Personaggi

Published on Maggio 1st, 2014 | by Luca Brida

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Ayrton, un ricordo indelebile

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Voi dove eravate il 1 maggio del 1994? Cosa stavate facendo?

Una classica domanda, che molti vi avranno già fatto e che voi stessi avrete rivolto ad altre persone. Ci sono date che rimangono indelebili nella storia umana, avvenimenti impossibili da dimenticare e che ci permettono di ricordare, anche a distanza di anni, ogni singolo minuto di quella giornata. E’ il caso dell’11 settembre oppure di una vittoria italiana ai mondiali di calcio. Gioia e dolore, paura e felicità: sentimenti umani che rendono un istante indimenticabile.

E’ il caso del 1 maggio 1994. In Italia le piazze in mattinata sono gremite di studenti e lavoratori per festeggiare e manifestare i propri diritti, il clima è benevolo, il sole è alto e molte famiglie approfittano della giornata per trascorrere qualche ora all’aria aperta. Ad Imola c’è un Gran Premio da disputare, il terzo della stagione.

Bandiere della Ferrari che sventolano, il solito caos italiano, odori di salamelle e piadine, di motori e di festa. Ma non è una giornata allegra: neppure 24 ore prima aveva perso la vita un pilota, un austriaco che si stava guadagnando un posto in griglia di partenza. Roland Ratzenberger era morto all’improvviso, un botto violento, un incidente che sconvolse tutti, anche perché da molti anni non si consumava un simile dramma in Formula 1. Dopo i tragici eventi del 1982 e la scomparsa nel 1986 di Elio De Angelis (nei test privati), il circus iridato iniziava a credere di aver sconfitto la morte, di aver individuato quel mix perfetto di avanguardia e sicurezza che permetteva ai piloti di spingere al massimo senza rischi.

Il 30 aprile del 1994 però, quando ad Imola non si faceva che parlare del terribile schianto di Rubens Barrichello, Roland Ratzenberger raggiunse De Angelis, Villeneuve, Petterson, Bandini e tutti gli altri uomini che lasciarono questa Terra inseguendo un sogno a forte velocità.

Ma si sa che lo show deve andare avanti, “The Show must go on” cantava un altro mito immortale come Freddie Mercury ed ecco che ad Imola, in quella assolata domenica di festa, le vetture si presentano sullo schieramento di partenza. Al via ancora un incidente, un contatto violento con gomme che volano in tribuna e che colpiscono tifosi. Come se qualche Divinità antica stesse facendo capire ai mortali che quella corsa non aveva ragione di esistere. Ma lo show deve andare avanti… qualche giro dietro la Safety Car e si riparte. Ayrton Senna è in prima posizione, Michael Schumacher è secondo. La sfida è tra loro due. Dopo i problemi delle prime due gare il brasiliano non può permettersi di sbagliare, deve vincere.

Ayrton conclude la sua carriera in prima posizione. Non poteva essere altrimenti. Non avrebbe potuto accarezzare quel muro in seconda piazza… no, lui era Senna, il predestinato.

Era rimasto l’unico campione del mondo in quella stagione. Nei 10 anni di Formula 1 ne aveva visti di piloti: Lauda, Piquet, Mansell, Prost… non c’era più nessuno. Era rimasto lui, testimone e scudiero di un circo che aveva cambiato regole ed attori. Attorno a lui piloti più giovani, bravissimi nell’interpretare un’elettronica divenuta regina. La sua Williams era proprio il simbolo di quella nuova era: velocissima, estrema e proprio per questo molto difficile da condurre.

Non aveva più nemici veri, compagni di mille litigate dentro e fuori dalla pista. Non c’era più Prost ed Ayrton si sentiva solo. Ancora un titolo con la Williams e magari avrebbe potuto pensare anche al ritiro.

Prost ad Imola era presente quel giorno: era stato invitato a fare la voce tecnica per una tv. Senna lo sapeva e nel corso delle prove, mentre si trovava a bordo della sua vettura, con il microfono legato al casco esclamò: “Ciao Alain, mi manchi…”. La fine della guerra, il brasiliano che saluta la sua nemesi, la pace definitiva tra due campioni che insieme erano saliti sul podio per l’ultima volta in Australia nel novembre del 1993.

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Ad Imola Ayrton non esce dal Tamburello, la gara prosegue perché… “The show must go on” e le divinità antiche intervengono ancora: Michele Alboreto riparte dopo un pist stop, la sua gomma si stacca e travolge i meccanici della Ferrari. Orrore e paura, sgomento e terrore.

Michael Schumacher vince la sua terza gara stagionale, Nicola Larini festeggia il suo primo ed unico podio in Formula 1. Il sole è ancora alto, non è ancora ora di cena, si riaccendono le braci alla Rivazza, l’odore di piadine e salamelle torna a farsi sentire, le birre vengono bevute e le bandiere sventolate. Non tutti i tifosi nel circuito hanno compreso cosa sia accaduto, non tutti sanno che a Bologna andava in scena il solito teatrino con i medici che si trovavano di fronte un corpo ormai senza vita, i giornalisti che fumavano accalcati nella sala d’attesa, gli addetti stampa che organizzavano le conferenze stampa, mentre Ayrton raggiugeva il suo scopo: diventare il mito assoluto della Formula 1.

 

Molte volte mi domando come Senna potrebbe essere oggi, a 54 anni. Un team manager? Un commentatore televiso? Oppure un ricco imprenditore con la pancia? No… Ayrton è con la tuta, il casco e in prima posizione.

 

“E ho deciso una notte di maggio
in una terra di sognatori
ho deciso che toccava forse a me
e ho capito che Dio mi aveva dato
il potere di far tornare indietro il mondo
rimbalzando nella curva insieme a me
mi ha detto “chiudi gli occhi e riposa”
e io ho chiuso gli occhi.”
Lucio Dalla – Ayrton

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Luca Brida

Giornalista e appassionato di motori. Social e community Media Manager.



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