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Published on maggio 26th, 2015 | by Bruno Brida

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Ecclestone: “Se la F1 è in crisi la colpa è di altri”

Certo che Bernie Ecclestone è incredibile in certe (molte) sue uscite.

Sentite l’ultima. Fintanto che la Formula 1 andava a gonfie vele, si era preso tutti i meriti. Anche se il nostro non aveva speso una sterlina in promozione  ma aveva badato solo incassare (anche per conto terzi, va detto) ed a creare eventi esclusivi all’interno del paddock per pochi “eletti” che pagavano cifre assurde “pur di esserci”.

Il pubblico in tribuna? E chi se ne frega! Teniamo sempre lontano dall’azione e dai piloti. E, negli anni, lo ha tenuto sempre più lontano fino a farlo stare a casa.

Meglio! Così aumentava l’audience televisiva dei Gran Premi e Mister E. poteva far pagare sempre di più i diritti televisivi  alle emittenti interessate a trasmettere i GP.

Quando poi il vento è cambiato (la crisi economica internazionale con relativa fuga di sponsor; il crollo degli ascolti da parte di spettatori stufi di vedere uno spettacolo sciapo; il dilagare dei social media che coinvolgono masse sterminate di utenti), il nostro è andato nel panico.

Per la verità, ha continuato la sua attività di “venditore porta a porta” andando a scovare nuovi clienti, anche su mercati abbastanza improponibili per un campionato che ha caratteristiche tipicamente europee. E’ arrivato fino all’Azerbaijan dove notoriamente la Formula 1 attrae masse di appassionati di automobilismo anche dai Paesi confinanti:  Turchia (peraltro già “scottata” dai rapporti con Ecclestone), Georgia, Armenia, Iran . Ci sarebbe anche la Russia, ma lì hanno già Sochi da ammortizzare.

Ci sono poi le iniziative perse (vedi Valencia, Corea, India e la già citata Turchia) e quelle in bilico, come la Cina, dove il Gran Premio attrae sempre meno pubblico. Ci sono ancore le moderne piste spettacolari, realizzate secondo i dettami di Ecclestone (Abu Dhabi e Singapore ne sono un esempio), dove c’è più apparenza che sostanza. Tracciati dove il sorpasso, essenza delle competizioni motoristiche, è impossibile.

Ed ecco il crollo vertiginoso degli ascolti televisivi che stanno portando le emittenti a riconsiderare le clausole dei contratti firmati a suo tempo con la Fom, società della galassia Ecclestone.

A questo punto il nostro perde il controllo della situazione. La sua Formula 1 non è cosa per giovani? E chi se ne frega … tanto i giovani non hanno un soldo bucato in tasca da spendere nel biglietto! Per la promozione la Formula 1 dovrebbe dare spazio ai social? Tutta roba inutile perché non porta soldi. Aprire il paddock al pubblico? Giammai! Come posso offrirlo ai ricchi (paganti) Vip se non è più esclusivo?

La Formula 1 perde appeal non certo per colpa di Ecclestone che anzi ce la mette tutta per il bene comune. La colpa è semmai della Fia e dello Strategy Group che hanno voluto motori che non eccitano. E’ colpa dei piloti (come Sebastian Vettel) che preferiscono passare il loro tempo libero con la famiglia che impegnarsi nelle operazioni di promozione in giro per il mondo.

L’ultimo bersaglio degli strali di Bernie Ecclestone è Maurizio Arrivabene (i due nella foto di apertura). Il team principal della Scuderia Ferrari è stato accusato a Montecarlo di non mettere a disposizione le sue doti di uomo marketing (forgiate alla scuola Philip Morris) al servizio della Formula 1. E lui ha risposto placidamente: “Io devo rispondere del mio operato solamente a Sergio Marchionne, non certo al signor Ecclestone”.

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Jean Todt, presidente Fia.

Il fatto è che anche la Fia sembra allineata sulle posizioni di Ecclestone, che è uno dei suoi principali contribuenti. “La Formula 1 non ha bisogno di stravolgimenti perché è ancora la categoria al vertice dello sport automobilistico, la più popolare. Ciò non significa che non abbia bisogno di qualche aggiustamento”, ha sentenziato al quotidiano francese Nice Matin Jean Todt che da presidente della Federazione internazionale non si è certo distinto per iniziativa.

“Comunque devo riconoscere che non tutte le persone che lavorano in Formula 1 trasmettono un messaggio positivo, a cui va aggiunto il fatto che le spese del campionato sono sempre troppo grandi. Ma si tratta di un argomento spinoso perché non tutte le squadre lo recepiscono ed è quindi difficile da negoziare”. 

“Un altro problema è la ridistribuzione degli utili fra tutte le squadre ma non è un tema di competenza della Fia”, anche se, ha fatto notare Todt, il sistema di ripartizione era stato approvato a suo tempo dalla squadre.

E per quanto riguarda le power unit, il presidente Fia dice di approvare il nuovo regolamento anche se “ritengo siano troppo costosi. E’ essenziale che i produttori di motori lo capiscano e li offrano ad un prezzo più abbordabile”.

 

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About the Author

Bruno Brida

Laureato in ingegneria. Giornalista da oltre 40 anni nel settore motoristico, produzione e sportivo. Consulente della comunicazione. Esperienze: redattore di Quattroruote, caporedattore di Autoruore 4x4, caporedattore centrale della Gazzetta di Crema e della Gazzetta di Monza, direttore di Paddock.



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