Personaggi

Published on Maggio 8th, 2014 | by redazione

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Gilles Villeneuve, un mito senza gloria

32 anni senza Gilles Villeneuve.

Un tempo lunghissimo per una Formula 1 che da quel triste 8 maggio 1982 ha visto passare campioni, storie, vetture, successi e sconfitte. 32 anni in cui il nome del canadese è rimasto però sulla bocca degli appassionati, restando un idolo, un eroe, un mito incompiuto e forse proprio per questo, ancora più leggendario.

Se guardiamo il palmares di Villeneuve in realtà si respira ben poca leggenda: 67 Gp disputati, sei vittorie e due pole position, ma quello che è rimasto nel cuore del tifoso (soprattutto italiano) è il modo di correre dell'”Aviatore”, quel non volersi arrendere mai.

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Poche vittorie dunque e tanti incidenti, una serie infinita di voli che fecero storcere più di una volta il naso ad Enzo Ferrari, ma che contribuirono a trasformarlo in un mito per i tifosi del Cavallino che in lui vedevano i caratteri dell’eroe, da solo contro tutti.

Al giorno d’oggi Villeneuve come sarebbe stato visto? Probabilmente come una sorta di Grosjean? Forse. Impossibile fare paragoni con le vetture, le piste e le regole attuali. D’altra parte anche Ayrton Senna nel 2014 subirebbe continue penalizzazioni e dunque è meglio restare concentrati su quel periodo, su quegli anni in cui la Ferrari stava per iniziare il periodo più difficile della sua storia in Formula 1. Un titolo nel 1979 con Jody Scheckter insieme proprio a Gilles, che nei due anni seguenti riuscì in realtà a combinare ben poco.

 

Ma proprio in quel poco gli appassionati hanno trovato di che esaltarsi. Un pilota che colleziona più ritiri che piazzamenti non è certo un simbolo di strategia e lucidità, ma il tifoso che nello sport cerca lo svago, la passione e il divertimento, vedeva proprio in Villeneuve la sintesi perfetta. Non avesse corso in Ferrari, il suo mito nel Bel Paese sarebbe stato certamente ridimensionato e se l’8 maggio del 1982 fosse riuscito a tornare ai box dopo quell’assurdo giro di qualifica, Villeneuve vola su Pettersonprobabilmente sarebbe stato ricordato in altro modo, ma lo sport è anche questo, le corse sono anche questo.

 

 

Il rimpianto del 1982 è ancora vivo; in molti si domandano se Villeneuve sarebbe riuscito a vincere il titolo considerando che il suo sostituto Patrick Tambay fu protagonista di una straordinaria seconda parte di stagione. Forse avrebbe vinto, oppure avrebbe buttato via altre gare toccando guard rail, avversari e prati.

Un acrobata del volante che non accettò lo sgarbo di Imola: la rivolta silenziosa e vincente del suo compagno – amico Didier Pironi che trionfò nel tempio della Ferrari mettendo fine all’amicizia con il canadese. Proprio quello sgarbo, si dice, fu una delle cause di quel giro pazzesco a Zolder.

Gilles morì come visse gran parte della sua carriera, volando con la sua monoposto, come se il rischio non esistesse, come se la morte, in Formula 1 non esistesse. Quel giorno però a Zolder neppure l’Aviatore poté impedire che il destino compisse il suo corso.

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Il suo incidente portò i progettisti a studiare nuovi sistemi di fissaggio del sedile alla scocca. Ancora una volta dunque fu un dramma che permise alla sicurezza di fare qualche passetto in avanti.

Alla fine un Villeneuve vincerà un titolo mondiale. Sarà suo figlio Jacques, che però si troverà a scontrarsi con quel Cavallino che si nutre del mito del padre. Ad Jerez nel 1997 Michael Schumacher raggiunse il momento più basso della sua carriera, mentre il canadese conquistava il trionfo.

Jacques non sarà mai amato dai tifosi Ferrari. Ma questo è normale, si tratta di tifo e i meriti sportivi spesso, hanno ben poco in comune con tutto questo.

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