F1 2026 – Montreal: Antonelli ingrana la quarta!

Di Carlo Baffi

Il giovane della Mercedes conquista il 4° successo di fila prendendo il largo nella classifica piloti. Avvincente il suo duello col compagno Russell, visto anche nella Sprint Race del sabato. Peccato che l’inglese sia uscito di scena anzitempo nel G.P. per un problema tecnico. Secondo è un resuscitato Hamilton con la Ferrari davanti a Verstappen, sulla Red Bull.

L’immagine del podio è eloquente. Sintetizza quanto accaduto nel G.P. del Canada, che per la 45^ volta si correva a Montreal. E se vogliamo concentra passato, presente e probabilmente il futuro di questa F.1. Tra due miti del calibro di Lewis Hamilton e Max Verstappen (11 corone in totale) spiccava Andrea Kimi Antonelli. Il 19enne ha stupito ancora siglando la quarta affermazione consecutiva dopo la 1^ in Cina, un record che nessuno aveva mai ottenuto nella massima categoria. Fa specie come Hamilton l’abbia abbracciato in parco chiuso, ennesimo attestato di stima ricevuto dal bolognese dopo quelli di Verstappen. Un segno inequivocabile di come il Circus lo stia accogliendo ed abbia recepito le sue qualità umane oltre a quelle tecniche. Sull’insidioso circuito che si staglia sull’isola di Notre Dame, per Antonelli non è stato facile arginare George Russell con il quale ha ingaggiato una lotta senza esclusione di colpi anche bassi, al punto che è dovuto intervenire Toto Wolff il team boss della “Stella a Tre Punte”.  Alle spalle di una Mercedes che si conferma prima forza, sono emersi i due mostri sacri, Hamilton e Verstappen, bravi a sfruttare le loro monoposto tornate competitive anche se non ai livelli delle Frecce Nero-Argento.

Scintille! – Diciamolo, prima o poi sarebbe successo. E’ nella natura dello sport che quando due talenti incrociano i loro destini, diventino due rette convergenti. Se l’anno passato Antonelli se n’è stato buono nella fase di apprendistato, ora inizia a raccogliere i frutti finendo inevitabilmente per entrare in rotta di collisione con Russell. Il primo vero match è andato in scena nella Sprint Race. Partiti entrambi dalla prima fila, Russell ed Antonelli hanno condotto le danze con l’italiano che al giro 5 dei 23 previsti ha rotto gl’indugi sferrando un assalto all’esterno di curve 1 e 2. Manovra azzardata e forse troppo ottimistica dal momento che il britannico avrebbe chiuso costringendolo ad andare largo. Il seguito, tra le curve 8 e 9. Pure in questo caso è andata male a Kimi che è uscito di nuovo (probabilmente danneggiando un po’ il fondo) ed ha perso la posizione a favore di Norris. Vani i suoi tentativi di riprendersi la P2 in preda alla veemenza che l’ha spinto ad un altro taglio. Mentre Russell s’apprestava a vincere, Antonelli tuonava via radio “Mi ha spinto fuori!”, provocando la reazione di Wolff:” Smettila. Guida concentrato.” Ed alla fine vista l’insistenza:” Di queste cose ne parliamo nel garage e non via radio.” Fondamentale il debriefing dopo la bandiera a scacchi per fissare le regole d’ingaggio. Interpellato dai Sky Italia, Wolff sentenziava:” Non voglio Star Wars. Per fortuna tutto è successo nella Sprint e non nel Gran Premio dove ci sono più punti in palio.” Archiviata la garetta, Antonelli ha diplomaticamente riconosciuto i propri errori (non la difesa strenua di Russell) e s’è subito concentrato sulle qualifiche, in cui s’è giocato la pole fino all’ultimo metro col compagno. Russell l’ha preceduto di soli 68 millesimi, gli stessi della qualifica del venerdì. I nervi a fior di pelle hanno alimentato la grande attesa per la domenica con i due ancora davanti a tutti e con la grossa incognita del meteo che prevedeva pioggia. Allo spegnimento dei semafori (dopo due giri di formazione extra complice la Racing Bulls di Lindblad piantatasi con la marcia innestata), il poleman Russell veniva sorpreso da Norris (P3) ed Antonelli (scattato bene anche questa volta) che si metteva alle spalle della McLaren n°1.  Col Campione del Mondo costretto alla prima sosta già al 2° passaggio, Kimi balzava in testa con Russell dietro. Era il preludio al blitz del britannico che di prepotenza si prendeva la leadership al termine della 6^ tornata. Un sorpasso con frenata al limite, costringendo il bolognese al bloccaggio per evitare il tamponamento. Era l’inizio di un nuovo braccio di ferro, ma pur spingendo a fondo Russell non riusciva a togliersi dagli specchietti Antonelli. Un pressing sul filo del rasoio con ripetuti cambi di posizione dovuti ad imprecisioni nella guida. Al giro 24 dei 68, Kimi tentava una sortita borderline al punto che dal box gl’imponevano di restituire la leadership. Per il pubblico era certamente una manna, meno per il box Mercedes dove regnava la tensione. C’era da stabilire chi per primo sarebbe rientrato a sostituire le Pirelli soft e ciò avrebbe potuto decidere le sorti del Gran Premio. A differenza del sabato però c’era l’impressione che i due galletti non commettessero scorrettezze; sicuramente lo shampoo di Wolff deve aver sortito i suoi effetti. Detto questo, le due W17 procedevano marcandosi strette fino alla svolta della tornata 30. Il capofila Russell finiva sull’erba tra curva 8 e 9 spalancando così le porte a Kimi, ma ecco il colpo di scena. George si fermava immediatamente con un piccolo alone di fumo che si alzava dalla monoposto. A posteriori si saprà che a tradirlo è stata la batteria. Una doccia fredda per Russell che dava sfogo alla propria rabbia scagliando in avanti la protezione per la testa, picchiando pugni sull’avantreno e lanciando i guanti a terra. Game over per il british che vedeva svanire di botto i sogni di una vittoria che gli manca da Melbourne e che comunque avrebbe dovuto sudarsela visto il ritmo veloce del compagno. La vettura ferma in pista provocava la Virtual Safety Car e le soste ai box dei piloti in top-five. Antonelli rientrava con le intermedie mantenendo la posizione di vertice con oltre 5” da Verstappen secondo. Margine abbastanza sicuro che da li in avanti il bolognese ha potuto gestire senza grossi rischi. Una marcia trionfale mantenendo sempre un buon ritmo regalandosi pure il giro veloce in 1’14”210 all’ultima tornata. In virtù di questo risultato, Antonelli ha consolidato ulteriormente il suo margine in classifica portandosi a +43 su Russell. E qui si apre lo psicodramma. Russell aveva archiviato Miami dove prese 43” da Antonelli dicendo che il tracciato non era di suo gradimento, lasciando intendere che Montreal sarebbe stata la cura per il suo momento no. D’altronde nel 2025 vinse partendo dal pole e siglando pure il giro veloce. Insomma una sorta di giardino di casa e per come s’era messo il weekend tutto faceva presagire il riscatto del 28enne, in F.1 dal 2019. Partenza al palo ed affermazione nella garetta, vincendo il confronto diretto con Antonelli che s’è preso pure il cicchetto dal grande capo. Un rovesciamento di fronte favorevole per ristabilire le gerarchie nel team. Poi in Q3 beffava il rivale scippandogli la pole, un’impresa sudatissima maturata allo scadere che gli ha fatto lanciare un urlo di gioia liberatorio, a riprova che sente di brutto la rivalità interna. In gara doveva chiudere il cerchio invece parte male, rincorre e sopravanza Kimi, ma qui si rende conto che non riesce a seminare l’insidia, a levarsi di dosso quel tarlo fastidioso che lo perseguita. Allora da fondo a tutte le sue energie e sul più bello gli crolla il mondo addosso. Tempo zero rispuntano i fantasmi più cupi che pareva stesse esorcizzando. Impossibile non essere frustrato ed è stato apprezzabile il gesto di Wolff che l’ha rincuorato appena tornato ai box. Davanti ai microfoni George parlerà del suo trend negativo elencando tutte le recenti sventure (argomento toccato già a Suzuka), concludendo:” Non voglio augurare sfortuna a nessun altro, però voglio giocare le mie carte equamente. Avere le stesse opportunità.” Cosa intendeva dire? Solo un richiamo alla dea bendata, o un messaggio rivolto a qualcuno sulle pari opportunità? Sarebbe interessante chiarire la questione, anche perché è noto lo stile molto politico del personaggio, con frasi dal contenuto trasversale: ricordiamoci gli scontri verbali con Verstappen. Appena terminata la Sprint, George s’era espresso in merito all’episodio con Kimi, definendolo una battaglia dura ma normale, difendendo il suo operato:” Non volevo fare nulla di aggressivo.” Aggiungeva che avrebbe riguardato le immagini e di essere contento che entrambi avessero terminato la competizione. Che volesse rimarcare in mondo visione il rischio di un doppio zero provocato dall’impeto del collega? Al di là delle ipotesi, sta di fatto che su Russell la pressione è pesantissima. Ora deve assolutamente dimostrare di essere il pilota di punta e di valere il lauto ingaggio che ha spuntato dalla Mercedes (con tanto di benefit nella riduzione degli impegni con sponsor e media). La classe c’è, ma nel tirare troppo in ballo la “rogna” non rischia di entrare in un loop negativo? E’ pur vero che ripercorrendo la carriera di George ci sono dei passaggi che destano preoccupazione. Cresciuto all’ombra della Stella d’Argento, ebbe la sua grande occasione nel G.P. di Sakhir del 2020 (aveva sostituito Hamilton colpito dal Covid) quando vide sfumare una vittoria certa per un disguido imperdonabile del box Mercedes, squadra a cui approdò due anni dopo lasciando la Williams. Si ritrovò al fianco di un fuoriclasse come Hamilton che godeva dello status di prima guida e poi la macchina non era più competitiva come in passato, al contrario di una Red Bull pigliatutto. Riuscì comunque a mostrare il proprio talento e quando il connazionale più blasonato se ne andò, deve aver confidato che fosse arrivato finalmente il suo momento. Invece ecco che il destino gli mette accanto un “ragazzino” che esplode proprio quando i tecnici della “Stella a Tre Punte” realizzano una monoposto super. Insomma, pare che sul più bello ci sia sempre qualcosa che non fili per il verso giusto. Forse la vera grande jella di Russell, è la stessa che ha colpito parecchi campioni dello sport, ossia di aver trovato sulla propria strada un fenomeno. In questi casi si deve accettare la realtà e cercare di reagire. Malgrado sia in piena ascesa, Antonelli è ancora un diamante grezzo. Deve maturare rispettando i tempi naturali, però con un vantaggio così ampio il sogno iridato prende consistenza. L’asticella s’impennerà sempre più con tutti gli effetti psicologici del caso; anche Kimi è un essere umano. Non va escluso che potrà vivere momenti critici, ma il tempo è dalla sua parte vista l’età ed il potenziale. Per ora può vincere, ma non … deve. Una prospettiva che rende molto diversa la sua posizione rispetto a quella di Russell. Antonelli impara in fretta e forse dopo sabato ha finalmente capito che l’impazienza di assalire George è controproducente. Meglio quindi tallonarlo dimostrando di non essergli da meno e poi stargli davanti in qualifica: il cronometro è sempre impietoso. Kimi ha dichiarato all’inviata de “La Gazzetta dello Sport” di sapere come battere Russell, che la competizione c’è eccome, ma che è prematuro parlare di Mondiale a questo punto del campionato. “La priorità è che ci sia rispetto tra noi.” Avvertimenti che possono apparire anche come punzecchiature, giusto per mettere il sale sulla coda dell’avversario. Altri elementi a favore del bolognese riguardano il sopracitato rapporto con i colleghi, in particolare con i senatori. Kimi è entrato in punta di piedi nel Circus, con quella semplicità che lo contraddistingue e che gli permette di creare empatia con il personale Mercedes. Il nostro augurio, da suoi connazionali, è che mantenga sempre questa serenità nell’affrontare le prossime sfide. Di sicuro, se la Mercedes manterrà questo potenziale, i due fighters arriveranno a nuovi scontri forse anche più duri e qui l’esperienza di “Herr Wolff” sarà fondamentale nel gestire gli equilibri a Brackley. Il boss ha avvertito che se in Canada c’era margine per garantire una certa libertà, vi saranno round in cui si renderà necessario un richiamo tra i ranghi onde evitare alla concorrenza di avvicinarsi pericolosamente. Il mondiale costruttori manca nella bacheca Mercedes dal 2021. Un digiuno che va interrotto.

Bentornato Hammertime! Elargiti gli encomi ad Antonelli, eccoci all’altro prim’attore di Montreal, parliamo di “Sir Lewis Hamilton”. Per la prima volta da quando è a Maranello, l’eptacampione è tornato ad essere il cannibale dei tempi d’oro. Esclusa la vittoria nella Sprint cinese del 2025, la seconda piazza in riva al San Lorenzo, è il miglior risultato del britannico al volante della Rossa. Le premesse del “risveglio” s’erano palesate nel corso della conferenza stampa del giovedì in cui Hamilton aveva parlato del suo futuro affermando:” Ho un contratto e per me è tutto chiaro al 100%. Sono concentrato, motivato e resterò ancora qui per un bel po’, per cui abituatevi. Ci sono molte persone che cercano di farmi ritirare, ma non ci penso nemmeno. Guardo al futuro, sto pianificando i prossimi cinque anni.” Alle parole sono seguite i fatti. Quinto nelle qualifiche della Sprint terminata in P6, ha firmato il 5° tempo in Q3 per poi brillare in gara. E’ transitato 4° dopo il primo passaggio e poi una volta blindata la terza posizione è andato in caccia dell’eterno rivale Verstappen. L’ha raggiunto ed al 62° passaggio l’ha freddato in curva 1 accompagnato dal boato della folla. E’ stato abile a difendersi dal ritorno della Red Bull n°3 ed ha così potuto festeggiare l’ottima performance davanti alla mamma. Quella dell’Isola di Notre Dame, s’è dimostrata ancora una pista congeniale a Lewis: qui conquistò il suo primo successo nel 2007, ci ha vinto 7 volte e siglato 6 pole, come Schumacher. Per il 41enne inglese trattasi del secondo podio stagionale, ma a differenza degli ultimi tempi è parso rinvigorito. Da qui la domanda, cosa l’ha cambiato? Iniziamo col prendere in considerazione la diversa preparazione alla gara. A Miami aveva rivelato che la prestazione negativa era frutto dell’assetto deciso al simulatore che l’aveva messo in seria difficoltà. Da qui la decisione di procedere secondo le proprie sensazioni e guarda caso i risultati si sono visti a Montreal. Hamilton non ha abolito del tutto lo strumento virtuale (pare lo voglia utilizzare per dei confronti), ma ha ribadito di sentirsi della vecchia scuola e che se la cava meglio senza. Il bottino corposo di 21 punti rafforza la sua 4^ piazza staccando Norris (+14) e lo pone in scia al compagno Charles Leclerc, terzo con sole tre lunghezze in più. In Canada, il “Principino” ha rappresentato il rovescio della medaglia per Maranello non riuscendo mai a gestire la SF-26 ed è stato davanti ad Hamilton solo nella Sprint finendo 5°. In gara ha cercato di limitare i danni sopravanzando Hadjar, ma al traguardo subiva un gap di 44” dal vincitore contro i 10” di “Hammertime”. Sconsolato, davanti ai microfoni ha parlato di uno dei weekend peggiori della sua carriera in termini di feeling. “Fin dal venerdì non ho avuto un solo giro in cui potevo dire di sentire davvero la macchina. Ho avuto la sensazione di rischiare di andare a muro in ogni curva per via delle gomme che erano fuori dalla finestra. Non c’è stato un momento – ha proseguito il monegasco – in cui qualcosa sembrasse funzionare e che tutto fosse al posto giusto. E’ stata invece una grande giornata per Lewis che ha mostrato sempre un gran passo.” La prossima tappa, guarda caso sarà quella nella sua Monte Carlo, dove cercherà di pigliarsi in tutti i modi la rivincita. Sulla carta sono in molti ad accreditare la Ferrari come favorita per via delle caratteristiche anomale del tracciato toboga. Leclerc conosce ogni centimetro del Principato che per lui è stato croce e delizia: allo splendido trionfo del 2024, si accompagnano anche grosse delusioni. Una seconda affermazione lo galvanizzerebbe per il prosieguo del Campionato. E’ sicuramente uno dei papabili candidati alla vittoria, ma questo Hamilton on fire, non va sottovalutato. A Monaco, Sir Lewis s’è imposto tre volte e la sua esperienza combinata ad una SF-26 competitiva potrebbe risultare un cocktail vincente.

Sulla strada giusta – Per la Red Bull è finalmente arrivato il primo podio del 2026. Ha siglarlo è stato Max Verstappen giunto terzo dopo il settimo posto nella Sprint. Il quattro volte campione scattava sesto ed in conseguenza del suicidio McLaren e dell’abbandono di Russell s’è ritrovato secondo alle spalle di Antonelli. Ha tenuto botta finché ha dovuto cedere il passo ad un Hamilton aggressivo che l’ha scalzato dalla piazza d’onore. Bene anche Isack Hadjar, il quale dopo una garetta da dimenticare s’è riscattato con una P7 in Q3 ed una coriacea gara la domenica. Ha arpionato una 5^ posizione (a 1 giro) nonostante le penalità ricevute: la prima di 10” per i ripetuti cambi di direzione nel difendersi da Leclerc e poi la seconda (stop&go) per non aver rispettato una bandiera gialla. E’ indubbio che il 21enne franco-algerino sia animato dalla voglia di emergere, ma è bene che freni i suoi bollenti spiriti. Resta comunque il fatto che a Milton Keynes possono essere ottimisti per la resa della nuova power unit realizzata in proprio con l’aiuto della Ford.

Auto-lesionismo – Francamente la mossa di schierare entrambe le monoposto con gomme intermedie, ha lasciato basiti in tanti. Ok, cielo grigio, pista molto umida, rischio scrosci, ma non al punto di calzare le Pirelli da pioggia. E con le MCL40 schierate in seconda fila è parso un azzardo decisamente eccessivo. Per lo meno poteva essere diversificata la strategia dato che la scelta pare sia stata caldeggiata da Lando Norris. Perplessità che hanno trovato conferma quasi subito con Oscar Piastri che rientrava dopo un giro per montare le medie. Norris invece aveva azzeccato un ottimo start, ma la sua leadership è durata un battito di ciglia: nella tornata 2, anch’egli faceva capolino ai box per passare alle medie. Della serie, una corsa compromessa in partenza e proseguita peggio. Piastri è rovinato addosso alla Williams di Albon pigliandosi pure una sanzione di 10” ed alla fine ha chiuso 11° a 2 giri. Norris non ha manco visto la bandiera a scacchi, complice un guasto tecnico che l’ha portato al ritiro dopo 40 giri. Le uniche note positive sono arrivate dalla Sprint: Lando 2° dietro a Russell e Piastri 4° davanti alle Ferrari. Il doppio zero di domenica pesa quanto un macigno, perché arriva dopo Miami in cui la McLaren-Mercedes aveva dato segnali di grande ripresa. Tra i costruttori, il team Campione del Mondo resta terzo, ma si stacca da Mercedes e Ferrari.

Gaucho in crescita – Il G.P. del Canada gli ha regalato il suo miglior risultato da quando è in F.1 (debutto nel 2024). Parliamo del 6° posto di Franco Colapinto, che insieme alla P7 di Miami ha fatto rialzare le sue quotazioni. Senza contare che nella garetta ha chiuso 9° sfiorando la zona punti. Il 23enne argentino è entrato per la terza volta nella top-ten e sta contribuendo in modo determinante alla resurrezione dell’Alpine-Mercedes diretta da Flavio Briatore, ad oggi 5^ tra i costruttori. Rispetto agli anni precedenti, Colapinto sta avendo una metamorfosi che non lo vede più commettere errori dettati dall’irruenza. In graduatoria ha 15 lunghezze, 5 in meno rispetto al più navigato compagno Pierre Gasly, nella massima serie dal 2017. Un bravo anche al transalpino, che grazie all’ottava posizione di Montreal è andato a punti in quattro round su cinque; da aggiungere anche la P8 nella Sprint di Miami.

GrandItalia – Fa piacere rilevare ancora una volta il buon momento del motorsport tricolore. Alla leadership di Antonelli in F.1, si aggiunge quella di Gabriele Minì nel Campionato Fia F.2. Il 21enne palermitano in forza alla MP Motorsport, risultando 2° in Gara 1 e 3° in Gara 2 è balzato al comando della classifica generale con un margine di 10 lunghezze sul bulgaro Nikola Tsolov e 21 sul brasiliano Rafael Camara.

Immagini Pirellipress

Ordine d’arrivo:

1° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 68 giri
2° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 10″768
3° – Max Verstappen (Red Bull-Ford) – 11″276
4° – Charles Leclerc (Ferrari) – 44″151
5° – Isack Hadjar (Red Bull-Ford) – 1 giro
6° – Franco Colapinto (Alpine-Mercedes) – 1 giro
7° – Liam Lawson (Racing Bulls-Ford) – 1 giro
8° – Pierre Gasly (Alpine-Mercedes) – 1 giro
9° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 1 giro
10° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 1 giro
11° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 2 giri
12° – Nico Hulkenberg (Audi) – 2 giri
13° – Gabriel Bortoleto (Audi) – 2 giri
14° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 2 giri
15° – Lance Stroll (Aston Martin-Honda) – 4 giri
16° – Valtteri Bottas (Cadillac-Ferrari) – 4 giri

Ritirati:
Sergio Perez (Cadillac-Ferrari)
Lando Norris (McLaren-Mercedes)
George Russell (Mercedes)
Fernando Alonso (Aston Martin-Honda)
Alexander Albon (Williams-Mercedes)
Arvid Lindblad (Racing Bulls-Ford)

Classifica piloti:
1° Antonelli 131 –  2° Russell 88 – 3° Leclerc 75 – 4° Hamilton 72 –  5° Norris 58 – 6° Piastri 48 – 7° Verstappen 43 – 8° Gasly 20 – 9° Bearman 18 – 10° Lawson 16 – 11° Colapinto 15 – 12° Hadjar 14 – 13° Sainz 6 – 14° Lindblad 5 – 15° Bortoleto 2 – 15° Ocon, Albon 1

Classifica costruttori:
1^ Mercedes 219; 2^ Ferrari 147; 3^ McLaren-Mercedes 106; 4^ Red Bull-Ford 57; 5^ Alpine-Mercedes 35; 6^ Racing Bulls-Ford 21; 7^ Haas-Ferrari 19; 8^ Williams-Mercedes 7; 9^ Audi 2

 

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