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Published on giugno 20th, 2017 | by Massimo Campi

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Le Mans 2017 la rivincita delle LMP2

Le piccole LMP2 sono salite sul podio della 24 Ore di Le Mans

LMP1 contro LMP2, potenza e tecnologia contro semplicità ed affidabilità, è stato questa la grande sorpresa della 24 Ore di Le Mans 2017 con le vetture di secondo livello che sono riuscite a tenere in scacco, per alcuni tratti di gara, le potenti vetture top. L’edizione della maratona francese 2017 va in archivio con alcune particolarità, tra cui quella delle due LMP2 sui restanti gradini del podio accanto alla Porsche 919 Hybrid che ha conquistato una vittoria particolarmente sudata. Ancora una volta la 24 Ore ha dimostrato che nulla si può dare per scontato, e bisogna sempre aspettare la fine per avere il vincitore.

Con il ritiro dell’Audi a fine 2016 i due competitor rimasti, Porsche e Toyota, avevano strada spianata per la vittoria, con i giapponesi fiduciosi di conquistare l’ambito blasone dopo la delusione dello scorso anno con la vittoria sfuggita all’ultimo giro. La Toyota ha lavorato sodo durante la stagione invernale, modificando tanti particolari della vettura, investendo nuove risorse e mettendo in pista anche la terza vettura. I risultati si sono subito visti sin dai primi test pre campionato e nelle gare prima di Le Mans la Toyota TS050 ha marciato forte, con un passo sempre veloce rispetto alla rivale tedesca. In casa Porsche si respirava un’aria quasi rilassata, da chi è sazio dei risultati ottenuti, con due vittorie consecutive all’attivo e gli obbiettivi del programma 919 Hybrid pienamente raggiunti. I tedeschi sembravano arrivati a Le Mans con un profilo più basso rispetto ai due ultimi anni: due sole vetture al via, la 919 Hybrid con pochi piccoli sviluppi ed un gap velocistico rispetto alla Toyota. Da parte Porsche però è sempre contata la grande esperienza e la professionalità nel gestire le gare di durata, dove conta moltissimo tutto il pacchetto squadra-piloti per vincere.

Le nuove LMP2 sono sempre più belle, sorelle in miniatura delle vetture top, ma con una tecnologia meccanica imposta e decisamente affidabile. La sfida era principalmente tra i top team della categoria, con la speranza di arrivare in fondo colmando il gap velocistico di quasi 10 secondi al giro con il ritmo di gara costante. La speranza dei team principali era quella di arrivare nei primi cinque, magari approfittando di qualche debacle di una vettura ibrida. Gara con tempo ottimale, una edizione completamente asciutta, lasciava poco spazio ad eventuali improvvisazioni e sviste causate dal maltempo con conseguenti incidenti come nelle passate edizioni. Ma come nei migliori film di azione una serie di imprevisti hanno ribaltato la situazione e le piccole LMP2 si sono ritrovate, la domenica mattina, a combattere per la testa della gara con l’unica LMP1 che doveva forzatamente rimontare la testa della gara per evitare una figuraccia a tutta la categoria.

Ad aprire le danze dei problemi ci pensa la Porsche con la 919 Hybrid n°2 che rimane per oltre un’ora ferma nei box a causa di un problema all’assale anteriore. La corsa della vettura di Zuffenhausen sembra finita, ma in casa Porsche sono molto esperti in materia, mancano ancora tre quarti di gara e vale la pena di rispedire la vettura in pista, con una decisione che si rivelerà vincente. In testa filano veloci le tre Toyota e la Porsche n°1, ma dopo quasi 10 ore di dominio iniziano i drammi per la Toyota. In pochi minuti succede l’incredibile: la TS050 n°9, a causa di un contatto con un’altra vettura in gara, fora una gomma posteriore con conseguente danneggiamento dell’ERS e del sistema di raffreddamento dell’olio. In pochi minuti la prima Toyota è ko, ma rimangono le altre due contro una sola Porsche. Il destino è però beffardo, i giapponesi approfittano di un regime di safety car per fare rifornimento alla vettura n°7, quella della fantastica pole di Kamuy Kobayashi. Il pilota giapponese riparte tranquillamente dai box e si appresta alla fine della corsia box aspettando la propria finestra per uscire dietro la giusta safety car e rientrare in pista ed è in questa fase che accade l’incredibile. Vicino alla Toyota in attesa al semaforo c’è Vincent Capillaire, pilota dell’algarve Pro Racing che indossa una tuta arancione, simile a quella dei commissari dell’ACO. Fa un cenno di saluto che Kamuy Kobayashi scambia per il via, accende la vettura e parte, ma subito gli viene imposto lo stop dalla squadra per evitare penalizzazioni, visto che la safety è ancora lontana. Pochi istanti e la scena si ripete, con Kamuy che viene nuovamente stoppato e le temperature funzionali che salgono in modo preoccupante. Infine passa la safety, la Toyota riparte, ma lo stress meccanico delle false partenze ha minato la frizione e pochi chilometri dopo anche la seconda Toyota è ko.

In gara rimangono due Porsche contro una sola Toyota, ma anche la n°9 ha problemi al motore, con soste ai box che rallentano la corsa. In testa rimane saldamente la Porsche 919 Hybrid n°1 che sembra marciare tranquillamente, con le LMP2 Oreca della Jackie Chan Racing e della Rebellon alle spalle distaccate praticamente di oltre mezz’ora che lottano tra loro vedendo comunque profilarsi un grande risultato che mette in evidenza l’affidabilità del propulsore della Gibson. Alle 11 della domenica mattina succede l’incredibile con la Porsche n°1 che si ferma mestamente a bordo pista con il motore ammutolito. Le telecamere interne inquadrano il caso e gli occhi attoniti di Andrè Lotterer che comunica con i box, riesce a ripartire con il sistema ibrido ma è lontano e dopo pochi chilometri gli accumulatori lo lasciano a piedi, apre il cockpit, è finita, pura delusione. Al comando passa l’Oreca 07 Gibson n.38, della DC Jackie Chan Racing, di Ho-Pin Tung, Oliver Jarvis e Thomas Laurent, seguita dalla Rebellon di Nelson Piquet Junior, David Heinemeier Hansson e Mathias Beche e dall’altra vettura della DC Jackie Chan Racing, la n.37, nelle mani di David Cheng, Tristan Gommendy e Alex Brundle. Improvvisamente la situazione si fa molto interessante, con Timo Bernard che spreme la Porsche n°2 a suon di giri record per conquistare la vetta ed evitare figuracce. La 919 Hybrid viaggia dieci secondi al giro più veloce di tutte altre vetture in pista, un piccolo errore le sarebbe fatele, ed a meno di un’ora dalla fine ripassa al comando salvando l’onore della casa di Stoccarda e di tutta la categoria. In Porsche ci hanno creduto sempre, fino in fondo, anche nei momenti più critici, senza mai sbagliare. È questa la carta vincente della casa tedesca che ha raggiunto le 19 vittorie nella maratona della Sarthe, ed anche un monito per i giapponesi, che ancora una volta hanno visto la dea bendata voltargli le spalle.  Unico neo la squalifica, dopo le verifiche a fine gara, della Rebellion n° 13 per aver utilizzato, nel finale di corsa, una carrozzeria diversa da quella omologata; nello specifico. L’accusa è di aver praticato un’apertura sul lato destro della copertura del motore per accedere al motorino di avviamento e poterlo resettare senza dover passare dalla rimozione della copertura e della carrozzeria del retrotreno.

 Foto di Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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