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Published on Aprile 28th, 2015 | by redazione

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Anche la De Tomaso diventa cinese

Le società cinesi continuano a fare shopping in Italia

L’ultima è la Ideal Team Venture Limited si è aggiudicata il marchio De Tomaso per un milione e 50mila euro all’asta che si è tenuta stamane presso il Tribunale di Torino, a cui ha partecipato anche la cordata italiana Eos, che si è fermata a quota un milione e 40mila euro.

L’Ideal Team Venture Limited ha sede legale nelle Isole Vergini inglesi, sede operativa a Hong Kong, stabilimenti di auto in Cina.

La De Tomaso è stata una società italiana per la produzione di automobili, fondata a Modena nel 1959 dal pilota italo-argentino Alejandro De Tomaso, deceduto nel 2003 all’età di 75 anni.

Alejandro De Tomaso

Alejandro De Tomaso (1928 – 2003)

Nel 1959, ottenuto l’appoggio finanziario dell’americana Rowan Controller Industries per il tramite della sua seconda moglie, la piccola officina di Alejandro divenne la De Tomaso Modena, assumendo nel proprio logo la “T” utilizzata come marchio per il bestiame nella fattoria della ricchissima famiglia materna, posta in campo bianco e azzurro, i colori della bandiera del paese d’origine del pilota.

In breve tempo De Tomaso iniziò la costruzione di vetture da competizione destinate ai piloti privati e, nel 1964, anche di automobili in piccola serie.

Tra le varie vetture da corsa realizzate dall’argentino, molti dei quali esemplari unici o prototipi, vi fu la monoposto utilizzata dalla squadra di Frank Williams per il campionato di Formula 1 del 1970.

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La De Tomaso Vallelunga del 1964.

Il primo modello De Tomaso destinato alla circolazione su strada fu la Vallelunga, il cui prototipo con carrozzeria coupé venne studiato e realizzato dalla Carrozzeria Fissore di Savigliano, per essere presentato al Salone di Torino del 1964.

Questa innovativa macchina sportiva, la seconda vettura di serie al mondo con motore centrale (un Ford Cortina di 1,6 litri da 104 CV) aveva una velocità massima dichiarata di 215 km/h. Aveva un telaio monotrave in alluminio, divenuto poi il marchio tecnologico della De Tomaso, che collegava l’avantreno al motore posteriore portante e una carrozzeria in fibra di vetro.

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La Sport 1000 Fantuzzi Spyder.

Costruita in meno di 60 esemplari tra il tra il 1964 e il 1967, il suo progetto diede vita anche ad alcuni esemplari da competizione con carrozzeria barchetta, come la Sport 2000 Fantuzzi Spyder, la Sport 5000 Prototipo, la Sport 5000 Fantuzzi Spyder (conosciuta anche come P70), la Competizione 2000 Ghia Spyder e la Sport 1000 Fantuzzi Spyder.

Il modello che diede fama internazionale ad Alejandro De Tomaso fu la Pantera. Apparve nel 1970 con un 5,8 litri Ford V8 ed una carrozzeria fortemente cuneiforme, disegnato da Tom Tjaarda della Ghia. Grazie ad un accordo con Ford, De Tomaso destinò le Pantera al mercato americano, attraverso Lincoln e Mercury, marchi di proprietà della Ford. Tra il 1970 ed il 1973, vennero prodotte a Modena 6.128 Pantera.

Purtroppo, gli elevati costi degli acciai di produzione nazionale si combinarono con la crisi del petrolio dei primi anni settanta e costrinse Ford ad escludere la Pantera dalle sue produzioni alla fine del 1973.

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La De Tomaso Pantera.

La produzione di Pantera continuò in una scala fortemente ridotta, incorporando le rivisitazioni tecniche ed estetiche del designer Marcello Gandini nel 1990, finché venne messa fuori produzione nel 1993 per lasciare spazio alla Guarà, l’ultima vettura prodotta da De Tomaso, visto che la collaborazione con la Qvale si interruppe quando il prodotto (la De Tomaso Biguà, poi ridenominata Qvale Mangusta) stava per essere immesso sul mercato e il successivo progetto De Tomaso Pantera Concept del 2000 non rimase che un prototipo statico.

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