Se la vita fosse un circuito, Alex Zanardi l’avrebbe percorsa tutta in contromano, sorridendo e facendo pure un sorpasso all’esterno. La sua storia non è quella di un pilota, ma quella di una forza della natura che ha preso la sfortuna e l’ha trasformata in un’opportunità.
Alex è scomparso, il primo maggio, una data speciale per il mondo dei motori, nel silenzio.
Zanardi è stato l’uomo che ha insegnato al mondo che il limite è solo un punto di vista, partendo dalle sue vittorie in Formula 3, lottando con gente come Michael Schumacher, per arrivare fino a quell’urlo di dolore sulla pista del Lausitzring.
Nel settembre 2001, sull’ovale tedesco, il mondo trattenne il respiro. Un incidente spaventoso spezzò la sua vettura e il suo corpo, portandogli via le gambe. In quel momento, per chiunque altro, la storia sarebbe finita. Per Alex, era solo l’inizio del “secondo tempo”.
Con un’ironia e una forza d’animo che hanno del soprannaturale, Alex non si è limitato a sopravvivere.
“…quando mi sono svegliato, non ho pensato alla parte che avevo perduta, ma a quanto mi era rimasto!”
È tornato a correre in auto con comandi speciali e poi, quasi per gioco, ha scoperto la handbike.
Anche con i pedali ha dato il massimo, come quando ha voluto risalire sulla sua monoposto dopo l’incidente al Lausitzring, doveva solo essere una esibizione, ma in pochi giri ha stampato un tempo che avrebbe consentito di partire nelle prime file di gara, nonostante era senza allenamento specifico e con i comandi al volante. Vederlo sollevare la sua handbike sopra la testa dopo aver vinto l’oro ai Giochi Paraolimpici di Londra 2012 e di Rio 2016 è una delle immagini più potenti della storia dello sport mondiale.
In quegli istanti, Alex non era “il pilota disabile”: era un atleta assoluto, un titano che aveva trasformato la disabilità in una diversa abilità. Ha trasformato il carbonio delle sue protesi in ali, dimostrando che il motore più potente non è quello che brucia benzina, ma quello nella testa e che batte nel petto.
Zanardi non ha mai cercato compassione, ma ha sempre preteso rispetto. Ha scherzato sulle sue gambe di metallo, ha scritto libri, ha condotto programmi televisivi e ha ispirato milioni di persone a non mollare mai, nemmeno quando la salita sembrava verticale e impossibile da affrontare.
Dal giugno 2020, a seguito di un altro terribile scontro durante una staffetta di beneficenza, Alex è scomparso al mondo che amava. Come per Michael Schumacher la sua famiglia ha protetto la sua situazione con un riserbo che è un atto d’amore.
Alex Zanardi non ha avuto bisogno di vincere altre medaglie ma ha dato al mondo una grande lezione dimostrando che la dignità umana non risiede nell’integrità del corpo, ma nella capacità della mente di sognare ancora, anche quando tutto sembra perduto.
Alex è stato simbolo di un eroe moderno perché non è stato invincibile, ma è inarrestabile. Ed è per questo che, ogni volta che pensiamo di non farcela, il suo sorriso “da matto” e le sue braccia possenti che spingono sui pedali sono lì a ricordarci che, finché c’è un giro da percorrere, la corsa non è mai finita!
Illustrazione ©Carlo Baffi – Immagini ©Massimo Campi









