F.3 Monza 1966: Tino e Jonathan ex aequo sotto la bandiera a scacchi

Di Carlo Baffi

Nella finale della XIV^ Coppa Autodromo Nazionale Monza – Trofeo Agip, prologo del G.P. d’Italia, Tino Brambilla e Jonathan Williams si divisero il gradino più alto del podio.

Nel 1966 la Formula 3 italiana rappresentava molto più di una semplice categoria propedeutica. Era una tappa fondamentale e obbligata per la formazione dei giovani piloti che sognavano di approdare in Formula 1. L’edizione del 1966, giunta alla sua terza stagione nella storia nazionale della categoria, presentava un calendario particolarmente impegnativo. Accanto ai tracciati permanenti di Monza, Vallelunga ed Imola comparivano circuiti cittadini e stradali come il Garda, Caserta, il Mugello e Pergusa.

Piste spettacolari e severissime, nelle quali il talento del pilota poteva fare la differenza. Un campionato in cui spiccò la presenza di un driver molto competitivo, Jonathan Williams, inglese nato al Cairo nel 1942, il quale si presentò in veste di pilota privato, senza figurare in classifica, ma con l’intento di mettersi in luce in Italia. Tant’è che sarebbe entrato nell’orbita Ferrari, ma con scarsi risultati. Suo grande avversario, fu Ernesto “Tino” Brambilla, un monzese nato nel 1934 ed un vero e proprio mito nella città della Corona Ferrea. Il primo era al volante di una De Sanctis-Ford, il secondo invece correva su una Brabham-Ford. L’appuntamento andato in scena il 4 settembre, poco prima del Gran Premio d’Italia di Formula 1, era il quarto dei sei eventi presenti in calendario sulla pista brianzola. Poco più di un mese prima, il 7 agosto, si era svolto il IX° Gran Premio di Enna-Pergusa, dove Williams si era imposto su Brambilla per pochi metri al termine di una spettacolare volata. Per il coriaceo “Tino”, Monza rappresentava l’occasione ideale per pigliarsi la rivincita sul proprio terreno di caccia. Nelle prime due batterie, disputate sulla distanza di 12 giri, prevalsero nella prima il ticinese Clay Regazzoni su Brabham davanti a Brambilla e successivamente Carlo Facetti, sempre su Brabham, davanti a Williams. I due antagonisti avrebbero dato spettacolo nella finale. La prima fila era occupata da Regazzoni, Brambilla e Pianta; alle loro spalle partivano “Tiger” e Pairetti. Al via Regazzoni balzò al comando, chiudendo il primo giro con circa cento metri di vantaggio su Brambilla, Pairetti, Facetti e Williams. Pianta, nel frattempo, era già costretto al ritiro.

Nel corso della seconda tornata, Williams salì al 2° posto portandosi alle spalle del battistrada Regazzoni e sotto la pressione di Brambilla. Si accese così una battaglia spettacolare giocata soprattutto sull’effetto delle scie, con il gruppo di testa composto da Regazzoni, Brambilla, Pairetti, Williams, “Tiger” e Cacho Fangio. Al 12° passaggio si verificò l’episodio cruciale che cambiò il volto della corsa. Tra le due Curve di Lesmo, l’argentino Pairetti, momentaneamente al comando, finì in testacoda andando ad urtare le barriere. Dopo aver strisciato per parecchie decine di metri rimbalzò verso la pista, innescando una pericolosa carambola nella quale rimasero coinvolti Regazzoni, Fangio e Baur. Brambilla e Williams riuscirono invece ad evitare la collisione e da quel momento ebbero strada libera.

Alle loro spalle gli inseguitori, guidati da Davies, Ghezzi, Corti, “Tiger” e Manfredini, accusavano un ritardo superiore ai venti secondi. Il testa a testa tra i due leader fu al cardiopalmo: sorpassi continui, staccate al limite e duelli ruota contro ruota che accesero l’entusiasmo del pubblico. All’ultimo giro Brambilla riuscì ad infilare il rivale all’uscita della Curva Parabolica e si presentò in testa sul rettilineo finale. Sembrava fatta, ma il britannico trovò un ultimo colpo di reni riuscendo ad affiancare il monzese proprio sulla linea del traguardo. Alle loro spalle concluse al terzo posto “Tiger”, ovvero Romano Perdomi su De Sanctis-Ford. Brambilla alzò immediatamente il braccio in segno di vittoria, ma come racconta nella biografia “Tino Brambilla, mi è sempre piaciuto vincere” scritta di Walter Consonni, non era affatto certo del risultato. I due piloti vennero infatti classificati con l’identico tempo di 55’59″9. In assenza del fotofinish era praticamente impossibile stabilire il vincitore a occhio nudo. Nemmeno alcune fotografie mostrate ai due piloti, convocati in direzione gara, riuscirono a chiarire il rebus. In quelle immagini, infatti, la figura del direttore di gara Gianni Restelli, impegnato a sventolare la bandiera a scacchi, impallava il musetto della vettura di Tino. Giocoforza si arrivò a una decisione salomonica e la vittoria venne assegnata da entrambi. Davanti agli spettatori sorpresi, Brambilla e Williams salirono insieme sul gradino più alto del podio. La coppa fu tuttavia consegnata all’inglese poiché era disponibile un solo esemplare del trofeo, mentre a Tino sarebbe stata recapitata nei giorni successivi una copia identica.

Per quanto concerne la classifica del Campionato Italiano, Brambilla conquistò nove punti fondamentali che contribuirono in modo decisivo alla conquista del titolo nazionale. La sua consacrazione arrivò due settimane più tardi, ancora a Monza, in occasione della XV^ Coppa dell’Autodromo, quando, dopo aver chiuso secondo nella propria batteria, ottenne la vittoria in finale.

 

 

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