gozzi, suo braccio destro confidò :” Ad Alboreto dobbiamo un mondiale.” Oltre al titolo piloti la McLaren aveva messo le mani anche sul campionato costruttori con 8 punti di vantaggio sulla Ferrari e 19 sulla Williams-Honda.

 

Print Friendly, PDF & Email

Tags: , , ,


About the Author

redazione

Un gruppo di appassionati vi tiene informati, sul sito e via Facebook, su quanto avviene, anche dietro le quinte, nel mondo delle competizioni motoristiche internazionali.



Comments are closed.

Back to Top ↑
  • Il libro Brembo della Formula 1 2016