Storia

Published on Luglio 8th, 2020 | by Massimo Campi

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Il centesimo sigillo del cavallino

La Ferrari conquista la centesima vittoria nel 1990 con Alain Prost – di Carlo Baffi

Otto luglio 1990, una domenica storica per lo sport e per il nostro paese in particolare. Il Mondiale di calcio di “Italia’90” è giunto all’epilogo. Gli azzurri hanno appena conquistato il terzo posto battendo nella finale di consolazione l’Inghilterra per due reti ad una, mentre a  Roma è tutto pronto per la finalissima tra Germania ed Argentina. Una sfida priva di grandi emozioni, che si risolverà nel secondo tempo grazie ad un rigore molto contestato, che consegnerà il titolo di Campioni ai tedeschi. Nel pomeriggio però si scrive una pagina importante nella storia del motorsport. Sul circuito francese del Paul Ricard, la Ferrari conquista il suo centesimo trionfo in F.1, grazie all’idolo di casa, Alain Prost. Una gara che vede alla ribalta l’automobilismo tricolore, perché al di la del successo del Cavallino, a recitare il ruolo di protagonista è Ivan Capelli, che al volante della March-Leyton House, contende a lungo il successo a Prost. Ma è bene ripercorrere le fasi di quella corsa rimasta nel cuore degli appassionati.

Il Circus approda sul tracciato di Le Castellet animato dal duello al vertice tra McLaren-Honda e Ferrari. Ayrton Senna è leader della classifica iridata con un margine di sette lunghezze su Prost e Berger (compagno del brasiliano in McLaren). Il Cavallino però è reduce da una splendida doppietta nel Gran Premio del Messico, con il Professore che ha preceduto il compagno Nigel Mansell, autore di un prepotente soprasso su Berger nel finale alla temibile curva della Peraltada. Un risultato che conferma la competitività del modello 641 progettata dal trio Barnard, Scalabroni e Nichols, i quali hanno messo a disposizione di Prost un’arma molto efficace per fronteggiare l’acerrimo rivale Senna, che fino all’anno prima era al suo fianco in McLaren. Un rapporto degenerato in una faida crudele che alla fine spinge il transalpino a lasciare la corte di Ron Dennis dopo aver conquistato il titolo mondiale. La guerra però prosegue. E proprio alla vigilia della gara d’oltralpe, il paddock viene scosso da una notizia bomba: Senna sarà pilota Ferrari nel 1991! Si vocifera di un ingaggio intorno ai diciassette miliardi di vecchie lire, più benefit ed una F40. Senna da parte sua non conferma, non smentisce e non pare nemmeno infastidito da questa voce. D’altronde, correre al volante di una rossa è il sogno di ogni pilota e poi si ritrova a disposizione un asso da giocarsi nella trattativa di rinnovo del suo contratto con il team anglo-nipponico (che tarda a concludersi) e che mette una certa pressione addosso a Prost. Il Professore infatti non nasconde un certo nervosismo e di fronte alle domande incalzanti dei media afferma:” Se Senna arrivasse alla Ferrari, io di certo me ne andrei. Non intendo più correre al suo fianco.” Però secondo altre indiscrezioni  pare ci sia anche un interessamento da parte della Honda per riportare Alain alla McLaren. E pensare che nell’89, proprio al Paul Ricard, il “Professore” aveva iniziato a far trapelare la sua intenzione di lasciare la scuderia britannica, al punto che Dennis allarmato dalla possibilità di trovarsi Alain come avversario, gli aveva offerto due miliardi per restare fermo a condizione di tornare nel ’91 al volante di una monoposto bianco-rossa.

La risposta del francese fu però glaciale:” Non mi considero ancora un pensionato.” Ebbene dopo un anno la questione torna nuovamente a tenere banco, con Senna a minacciare il futuro del rivale. Bluff o scoop? In verità Prost ha ben ragione di stare sul chi vive, perché Cesare Fiorio l’allora direttore sportivo del Cavallino ha un debole per Senna e l’ha già incontrato in gran segreto. La prima volta addirittura nel 1989 durante il weekend del G.P. di Monaco, poi l’anno dopo in Brasile, il giorno seguente alla corsa di Interlagos e vinta da Prost. Il meeting ha luogo nella residenza di Ayrton e viene steso un accordo di massima. Un ingaggio che però sfumerà sul filo di lana complice l’abilità politica di Prost, il quale venuto a conoscenza dei fatti trova un prezioso alleato nel Presidente Ferrari Piero Fusaro e non ultimo riesce persino a far intervenire l’Avvocato Agnelli. La mossa del francese creerà forti contrasti all’interno della scuderia modenese e non a caso nella primavera del 1991, Fiorio lascerà Maranello.

Tornando al Paul Ricard, le prove del venerdì vedono Mansell e Prost primo e terzo con la versione aggiornata della 641; tra i due c’è Senna. L’inglese pare veramente in palla e lo conferma anche nelle qualifiche del sabato pomeriggio siglando la pole numero 108 per la rossa, che batte così il record della Lotus, fino ad allora la scuderia più veloce in prova. Dietro di lui c’è Berger, poi Senna e Prost. Anche i piloti italiani si mettono in evidenza, Nannini 5°, Patrese 6° e Capelli 7°. Mansell si prodiga in complimenti alla squadra e dichiara:” Abbiamo dominato le prove, ora la concorrenza ci fa meno paura.” Parole che infondono ulteriore fiducia nel clan ferrarista che inizia ad assaporare il profumo del centesimo successo nel Circus. La gara prende il via sotto un caldo torrido, elemento che influirà moltissimo sulla tenuta dei pneumatici. Mansell cerca subito di prendere la testa, ma alla prima curva viene sopravanzato da Berger e Senna, che però non riescono a staccare gli inseguitori. Dopo dieci tornate i primi sette sono racchiusi in soli sei secondi e si capisce che il valzer dei pit-stop sarà molto probabilmente la chiave di volta del G.P. Il primo big a fermarsi è Prost partito come Mansell con le gomme tenere a differenza delle McLaren che hanno optato per un strategia più prudente. Il team anglo-giapponese crede di guadagnare terreno con una sosta ritardata, invece i pit-stop di entrambi i piloti risulteranno disastrosi. Berger, ceduta la leadership a Senna, rientra undicesimo. Non meno sfortunato sarà Ayrton. Il dado della ruota posteriore sinistra non esce e perde dieci preziosi secondi scivolando in ottava piazza. E’ quindi Mansell a condurre davanti a tutti, anche se oltre ad un calo di potenza del motore lamenta pure un problema di sottosterzo. Dopo due giri anche il “Leone” prende la via dei box, lasciando via libera a Patrese sulla Williams-Renault, che si gode un giro di gloria per poi avviarsi al cambio gomme.

Siamo così giunti al 33° passaggio ed ecco che in testa spuntano le due March Leyton-House di Capelli e Mauricio Gugelmin. La sorpresa è tanta, dal momento che nel round precedente a Città del Messico, il milanese non si era neanche qualificato. In realtà la CG 901 spinta dal motore Judd, presenta modifiche sostanziali: dal fondo piatto al profilo estrattore, dalle pance laterali al cofano motore fino alla carrozzeria nella zona dell’abitacolo. Un gran lavoro che ne migliora l’aerodinamica eseguito dai tecnici Gustav Brunner e Adrian Newey. Quest’ultimo è un giovane molto promettente, tant’è che la Williams l’ha appena ingaggiato. Per Newey sarà l’inizio di una grande carriera, che lo vede ancora oggi nelle posizioni di vertice tra i progettisti. Il duo di testa può quindi beneficiare di una monoposto ben bilanciata e soprattutto si rivela vincente la tattica di non fare alcuna sosta. Decisione che sorprende non solo la concorrenza, ma pure i tecnici della Goodyear, il gommista della March. Prost intanto procede sornione deciso a giocarsi le proprie chances nel finale . Il “Professore” dirà poi che non avrebbe voluto fermarsi così presto per il cambio gomme, ma con Patrese che gli faceva da tappo non aveva altra soluzione. Decisione saggia,  grazie anche all’abilità dei meccanici Ferrari che effettuano la sosta in soli 7”e 64. Ed ora Alain è terzo e si sta avvicinando minacciosamente  ai due battistrada. Raggiunge dapprima Gugelmin, ma dalla sua ruota anteriore sinistra si stacca un pezzo di gomma provocando delle fastidiose vibrazioni. Il ferrarista però governa al meglio la situazione ed alla tornata 54 infila il brasiliano che cinque giri dopo alzerà bandiera bianca tradito dal motore. Un brutto segno che allarma Capelli, che pur procedendo al comando, inizia a temere che anche il suo Judd gli faccia un brutto scherzo. Nel frattempo, la sagoma della 641/2 di Prost è sempre più vicina fino ad arrivare a tallonare la monoposto azzurra numero sedici. Il sogno di centrare il suo primo successo in F.1, galvanizza l’italiano che per nulla intimorito dalla presenza di un mostro sacro come Prost, non commette alcuna sbavatura, anche nelle fasi di doppiaggio. Un duello sul filo del rasoio che durerà per 26 giri. Ad ogni assalto del francese, Ivan chiude tutte le porte. E qui va svelato un curioso aneddoto. Dalla CG901 s’è infatti staccato lo specchietto laterale destro riducendo così la visibilità di Capelli che non potendo vedere le manovre di Prost, imposta la propria traiettoria quando si trova in fondo al rettilineo, chiudendo bruscamente la porta. Manovre che intimoriscono il ferrarista che solo a fine gara verrà a conoscenza dell’equivoco. Ma torniamo alla corsa. Con il traguardo che s’avvicina, la tensione di Capelli aumenta. Sul cruscotto della March ha iniziato a lampeggiare la spia dell’olio. E non solo: il motore inizia a perdere qualche colpo e il consumo della benzina sta aumentando. Un problema che induce il milanese ad accendere la pompa supplementare al fine di migliorare l’alimentazione, ed è proprio in questo momento che Prost lancia il suo attacco. Capelli infatti molla un po’ l’acceleratore per consentire alla pompa dell’aria di pescare più benzina e quando torna ad aprire il gas, la Ferrari numero uno l’ha passato alla curva di Signes. Tutto questo a tre giri dalla bandiera a scacchi. Prost può quindi involarsi verso la sua 42^ vittoria, la centesima per il Cavallino.

La prima gioia terribile per Enzo Ferrari era andata in scena a Silverstone il 14 luglio del 1951 con l’argentino Josè Froilan Gonzalez. Ora il successo del Paul Ricard permette al “Professore” di fare un ulteriore balzo in avanti in classifica, portandosi  a sole tre lunghezze dal leader Senna, giunto terzo. Nel dopo corsa, il 35enne francese è euforico, esalta il motore ed il telaio della sua rossa e non risparmia una frecciata al suo ex-team e a Senna, quando gli chiedono :”Cosa manca alla McLaren ?” Risposta:” Uno capace di sistemare il suo telaio…” Alain però ha anche parole di elogio per Capelli, giunto alle sue spalle dopo aver condotto al comando per 45 tornate.” E’ giovane, aggressivo e capace. Non è stato semplice passarlo, ho dovuto studiare bene come attaccarlo.” Nonostante il rammarico di un successo sfumato nel finale, Ivan è comunque soddisfatto dell’impresa. “E’ la nostra gara dell’anno e chiudiamo un periodo buio.” Per il milanese si tratta della seconda piazza d’onore dopo quella firmata nel 1988 in Portogallo, sempre alle spalle di Prost, allora in forza alla  McLaren. Gran Premio alquanto travagliato invece per Mansell, che a sette giri dalla fine ha dovuto parcheggiare la sua Ferrari avvolta in una fumata bianca, per il cedimento del propulsore. Quella stagione non sarà felice per il coriaceo pilota britannico, che firmerà il suo unico successo all’Estoril. Un trionfo contrassegnato da polemiche in seno al Cavallino, complice la partenza di Nigel che ostacolando Prost, favorirà Senna nella conquista finale del titolo iridato, nell’epilogo rusticano di Suzuka. Da sottolineare che quell’edizione del Gran Premio di Francia sarà ricordata per essere stata la prima gara in cui è stato introdotto l’esame antidoping per i piloti e l’ultima del tracciato di Le Castellet come sede di una gara del mondiale. Dall’anno successivo il Gran Premio francese sarebbe approdato a Magny Cours, in una landa desolata dove sarebbe rimasto fino al 2008. I sopraggiunti problemi economici avrebbero successivamente  portato alla cancellazione del round transalpino dal calendario iridato. Solo nel 2018, la Formula Uno sarebbe tornata in Francia e proprio al Paul Ricard; pista che nel frattempo aveva subito un radicale restyling. Da quell’ 8 luglio 1990 ,il Cavallino avrebbe allungato parecchio la serie dei suoi successi nella massima serie, portandoli a quota 238.

Illustrazione e testo ©Carlo Baffi.

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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