Published on ottobre 7th, 2014 | by redazione

Tutti gli insegnamenti dell’incidente di Jules Bianchi

Jules Bianchi è ancora in condizioni critiche all’ospedale Mie, a circa 15 chilometri dall’autodromo. I suoi genitori attendono l’arrivo del chirurgo Gerard Saillant (lo stesso che ha avuto in cura Michael Schumacher dopo l’incidente sciistico) e del manager Nicolas Todt. “Quando avremo fatto il punto con loro, vi daremo notizie”, ha detto Philippe Bianchi, padre di Jules.

Per ora l’unica comunicazione ufficiale è quella di Matteo Bonciani, responsabile stampa della Fia: “La situazione è veramente grave. Molto grave ma stabile “. Bonciani, che sta seguendo dall’ospedale l’evolversi della situazione, ha voluto precisare che quanto da lui dichiarato “avviene in accordo e per conto della famiglia Bianchi”.

Con le scarse informazioni ufficiali che trapelano, si ritiene che Jules Bianchi (che ha subito due interventi per ridurre il vasto trauma cranico) sia in terapia intensiva in coma indotto e che respiri con ausilio esterno.

Secondo una fonte attendibile, la telemetria della Marussia avrebbe registrato che la monoposto del francese ha colpito il trattore che stava spostando la Sauber di Sutil ad una velocità di 203 chilometri orari. Nel video, le drammatiche immagini dell’incidente.

In attesa di notizie ufficiali, il mondo della Formula 1 (e non solo) s’interroga sulle dinamiche dell’incidente. “Purtroppo non si può rimediare a quando successo domenica ma capirne le dinamiche può aiutare ad impedire che accada di nuovo”, dice Daniel Ricciardo.

Sotto accusa la direzione di gara che – con l’informazione avuta da tempo dell’arrivo di forti piogge che precedevano il tifone Phanfone – non ha anticipato la partenza del Gran Premio. Per Jackie Stewart e Niki Lauda, però, l’organizzazione non ha alcuna colpa perché non vi era certezza di quando sarebbe arrivato il peggioramento del tempo. Ciò che è sicuro – con senno di poi, ovvio – è che i piloti hanno corso in condizioni di scarsa visibilità per la pioggia e sul finire anche per la diminuzione della luce diurna.

La vera, unica domanda che conta, a questo punto, la pone Valtteri Bottas (Williams): “Perché un mezzo di soccorso era in pista, per di più in un posto pericoloso e segnalato solo da alcune bandiere gialle, mentre le vetture erano ancora in corsa?”. Probabilmente occorrerà rivedere già dal prossimo GP di Russia le procedure di sicurezza da attuare in caso di incidente, soprattutto quando la visibilità è limitata.

Per finire, una riflessione. Gli ultimi incidenti in Formula 1 hanno quasi sempre dimostrato la vulnerabilità della testa dei piloti (Ayrton Senna, Felipe Massa, la tester Maria de Villota e, domenica, Jules Bianchi). A questo punto sarà necessario ripensare all’intera struttura delle monoposto (non solo quelle di Formula 1) per garantire maggior protezione alla testa, unica parte non protetta dalla cellula di sicurezza.

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