Testo e disegno di Paolo D’ALESSIO
Come capita ormai da qualche anno la Ferrari si presenterà a Monza con una livrea diversa rispetto a quella utilizzata nelle altre gare. Se lo scorso anno il Cavallino aveva festeggiato i cinquant’anni dal titolo mondiale di Niki Lauda, del 1975, nel 2026 le monoposto “total red” di Leclerc e Hamilton rievocheranno la prima vittoria di Michael Schumacher al volante della Ferrari nel Gran Premio d’Italia.
A Monza la Ferrari cambia pelle o, per meglio dire, si presenta con una livrea inedita, totalmente rossa, per ricordare il primo successo del sette volte campione del mondo Michael Schumacher, al volante delle rosse di Maranello nella gara di casa, il Gran premio d’Italia. Una vittoria, la terza del 1996, che arriva in una stagione di grandi cambiamenti per il Cavallino. Al posto della coppia Alesi-Berge, Maranello schiera Eddie Irvine e soprattutto il fresco bi-campione del mondo Michael Schumacher il cui ingaggio, a detta dell’avvocato Agnelli, “… non era costa poco”.
Novità anche sul fronte tecnico in casa Ferrari. La riduzione di cilindrata, da 3.500 a 3.000 cc decreta di fatto la fine del motore a 12 cilindri: a partire dal 1996 le rosse passano infatti al 10 cilindri a V di 75°, fortemente caldeggiato da John Barnard, per costruire vetture più compatte e con serbatoi carburante di capacità ridotta. Ma non è il motore l’unica grande novità del 1996. Come al solito il progettista inglese non può essere tacciato di mancanza di creatività. La F310 è infatti caratterizzata da inedite pance laterali laterali, staccate dal corpo vettura che, in parte, riprendono i concetti aerodinamici dell’infelice F92 A del 1992. In ottemperanza alle nuove regole in tema di sicurezza la rossa del 1996 presenta due ampi rigonfiamenti ai lati dell’abitacolo, per proteggere collo e testa dei piloti e, cosa ancor più sorprendente, un muso basso, con un unico supporto per l’ala anteriore. Peccato che a queste forme accattivante non corrispondano risultati altrettanto validi. L’assenza di un musetto alto riduce sensibilmente il quantitativo di aria che si incunea sotto la vettura e incrementa la deportanza al posteriore, per non parlare del mono supporto dell’ala, che favorisce le vibrazioni e riduce l’efficienza dell’ala anteriore, per non parlare delle maxi-protezioni laterali dell’abitacolo, che non favoriscono di certo i piloti del Cavallino sul dritto. Tutte queste criticità costringono la Ferrari a varare una seconda versione della F310, con tanto di muso alto e doppi supporti dell’ala, che non sarà il massimo in fatto di bellezza, ma va più forte. E il primo anno di Michael Schumacher in rosso si chiude con un bilancio più che positivo, tre primi posti in Spagna, in Belgio e nel Gran Premio d’Italia. La prima vittoria del sette volte campione del mondo tedesco sulla pista di Monza, al volante della Ferrari.








