7 vite come i gatti, la storia agonistica di Pietro Silva, gentleman driver che ha spaziato in sette specialità agonistiche nel mondo del motorsport, passando dalle prime esperienze nelle gare in salita con una Mini per arrivare al titolo mondiale offshore ed a correre con i potenti prototipi Gruppo C.
“Un bambino con il cuore pieno di sogni, l’anima intrisa di emozioni e lo sguardo fisso verso un futuro che sembra irraggiungibile. – Sono le parole delle presentazione del libro di Silva – È l’inizio di un percorso straordinario, dove l’ordinario si intreccia con l’eccezionale e l’impossibile diventa possibile. Tra sacrifici, attese, grandi vittorie e amare delusioni, prendono vita cinquant’anni di passioni, in una storia che è un crescendo di sfide e traguardi, alla ricerca di quella scarica di adrenalina che solo la realizzazione dei propri sogni può offrire. Una storia per chi sa che sognare è solo il primo passo verso la realtà”.
Pietro ci racconta questa sua avventura lunga una vita, sempre distinta da quell’entusiasmo che aveva da bambino quando vedeva passare le macchine da corsa su un prato della Vernasca, la gara di casa, e sognava di essere lui a bordo di quei bolidi.
“Non ho mai corso con l’intenzione di vincere un campionato, ma sempre di divertirmi provando nuove esperienze. Avevo un lavoro che mi impegnava moltissimo e non potevo fare programmi adeguati verso una vittoria finale, anche se è arrivata con gli offshore. La passione nasce proprio da quel prato della Vernasca, la gara in salita che oggi viene celebrata nella Vernasca Silver Flag. Mio padre era sindaco di Vernasca dove avevamo la nostra casa di campagna. Da piccolo, fine anni ’50, non vedevo l’ora di arrivare in quella casa per vedere le vetture che sfrecciavano nei giorni delle gara, mi mettevo sin dalla mattina presto con la mia piccola seggiolina sul prato davanti a casa e sognavo di fare il pilota come sa fare un bambino di nove anni”.
Il debutto in gara con una Mini
“L’avevo comprata usata di terza mano con i soldi racimolati facendo piccoli lavori mentre studiavo. Mi iscrivo di nascosto da mia madre che aveva una grande paura delle gare alla salita che si svolgeva a Salsomaggiore. Esco al mattino prestissimo dico che vado a vedere la gara e mia madre rimane un pochino perplessa. Dalla gioia ho cantato per tutto il tempo di quella salita, ero finalmente un pilota! Prima di tornare a casa ho tolto i numeri sulla vettura. Tutto sembrava a posto ma durante la messa della domenica una amica di mia madre le ha chiesto quale fosse l’effetto di avere un figlio pilota, visto che anche suo figlio correva in quella gara. La conseguenza è stato una specie di dramma famigliare con grandissima arrabbiatura di mia madre nei miei confronti e in quelli di mio padre che sapeva, ma era stato zitto!”
Dopo le salite arrivano i rally
“Primo navigatore d’eccezione mio padre, ma si è rotto un braccio di una sospensione e siamo finiti fuori strada distruggendo la Mini in una viga. Con mio padre è finita l’avventura ma è continuata con altri navigatori a bordo di una 128 Coupè e di una Lancia Fulvia Fanalone”.
Dall’asfalto passi all’acqua
“Ero anche innamorato della motonautica dove aveva corso mio zio nella gare Inshore e mi aveva inserito, come ingegnere, nella commissione tecnica della motonautica Offshore. È nata la classe III° con i motori fuoribordo di serie e correre con quelle barche aveva un costo abbordabile, come correre un rally con una Gr.1 di serie. Un debutto subito al massimo con la vittoria dei Campionati Italiano, Europeo e Mondiale. E’ stata una grande avventura, battendo una trentina di agguerriti avversari nella finale in America tra le onde dell’oceano Atlantico. Subito non ci siamo resi conto di quello che avevamo conquistato fino a quando, arrivati in Italia, tutti hanno voluto intervistarci, dai giornali alla domenica sportiva in televisione”.
Il ritorno alle piste con la Gruppo C
“Dopo cinque stagioni dove abbiamo vinta tantissimo con le barche, mi ritrovo una sera a cena con Roberto Angiolini del Jolly Club che mi propone di fare delle gare turismo con una Alfetta. Il passo successivo sono state le vetture prototipo iniziando con una barchetta Chevron nel 1986 per poi passare alla Lola.
Poi è arrivato il “Gattone” ovvero la Jaguar E-Type con cui corro nelle storiche. È stato amore a prima vista con quella vettura inglese che mi ha portato a diversi successi correndo su tracciati come Nurburgring, Zolder, Digione, Zandvoort e tante altre bellissime manifestazioni. È successo anche di finire a testa in giù, in un rally storico quando siamo finiti, dopo una curva cieca, sull’asfalto pieno di aghi di pino con le gomme praticamente slick. La macchina era preparata dai Fratelli Facetti che correvano anche con l’Alba-Carma nelle gare Gruppo C.
Un giorno Carlo Facetti mi chiede se volevo fare da terzo pilota a Daytona con il prototipo, gli serviva un pilota che sapesse guidare la notte ed io ero abituato a farlo con le maratone storiche e avevo già corso con i prototipi. Non mi sono fatto sfuggire l’occasione anche se, entrare nell’abitacolo di un prototipo da 500 cavalli che faceva 300 all’ora non era certamente facile, ma tremendamente entusiasmante. La difficoltà maggiore ha riguardato soprattutto la frenata “ricordati che alla prima variante di Monza devi staccare a 130 metri!” sono state le parole di Carluccio e c’è voluto un pomeriggio di test per arrivare al risultato. Correre con Martino Finotto e Ruggero Melgrati è stato molto divertente e appagante, grazie anche alla gestione dei Facetti, grandi esperti del settore”.
Corri a Daytona con i grandi campioni
“Arriviamo sul tracciato della Florida e subito rimango impressionato dal Banking. Vorrei capire come si gira a Daytona, ero con Massimo Sigala, mi indica un signore sotto ad una tenda che parla italiano e mi può dare indicazioni. Mi avvicino e scopro che è Mario Andretti, simpaticissimo, disponibilissimo, non si fa negare e in italiano mi spiega tutti i vari segreti dell’ovale americano. Negli States vige un approccio molto diverso rispetto alle gare del vecchio continente, conosco presto Paul Newman che diventa ospite della cucina sotto la tenda di Martino Finotto. Tutto un altro mondo rispetto al nostro!”
Pietro Silva ancora oggi è impegnato nella attività con le vetture storiche, con cui partecipa a diverse manifestazioni collaborando anche con le commissioni dell’ASI.
7 vite come i gatti. Il libro dei sogni non si chiude mai
di Pietro Silva – ASI Service




















