Gran Premi di Milano

 

Di Carlo Baffi

Lo show della Ferrari al Castello Sforzesco ci riporta alla mente gli anni ’30 e l’immediato dopo guerra, quando i bolidi della futura massima formula duellavano all’ombra della Madonnina.

Il 28 giugno del 1936, è una data significativa per la città di Milano ed il motorsport italiano. Mentre a Ginevra tiene banco la questione del cosiddetto “sanzionismo”, contro le politiche coloniali di paesi come l’Italia, fresca della conquista dell’Etiopia, il capoluogo lombardo ospita una gara automobilistica cittadina per monoposto da Gran Premio. L’industria automobilistica rappresenta infatti la nuova frontiera. In Italia, la Fiat, ha messo in vendita da pochissimi giorni l’ultima nata, ossia la 500 Topolino. Parliamo di un’auto economica creata dall’ingegner Dante Giacosa, figlia del progetto di motorizzazione del popolo italiano voluto da Benito Mussolini. Sotto il profilo agonistico, le sfide tra monoposto hanno ormai preso piede da anni. Si corre ormai in tutto il mondo, dalle normali carreggiate della neonata rete stradale alle piste permanenti degli autodromi, come quello di Monza sede del G.P. d’Italia dal 1922, ai circuiti cittadini come Monte Carlo dal ‘29. L’area sulla quale viene ricavato il “1° Circuito di Milano” è quella del Parco Sempione. Vengono utilizzati i viali al suo interno, quelli che costeggiano l’Arena Civica e transitano sotto il Castello Sforzesco fino a lambire il piazzale dell’Arco della Pace, dove il percorso prevede un’inversione ad “U”. La lunghezza del tracciato è di 2,6 km da percorrere in senso antiorario per 60 giri, per una distanza totale di 156 km. Il programma della manifestazione prevede due prove, la prima riservata ad auto fino a 1500 centimetri cubi, le cosiddette “vetturette” (per la maggior parte Maserati) e quella successiva ai modelli di grossa cilindrata. Tra queste emerge la sfida tra due grandi marchi del panorama automobilistico: la tedesca Auto Union e l’italiana Alfa Romeo. Se la casa del Portello, la cui sede dista pochi chilometri dal circuito, schiera nove vetture di cui quattro gestite dalla Scuderia di Enzo Ferrari, la casa teutonica presenta una sola monoposto al via: è il modello C, pilotato da Achille Varzi. Il fuoriclasse piemontese di Galliate, è l’acerrimo rivale di Tazio Nuvolari, il grande fuoriclasse noto come il “mantovano volante”, in forza all’Alfa. Ua situazione che rappresenta una sorta di derby a quattro ruote. Avrebbe dovuto essere presente anche una seconda “Freccia d’Argento” con al volante l’asso tedesco Bernd Rosemeyer, bloccato però da un problema al fegato. Nelle prove è Nuvolari a svettare, fermando i cronometri sul tempo di 1’31” e 2/5, alla media di 102,404 km/h; a seguire Varzi, Nino Farina (futuro primo Campione del Mondo di F.1), Mario Tadini e Omobono Tenni. Quest’ultimo è s’è affermato nelle gare motociclistiche ed è soprannominato “the Black Devil”; nel ’37 trionferà nel mitico Tourist Trophy all’Isola di Man. Il giorno successivo, la gara della massima formula prende il via alle 17, 30, dopo che Carlo Felice Trossi ha trionfato tra le vetturette con la sua Maserati 6CM. Davanti ad un autentico bagno di folla, che testimonia il successo dell’evento, si schierano le 12 macchine sulla griglia, dove la prima fila è occupata dal n° 54 Varzi, dal 44 Nuvolari e dal 68 Brivio, altro alfiere del Biscione.  Dopo il via Nuvolari va in testa, ma nel corso della prima tornata Varzi lo supera. Una manovra che non impensierisce più di tanto il mantovano, che dopo aver tallonato per metà gara il rivale, sferra l’affondo riprendendosi il comando. Nei passaggi finali, Varzi si rifà sotto, segna il miglior giro, ma i suoi attacchi risultano vani. Nuvolari si difende con autorevolezza tra le curve insidiose del parco e strappa la vittoria a Varzi con 8” secondi di distacco, come titolerà il giorno dopo “La Gazzetta dello Sport”. Al 3° posto si piazza Farina rallentato da un problema al motore, poi Brivio ed il veterano, nonché quotato Clemente Biondetti.

La seconda edizione del Circuito di Milano, ha luogo il 20 giugno del 1937 mentre nella Guerra di Spagna si registra l’entrata delle truppe franchiste a Bilbao e in Francia va scena la 14^ edizione della popolare maratona automobilistica della “24 Ore di Le Mans”. Il percorso ancora nel Parco Sempione, è pressoché uguale all’anno prima variando solo nella lunghezza del giro singolo ridotto a 2,4 Km, che su un totale di 70 tornate porta alla distanza di 168 km.  Per quanto concerne il programma, si prevedono ancora due prove: una per le “vetturette” fino a 1500 cc, in cui s’imporrà Eugenio Siena su Maserati 4CM ed una per le monoposto di categoria superiore. Tra queste ultime si ripropone la sfida italo-tedesca tra Alfa Romeo e Auto Union, sebbene la casa degli Anelli schieri un’auto affidata al tedesco Rudolf Hasse: pilota di valore, ma non certo tra i migliori della scuderia. Una scelta, seconda alcune indiscrezioni dell’epoca, motivata dal fatto che il costruttore teutonico non ritiene la manifestazione milanese importante quanto gli altri Gran Prix europei.  Inoltre, il “circuito toboga” con le sue curve strette, non favorirebbe le Frecce d’Argento, sicuramente a loro agio sulle piste con lunghi rettilinei dove possono scaricare tutta la loro potenza. Pure il pubblico risponde in tono minore, tant’è che non si registra il tutto esaurito dell’edizione precedente. La gara dei bolidi, vede in griglia 11 monoposto, sette delle quali sono Alfa Romeo (3 modelli 12C gestiti dalla Scuderia Ferrari). Troviamo poi tre Maserati 6C e l’Auto Union. Tra i piloti di punta del “Biscione”, spicca ovviamente il nome di Nuvolari, che scende in pista col numero 88 ed occupa la prima fila insieme a Trossi e Hans Ruesch. In partenza è però Farina a sorprendere tutti dalla seconda fila e balzare al comando. E’ una leadership che dura poco meno di un passaggio. Nuvolari infatti, dopo essersi portato a ridosso supera il compagno di squadra e prende il largo. La cavalcata vincente del Tazio nazionale, s’interrompe solo alla 21° tornata, quando Trossi lo precede di qualche metro. Tornato in testa, “Nivola” vi resterà sino alla fine. Nelle retrovie intanto Farina e Trossi danno vita a duelli serrati con Hasse e Ruesch. Sotto la bandiera a scacchi, Nuvolari trionfa in parata alla media di 103,6 km/h, dopo aver siglato anche il giro più veloce al 60° giro con il tempo di 1’20”. Alle sue spalle si piazzano Farina e Ruesch, che firmano così la tripletta targata Alfa. L’Auto Union di Hasse deve invece accontentarsi del 4° posto precedendo Trossi.

Per rivedere in azione le monoposto Internazionali da Gran Premio all’ombra a Milano, occorrerà attendere nove anni. Con la fine del secondo conflitto mondiale, anche l’automobilismo sportivo inizia riprendere la sua attività (a Parigi, s’è disputata una corsa al Bois de Boulogne nel ‘45), così come l’industria colpita duramente dagli eventi bellici. In un’Europa in cui sono ancora visibili le ferite della guerra, si consuma la resa dei conti che vede i vincitori processare i capi della Germania nazista a Norimberga.

Il 29 settembre del 1946, va così in scena il 3° Circuito di Milano, rinnovato rispetto alle edizioni passate ed il percorso antiorario viene allungato a 2,794 km. La partenza viene posta nell’odierna piazza del Cannone di fronte al Castello Sforzesco, si prosegue lungo le mura dell’Arena in viale Byron, per arrivare alla piazza dell’Arco della Pace dove si devia all’interno del Parco per poi tornare sotto l’Arco e prendere la direzione di Viale Alemagna. Si transita a fianco del Palazzo della Triennale per giungere al traguardo. I box vengono allestiti davanti all’Arena, che nel sabato delle prove è pure teatro della sfida calcistica tra Inter e Atalanta, vinta dai bergamaschi per 1-0. Il programma comprende due batterie di 20 giri, più una finale da disputarsi sulla distanza di 30 tornate pari ad 83.829 km. A parte la presenza della Cisitalia di Pero Taruffi, della Delahaye di Eugene Chaboud e della Era Tipo C di Reg Parnell, l’evento vive della battaglia tutta tricolore tra le Alfa Romeo e le Maserati. Il Biscione schiera quattro modelli della 158, affidati a Varzi, Trossi, Sanesi e Farina. Per il Tridente invece, scendono in campo ben dodici 4 CL: tra i portacolori c’è ancora Nuvolari, affiancato da nomi altisonanti come quelli di Gigi Villoresi, Raymond Sommer, Louis Chiron e Franco Cortese. Quest’ultimo firmerà il primo trionfo nella storia della Ferrari l’anno successivo: trattasi del Gran Premio Roma sul circuito delle Terme di Caracalla. Malgrado la pattuglia delle Maserati sia di gran lunga più folta, saranno le Alfa a dominare. Nelle batterie trionfano rispettivamente Varzi e Sanesi. Il primo precedendo Trossi, il secondo davanti a Sommer. In realtà, la gara viene vinta da Farina, ma complice la sua partenza anticipata, subisce la penalità di un minuto che lo retrocede al terzo posto. Nella finalissima la casa del Portello centrerà una tripletta davanti a circa 100 mila spettatori. Carlo Felice Trossi, s’impone a quasi 90 km/h di media su Varzi e Sanesi. La prima delle Maserati è quella guidata da Villoresi, quarto e ancora sofferente dei postumi dell’incidente occorsogli a fine luglio a Ginevra, nel Grand Prix des Nations. Farina è ancora protagonista, segnalandosi con il giro più veloce; peccato che un testa coda lo costringa al ritiro nelle battute conclusive.

Ma il motorsport per le vie di Milano è destinato a raggiungere l’apice della fama nel 1947. Già nel ’46, s’era registrata la ripresa dell’attività sportiva con il G.P. del Belgio e della 500 Miglia di Indianpolis. Ritorna anche il Gran Premio d’Italia, fermo al ’38, edizione vinta guarda caso da Nuvolari su Auto Union. La manifestazione però non può svolgersi a Monza, sua sede abituale, dal momento che l’impianto è ancora inagibile dopo essere stato adibito a deposito dei mezzi militari americani al termine della seconda guerra mondiale. Da qui l’iniziativa da parte dei dirigenti dell’Automobil Club di Milano di organizzare il Gran Premio su un circuito cittadino lungo le strade intorno alla Fiera Campionaria, simbolo dello spirito imprenditoriale del capoluogo lombardo. Il tracciato si sviluppa lungo i muri perimetrali della Fiera: la partenza è posta in Viale Eginardo all’altezza di Piazzale Arduino dove vengono realizzati i box e costruite le tribune. Si prosegue in senso orario per Via  Colleoni,  a pochi passi dai cancelli dell’Alfa Romeo fino in Piazza Damiano Chiesa, dove le vetture affrontano un insidioso tornante di 360° per immettersi in Via Alcuino. Giunte in prossimità del Velodromo Vigorelli, le macchine svoltano per Viale Duilio e successivamente in Viale Boezio. Raggiunta via Senofonte, si costeggia Piazza Giulio Cesare per poi fare ritorno sul vialone del traguardo. Un layout lungo 3450 metri, percorso sulla distanza di 100 giri. Un’iniziativa che però solleva non poche polemiche, soprattutto da parte degli inquilini dei palazzi circostanti preoccupati dall’inevitabile rombo dei motori e dalla limitazione alla viabilità. Le strade facenti parte del tracciato restano chiuse per circa due settimane. E’ previsto infatti che sette giorni dopo le auto, entreranno in scena le moto per il Gran Premio delle Nazioni. Ma non solo; per motivi di sicurezza ai residenti viene imposta anche la chiusura delle finestre degli appartamenti che si affacciano sulla pista per motivi di sicurezza. Una disposizione che non verrà rispettata, dal momento che balconi e finestre saranno prese d’assalto dai tantissimi appassionati. La data del primo Gran Premio d’Italia del dopo guerra viene fissata per il 7 settembre alle ore 15.30, così come viene indicato nei manifesti dove viene ufficializzato anche il numero dell’edizione della manifestazione: il 18. Si tratta però di un errore voluto! L’edizione sarebbe in realtà la 17^, ma per motivi scaramantici gli organizzatori decidono di evitare il numero poco fortunato. Come l’anno prima, è ancora lotta aperta tra Alfa e Maserati. La scuderia del Portello si presenta con quattro esemplari della 158, pilotate da Trossi, Varzi e dai collaudatori, Sanesi e Gaboardi. Per contro la Maserati schiera 14 vetture, tra i loro alfieri si annoverano Villoresi, Sommer, Chiron, De Graffenried ed a un giovane molto promettente: il milanese Alberto Ascari, figlio del grande Antonio, pilota di grido degli anni venti. A fare da contorno, si registra la presenza di altri marchi come Cisitalia, Delage e Delahaye. In totale si contano 24 partenti con auto di varia cilindrata, dai 1.500 cc ai potenti aspirati da 4.500 cc. Grande assente è invece Nuvolari ormai a fine carriera e sofferente da tempo per problemi alle vie respiratorie provocati dai troppi gas dei carburanti inalati nel corso delle tante corse disputate. Il campione mantovano pensa inizialmente di correre indossando una maschera per evitare le fastidiose esalazioni, ma poi desiste. Le prove di qualificazione dimostrano che la Maserati può farsi valere nonostante i pronostici siano a favore del Biscione. Le Alfa 158 sono spinte da un motore capace di sprigionare ben 300 cavalli, 10/15 in più rispetto alle Maserati 4CL. La pole position viene realizzata da Sanesi, che blocca i cronometri sul tempo di 1’44” alla media di 119,250 km/h, precedendo Trossi. Le Maserati sono però in agguato: Villoresi è terzo e si schiera in prima fila accanto ai due alfisti. In seconda fila ci sono altre tre vetture del Tridente che fanno compagnia a Varzi. La corsa scatta la domenica pomeriggio, davanti ad un pubblico straboccante: dai marciapiedi, alle abitazioni, fino ai tetti. Trossi s’insedia subito in prima posizione seguito da un agguerrito Villoresi davanti a Sommer. Ma il sogno delle Maserati svanisce dopo poche tornate: Villoresi rallenta per noie ai freni, mentre Sommer rimane attardato per problemi al motore. Alle spalle del capofila Trossi sfilano così Varzi, Sanesi e Gaboardi. Questi due devono però cedere le posizioni ad un arrembante Ascari, il quale cerca in tutti i modi di risollevare le sorti del “Tridente”. La bella prestazione del milanese, che si porta a 12” dai battistrada sfuma però poco dopo, complice lo sgancio del serbatoio che lo costringe a riparare ai box. La gara prosegue con la coppia Trossi-Varzi impegnata a duellare scambiandosi le posizioni. Tutti si attendono la volata finale, ma inaspettatamente gli alfisti alzano il piede negli ultimi giri sfilando in parata sul traguardo e con gli occhialoni già sollevati, dopo 3 ore 2’ e 52” alla media di 113,263 km/h. Trionfa così Carlo Felice Trossi (autore del giro più rapido) davanti a Varzi e Sanesi. Quarto sarà Gaboardi, quinto Ascari. A testimonianza del successo della manifestazione, appena terminata la gara, una folla festante invade la pista portandosi sotto il podio. Un entusiasmo che si manifesterà anche sette giorni dopo in occasione del Gran Premio delle Nazioni, riservato alle moto. Per la cronaca, Arciso Artesiani s’imporrà nella classe 500 su Gilera, mentre Dino Martelli trionferà su Guzzi nella 250.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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