Di Carlo Baffi – foto ©Enrico Ghidini
Il giovane bolognese della Mercedes s’impone per la 5^ volta consecutiva. Un domino incontrastato nell’iconica Monte Carlo, malgrado una seconda partenza per una gara sprint che ha rischiato di far svanire il suo grande sogno iniziato il sabato con la pole. Alle sue spalle chiudono Hamilton sulla Ferrari ed un coriaceo Hadjar a bordo della Red Bull. Nel Mondiale, Antonelli si porta a 66 punti da Hamilton balzato secondo davanti a Russell rimasto fuori dalla top-ten.
Siamo sinceri, chi avrebbe mai ipotizzato di vedere un 19enne al suo secondo anno in F.1, inanellare 5 successi di fila (6 podi), 4 pole dopo i primi sei Gran Premi e comandare il mondiale con un margine in costante crescita? Nessuno, anche se conoscevamo le grosse potenzialità di Andrea Kimi Antonelli e della nuova Mercedes W17. Invece questo “Peter Pan” dal volto simpatico e tenero, che però in gara si trasforma in un famelico cannibale, non finisce mai di stupirci. La semplicità con cui realizza imprese entrate nella storia facendole sembrare quasi banali è disarmante. Malgrado stia rendendo quasi monotono il campionato in corso lasciando le briciole ai rivali, s’è guadagnato in breve tempo la stima dei top driver, Verstappen ed Hamilton primis. Anche a Monaco, pista anacronistica dove emergono le capacità del pilota, Antonelli ci ha regalato l’ennesimo fine settimana da favola, aggiornando il libro dei record. E’ il più giovane e vincitore poleman nella storia del Principato, Con 66 lunghezze sul secondo dopo 6 round, ha stabilito un nuovo primato in assoluto soffiandolo al quattro volte iridato Sebastian Vettel. Eloquente la domanda che “Sir Lewis Hamilton” gli ha rivolto nella saletta d’attesa prima della cerimonia del podio:” Ma vuoi raggiungere il mio numero di vittorie?” Inoltre, impresa nell’impresa, grazie ad Antonelli un pilota italiano è risalito sul gradino più alto del podio dopo 22 anni. Nel 2004 toccò a Jarno Trulli dopo una magica pole con la Renault (Kimi non era ancora nato), a sua volta dopo altri 22 anni da Riccardo Patrese, affermatosi con la Brabham in un finale rocambolesco nel lontano ‘82. E che dire del fatto che il baby fenomeno ha vinto col numero 12, lo stesso con cui il suo idolo Ayrton Senna colse il suo primo successo in quel di Monaco nel 1987 sulla Lotus-Honda? Insomma con la numerologia non si scherza.
Riguardo alla gara, la definiremmo un po’ monotona fino alle battute finali, poi complice l’uscita di pista di Stroll prima e Leclerc poi è stato tutto rimesso in discussione con un restart da fermi discutibile. La cavalcata trionfale con cui Antonelli ha impartito lezioni a tutti quanti dopo un ottimo via, rischiava di sfumare di colpo: al momento della bandiera rossa (tornata 60) aveva un margine di 29”6 su Hamilton. Con il sette volte campione al fianco in prima fila c’era da sudare freddo, invece, Kimi s’è fatto trovare pronto esorcizzando l’incubo delle partenze al rallenty e s’è nuovamente involato verso la meritata gloria con tanto di giro veloce, 1’13″481 al 76° dei 78 previsti. Nel post-gara, dopo aver ammesso la paura nella ripartenza, ha detto di essersi divertito nei passaggi finali. Ecco, forse sta proprio qui la chiave del suo momento magico. Si diverte e vive con naturalezza gara dopo gara superando gli esami severi che gli si parano davanti. Con un margine di 66 lunghezze è logico che la conquista del titolo iridato stia diventando un tema fisso nelle domande dei media, ma il leader del mondiale è ben conscio per sua stessa affermazione che l’asticella si alzerà sempre più. Come detto in precedenza siamo solo alla 6^ delle 22 tappe in calendario, ma per ora la Mercedes non ha rivali, è superlativa sia nella power unit, che nel telaio con relativi benefici sulle gomme. E poi c’è Kimi che fa l’ulteriore differenza. Qualcuno sostiene che gli stia andando tutto bene (ricordiamoci pure che la fortuna aiuta gli audaci) e che prima o poi lo scenario potrà capovolgersi, vedi quanto accaduto ad Oscar Piastri nel 2025. D’accordo, ma intanto Antonelli mette fieno in cascina con ampio merito e se si paleseranno delle criticità vedremo come saprà affrontarle. Tra i tanti meriti c’è quello di saper capitalizzare al massimo ciò che gli permette di fare la sua monoposto a seconda dei diversi tracciati: dalla velocissima e tecnica Suzuka, all’insidiosa Montreal per arrivare al toboga monegasco. Antonelli è molto elastico e non si da mai per vinto riuscendo a resettare velocemente gli errori senza ripeterli più. Toto Wolff, team boss Mercedes nonché suo mentore gongola sebbene predichi la calma all’infinito, evita i paragoni con Senna e si raccomanda scherzosamente con gli inviati di Sky Italia di non fare troppo “casino”:” Il sogno c’è – dice Herr Wolff salito sul podio dopo tanti anni – ma c’è bisogno di lavorare sodo.” Sempre Wolff ricorda come a Brackley abbiano fatto crescere Kimi sin dalle categorie addestrative malgrado le perplessità e le critiche sul percorso intrapreso a tappe forzate. La maturazione di Antonelli non è ancora completa anche se sta già scrivendo pagine di storia.
Baratro – Se in casa Mercedes c’è un driver al settimo cielo, c’è il suo compagno sprofondato agl’inferi. George Russell è il rovescio della medaglia nella scuderia anglo-tedesca. Dopo la debacle con tanto di ritiro in Canada mentre era in testa, il 28enne britannico era deciso a voltar pagina a Monte Carlo, nonostante il layout del tracciato non si sposasse al meglio con le Frecce Nero-Argento. Nelle libere 2 del venerdì aveva sopravanzato il collega, ma i problemi sofferti dalla W17 hanno indotto i tecnici a modificare il setup ed i frutti si sono visti nelle libere 3 del sabato mattina, almeno per il bolognese, autore del miglior crono. Il divario tra i due è emerso ulteriormente in qualifica, con Russell solo sesto in Q3 a 4 decimi dal poleman. La domenica è andato in scena un nuovo capitolo della via crucis del britannico, conclusasi al 12° posto complice un Drive Through per non aver scontato il penalty di 5” rimediato per eccesso di velocità in corsia box durante la prima sosta. Russell ha cercato di reagire lottando con Hadjar e Norris, ma non era giornata. Il culmine della disfatta l’ha vissuta al passaggio 56 quando è stato doppiato da Antonelli con tanto di bandiere blu esposte. Così post-gara ha sfogato la sua amarezza. Se il sabato aveva affermato che la W17 rispondesse di più allo stile del compagno, la domenica ha rincarato la dose dichiarando di trovarsi oltre la frustrazione e di essersi messo alle spalle il sogno mondiale. ”Cerco di pensare ad una gara alla volta (vittorie di tappa) – ha detto George, aggiungendo – tutto è contro di me e devo cercare di ribaltare la situazione. Parole che sanno di resa? Forse, ma a volte prendere atto di un obiettivo mancato può toglierti di dosso il fardello della responsabilità e metterti nella condizione di correre più sereno, senza l’obbligo di vincere a tutti i costi. Che sia una nuova filosofia adottata da Russell? Alla vigilia del fine settimana, ha cercato di punzecchiare Antonelli dicendogli che può solo perdere il mondiale. Lapidaria la risposta del bolognese:” Ma io non ho vinto nulla.” Segno che il “ragazzino” sa replicare per le rime al suo rivale pur rispettandolo. Così come quando dopo le schermaglie di Montreal disse di saper come battere il britannico e i responsi della pista per ora sono impietosi. Più che alla dialettica, con la quale è abilissimo, George deve rispondere a colpi di cronometro, prendendo finalmente atto di avere a che fare con un pessimo cliente che finora ha sottovalutato. Una prima risposta potremmo averla già domenica prossima sul circuito molto tecnico di Barcellona.
Up & down– La Ferrari era ritenuta da molti la favorita (anche senza aver portato aggiornamenti) per via del layout monegasco che ben si sposa con le caratteristiche dalla SF-26, ci riferiamo nei tratti medio-lenti. In tutte e tre le sessioni di libere, le Rosse avevano occupato le posizioni di vertice facendo ben sperare, poi in Q3 sono state sopravanzate dalla rinata Mercedes di Antonelli e dalla Red Bull del temibile Max Verstappen che si pigliavano la prima fila. Lewis Hamilton autore del 3° tempo parlava di un passo indietro rispetto alle libere, ma si riteneva comunque in lotta per la gara, scattando dalla seconda fila insieme a Leclerc. Di tutt’altro umore Charles, fresco del rinnovo pluriennale del contratto. La P4, alle spalle di Lewis nella gara di casa, deve averlo infastidito e non poco. Ha sottolineato un problema molto specifico senza entrare nei dettagli lamentato anche in Canada. ”Da due weekend sto facendo tanta fatica – spiegava il monegasco – abbiamo una soluzione che a Monaco non abbiamo adottato. Al momento non ho fiducia di questa macchina. Io ce la metto tutta, ma in questo momento è troppo rischioso spingere. Per domani, la vedo molto difficile arrivare dove si trovano quelli davanti a noi, ma ci proverò.” Nel mirino del ferrarista ci sarebbe finito l’impianto frenante che l’ha perseguitato per buona parte del fine settimana. Dopo un venerdì promettente, Charles è stato impreciso in qualifica sprecando il primo tentativo e baciando le barriere nel secondo. Bravo ad evitare Verstappen piantato al via, è rimasto dietro ad Hamilton e quando alla tornata 61 in regime di Safety Car è stato richiamato ai box per il 2° pit insieme al compagno s’è lamentato via radio dell’ordine ricevuto. Ciò deve averlo innervosito e nella ripartenza dietro la vettura di sicurezza ha concluso anzitempo la gara contro le protezioni all’Anthony Noghes. E qui occorre aprire una breve parentesi relativa all’asfalto. Dopo l’out Leclerc (stesso punto dove precedentemente s’era arenato anche a Stroll), la direzione gara ha esposto la bandiera rossa. In un primo tempo s’è pensato ad un controllo dei guard-rail poi è emerso un problema legato alla pista dove era stato posato del manto nuovo. C’era degrado, tanti marbles e le riprese fornite da Sky ci hanno mostrato un pezzo di selciato staccatosi e messo da parte da un commissario (quasi occultato). Da qui gli immediati lavori di riparazione che a detta di alcuni piloti, quando sono ritransitati, non avevano risolto il problema più tanto. Il monegasco però non ha addossato le colpe al circuito. “Anche se la pista non aiuta, quando 4-5 giri prima ero passato di li ed i freni funzionavano, nonostante ci fosse meno grip, riuscivo ad aprire la curva. Non voglio prendere scuse, più volte mi sono preso colpe anche quando c’erano cose che non erano ottimali, ma fa parte del nostro sport. Oggi riguardando i dati non potevo fare nulla. Quando ho appoggiato il piede sul freno, quello posteriore era come se non ci fosse e quello anteriore mi ha dato il doppio della coppia frenante rispetto agli altri giri, perché non erano nella temperatura giusta. Questo non è buono e diventa pericoloso. Comunque – ha puntualizzato Charles- la soluzione c’è perché da tre gare Lewis ha preso una direzione diversa con altri freni ed è quello che farò dalla prossima corsa.” E sulla seconda sosta riconosce:” Ero molto stressato di dover rallentare in pit-lane siccome dalla direzione gara ci avevano detto che non potevamo fare questo. Sapevo inoltre che Lewis doveva scontare una penalità e temevo di pigliarla anch’io perché avrei dovuto rallentare di conseguenza. Le gomme andavano bene e non ero preoccupato a proseguire con quelle. Ma questo è un dettaglio che alla fine non avrebbe cambiato nulla: saremmo finiti secondo e terzo.” Resta il rammarico che se Leclerc fosse rimasto fuori avrebbe potuto salire secondo. Chiamata in causa, la Brembo che da 50 anni ha una partnership con Maranello, ha espresso grande stupore per quanto accaduto a Charles durante il Gran Premio ed è “molto sorpresa dalle dichiarazioni rilasciate dal pilota nel dopo-gara. L’azienda – prosegue la Brembo – non conosce attualmente le cause dei problemi riscontrati da Leclerc e ritiene pertanto prematuro formulare valutazioni tecniche definitive prima dell’analisi dei dati disponibili. In casi come questo è infatti necessario esaminare i dati di telemetria insieme agli ingegneri del team per individuare con precisione l’origine dell’episodio”.
Ma torniamo ad Hamilton che dopo il Canada ha agguantato il 3° podio dell’anno. In virtù della 2^ piazza, Sir Lewis è secondo nel mondiale e soprattutto non è più passivo e cupo come nel 2025. Probabilmente avverte che la SF-26 risponde alle sue esigenze di guida e ciò lo ha caricato a palla: nella foto del podio (sotto il quale c’era la sua fidanzata Kim Kardashian) insieme agli altri due colleghi ha mostrato con orgoglio il trofeo conquistato. Alquanto curiosa la sua dichiarazione una volta uscito dall’abitacolo all’indirizzo dei vincitori:” Mi congratulo con Antonelli e la Mercedes, sono come una famiglia.” E sulla Rossa ha ribadito che pur non essendo facile raggiungere le Frecce Nero-Argento, la Ferrari sta facendo il massimo per massimizzare le performances. ”Abbiamo una buona macchina, servono nuovi pezzi per colmare il gap. Non ci manca tantissimo.”
Crisi – A Monte Carlo celebrava il prestigioso traguardo dei 1000 Gran Premi disputati nella sua blasonata storia, ma non è riuscita a disputare una competizione all’altezza, anzi. La McLaren-Mercedes cercherà di archiviare al più presto un fine settimana opaco che conferma le difficoltà d’inizio stagione della MCL40. I guai sono iniziati già il venerdì nelle libere 2 con Norris fermo all’uscita del tunnel dopo 8 passaggi col display del volante completamente spento a causa di un altro guasto elettrico. In Q3 Oscar Piastri e Lando Norris si sono piazzati rispettivamente 7° ed 8° ed in gara non sono mai stati protagonisti. L’australiano è riuscito a metterci una pezza con un 4° posto dopo aver accarezzato il sogno di andare a podio per un’investigazione di Hadjar finita nel nulla. Norris ha invece alzato bandiera bianca al giro 45, dopo aver cercato di rallentare Russell al fine di favorire la gara di Piastri davanti a lui. La sua McLaren n°1 sarebbe stata di li a poco tradita dalla batteria con conseguente ritorno ai box. I Campioni del mondo in carica, figurano terzi tra i costruttori: 126 punti sotto la Mercedes, 47 dalla Ferrari e 46 di margine sulla Red Bull.
Work in progress – Il 2° tempo in Q3 di Max Verstappen a 43 millesimi da Antonelli ed il 5° di Isac Hadjar avevano ridato il sorriso alla Red Bull intenta a risalire in classifica. Non dimentichiamo che è il suo primo anno con un motore prodotto in proprio a Milton Keynes con il supporto della Ford. Lo stesso Verstappen non ha nascosto la soddisfazione nel partire in prima fila:” Se mi avessero detto che sarei arrivato secondo in qualifica avrei accettato subito.” In Q2 l’olandese aveva ottenuto perfino il miglior tempo. Si pensava che avrebbe dato filo da torcere al poleman alla staccata di Santa Devote, invece ecco il black-out che l’ha messo fuori gioco allo spegnimento dei semafori. Con la power unit ko ha dovuto gioco forza uscire di scena. A tenere alte le sorti della scuderia anglo-austriaca ci ha pensato Hadjar con la terza piazza, secondo podio in carriera per lui dopo quello di Zandvoort l’anno scorso. Per il 21enne franco-algerino non è stata comunque una passeggiata. S’è lamentato più volte del motore, ha rischiato pure di esser penalizzato nel post-gara, ma ha tirato fuori le unghie ed alla fine l’ha spuntata incamerando punti preziosi.
Risalita – Buone notizie anche per la Racing Bulls, “sorellina” della Red Bull Racing. Ha portato al traguardo entrambe le VCARB 03 con Liam Lawson 5° ed il rookie Arvid Lindblad 6°. La compagine di Faenza è sesta tra i costruttori a quota 39, divisa da sole 2 lunghezze dall’Alpine, quinta.
Mucchio selvaggio – A completare la top-ten, troviamo Gasly (Alpine-Mercedes) settimo, seguito dalla Williams-Mercedes di Albon, dalla Haas-Ferrari di Ocon e guarda guarda, l’Aston Martin-Mercedes di Alonso. Complice la penalità ricevuta da Sergio Perez, reo di aver sbagliato posizione nella piazzuola al secondo restart ed in un primo tempo illusosi di aver arpionato il primo punto per la Cadillac-Ferrari, la decima piazza è stata assegnata a Fernando Alonso che finalmente permette all’Aston Martin-Honda di rompere il ghiaccio ed abbandonare quota zero.
Ordine d’arrivo:
1° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 78 giri
2° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 6″271
3° – Isack Hadjar (Red Bull-Ford) – 23″394
4° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 24″261
5° – Liam Lawson (Racing Bulls-Ford) – 26″553
6° – Arvid Lindblad (Racing Bulls-Ford) – 29″010
7° – Pierre Gasly (Alpine-Mercedes) – 30″369 **
8° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 33″413
9° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 37″140
10° – Fernando Alonso (Aston Martin-Honda) – 41″899
11° – Gabriel Bortoleto (Audi) – 42″748
12° – George Russell (Mercedes) – 43″353
13° – Nico Hulkenberg (Audi) – 44″102 ***
14° – Franco Colapinto (Alpine-Mercedes) – 48″964 *
15° – Sergio Perez (Cadillac-Ferrari) – 49″153 ****
* 5″ di penalty per velocità in pit-lane
** 5″+ 5″ penalty per velocità in pit-lane
*** 10″ di penalty per contatto con Sainz
**** 10″ di penalty per errato posizionamento in griglia
Ritirati:
Charles Leclerc (Ferrari)
Lance Stroll (Aston Martin-Honda)
Lando Norris (McLaren-Mercedes)
Oliver Bearman (Haas-Ferrari)
Valtteri Bottas (Cadillac-Ferrari)
Max Verstappen (Red Bull-Ford)
Classifica piloti:
1° Antonelli 156 – 2° Hamilton 90 – 3° Russell 88 – 3° Leclerc 75 – 5° Piastri 60 – 6° Norris 58 – 7° Verstappen 43 – 8° Hadjar 29 – 9° Gasly, Lawson 26 – 11° Bearman 18 – 12° Colapinto 15 – 13° Lindblad 13 – 14° Sainz 6 – 15° Albon 5 – 16° Ocon 3 – 17° Bortoleto 2 – 18° Alonso 1
Classifica costruttori:
1^ Mercedes 244 – 2^ Ferrari 165 – 3^ McLaren-Mercedes 118 – 4^ Red Bull-Ford 72 – 5^ Alpine-Mercedes 41 – 6^ Racing Bulls-Ford 39 – 7^ Haas-Ferrari 21 – 8^ Williams-Mercedes 11 – 9^ Audi 2 – 10^ Aston Martin-Honda 1










