Di Carlo Baffi
Il campione del mondo, scattato dalla pole, ha colto il secondo trionfo stagionale consecutivo su una McLaren molto competitiva. Dietro di lui, un concreto e bravo Antonelli che, insieme a Russell, terzo, permette alla Mercedes di centrare un doppio podio. Delusione Ferrari, soltanto quarta e quinta rispettivamente con Hamilton e Leclerc. Brutto incidente per Verstappen che è finito a muro durante il primo giro provocando la bandiera rossa. Antonelli mantiene la leadership del Mondiale, guadagnando punti sugli immediati inseguitori Hamilton e Russell, appaiati al secondo posto.
Il rientro dalle vacanze estive ci ha restituito una McLaren in versione 2025 e un Lando Norris al top, a riprova del perentorio successo ottenuto nel precedente GP d’Ungheria. La Mercedes, sebbene non sia più dominatrice, è riuscita a tenere botta grazie ad Antonelli e a un Russell rinfrancato nel morale. Diverso, invece, il discorso per la Ferrari. Come a Budapest, Zandvoort era considerata una pista amica e, malgrado i numerosi aggiornamenti portati, la SF-26 ha mancato la top three per la seconda volta consecutiva.
Papaya on fire – L’arancione, che per tradizione spopola sulle tribune di Zandvoort in omaggio a Sua Maestà Max Verstappen, ha finito per colorare la festa McLaren, la cui livrea, anche se di una tonalità leggermente più chiara, si è ben abbinata con la coreografia offerta dal folto pubblico presente (325 mila spettatori in tre giorni). D’altronde la corsa è subito rimasta orfana dell’oranje. Tra le dune in riva al Mare del Nord, il team campione del mondo ha nuovamente graffiato, dimostrando che l’Hungaroring non è stato un fuoco di paglia, anzi. Dopo un inizio di stagione assai problematico, la tanto auspicata resurrezione è arrivata, rispettando quanto promesso dal Team Principal Andrea Stella, il quale, nel mezzo della crisi, aveva chiesto tempo per consentire ai propri tecnici di mettere a punto la MCL40. Come avvenuto già in passato, le scadenze sono state rispettate ed ora la monoposto, nelle mani di un Norris rinfrancato dal titolo mondiale, inizia a far tremare la concorrenza, Mercedes compresa, visto che resta da disputare l’intero girone di ritorno. Forse il risveglio è un po’ tardivo e gli 83 punti di distacco da Antonelli sono troppi? Facciamo mente locale al 2025 e alle 104 lunghezze che Piastri vantava su Verstappen, terzo in graduatoria. Ebbene, l’olandese arrivò a giocarsi il titolo sino all’ultima tappa, perdendo da Norris per soli due punti. Conti alla mano, se Lando dovesse imporsi in tutte le prossime undici gare e l’italiano giungesse sempre alle sue spalle, la corona mondiale resterebbe comunque nelle mani del portacolori Mercedes. Il quadro, però, cambierebbe qualora Oscar Piastri tornasse ad essere il pilota implacabile della prima parte del 2025 e si registrassero doppiette papaya. Stella, intervistato dagli inviati di Sky Italia, ha dichiarato di pensare ancora gara per gara e di iniziare a guardare la classifica soltanto più avanti, qualora questo ruolino di marcia dovesse proseguire. Della serie: piedi per terra, ma pronti a difendere con i denti entrambi i titoli. Terzo nella Sprint dopo essere partito secondo, Norris ha prodotto il suo acuto in qualifica, dominando la Q3 nella quale è risultato il più veloce sia nel primo sia nel secondo tentativo (1’11″628). Alla prima partenza ha mantenuto la testa della corsa, mentre al secondo via è stato sorpreso da Antonelli e da lì ha iniziato a braccare la Mercedes numero 12, ma senza ansia, consapevole del mezzo che aveva a disposizione. Non gli ha dato tregua fino al giro 54, quando ha superato il rivale per poi avere ragione anche di Hamilton. Balzato al comando, Lando c’è rimasto sino alla bandiera a scacchi. Due sorpassi eseguiti con quella decisione che più volte gli era mancata in passato. Quella di Zandvoort, che bissa il successo precedente, è la tredicesima vittoria in carriera per il ventiseienne di Bristol che, con i 56 punti conquistati negli ultimi due round, sale prepotentemente al quarto posto in classifica, scavalca Leclerc e mette nel mirino Hamilton e Russell, distanti 24 lunghezze. Ben diversa la situazione di Oscar Piastri che, onestamente, dalla seconda parte del campionato scorso pare la controfigura del killer spietato che un tempo aveva stupito tutti. A detta di Stella, il venticinquenne australiano deve ancora prendere piena confidenza con la MCL40, anche perché risente dell’assenza dell’effetto suolo, ma è certo che tornerà presto protagonista. Ad oggi, però, Oscar dista 55 lunghezze da Lando ed ha conquistato due podi in 12 GP (Suzuka e Miami). In Olanda il suo rendimento è stato modesto. Nella Sprint partiva quarto e, superato al via da Antonelli, ha chiuso quinto. In Q3 ha ottenuto il quarto tempo ed alla prima partenza ha superato con decisione Leclerc. Al secondo start è rimasto terzo fino al suo primo pit stop, effettuato al giro 18. Successivamente ha iniziato a perdere terreno, chiudendo soltanto sesto. Piastri deve assolutamente superare questa fase involutiva e confidiamo che la previsione di un tecnico competente come Andrea Stella possa presto trovare conferma in pista.
Difesa e contropiede – L’insidioso tracciato di Zandvoort, con l’asfalto molto abrasivo, l’assenza di lunghi rettilinei, il vento che porta sabbia sulla pista e il meteo imprevedibile, non rappresentava il terreno di gioco ideale per la Mercedes. Da qui la necessità di limitare i danni nei confronti di una Ferrari teoricamente più a suo agio, di una McLaren in crescita e di una Red Bull potenzialmente pericolosa nel weekend casalingo di Verstappen. Invece il fine settimana ha prodotto una vittoria di Russell nella Sprint Race e due posti sul podio alle spalle di Norris. In sostanza, le Frecce d’Argento, oltre a difendersi, hanno saputo colpire quando se n’è presentata l’occasione, guadagnando nel complesso più punti di tutti.
Partiamo dal leader del Mondiale, Andrea Kimi Antonelli. Un errore in SQ1 lo ha mandato largo in uscita dall’ultima curva e, complice l’elevata velocità, il passaggio sulla ghiaia ha danneggiato il fondo della sua W17. Il danno, stimato in circa venti punti di carico aerodinamico, ha compromesso le prestazioni e Kimi non è andato oltre la quinta posizione. Senza lasciarsi prendere dalla frenesia della rimonta nella Sprint, ha comunque limitato i danni chiudendo quarto. In qualifica aveva la pole a portata di mano, ma una sbavatura in curva 1 durante la Q3 lo ha fermato in terza posizione. Una collocazione non ottimale, anche perché a Zandvoort superare non è affatto semplice e le strategie dei team sono vitali. Nonostante ciò, il bolognese è stato abilissimo in entrambe le partenze: secondo nella prima e leader nella seconda. Con Norris costantemente negli specchietti, ha ingaggiato un lungo duello. Dopo la seconda sosta si è trovato in difficoltà con le gomme hard, soffrendo soprattutto al posteriore, una condizione che ha consentito a Norris di raggiungerlo. A diciotto giri dal termine ha tentato l’assalto al leader Hamilton, ma proprio in quel momento è stato infilato dal campione del mondo, destinato a involarsi verso la vittoria. Kimi ha reagito immediatamente, superando il ferrarista in difficoltà e tornando in seconda posizione. L’ingresso della Virtual Safety Car ha indotto il box Mercedes a richiamarlo per montare le soft, viste le difficoltà accusate con la mescola dura. Al restart si è così ritrovato terzo alle spalle di Russell. Considerato il passo superiore garantito dalle gomme più fresche, che gli avrebbe consentito di superare George, il Team Principal Toto Wolff ha imposto lo scambio di posizioni, restituendo ad Antonelli il meritato secondo posto. Nonostante qualche comprensibile scetticismo da parte del britannico, Kimi ha concluso al posto d’onore, a 11″5 dal vincitore. L’ordine di scuderia è finito sotto la lente d’ingrandimento. Per qualcuno rappresenterebbe l’investitura ufficiale di Antonelli come prima guida, ma va considerata la situazione che si era venuta a creare. Con Hamilton minaccioso in quarta posizione, Kimi rischiava di essere rallentato dal compagno e quindi ripreso. Da qui la scelta di lasciargli strada, nella speranza che George riuscisse a contenere il ferrarista e ad assicurare così alla Mercedes una doppia presenza sul podio. Missione riuscita, anche grazie a un’ulteriore VSC nelle battute finali, causata dalla presenza di detriti in pista. Certo, la decisione ha fruttato a Kimi 33 punti preziosissimi, ma è stata presa anche in prospettiva di Monza. Nel GP d’Italia, Antonelli pagherà dieci posizioni in griglia per il montaggio della quinta power unit e per lui sarà inevitabilmente una corsa in salita; una penalità che, prima o poi, toccherà anche ai suoi avversari. Una scelta decisa di comune accordo tra il team e il pilota, che preferisce sacrificare la gara di casa per privilegiare la lotta iridata. Sui lunghi rettilinei del Tempio della Velocità, la W17 potrà infatti esprimere tutta la propria potenza e ciò consentirebbe a Kimi di limitare la perdita di punti nei confronti della concorrenza. Interpellato sull’argomento, Antonelli ha dichiarato di affrontare l’appuntamento italiano con maggiore serenità rispetto agli anni passati. Al di là dei risultati sportivi, il ventenne emiliano sta dimostrando una solidità mentale ben superiore alla scorsa stagione. Ricordiamo che nel 2024 debuttò sulla Mercedes nelle FP1, finendo immediatamente contro le barriere alla Parabolica, mentre un anno fa viveva un periodo complicato, nel quale rischiava perfino il sedile. Quel nono posto monzese rappresentò una sorta di brodino ricostituente che gli consentì di ritrovare fiducia in vista del finale di stagione. Forse per Kimi, Monza rappresenta ancora un tabù da sfatare. Quest’anno vi arriva da leader del campionato e con un buon margine di vantaggio. La pressione sarà inevitabilmente enorme, anche perché l’ultimo pilota italiano a schierarsi al via del Gran Premio d’Italia da capoclassifica del Mondiale fu Alberto Ascari nel 1953: ben 73 anni fa. E chissà che, non avendo nulla da perdere vista la penalizzazione, Antonelli non riesca a regalarci una prestazione degna del suo talento, capace di esorcizzare definitivamente certi fantasmi. Una sua vittoria? Cerchiamo di essere realisti e pure scaramantici. Come recita il celebre motto, “Non succede, ma se succede”, si interromperebbe un digiuno lungo sessant’anni, visto che l’ultimo italiano a trionfare a Monza fu Ludovico Scarfiotti al volante della Ferrari. Sognare non costa nulla.
Riguardo a George Russell, va riconosciuto che la pausa estiva e la proposta di matrimonio accettata dalla sua futura consorte, in una scena degna di una telenovela, devono averlo rinvigorito. La pole position nella Sprint, poi trasformata in vittoria ed il secondo tempo ottenuto in Q3 gli hanno restituito fiducia anche nei confronti della W17, vettura con la quale aveva spesso faticato a trovare il giusto feeling. In gara, però, non ha particolarmente brillato. Le due partenze non sono state delle migliori e si è ritrovato costantemente alle spalle del compagno fino all’ultima sosta di quest’ultimo. Poi è intervenuto Wolff con un diktat che non è stato accolto con particolare entusiasmo. Basti riascoltare la replica del britannico: «Stiamo lottando per la vittoria? Kimi può andare a prendere Norris? Mi fate perdere il podio». Per sua fortuna il 3° posto non gli è sfuggito e nel dopogara, ha chiarito: «Avevamo una strategia diversa e Kimi era più veloce. È giusto così e sono contento di essere salito sul podio». Attenzione, però: pensare che l’inglese abbia accettato il ruolo di seconda guida è a nostro avviso poco credibile. Anche se alla vigilia di Zandvoort aveva dichiarato di affrontare il campionato gara per gara senza pensare al Mondiale, è lecito immaginare che stia già studiando il modo per mettere pressione ad Antonelli. Il bolognese, dal canto suo, lo ha puntualmente ringraziato definendolo “un grande uomo squadra”. Allo stesso tempo, però, ha invitato il team a continuare a spingere. A suo giudizio, il secondo posto rappresentava il massimo risultato ottenibile e la W17 non è più il missile dei primi Gran Premi. “Abbiamo probabilmente la seconda o la terza monoposto della griglia. Almeno così è stato a Zandvoort” ha affermato Antonelli, che per ora riesce ancora a fare la differenza, ma fino a quando? Si vocifera che la potenza iniziale delle Frecce d’Argento sia stata in parte sacrificata a favore dell’affidabilità. Tuttavia è anche vero che, rispetto ai rivali, da Brackley non sono arrivati molti sviluppi: l’ultimo importante aggiornamento risale infatti al Canada e da allora si sono visti soltanto interventi minori. Ed è qui che entra in gioco Wolff. Il manager austriaco ha annunciato che il secondo grande pacchetto evolutivo sarà introdotto in Malesia, il 4 ottobre, a quattro mesi di distanza dal precedente. La ragione di questa lunga attesa merita una riflessione, poiché sarebbe legata al budget cap e, secondo Wolff, la Mercedes non disporrebbe delle stesse risorse della concorrenza. Sì, avete capito bene. “Stiamo cercando di distribuire gli aggiornamenti in modo uniforme durante l’anno, basandoci sui nostri dati per capire quando introdurre le novità più importanti e massimizzare i punti in campionato”. In sostanza, si spende nel momento ritenuto più opportuno e nel frattempo si cerca di fare di necessità virtù, puntando molto sulla velocità massima della power unit. Riguardo a Ferrari e McLaren, Wolff si spinge oltre: “Vedremo se verso la fine della stagione riusciranno a portare sulla vettura la stessa quantità di aggiornamenti che stanno introducendo adesso. Qualcuno potrebbe aver adottato una strategia diversa, spendendo molto all’inizio e a metà stagione piuttosto che nel finale”. Ai posteri l’ardua sentenza, sapendo benissimo che gli aggiornamenti saranno uno degli elementi decisivi nella corsa ai titoli mondiali.
Frizioni – “Anche le… cavie, nel loro piccolo, s’incazzano”. Facciamo ricorso all’ironia citando il titolo, modificato, di un noto libro degli autori satirici Luigi Vignali e Michele Mozzati. Il riferimento è alla frase pronunciata da Sir Lewis Hamilton durante una fase particolarmente concitata. Trovatosi alle spalle del compagno Charles Leclerc e con pneumatici migliori che lo rendevano più veloce, il britannico chiedeva strada. Eravamo intorno a metà corsa e Hamilton ha iniziato a manifestare via radio la propria insofferenza, segnalando che stava perdendo tempo. Soltanto al giro 44 il box Ferrari ha richiamato Leclerc, il quale ha replicato: “Cosa intendi?” Di fronte all’ennesimo ritardo, il sette volte campione del mondo ha ironizzato: “Che spreco di tempo, ragazzi. Ottimo lavoro”. Per poi affondare il colpo: “Mi state usando come cavia o cosa? Che succede? Per quanto tempo mi terrete fuori?”. Per la precisione, la parola “cavia” deriva dalla traduzione dell’espressione inglese “guinea pig” (porcellino d’India), utilizzata in senso figurato per indicare qualcuno chiamato a sperimentare qualcosa per la prima volta. Calata la bandiera a scacchi, Hamilton è tornato sull’argomento con toni più diplomatici, ringraziando innanzitutto il lavoro del team. Successivamente, però, ha sottolineato di aver perso secondi preziosi perché la squadra non ha “eseguito ciò che doveva fare” o, quantomeno, non ha preso la decisione giusta nei tempi corretti. Una mancanza di tempestività che, secondo lui, gli è costata il podio. Le dichiarazioni hanno inevitabilmente fatto notizia. Il giorno successivo, Hamilton si è scusato attraverso i social: “Ho riascoltato i miei commenti alla radio e in TV. Nel calore del momento la frustrazione può emergere, specialmente quando tieni così tanto a ciò che fai. Quella non è stata la mia versione migliore. Mi assumo la responsabilità di quanto ho detto e sarò migliore di ciò che avete sentito e visto”. D’accordo, l’uscita in mondovisione è stata tanto diretta quanto severa, ma è altrettanto vero che il monegasco non ha fatto molto per agevolare il compagno, ripetiamo, più veloce in quella fase di gara e attualmente secondo nel Mondiale. Ancora una volta riaffiora il delicato equilibrio tra i due piloti Ferrari. Leclerc, infatti, continua a mostrare una certa difficoltà nell’accettare il gioco di squadra in primis se il vicino di box mostra un ritmo migliore; una situazione già vista ai tempi della convivenza con Carlos Sainz. Si tratta di un tema delicato e facilmente prevedibile, che i vertici della Scuderia dovranno gestire con attenzione soprattutto in vista della volata mondiale. Il Team Principal Frederic Vasseur ha ammesso che tra i propri piloti si è verificato un equivoco: “In quella fase non volevamo parlare troppo alla radio. Avevamo Antonelli dietro, che stava faticando e quindi abbiamo pensato di provare ad arrivare fino in fondo. Per questo non abbiamo scambiato le posizioni, perché Charles doveva comunque rientrare. Probabilmente avremmo potuto fare meglio, ma era difficile spiegare la situazione a Lewis senza rivelare il nostro piano agli altri. Questo ci ha portato a prendere quella decisione. Non penso però che abbiamo perso qualcosa a causa di quella scelta”. Secondo Vasseur, il vero problema resta la qualifica, che ha costretto Hamilton e Leclerc a partire rispettivamente dalla quinta e dalla sesta posizione. “Se ci è mancato qualcosa, credo sia stato più in qualifica che in gara, sia nella Sprint sia nella corsa di domenica. Partire dalla sesta posizione è troppo penalizzante. Probabilmente avevamo anche il passo per vincere”, ha aggiunto il manager francese. Vasseur ha poi lanciato un chiaro avvertimento in vista di Monza:” sarà un passaggio fondamentale per la Ferrari. Se vogliamo fare molto meglio di oggi dovremo essere perfetti. Basta commettere un errore per ritrovarsi quinti o sesti. Questa è una lezione importante per tutti. A Monza dovremo affrontare un weekend impeccabile”. Una disamina condivisibile. Nella Sprint, infatti, Leclerc ha chiuso secondo dopo aver sverniciato Norris al 18° giro ed Hamilton avrebbe probabilmente potuto giocarsi la vittoria, come lo stesso Charles, qualora entrambi fossero partiti dalla prima fila. Come detto più volte, la SF-26 è competitiva. Tuttavia, continua ad emergere una certa tendenza a disperdere risultati e punti attraverso episodi che finiscono per incidere negativamente sulla classifica. Battute a vuoto soprattutto sui circuiti che, sulla carta, dovrebbero essere favorevoli. In Olanda la Ferrari ha lasciato per strada altri punti, nonostante una Mercedes meno brillante rispetto all’inizio della stagione. Inoltre il Cavallino deve iniziare a guardarsi dalla McLaren, tornata stabilmente nelle zone nobili della classifica. Per ora il pericolo si chiama Norris, ma qualora dovesse ritrovarsi anche Piastri, la minaccia diventerebbe doppia. Come sottolineato da Vasseur, il prossimo appuntamento italiano potrebbe rappresentare uno spartiacque per il resto della stagione. Con Antonelli costretto a partire nelle retrovie e con l’Aduo 2, quale occasione migliore avrebbe la Ferrari per ridurre il divario? Un motivo in più per evitare tensioni interne tra Hamilton e Leclerc, soprattutto in qualifica, dove a Monza il gioco delle scie è determinante.
Colpi grossi – Se ne sono registrati ben due nel corso del fine settimana olandese, ed entrambi portano la firma di Max Verstappen. Il primo è arrivato giovedì, con il prolungamento del contratto che lo lega alla Red Bull. Un accordo che, secondo i rumors, garantirà all’olandese un compenso annuo di circa 100 milioni di dollari fino al 2030. Sarà vero? Se si beato lui. Il secondo, di tutt’altra natura, è andato in scena domenica. E anche in questo caso a dover mettere mano al portafoglio sarà la Red Bull. Nonparliamo dello stipendio del pilota, bensì dei danni riportati dalla RB22, distrutta nell’impatto contro le barriere. Il violento incidente si è verificato al termine del primo dei 72 giri. Nella curva sopraelevata che immette sul rettilineo principale, Verstappen ha perso il controllo della vettura, che è finita contro le barriere esterne per poi rimbalzare verso il centro della pista, generando attimi di autentico panico. Fortunatamente la monoposto è stata evitata dagli altri piloti e tutto si è risolto con un grande spavento, senza conseguenze fisiche per il quattro volte campione del mondo né per chi sopraggiungeva alle sue spalle. A tradire Verstappen è stato l’asfalto ancora umido per la pioggia caduta poco prima. Come avrebbe poi spiegato lui stesso, aveva individuato una traiettoria apparentemente più asciutta per accelerare, senza però trovare il grip necessario. Per l’olandese è certamente il modo peggiore di congedarsi da Zandvoort, la sua pista di casa, che dalla prossima stagione non farà più parte del calendario iridato. A salvare il parco bilancio della Red Bull ci ha pensato Liam Lawson, richiamato in fretta e furia dalla Racing Bulls in seguito al forfait di Isack Hadjar, fermato da un infortunio al polso le cui cause sarebbero ancora da chiarire. Il ventiquattrenne neozelandese, scaricato dalla casa madre dopo appena due gare nel 2025, è così tornato a Milton Keynes e dopo essersi qualificato ottavo, ha concluso settimo conquistando punti preziosi. Per effetto domino, sulla Racing Bulls è tornato il giapponese Yuki Tsunoda che, dodicesimo in qualifica, ha guadagnato una posizione in gara chiudendo undicesimo davanti al compagno Arvid Lindblad.
Eroico – Un celebre proverbio recita: «Chi si loda s’imbroda». Secondo noi, però, non è questo il caso di Fernando Alonso. Scherzando sulle difficoltà affrontate in riva al Mare del Nord, comprese quelle relative alla radio di bordo in panne, lo spagnolo ha dichiarato: «Ho gestito tutto da solo, perché sono un pilota molto bravo». Per il quarantacinquenne asturiano, autentico racer per DNA, il nono posto finale ottenuto dopo essere stato eliminato in Q1 e partito soltanto diciottesimo equivale quasi a una vittoria. La crisi attraversata dall’Aston Martin è ben nota. Il team sta cercando di risollevarsi grazie a uno sforzo enorme, sostenuto anche dal motorista Honda. Purtroppo le numerose evoluzioni introdotte sulla AMR26 tra Budapest e Zandvoort non stanno ancora producendo tutti i risultati sperati e, in questo contesto, l’esperienza di Alonso si rivela fondamentale. In gara, Fernando ha costruito il risultato con una sola sosta, sfruttando un primo stint di 28 giri con gomme soft ed a serbatoi pieni. Giro dopo giro ha recuperato terreno, lasciando intendere che la monoposto firmata da Adrian Newey stia lentamente imboccando la strada giusta. Il due volte campione del mondo torna così in top ten dopo Monte Carlo. Una differenza che lui stesso ha evidenziato: “A Monaco abbiamo conquistato un punto, ma con nove ritiri. Oggi, invece, abbiamo ottenuto due punti con il solo ritiro di Verstappen”. L’impegno di Alonso merita davvero un plauso. Fossimo nei panni dei vertici Aston Martin, ce lo terremmo stretto: la sua esperienza e la sua capacità di indirizzare lo sviluppo della vettura possono ancora risultare decisive nella rinascita della squadra di Lawrence Stroll.
Miracolati! – Sono state letteralmente baciate dalla fortuna al termine del primo giro, mentre affrontavano la curva dedicata ad Arie Luyendyk, poco dopo il violento incidente di Verstappen. Parliamo delle Audi di Nico Hulkenberg e Gabriel Bortoleto. Dopo essere andato in testacoda, il brasiliano ha iniziato a scivolare lungo il banking verso l’interno della pista. In un istante una fitta coltre di fumo bianco ha reso invisibile quel tratto di asfalto proprio mentre sopraggiungeva Hulkenberg a piena velocità. Il tedesco, grazie a riflessi eccezionali e forse anche ad una mano divina, si è buttato verso sinistra intuendo probabilmente la traiettoria del compagno e riuscendo ad evitarlo per pochissimi centimetri. Morale della favola: si è sfiorato un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Dopo la ripartenza Hulkenberg, fresco trentanovenne, ha disputato un’ottima corsa tagliando il traguardo in ottava posizione ed aggiungendo tre punti ai due conquistati a Budapest. Per la matricola Audi si tratta del quarto risultato consecutivo in zona punti, segnale inequivocabile di una crescita costante.
Riscatto – Dopo la battuta d’arresto ungherese, l’Alpine è tornata in zona punti grazie a Pierre Gasly, ottavo nella Sprint e decimo in gara. Il francese occupa ora la decima posizione nella classifica piloti con 44 punti.
Ordine d’arrivo
1° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 72 giri
2° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 11″536
3° – George Russell (Mercedes) – 15″906
4° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 16″755
5° – Charles Leclerc (Ferrari) – 17″258
6° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 32″332
7° – Liam Lawson (Red Bull-Ford) – 1’19″915
8° – Nico Hulkenberg (Audi) – 1 giro
9° – Fernando Alonso (Aston Martin-Honda) – 1 giro
10° – Pierre Gasly (Alpine-Mercedes) – 1 giro
11° – Yuki Tsunoda (Racing Bulls-Ford) – 1 giro
12° – Arvid Lindblad (Racing Bulls-Ford) – 1 giro
13° – Gabriel Bortoleto (Audi) – 1 giro
14° – Franco Colapinto (Alpine-Mercedes) – 2 giri
15° – Sergio Perez (Cadillac-Ferrari) – 2 giri
16° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 2 giri
Ritirati
Alexander Albon (Williams-Mercedes)
Valtteri Bottas (Cadillac-Ferrari)
Esteban Ocon (Haas-Ferrari)
Lance Stroll (Aston Martin-Honda)
Oliver Bearman (Haas-Ferrari)
Max Verstappen (Red Bull-Ford)
Classifica piloti
1° Antonelli 242 – 2° Hamilton, Russell 183 – 4° Norris 159 – 5° Leclerc 155 – 6° Verstappen 112 – 7° Piastri 104 – 8° Hadjar 68 – 9° Lawson 49 – 10° Gasly 44 – 11° Lindblad 23 – 12° Colapinto 19 – 13° Bearman 18 – 14° Bortoleto 10 – 15° Sainz, Hulkenberg 6 – 17° Albon 5 – 18° Ocon, Alonso 3
Classifica costruttori
1^ Mercedes 425 – 2^ Ferrari 338 – 3^ McLaren-Mercedes 263 – 4^ Red Bull-Ford 186 – 5^ Racing Bulls-Ford 66 – 6^ Alpine-Mercedes 63 – 7^ Haas-Ferrari 21 – 8^Audi 16 – 9^Williams-Mercedes 11 – 10^ Aston Martin-Honda 3
immagini Pirellipress













