Porsche 936, una barchetta per Le Mans


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Published on Marzo 10th, 2013 | by Massimo Campi

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Porsche 936, una barchetta per Le Mans

 

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testo di Massimo Campi

Poteva essere una delle vetture più vittoriose della casa di Stoccarda, ed invece la Porsche 936 ha dato il massimo nella maratona della Sarthe dove ha potuto esprimersi al meglio negli anni più bui delle gare di durata. Finito il periodo d’oro delle 917, la Porsche esce dalle competizioni di durata per dedicarsi alla Can Am, con la 917 sovralimentata, iniziando a sperimentare il turbocompressore che diventerà uno dei capisaldi della tecnica tedesca e rivoluzionerà i motori da corsa. Con l’esperienza maturata in america nasce la serie 911 turbo ed in seguito la 934 e la 935, ma sulla base del “flat six” sovralimentato debutta, ad inizio 1976, il “diavolo nero” 936. Il telaio è tubolare, la base è ancora quella della 908, cambio e sospensioni sono quelle della 917/30 Can-Am ed il sei cilindri di 2.140 cc è quello derivato dalla Carrera Rsr turbo, già predisposto per una evoluzione con due turbocompressori ed il raffreddamento ad acqua. Ma in quella sciagurata stagione il Mondiale Marche viene sdoppiato in due campionati: per le Silouette Gr.5 e la Barchette Gr.6.

La 936, dipinta di nero, debutta alla 250 km del Nurburgring, fa subito paura ma è ancora poco affidabile e Rolf Stommelen cede la vittoria alla veterana 908 di Reinhold Joest. Dal secondo appuntamento stagionale  la 936 viene dipinta di bianco per esigenze di sponsor. A Monza coglie la prima vittoria con Ickx e Mass e prosegue il suo dominio vincendo tutte le gare della stagione, titolo Mondiale Sport compreso. Jackie Ickx, Rolf Stommelen e Jochen Mass sono i suoi alfieri ed il belga, in coppia con Gijs Van Lennep conquista la sua seconda Le Mans e la prima per la barchetta di Stoccarda.

Nel 1977 la Porsche, paga dei risultati ottenuti, esce ufficialmente dal mondiale e la 936 viene rispolverata solamente a giugno per la maratona francese. La sfida è tra la 936, le Renault Alpine turbo e la Mirage con il V8 Cosworth. Numericamente la Porsche è inferiore agli avversari, ma Jackie Ickx e Jurgen Barth compiono una corsa ed una rimonta incredibile aggiudicandosi il meritato trionfo. Dopo sole tre ore la macchina di Ickx è ferma ai box con il 6 cilindri ko ed il belga viene dirottato sulla seconda vettura superstite, come pilota di riserva al posto di Eberhard Braun che viaggiava in ultima posizione a 10 giri di distacco dalla Renault in testa alla gara. Piove a dirotto, per l’equipaggio della barchetta non c’è più nulla da perdere, si considerano ormai fuori gara, ma il belga prende il volante, inizia a guidare nella pioggia, al buio, come solo lui sa fare. La 936 galleggia sull’acqua, Ickx mantiene un ritmo da gran premio mentre gli avversari tengono un ritmo molto più conservativo. Guida nella notte per 7 ore e 10 minuti, sorpassando tutti come se fossero fermi e rimontando dalla 41° posizione fino nelle prime posizioni, come se fosse in trance, senza mai mollare, credendoci fino in fondo e convincendo Barth ed Haywood che ci si doveva credere nel risultato, fino in fondo senza mai mollare. Le Renault e le Mirage, quando si rendono conto della minaccia Porsche, iniziano anche loro a cambiare passo e di conseguenza iniziano i problemi meccanici. La Porsche si ritrova in testa, ma a Le Mans non si può mai stare tranquilli ed un pistone salta. Ad un giro dalla fine la 936 è ferma in corsia box mutilata, ma Jurgen Barth ci crede ancora, rimette in moto ed a cinque cilindri tenta il tutto per tutto, il giro della vita, passando con un sordo rumore di ferraglia sotto la bandiera a scacchi da vincitore, un trionfo per una corsa leggendaria.

Nel 1978 il Mondiale Marche è abolito per mancanza di concorrenti, resiste solo Le Mans. La Porsche si ripresenta con la 936, livrea Martini, ma le Renault Alpine hanno la meglio coronando il sogno francese della Regie di vincere la maratona. Nel 1979 sono ammesse le Gr.6 fuori classifica nel Mondiale Marche. La 936 ritorna con sponsor Essex a Silverstone, ma una gomma dechappata rovina la vittoria a Brian Redman. Anche a le Mans prevalgono i problemi, i prototipi subiscono lo stress della gara e la vittoria va alla 935 Kremer di Ludwig e dei fratelli Witttington, con Paul Newman al secondo posto coadiuvato da Dick Barbour e Rolf Stommelen.

Per la 936 sembra la fine: i tre esemplari ufficiali, 001-002-003, finiscono nel museo di Weissach, i vertici Porsche hanno deciso di cambiare rotta, abbandonare le ruote coperte per sbarcare in America e conquistare Indianapolis. Nel 1980 la vettura è pronta e monta un 2.650 ad etanolo. Portata in pista dal Team Interscope di Ted Field, è pilotata da Danny Ongais. Ma le autorità statunitensi cambiano improvvisamente i regolamenti ed il propulsore Porsche non può scendere in pista. Intanto nell’officina di Reinhold Joest viene allestita una quarta vettura con il telaio prelevato da Weissach che, per non essere identificato come ufficiale, viene denominata 908/80 e come vettura privata giunge seconda a Le Mans con Ickx e Joest. Mentre erano in testa alla gara cede un ingranaggio del cambio ed il tempo perso per la riparazione favorisce la vittoria della piccola Rondeau pilotata del suo costruttore Jean Rondeau in coppia con veterano Jean Pierre Jassaud, il coronamento di un sogno, di una bella storia tutta francese, della quasi assurda volontà di vincere a Le Mans e trasformare quel sogno in realtà.

Lo smacco americano del 1980 merita una rivincita e nel 1981 le 936 vengono ritirate fuori dalla naftalina, rivitalizzante con i motori americani convertiti per le specifiche dell’endurance. È un nuovo trionfo. Sponsorizzate dalla Jules, una marca di profumi, la 936 coglie la sua terza vittoria a Le Mans con il telaio n°003 pilotata da Ickx, Bell e Barth. La barchetta tedesca è finalmente pronta ad entrare definitivamente nel museo della casa, altre due vetture, la 004 di Joest e la nuova 005 realizzata da Kremer continuano a correre nei campionati tedeschi Sport ed Interserie, ed anche nel 1982 si corre nel nuovo Mondiale Gr.C con due cloni, la Joest 936C e la Kremer Ck5 sfidando le nuove potenti 956. La storia della 936 finisce dopo sette stagioni, con tre vittorie sulla Sarthe e tanti altri successi che la fanno entrare con pieno merito neella leggendaria storia sportiva Porsche.

 

Telaio: monoscocca in alluminio

Motore: Porsche 6 cilindri, 2.142 cc – sovralimentato con due turbocompressori KKK

Trasmissione: a 5 rapporti

Lunghezza: 4.700 mm – Larghezza: 1.920 mm – Altezza: 1.010 mm

Passo: 2.400 mm

Peso: 700 Kg

 

 

 

 

 

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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