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Published on settembre 4th, 2018 | by Massimo Campi

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David Brown, l’uomo che fece grande l’Aston Martin.

David Brown acquista la Aston Martin e la porta al successo.

A volte, nel mondo dell’auto, sono successi dei fatti strani che hanno portato delle piccole rivoluzioni che hanno fatto la storia. È il caso di quanto è capitato a David Brown, che acquistò al buio la Aston Martin rispondendo ad un semplice annuncio pubblicato su un giornale.  Nel 1947 David Brown ha 43 anni e da sedici anni, da quando il padre Percy è deceduto, guida con successo la David Brown Limited, la società fondata dal nonno (che si chiamava David come lui). È una azienda meccanica, produce componenti per trasmissioni e trattori agricoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha venduto 7.700 esemplari del modello VAK1 e gli affari vanno a gonfie vale. I capitali ci sono, è il momento di spenderli, di concedersi qualche sfizio.

Il giovane David è ricco ed appassionato di vetture sportive e corse in macchina ed un piccolo annuncio sul “The Times” londinese attira la sua attenzione. “Vendesi costruttore di automobili sportive” c’è scritto, senza nessun riferimento al nome dell’azienda in vendita. Risponde all’annuncio e dopo avere staccato un assegno di 20.500 Sterline diventa il nuovo proprietario dell’Aston Martin Motors.

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L’azienda non va certamente a gonfie vele, uno dei principali problemi da risolvere è quello della motorizzazione per continuare a costruire vetture. Si guarda in giro e scopre che anche la Lagonda è in vendita, con il suo nuovo sei cilindri appena realizzato. David Brown non ci pensa sopra molto e qualche settimana dopo avere acquistato la Aston Martin stacca un altro assegno, questa volta da 52.500 Sterline, e compra anche la Lagonda. Comincia così l’epopea di David Brown ed il periodo d’oro della Aston Martin-Lagonda. Da allora, siamo nel 1948, la sigla DB accompagnerà il nome di alcune delle più famose automobili della Casa inglese.

Ci sono due fabbriche, c’è il motore, ma ci sono anche diversi problemi da affrontare, le linee di produzione della DB1 sono superate e serve un rilancio tecnico e di immagine. Spedisce il designer Frank Feeley in Italia a studiare le tendenze stilistiche del momento. Quando Feeley rientra a Feltham dal suo “tour” italiano, i progettisti di David Brown cominciano subito a lavorare sulla futura DB2, una vettura che almeno fino al 1957 costituirà la base di altre Aston Martin.

Serve un rilancio di immagine e per farlo sceglie le gare sportive, da sempre un blasone di entrambe le case. Nel 1950, Brown chiama a far parte dell’azienda, rispettivamente come progettista e come direttore sportivo, due personaggi destinati ad entrare nella storia dell’automobilismo sportivo: l’austriaco Robert Eberan-Eberhost, che negli Anni ’30 ha progettato le Auto Union da gran premio, e l’inglese John Wyer uno dei migliori strateghi delle corse, che in seguito legherà il suo nome alle vittorie Ford e Porsche. Parte così un grande programma sportivo che culminerà nel 1959 con la vittoria alla 24 Ore di Le Mans e nella conquista del Campionato Mondiale Sport.

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La nuova cura funziona,  arrivano gli anni d’oro della DB4 e della DB5, l’automobile che verrà resa famosa nei film di James Bond, ma seguiranno anche i periodi difficili della DBS (David Brown Sport) che, concepita nel 1963 e presentata nel 1967, deve attendere altri due anni per ricevere un motore V8 adeguato alla sua mole. L’azienda attraversa un difficile periodo. La produzione è scesa a sole 4 automobili alla settimana e nel 1971 registra perdite per 1,2 milioni di Sterline.

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David Brown ha 68 anni. Da sette anni è sposato con la sua ex-segretaria Marjorie Deans, seconda delle sue tre mogli. I figli David ed Angela sono perfettamente in grado di seguire i numerosi interessi del gruppo David Brown Corporation. Brown decide che è arrivato il momento di passare la mano e nel maggio 1972 cede, si dice per sole 100 Sterline, la Aston Martin Lagonda Limited alla Company Developments Limited di William Wilson. Nel luglio del 1973 la DBS V8 viene rinominata AM V8 serie 2, come per sottintendere che la DBS V8 rappresentasse la prima serie di questa coupè, ma soprattutto per eliminare dal nome le iniziali dell’ormai ex-proprietario David Brown.

Il legame però con la Aston Martin non è però ancora concluso. Nel 1988, l’azienda diviene proprietà della Ford, David Brown viene nominato presidente onorario e la sigla DB torna a contraddistinguere alcune granturismo della Casa inglese, fino a quando si spegne il 3 Settembre 1993 a Montecarlo.

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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