Al Mauto di Torino una nuova mostra sulla storia della Formula 1
“Quelle Formula 1 facevano sognare, erano frutto dell’ingegno e della voglia di sperimentare”, è questa la sensazione all’interno della nuova mostra inaugurata al Museo dell’Automobile di Torino. “I nemici del Drake” è il titolo di questa mostra, attraverso una selezione di vetture iconiche tra cui 22 monoposto di Formula 1 e la mitica Mini Morris, racconta una stagione di sperimentazione tecnica e libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali. Enzo Ferrari li chiamava, con un po’ di supponenza, “i garagisti”: erano le squadre inglesi che – tra gli anni Sessanta e Ottanta – misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1.
Un periodo del motorsport pieno di tecnologia, stile e spirito pionieristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l’immaginario del mondo delle corse. Piccole squadre indipendenti che trasformarono atelier tecnici in avversari temibili, capaci di battere Maranello in pista e cambiare per sempre gli equilibri del campionato. Con telai rivoluzionari e una straordinaria rapidità di sperimentazione, queste squadre hanno creato una rivoluzione inglese, che attraversava la musica, la moda, la fotografia e il cinema, definendo un periodo di straordinaria vivacità e ottimismo, caratterizzato da un’esplosione di creatività. Nella mostra al Mauto si respira questa energia e lo spirito di un’epoca che ha cambiato per sempre non solo il linguaggio della velocità, ma l’immaginario collettivo. Curata da Carlo Cavicchi con Mario Donnini e Maurizio Cilli, il Mauto racconta lo scontro di visioni tra Enzo Ferrari, alfiere della tradizione e la rivoluzione britannica che dagli anni ’60 impone nella Formula 1 un modello alternativo fondato su innovazione tecnica, motori “customer” e centralità dell’ingegneria. Il tutto partito dagli anni della “Swinging London” che, dagli anni ’60 propone al mondo un nuovo lifestyle anticonformista, nella moda, nella musica, nelle arti visive.
In un racconto che attraversa tre decenni di rivoluzione tecnica e culturale, le vetture – espressione quasi totale dell’ingegno britannico, con le sole eccezioni firmate Ferrari – testimoniano come il Regno Unito sia stato il motore di una trasformazione capace di cambiare per sempre la Formula 1 e influenzare l’intera industria automobilistica mondiale come ha sottolineato Carlo Cavicchi, curatore della mostra:
“Sbucavano dal nulla assemblando le loro monoposto in maniera anticonvenzionale, dando un calcio alla tradizione delle vetture con i musi lunghissimi e praticamente niente dietro. Nascevano in locali striminziti, con mezzi economici ridotti, poche maestranze, niente catene di montaggio da alimentare e neppure vetture stradali, ferme nei piazzali, da vendere. Peggio ancora: non progettavano nemmeno il motore, ma ne prendevano uno sul mercato, possibilmente quello più funzionale e dal costo accessibile, poco importava se fosse lo stesso dei diretti rivali. Ferrari li chiamava con fastidio “garagisti”. Loro replicavano appellandolo “Drake” da Francis Drake il famoso pirata, un vero e proprio mito ma con una esistenza individuale inconsistente dal punto di vista umano: senza affetti, senza figli, senza veri amici. Scaramucce verbali e scontri al calor bianco”.
Dalla svolta epocale della Ferrari 246 e della Cooper T51, alla maturazione tecnica rappresentata dalla Ferrari 156, si apre una nuova epoca con innovazioni radicali che passano attraverso le Lotus 72, 56B, March 701, per continuare con Tyrrell 005, McLaren M23 e Shadow DN1. Si continua nella sperimentazione senza precedenti nella visionaria March 2-4-0, Lotus 88B, ma anche con mezzi iconici come la March 701, la Arrows A1, Surtees TS19, la Brabham BT45 del ritorno Alfa Romeo in F1, per arrivare alla Williams FW07 esempio di efficienza tra le Wing Car, la potenza dell’era turbo incarnata dalla Brabham BMW BT54. Il percorso chiude idealmente con la modernità della McLaren MP4/5 e con la svolta tecnologica introdotta dalla Ferrari 640, che segna a suo modo la resa di Ferrari che la farà progettare in Inghilterra.
Oltre alle vetture in esposizione anche 28 caschi, 4 tute – indossate rispettivamente da Jim Clark nel 1965, da Jackie Stewart e da Vittorio Brambilla nel 1972 e da Riccardo Patrese nel 1978 -, i programmi delle gare – uno per anno dal 1958 al 1988, ognuno dei quali arriva da un Gran Premio disputato nei 5 continenti – e il motore Ford Cosworth DFV che ha contribuito a questa rivoluzione nel motorsport.
L’allestimento restituisce il contesto culturale e sociale della Gran Bretagna del tempo, quello della Swinging London: un periodo di straordinaria vivacità e ottimismo, caratterizzato da un’esplosione di creatività nella musica, nella moda, nella fotografia, nel cinema e, naturalmente, nello sport. Con l’obiettivo di restituire l’atmosfera di un’epoca, la mostra intreccia la storia dell’automobilismo con quella delle sue icone, attraversando le tendenze culturali e stilistiche del tempo e raccontandole in specifiche sezioni. Completa l’esposizione una selezione di 34 fotografie di Rainer W. Schlegelmilch, noto come “RWS”, considerato uno dei più grandi fotografi della Formula 1. Le sue immagini sono celebri per la straordinaria qualità e per l’intensità emotiva che riescono a trasmettere. L’attenzione per l’inquadratura, la sensibilità alla luce e la capacità di cogliere l’istante decisivo fanno di Schlegelmilch un maestro assoluto, capace di trasformare la velocità, la tensione e il rischio delle corse in un racconto visivo potente e senza tempo.
“In trenta anni di corse, dal 1958 al 1988, esplode una guerra planetaria tra il patriarca delle corse Enzo Ferrari che punta tutto sui cavalli del motore, e un gruppo di piccoli costruttori inglesi, i quali sopperiscono alla mancanza di potenza dei loro propulsori con una creatività prodigiosa, furba e a tratti spregiudicata, una sintesi da Leonardo da Vinci, Diabolik e James Bond – sottolinea Mario Donnini – Lottando col Drake, gli inglesi, da lui definiti semplici garagisti, si superano sciorinando 4 ruote motrici, turbine, monoscocche, motori portanti, ali immense, minigonne, martinetti, effetto suolo, doppi telai e quant’altro, scrivendo la leggenda della Formula 1. Un’epopea fino a oggi impalpabile e rimpianta, ma, grazie a questa mostra, finalmente catturata e cristallizzata in un contesto spettacolare, che ne restituisce anche il magnetismo culturale: un sostrato così imbevuto di Swin©ging London, di rivoluzioni psichedeliche e di colori e calori rimpianti, che per una volta ritornano. In una mostra-evento che, come la Cometa di Halley, meraviglia e passa una volta nella vita”.
Immagini ©Massimo Campi














