Immagine Raul Zacchè/Actualfoto
Il Mondiale di Formula 1 del 1981 si decise nel parcheggio del Caesars Palace di Las Vegas. In mezzo a muretti di cemento, polvere del deserto e un caldo asfissiante, Nelson Piquet scrisse la prima pagina della sua leggenda, strappando il titolo a un Carlos Reutemann apparentemente imbattibile. Fu un trionfo di nervi, di sudore e, soprattutto, di un’astuzia tattica che avrebbe definito l’intera carriera del brasiliano. La stagione 1981 fu una guerra logorante tra la Williams, dilaniata dai conflitti interni, e la Brabham di Bernie Ecclestone, guidata dal genio tecnico di Gordon Murray e dal piede di Nelson Piquet. Carlos Reutemann arrivò all’ultima gara con un punto di vantaggio sul brasiliano, ma con il morale a pezzi.
Piquet non avrebbe vinto senza il genio di Gordon Murray. Per aggirare il regolamento che imponeva un’altezza minima da terra di 6 cm, per limitare l’effetto suolo, Murray inventò le sospensioni idropneumatiche. Da ferma, la macchina era perfettamente legale. Una volta in pista, la pressione aerodinamica la schiacciava a terra, rendendola molto performante in curva.
Con il 5° posto ottenuto a Las Vegas, Piquet superò Reutemann di un solo punto nella classifica generale. Fu un titolo meritato per la costanza: Piquet vinse meno gare di altri, ma fu il più freddo nel gestire la pressione. Mentre Reutemann si ritirava poco dopo, tormentato dai rimpianti, Piquet diventava l’idolo del Brasile, il degno erede di Emerson Fittipaldi.







