Mike "The Bike" Hailwood – 2 aprile 1940 - Motoremotion.it


Storia

Published on Aprile 1st, 2014 | by Massimo Campi

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Mike “The Bike” Hailwood – 2 aprile 1940

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Mike “the bike” Hailwood, classe immensa, talento, velocità, come lui ne sono nati pochi, ed il paragone arriva solo con Vale Rossi, ma altri anni, altra storia. Mike Haiwood ha avuto tra carriere, due in moto ed una in auto. Il meglio di se lo ha dato sulle due ruote, ma anche sulle quattro non si è difeso male.

Mike aveva classe in abbondanza per primeggiare, stile puro, guida sopraffina, capace di ricavare il massimo da ogni mezzo a due ruote, spesso sopperendo a mancanze di telaio e motore. Ha vinto tanto, nove titoli mondiali, tre nella 250 con la Honda, due nella 350 sempre con la Honda e quattro consecutivi nella 500 con la MV Agusta.  Successivamente è passato alle quattro ruote disputando 49 Gran Premi inFormula 1, diventando uno dei pochi uomini in grado di competere nelle serie maggiori sia su motoveicoli che su autoveicoli.

Stanley Michael Bailey Hailwood nasce il 2 aprile del 1940 a Great Milton in Inghilterra ed era figlio di Stan Hailwood, il più importante commerciante inglese di motociclette dell’epoca ed imparò a guidare in un campo di otto acri vicino a casa. Frequentò il Pangbourne College, ma lo lasciò presto e lavorò per breve tempo nell’azienda di famiglia prima che suo padre lo mandasse a lavorare presso la Triumph Motorcycles

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Hailwood corse la sua prima gara il 22 aprile 1957, a Oulton Park, in sella ad una MV Agusta 125 Monoalbero Corsa. Appena diciassettenne, si piazzò all’11º posto, ma cominciò presto a vincere. Così nel 1961, Hailwood iniziò a correre per una poco conosciuta casa giapponese, la Honda. Correndo con una Honda quadricilindrica a quattro tempi da 250 cm³, Hailwood vinse il mondiale classe 250 del 1961. L’anno successivo, Hailwood si legò alla MV Agusta e divenne il primo motociclista a vincere 4 campionati consecutivi del mondiale classe 500. Dopo questi successi con la MV Agusta, Hailwood tornò alla Honda e vinse 4 titoli mondiali nel 1966 e nel 1967 nelle categorie 250 cm³ e 350 cm³.

A quel suo primo incontro a Oulton Park, Mike Hailwood arriva a bordo di un’auto con tanto di autista e con molto sussiego si fa avanti, in un’inappuntabile tenuta di gara. Molti dei presenti pensano certamente che si trattasse di uno scherzo, ma ben presto hanno modo di ricredersi.

Il futuro Campione si serviva allora per i suoi spostamenti di un autofurgone abbastanza grande per poter contenere una dozzina di moto, più due «posti letto» per se stesso e per il meccanico: proprio questa organizzazione crea all’inizio una barriera tra il giovane corridore ricco e gli altri piloti senz’altro meno agiati. Hailwood è quindi praticamente costretto a mettere in mostra le sue indiscutibili capacità, in modo che nessuno potesse ritenere i suoi successi derivati esclusivamente dalle più consistenti possibilità economiche.

Mike Hailwood è attirato anche dalle quattro ruote e debutta in Formula 1 al Gran Premio di Gran Bretagna 1963, disputato sul circuito di Silverstone, al volante di una Lotus-Climax 25 privata iscritta dal Team Parnell. Il giovane pilota inglese, dopo essersi qualificato in 17° posizione, termina la gara all’ottavo posto, ben figurando tra i piloti più veloci ed esperti di lui. Ritorna nell’ambiente della Formula 1 soltanto nei mesi successivi, precisamente Gran Premio d’Italia a Monza, al volante di una Lola-Climax Mk4-A privata, dove ottiene un decimo posto in gara. Acquista una Lotus-BRM 25 e nel 1964 a Montecarlo ottiene il primo punto in carriera arrivando sesto.

Passano le stagioni ed i titoli mondiali, ormai sempre più attratto dalle auto, con le quali disputerà delle buone gare, particolarmente con una Surtees nella Formula 5000, appare solo raramente in sella alle moto. Nel 1969 ricordiamo la sua comparsa a Riccione con una Honda 500 ormai agli sgoccioli, che porta al secondo posto dietro ad Agostini ma con un distacco di quasi un minuto.

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Nel 1970 e nel 1971 partecipa a Daytona nello squadrone delle BSA ma non ha fortuna e si ritira entrambe le volte, dopo essere anche caduto in prova.

Il rientro ufficiale in Formula 1 avviene nel Gran Premio d’Italia 1971 a Monza al volante di una Surtees-Ford TS9A ufficiale. Si tratta di un rientro brillante: in gara conquista un meritato quarto posto. La sua performance risulta addirittura migliore del pilota-costruttore, l’inglese John Surtees. Con la monoposto di “Big John”, Mike Hailwood conquista il Campionato Europeo di Formula 2 nel 1972. E anche in Formula 1 i risultati cominciano ad arrivare: al Gran Premio del Sud Africa, sul circuito di Kyalami, Hailwood fa registrare il Giro più Veloce in gara prima di essere costretto al ritiro per la rottura della sospensione.

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Nel 1972 Hailwood conquista ottimi risultati in gara: quarto a Nivelles-Baulers (Belgio), sesto a Clermont-Ferrand (Francia) e quarto a Osterreichring (Austria). La Stagione termina con uno straordinario secondo posto conquistato a Monza, una pista congeniale per la guida di Mike. Anche se John Surtees e Mike Hailwood avevano i temperamenti estesamente differenti, il loro passato in comune come corridori di motocicletta li collegò insieme in un’alleanza formidabile. Mike era un pilota geniale, serio, professione e totalmente dedito al suo lavoro e alla sua passione.

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La Stagione iridata di Formula 1 1973 è un vero disastro: Mike Hailwood non riesce a terminare quasi nessuna gara a causa della totale mancanza di affidabilità della monoposto. Frustato dalla mancanza di risultati decide di passare al Team McLaren.

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Nel 1974 Mike Hailwood torna tra i protagonisti della Formula 1, al volante della McLaren-Ford M23 privata a sponsorizzazione Yardley. Con una macchina vincente, i risultati non tardarono ad arrivare: quarto posto a Buenos Aires (Argentina), quinto ad Interlagos (Brasile) e un memorabile terzo posto a Kyalami (Sud Africa). È una grande Stagione. Purtroppo, la Carriera di Hailwood in Formula 1 si conclude con una grave uscita di strada durante il Gran Premio di Germania sul difficile e insidioso circuito del Nürburgring. Era il 4 agosto, l’incidente avviene al 12° passaggio alla curva Bronchen, quando la McLarendel pilota inglese sbatte violentemente contro il guard-rail. Mike si frattura la gambe e resta per un lungo periodo in convalescenza.

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Ritiratosi dalle competizioni e trasferitosi a vivere in Nuova Zelanda Hailwood cercò di costruirsi una vita fuori dalle corse, si sposò ed ebbe due figli. Ma quell’esistenza, al pari di tanti suoi colleghi che in seguito ritornarono sui campi di gara, non faceva per lui e così nel 1978 Mike si ripresentò ai nastri di partenza del Tourist Trophy.

Mike Hailwood effettua un breve ritorno nel Motociclismo nel 1978 conquistando il prestigioso premio “Isle for Man” con una Ducati 864, a 38 anni suonati. L’anno seguente Hailwood vince il Senior TT su una Suzuki della Classe 500. Gli inglesi erano visibilio e la stampa commentò con toni esagerati l’impresa paragonando il suo ritorno alla venuta del Messia…Furono le ultime apparizioni di “Mike the Bike” in gara. Si ritira ufficialmente dalle competizioni per fondare la società “Motorcycle Business” insieme al suo amico ex motociclista Rod Gould.

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Sposò Pauline Barbara Nash l’11 giugno del 1975, che gli diede due figli, un maschio e una femmina.

Perse la vita pochi giorni prima di compiere il quarantunesimo anno di età, in un incidente stradale che coinvolse la sua autovettura ed un camion che aveva effettuato una inversione ad U irregolare. L’indimenticabile “Mike the bike” morì sul colpo a Birmingham il 23 marzo 1981 con la sua giovane figlia Michelle. Erano usciti di casa al volante della loro Rover SD1 per comprare del pesce e solo il figlio David sopravvisse alla tragedia.

La morte di Mike Hailwood ha lasciato un vuoto nel Mondo dell’Automobilismo e del Motociclismo difficilmente colmabile. Geniale, estroso, allo stesso tempo serio e professionale, ma anche un inguaribile play boy, questo è stato Mike Hailwood, forse il più grande e talentuoso pilota di moto, ma anche un veloce professionista delle quattro ruote.

Al suo attivo si contano, oltre ai 9 titoli mondiali, 76 vittorie in motomondiale che lo collocano ai primissimi posti nella classifica dei piloti più vittoriosi.

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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