Footwork-Porsche e il flop in Formula 1

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Tornare a gareggiare nella massima formula dopo i successi conquistati con la McLaren, è questo il proposito della Porsche all’inizio degli anni ’90, dopo avere stipulato un accordo con il Team Footwork, discendente da quello della Arrows.

Nel 1990 Waturu Ohashi, imprenditore giapponese e presidente della compagnia giapponese di logistica Footwork Express Co. Ltd, inizia ad investire ingenti somme di denaro nella sponsorizzazione del team Arrows. Per la stagione successiva la squadra viene ribattezzata Footwork ed inizia anche l’accordo per la fornitura dei propulsori 12 cilindri aspirati realizzati dalla casa tedesca.

La Porsche si era ritirata dalla Formula 1 alla fine del 1987 dopo aver fornito per quattro anni i motori turbo marchiati TAG al team McLaren. I V6 avevano vinto i mondiali con Lauda e Prost, ma il patron del Team inglese aveva abbandonato i propulsori tedeschi per passare agli Honda turbo con cui continuerà a vincere.

Finendo l’era dei propulsori sovralimentati la Porsche decide di tornare due anni dopo con un motore V12 aspirato da 3,5 litri e la casa tedesca all’inizio del 1990 firma un contratto quadriennale con la Footwork Arrows con decorrenza a partire dal 1991.

L’ingegnere Hans Mezger è il progettista del nuovo Porsche 3512 che ha un angolo tra le bancate cilindri di 80 gradi, collettore d’aspirazione e presa di potenza al centro del motore. Una soluzione per nulla usuale tra i propulsori della massima formula, derivata dal V12 boxer – Type 912  della 917, progettato sempre da Mezger a fine anni ’60.

Il Porsche 3512 mostra subito svariati problemi, inoltre è ingombrante e molto pesante: quasi 190 Kg, troppi rispetto ai V12 di Honda e Ferrari che rispettivamente arrivano a 159,6 kg e 139,7 kg. Alan Jenkins, il progettista della Footwork, è costretto a ridisegnare la nuova FA12, tanto che il team è costretto ad iniziare la stagione 1991 con la vecchia A11C modificata. Jackie Oliver, il boss della Footwork, ingaggia una coppia tutta italiana composta da Michele Alboreto e Alex Caffi. Il pilota milanese, dopo gli anni passati in Ferrari, ha corso per Tyrrell e Larrousse ed è arrivato alla squadra di Milton Keynes nella stagione precedente proprio per correre con un motore ufficiale così come il compagno bresciano.

Messa in pista la vettura iniziano i problemi che, oltre a peso e ingombro, riguardano anche la poca potenza a disposizione, solo 670 cv a circa 13.000 giri/min, inferiore alla concorrenza, con anche problemi di affidabilità dati dalla lubrificazione.

La stagione 1991 parte sul circuito cittadino di Phoenix, negli Stati Uniti, Alex Caffi non riesce a qualificarsi con la sua A11C, mentre Michele Alboreto parte 25º ma a metà gara è fermo con la trasmissione a pezzi. Sul tracciato di Interlagos, nettamente più veloce, a causa della scarsità di potenza e relativa velocità di punta, entrambe le vetture non passano le qualifiche. La FA12 riprogettata compare ad Imola, ma Alboreto nel tentativo di metterla a punto distrugge la scocca ed è costretto a utilizzare nuovamente la A11C, fallendo ancora una volta la qualificazione insieme a Caffi.

A Monaco, Caffi ha un incidente e non riesce di nuovo a qualificarsi, mentre Alboreto si qualifica ancora 25º, prima che il suo motore 3512 lo abbandona a metà gara. I rapporti tra la squadra inglese e la Porsche sono ormai compromessi, la Footwork decide di tornare al Ford Cosworth DFR V8, usato nelle stagioni 1989 e 1990, ma il team è nuovamente costretto a utilizzare il 3512 per le gare nordamericane in Canada e Messico, con Stefan Johansson al posto di Caffi, rimasto ferito in un incidente stradale.

Entrambi i piloti superano le qualifiche a Montréal, con Alboreto 21º e Johansson 25º, ma entrambi sono ben presto fermi per vari problemi tecnici. In Messico, dopo che quattro dei sette motori disponibili per il weekend erano già andati in panne il venerdì, Johansson non riesce a qualificarsi, mentre Alboreto parte dall’ultimo posto in griglia ma il 3512 è ko prima di metà gara.

Ormai la storia ha preso la via della fine annunciata e la Porsche nonostante alcuni collaudi portati avanti con Bernd Schneider, si vede costretta a rescindere formalmente l’accordo con il team in ottobre prima del Gran Premio del Giappone. Da allora non è più tornata in Formula 1.

 

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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