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Published on novembre 19th, 2018 | by Massimo Campi

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Con Porsche e CMAE a Book City

Ferdinand Porsche è stato un vero genio, capace di progettare auto da corsa come le Mercedes SSK e le Auto Union che hanno dominato il mondo delle competizioni, intanto che progettava l’auto del popolo, la Volkswagen, senza dimenticare macchine da guerra, come il carro armato Leopard. Tre aspetti che identificano il personaggio e la vastità della sua opera. Il nome di Ferdinand Porsche è spesso stato accoppiato a quello di Enzo Ferrari, non a caso nel marzo del 1947, a Maranello iniziava quell’avventura che porterà le rosse ben i due presto sul tetto del mondo sportivo, ma poco dopo a Gmund un piccolo paese in una Austria ancora distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale due uomini posavano orgogliosi accanto alla loro creatura marchiata Porsche. Erano Ferdinand e Ferry Porsche, padre e figlio, con il secondo che aveva ereditato buona parte del genio paterno e la la loro piccola coupè marchiata 356 n°1 diventerà ben presto una icona con una linea che continua ancora oggi nella sua progenitrice 911. Per entrambi i marchi la scelta vuole che sia quella di un cavallo, rampante su sfondo giallo per la Ferrari, mentre per la Porsche sceglie quello di Stoccarda dove diventerà la sede di produzione delle vetture.

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Passeranno alcune stagioni prima che i due si sfideranno apertamente sulle piste, bisognerà aspettare gli anni ’70, ma quando la ormai tedesca Porsche decide di sfidare i grandi lo fa senza diritto di replica, dominando le corse di durata, vera palestra per la sperimentazione delle soluzioni da impiegare sulle auto di produzione, ammazzando letteralmente la concorrenza con le sue innovazioni e le sue vetture.

Ma la storia della Porsche ha radici che affondano nel diciannovesimo secolo quando Ferdinand Porsche nasce nel 1975 a Vratislavice, un paese dell’impero Austro Ungarico che oggi fa parte della Repubblica Ceca. Porsche è un genio nel senso più letterale del termine, un instancabile autodidatta capace di dotare la casa di famiglia di un impianto elettrico auto costruito per poi passare alla progettazione di vetture a trazione mista, oggi si direbbe ibrida, con un motore a scoppio che produceva elettricità attraverso un generatore che alimentava motori elettrici sulle ruote, mentre coltivava un sogno di realizzare vetture velocissime da competizione accanto ad una automobile di uso comune. I suoi sogni riuscirà a realizzarli, entra in contatto con i costruttori dell’epoca, diventa il responsabile tecnico della Mercedes e realizza la SSK, la vettura da competizione che domina le corse della sua epoca con piloti come Caracciola e Stuck. Ma le sue idee non sempre vanno a braccetto con quelle dei suoi padroni ed allora si mette in proprio, apre il suo studio di consulenza ed inizia a collaborare, coadiuvato dal figlio e da altri tecnici, con i migliori costruttori tedeschi della sua epoca, Zundapp ed NSU. In Germania negli anni ’30 arriva al potere Adolf Hitler, tra le sue esigenze ci sono quelle di dominare il mondo anche nel campo sportivo e soprattutto nello sport automobilistico dove i costruttori italiani e francesi con Alfa Romeo, Fiat, e Bugatti hanno la meglio.

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Ma Hitler vuole anche una auto per il popolo, per i nuovi cittadini della Germania. Ferdinand Porsche è il migliore tecnico dell’industria automobilistica tedesca, è gioco forza che il Fuhrer lo obbliga a collaborare con il potere dando concretezza ai suoi sogni ed ai suoi prototipi. Nasce così la Volkswagen, l’auto del popolo e Porsche deve progettare anche la fabbrica che nascerà a Volfsburg in Bassa Sassonia. Intanto Ferdinand Porsche riceve anche l’incarico di progettare una vettura da corsa per la nuova fabbrica Auto Union, nata dall’unione di Audi, Horck, DKW, Wanderer, fabbriche di auto tedesche in crisi. Porsche da sfogo a tutta la tecnologia studiata negli anni, nasce la P-Wagen, un mostro a motore posteriore di 16 cilindri con un telaio già in monoscocca che dominerà le corse degli anni ’30 con piloti del calibro di Hans Stuck e Bernd Rosemayer ed il nostro Achille Varzi. La guerra pone momentaneamente fine ai sogni ed ai progetti di Ferdinand Porsche che verrà anche imprigionato per avere collaborato con l’industria bellica nazionalsocialista. Tra le sue realizzazioni c’è anche il carro armato Leopard, imposto sempre da Hitler, uno a cui non si poteva dire certamente di no!

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Con la rinascita entra prepotentemente in gioco il figlio Ferdinand Anton Ernst detto Ferry, erede della tecnologia e della filosofia costruttiva paterna. Derivando la meccanica dalla Volkswagen Maggiolino produce la prima Porsche, la 356; stessa impostazione meccanica, con un motore quattro cilindri boxer raffreddato ad aria a sbalzo sulle ruote posteriori ed una carrozzeria coupè tondeggiante che ben presto diventerà il sogno di molti automobilisti sportivi. La 356 va forte, sta in strada ed inizia anche a vincere le corse, Ferry Porsche inizia a crederci veramente e nasce ben presto la 911, vera icona sportiva che ancora oggi è la macchina leader del marchio di Stoccarda. Le corse sono il terreno di conquista e di sperimentazione, ogni volta che Porsche ha deciso di entrare in una nuova categoria lo ha fatto sperimentando nuove soluzioni, come il turbocompressore all’inizio degli anni ’70 con la spaventosa 917/30 da oltre 1.300 cv, o la trazione integrale applicata alla 911 che vince alla Parigi-Dakar, senza dimenticare il 6 cilindri TAG-Turbo che ha vinto i mondiali in F.1 con Lauda e Prost, o le leggerissime barchette 908/03 che dominano alla Targa Florio sempre negli anni 70. Tutto questo è descritto nel libro “Porsche gli anni d’oro” scritto da Leonardo Acerbi, vero cultore ed esperto di motor sport nonché responsabile editoriale della Giorgio Nada Editore. Acerbi inizia a raccontare la storia della Porsche proprio dalla nascita del suo ideatore, Ferdinand, per poi passare al figlio Ferry vero creatore della leggendaria industria di Stoccarda e narra la storia fino alla data della sua scomparsa nel 1998. La presentazione dell’opera è avvenuta a Milano, nei locali dell’Archivio di Stato appositamente aperti per Book City. A fare da contorno le magnifiche vetture della casa di Stoccarda portate nel cortile dell’Archivio di Stato dai collezionisti del CMAE, il Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca con i suoi collezionisti delle vetture tedesche.

 

Porsche gli anni d’oro/the golden years

Autore/i: Leonardo Acerbi

Formato: 28×30 cm – Pagine: 360 – Foto: in b/n e a colori – Cartonato con sovraccoperta – Testo: italiano-inglese – Collana: Marche auto

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Iconiche vetture come le 356 e le immortali 911, straordinari successi nelle grandi corse Endurance di un tempo, ma anche grandi campioni e geniali tecnici. Questi gli ingredienti principali di Porsche.The golden years, volume che ripercorre l’intera storia della mitica Casa di Stoccarda, dai primi passi mossi dal suo fondatore Ferdinand sino al 1998 (anno della scomparsa del figlio Ferry) – anche attraverso le spettacolari immagini sin ora del tutto inedite del fotografo Franco Villani. La Porsche 356 con carrozzeria chiusa e aperta è il modello che nel 1948 inaugura ufficialmente il catalogo della celebre Casa di Stoccarda. In quei difficili anni di ricostruzione, l’Ing. Ferdinand Porsche, artefice della vettura (e fondatore del Marchio) è già un’indiscussa autorità nel campo dell’automobile per aver progettato, la Volkswagen “Maggiolino”, l’auto del popolo, voluta da Adolf Hitler sul finire degli anni Trenta. Le Porsche 356 sono “figlie legittime” del Maggiolino e non impiegano troppo tempo per incontrare il favore del pubblico: sono vetture di impronta sportiva, ma si possono usare senza difficoltà nella vita di tutti i giorni. Questo è il vero “DNA” Porsche che trova altre conferme con il lancio della 901, o meglio, della 911, apparsa nel 1963, un modello che si tramuta ben presto in un successo “planetario”, in un’automobile capace di attraversare il tempo mantenendo intatto il proprio fascino sino ai nostri giorni. Ma il nome Porsche evoca anche innumerevoli vittorie conquistate nelle leggendarie gare di durata, come la 24 Ore di Le Mans o la Targa Florio, nel Campionato del Mondo rally o nei grandi “raid” africani come la Parigi-Dakar, ma anche in Formula 1, in veste di fornitore di motori per la McLaren nei primi anni Ottanta.

Immagini Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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