Di Carlo Baffi
Il Campione del Mondo replica il trionfo di Monza al volante di una Red Bull tornata competitiva. Ha preceduto un ottimo Russell sulla Mercedes ed un risorto Sainz con la Williams. Debacle McLaren, a muro con Piastri e solo 7^ con Norris. Male la Ferrari, rispettivamente 8^ e 9^ con Hamilton e Leclerc. Bravo il nostro Antonelli 4° con la seconda Mercedes.
L’ottava edizione del Gran Premio dell’Azerbaijan, pur nella monotonia dell’assolo di Max Verstappen, ci ha riservato sorprese interessanti. In primis la stessa Red Bull nuovamente imprendibile, ovviamente se pilotata dall’olandese volante. Poi l’uscita di scena prematura del leader del mondiale Oscar Piastri a causa di un crash che si somma alle impronosticabili difficoltà della McLaren. Per arrivare alle performances di Carlos Sainz finalmente a podio. Questa, la fotografia del 17° round stagionale svoltosi sulle rive del Mar Caspio.
Lo stacanovista – Reduce dal trionfo nel G.P. d’Italia, s’è diretto al Nurburgring, il temibile “Inferno verde”, dove ha ottenuto l’abilitazione per correre sulla Nordschleife la “24 Ore” del 2026 con una vettura GT, con tanto di benestare della Red Bull. Nessuna ragione economica, solo passione allo stato puro per carburatori, pistoni e velocità. Dopodichè è volato in Azerbaijan ed ha dominato in lungo in largo: pole, vittoria, giro veloce e sempre in testa, che si traduce nel suo 6° grande slam. Tra parentesi, quando non scende in pista imbraccia il volante della Playstation e si cimenta nelle sfide virtuali. Questo è Max Verstappen, che a Baku ha firmato la sua 4^ affermazione stagionale, 67^ in carriera, dopo aver siglato la 46^ pole il sabato. S’è presentato in griglia con le gomme dure a differenza dei rivali più vicini che montavano le medie, conscio che da quella posizione e con una buona partenza avrebbe potuto gestire al meglio la gara e così è stato. Nessun problema nel restart dopo la Safety Car ed al 50° dei 51 passaggi previsti, sebbene avesse un margine di oltre 13” su Russell secondo, ha stabilito la tornata più veloce in 1’43”388. In due tappe ha incassato 50 punti ed a fronte della disfatta McLaren, il predatore seriale potrebbe rifiutare l’odore delle lepri papaya. Merito anche di una monoposto in netta ripresa (il compagno Tsunoda ha chiuso 6°) soprattutto sui tracciati favorevoli, quelli con basso carico. Il prossimo appuntamento in calendario sul cittadino di Singapore fra due settimane, rappresenterà un po’ la prova del nove per la RB21 e se il binomio Max-Red Bull dovesse ancora imporsi, allora il pensiero per il quinto titolo potrebbe diventare più concreto nel cervello del cannibale, la cui fame resta insaziabile. Nel dopo gara, l’oranje ha ribadito sornione di vivere gara dopo gara, condizione ideale che non gli crea pressione, ma che potrebbe incuterla sulla McLaren. A 7 G.P. dalla fine più le 3 Sprint Race, il gap da Norris è di 44 punti e dal leader Piastri di 69. Una distanza notevole per completare una rimonta che sarebbe storica, certo è che un Verstappen dotato di un’auto all’altezza rappresenta una minaccia costante che non va mai sottovalutata. Prima di concludere il capitolo, è d’obbligo sottolineare che quello di Baku è il secondo successo (consecutivo) del nuovo corso targato Laurent Mekies, il Team Principal che ha preso il posto di Chris Horner da inizio luglio. Appurato che nessuno sia dotato di bacchetta magica, tanto meno il tecnico e manager ex Racing Bulls e Ferrari, è altrettanto vero che la RB21 ha rialzato la testa ed in pochissimo tempo. Secondo indiscrezioni, pare che a Milton Keynes sia rispuntata una certa serenità e che oltre ai tecnici si dia più ascolto al parere dei piloti.
Carlito’s way – Aveva covato il sogno della pole dopo il miglior crono ottenuto nel primo run della Q3 a cui si sono succedute le bandiere rosse per i fuoripista di Leclerc e Piastri. Poi, quando sono riprese le ostilità, s’è materializzata la magia di Verstappen che gli ha strappato il ruolo di poleman. In ogni modo Carlos Sainz s’era detto soddisfatto di scattare dalla prima fila. E qualcuno pensava che il madrileno avrebbe percorso solo pochi giri per poi esser risucchiato nelle retrovie s’è dovuto ricredere. Al volante di una Williams-Mercedes ha mostrato un passo gara eccellente ed alla fine ha centrato un podio meritatissimo che cancella le delusioni patite in una stagione assai tribolata. “E’ il podio più bello della mia carriera – ha dichiarato Sainz a fine gara – più bello anche del primo in assoluto.” Per il team inglese, ad oggi quinta forza tra i costruttori (29 punti sulla Racing Bulls), trattasi di un traguardo molto importante che conferma la continua evoluzione. Grazie a Carlos, il team di James Vowles risale sul podio che mancava dal 2017; guarda caso anche allora si correva a Baku e Lance Stroll fu terzo. Non contiamo quello di Spa 2021 con Russell secondo al termine di una gara farsa, a cui valse il record di G.P. più corto della storia. Per contro, alla Williams, sono mancati i punti di Alexander Albon che dopo esser partito dall’ultima fila è giunto 13° penalizzato di 10” dopo un contatto con l’Alpine di Colapinto.
Lampi argentati – Il freddo non sarà stato un toccasana per il costipato George Russell, ma per la Mercedes sicuramente si (insieme all’assenza dei curvoni veloci) e di conseguenza ne ha beneficiato pure il britannico, protagonista finora di una stagione ad alto livello: è sempre incisivo e sbaglia pochissimo. Qualificatosi sesto, s’è subito ripreso la quinta piazza su Tsunoda dopo il via e s’è messo negli scarichi del compagno Andrea Kimi Antonelli che gli partiva davanti. Dopo la Safety-Car ha azzardato un attacco al bolognese in curva 1 che non cedendo (urto evitato per poco), ha scatenato le sue proteste via radio. Però grazie ad una strategia intelligente che gli ha fatto montare le gomme dure allo start, George è risalito spingendo a fondo. Il secondo posto lo premia facendogli ritrovare un podio che mancava dall’Ungheria. Lode anche per Antonelli, finalmente autore di un fine settimana pulito, senza errori e sbavature. Su un tracciato ostico reso ancora più insidioso dal forte vento e dalla leggera pioggia, il 18enne s’è districato alla grande. Bravo a segnare il quarto crono in Q3 malgrado lo stress per le continue interruzioni, ha evitato i guai in partenza mantenendo la posizione fino alla prima sosta, passando dalle medie alle hard. Rientrato 12°, ha attaccato con decisione ed alla fine ha chiuso a ridosso del podio. Una bella risposta alle orde di criticonzi e leoni della tastiera che l’hanno massacrato nei giorni bui. Tra questi ci mettiamo anche “Monsieur Villeneuve”, il figlio del grande Gilles che definì il crash di Zandvoort un errore da F.4 commesso da un pilota non maturo per la massima categoria. Purtroppo il canadese non è la prima volta che spara giudizi al vetriolo in virtù di una corona mondiale conquistata al volante di un missile chiamato Williams-Renault e ad un’azione scriteriata del grande Michael Schumacher nel 1997 a Jerez. Tuttavia a parlare in favore di Antonelli sono i numeri, che malgrado una fase piena di criticità ed al suo primo anno nel Circus (nel 2023 era ancora in F. Regional), lo collocano 7° assoluto con 78 punti. Insieme ai 212 di Russell, la Mercedes sale seconda tra i costruttori superando, sebbene di sole 4 lunghezze, la Ferrari.
Incubo azero – Era il weekend in cui la McLaren si giocava il primo match-ball per riconfermarsi Campione tra i costruttori, invece è maturata una sonora batosta che nessuno si sarebbe mai aspettato. Se a Monza il team dominatore del mondiale era stato domato da Verstappen, ma era giunto a podio con entrambi i piloti, a Baku è andata molto peggio: soltanto 6 punti di Norris e 2 botti di Piastri (notizia non bella sul fronte del budget-cap). Se il primo è stato evanescente, il secondo irriconoscibile. Strano ma vero, l’australiano ha concentrato in 48 ore una serie di errori imperdonabili per un pilota candidato a laurearsi campione del mondo. Eloquente l’immagine che lo ritrae in veste di spettatore del G.P. seduto presso una postazione dei commissari. Il pilota di ghiaccio s’è sciolto come neve al sole palesando una fragilità mai vista prima, forse figlia dello stress, il cosiddetto braccino corto dei tennisti che si palesa in prossimità di un ambito traguardo. Lui stesso non ha cercato scuse parlando di un fine settimana pasticciato. La sua via crucis è cominciata in Q3 quando ha sbattuto in curva 3, una topica che l’ha relegato in 5^ fila. Allo spegnimento dei semafori, complice un jump-start è finito in coda al serpentone andando in tilt e nel tentativo di superare Bearman s’è stampato in curva 5. Game over e zero punti. Paradossalmente gli è andata ancora bene, dal momento che il suo diretto competitor nella corsa iridata ha ciccato clamorosamente una doppia chances al pari di due gol a porta vuota. Con Piastri ko, Norris aveva tutte le credenziali per piazzare la pole invece non è andato oltre un settimo posto, (compreso un “bacio” alle barriere) che ha smorzato i suoi sogni di gloria. Settimo è partito e settimo è arrivato. Un sospiro di sollievo per Piastri che s’è visto erodere solo 6 lunghezze ed ha potuto constatare che ancora una volta Lando non riesce mai a sferrare il colpo decisivo quando il rivale barcolla. Responsabilità dei drivers a parte, la MCL39 non s’è trovata a suo agio sul layout azero e forse se Piastri ha voluto forzare, Norris ha scelto di essere più guardingo per evitare incidenti. Una trasferta storta può capitare anche ai migliori a patto che non lasci scorie in vista del prossimo G.P. di Singapore dove è d’obbligo un immediato reset. A Marina Bay le temperature saranno decisamente più elevate rispetto a Baku e la conformazione del circuito giocherebbe a favore della McLaren. Ma attenzione, il toboga della città stato nasconde insidie ovunque con i muri a bordo pista che non perdonano, condizioni che non aiutano chi deve assolutamente tornare in vetta. Intendiamoci il team di Zak Brown ed Andrea Stella non è in crisi, ha tutti i mezzi per riprendere la sua cavalcata verso il secondo titolo marche e pure per quello piloti, però il livello di attenzione deve alzarsi. Nella malaugurata ipotesi in cui “Mad Max” recuperasse ulteriore terreno, allora scatterebbe il warning. Con l’olandese alle calcagna, i vertici di Woking dovrebbero gioco forza mettere da parte le “papaya rules” e puntare su un solo pilota, quello che ha più punti in classifica, ovvero Piastri. Scelta dolorosa, ma necessaria. Infine, Singapore sarà cruciale anche per valutare la forza mentale di Oscar che deve archiviare una brusca battuta d’arresto e tornare ad essere quel cecchino spietato che tutti conosciamo.
Tori all’assalto – Dopo l’exploit di Isack Hadjar è arrivato anche quello di Liam Lawson, segno tangibile che il lavoro in Racing Bulls procede nella giusta direzione. Il franco-algerino giunto terzo in Olanda, ha arpionato un punticino complice un problema idraulico dell’ultimo momento risolto alla velocità della luce dai meccanici sull’ottava piazzuola della griglia. A recitare il ruolo di prim’attore è stato invece il neozelandese ottimo quinto dopo aver siglato un sorprendente 3° crono in Q3. Il traumatico licenziamento dalla Red Bull dopo soli due round è metabolizzato e Lawson si sta prendendo le giuste rivincite nei confronti di chi non ha creduto in lui con una fretta eccessiva.
Puzzle complesso – Ed arriviamo alla Ferrari. Al termine delle libere 2 del venerdì le Rosse erano in vetta, con Lewis Hamilton davanti a Charles Leclerc. Rispuntava quindi un certo ottimismo nella speranza che finalmente ci fosse la fatidica svolta. Invece no, s’è trattato dell’ennesima illusione temporanea. Vengono in mente le parole pungenti di Helmut Marko, quando a Monza disse che la Rossa va sempre bene il venerdì. Una profezia che ha trovato conferma anche a Baku. In qualifica Hamilton non superava la Q2 e Leclerc sbatteva in Q3, praticamente un disastro, con ovvia responsabilità dei piloti, che ha compromesso la corsa. Partiti dietro han cercato di fare il possibile, ma son rimasti imbottigliati nel traffico e per di più non beneficiando del passo gara della concorrenza. Hamilton dalla 12^ piazza è risalito ottavo dietro al compagno, il quale su invito del pit-wall gli ha dato strada senza entusiasmo. Era il giro 43. Però malgrado le gomme nuove, l’inglese non riusciva ad avere la meglio sul trenino composto da Norris, Tsunoda e Lawson e così è scattato il contrordine: lo swap. L’eptacampione ha ridato la posizione al monegasco, peccato che abbia ritardato la manovra transitando sulla finish line davanti a Charles. C’era in ballo solo l’8° ed il 9° posto. Episodio che ha contribuito a creare ulteriori perplessità sull’atmosfera che regna all’interno del box Ferrari. Nel post gara, Leclerc ha ribadito il suo rammarico per lo sbaglio in Q3 ed ha denunciato un problema alla Power Unit durante alcuni passaggi nel primo stint, prima che la situazione si normalizzasse. Sul prosieguo di stagione, è parso scettico circa la possibilità di raggiungere la tanta sospirata vittoria. Insoddisfatto pure Hamilton che ha descritto gli aspetti contradditori del fine settimana, al top il venerdì, down il sabato e la domenica. Sir Lewis ha ribadito le difficoltà della SF-25 a mettere in pratica i progressi ottenuti, a differenza dei rivali. Amaro pure il commento di Vasseur che ha imputato alla cattiva qualifica il magro piazzamento nel Gran Premio, seppur a suo dire, il passo gara ci fosse. A fronte di una domanda specifica degli inviati di Sky Sport Italia, il manager francese s’è poi soffermato sulla questione legata al personale in uscita da Maranello: un argomento cruciale in prospettiva futura. Ebbene Vasseur ha parlato di un normale avvicendamento, specificando che negli ultimi mesi ci sono state 60 assunzioni e che la faccenda debba chiudersi una volta per tutte:” Ho letto nomi dalla stampa, ma è una barzelletta che fa solo del male al team.” Così ha sentenziato il Team Principal della Rossa, il quale non s’è detto preoccupato per il 2026 e sicuro di disporre di una squadra vincente. Ovviamente impera l’obbligo di perseguire miglioramenti costanti e di lavorare nella stessa direzione.
Immagini Pirelli press
Ordine d’arrivo:
1° – Max Verstappen (Red Bull-Honda) – 51 giri
2° – George Russell (Mercedes) – 14″609
3° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 19″199
4° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 21″760
5° – Liam Lawson (Racing Bulls-Honda) – 33″290
6° – Yuki Tsunoda (Red Bull-Honda) – 33″808
7° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 34″227
8° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 36″310
9° – Charles Leclerc (Ferrari) – 36″774
10° – Isack Hadjar (Racing Bulls-Honda) – 38″982
11° – Gabriel Bortoleto (Sauber-Ferrari) – 1’07″606
12° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 1’08″262
13° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 1’12″870 *
14° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 1’17″580
15° – Fernando Alonso (Aston Martin-Mercedes) – 1’18″707
16° – Nico Hulkenberg (Sauber-Ferrari) – 1’20″237
17° – Lance Stroll (Aston Martin-Mercedes) – 1’36″392
18° – Pierre Gasly (Alpine-Renault) – 1 giro
19° – Franco Colapinto (Alpine-Renault) – 1 giro
* 10″ di penalty
Ritirato
Oscar Piastri (McLaren-Mercedes)
Classifica piloti
1° Piastri 324 – 2° Norris 299 – 3° Verstappen 255 – 4° Russell 212 – 5.Leclerc 165 – 6° Hamilton 121 – 7° Antonelli 78 – 8° Albon 70 – 9° Hadjar 39 – 10° Hulkenberg 37 – 11° Stroll 32 – 12° Sainz 31 – 13° Alonso, Lawson 30 – 15° Ocon 28 – 16° Gasly, Tsunoda 20 – 18° Bortoleto 18 – 19° Bearman 16
Classifica costruttori
1^ McLaren-Mercedes 623 – 2^ Mercedes 290 – 3^ Ferrari 286 – 4^ Red Bull-Honda 272 – 5^ Williams-Mercedes 101 – 6^ Racing Bulls-Honda 72 – 7^ Aston Martin-Mercedes 62 – 8^ Sauber-Ferrari 55 – 9^ Haas-Ferrari 44 – 10^ Alpine-Renault 20













