Eagle 66 – l’aquila di Indy

Muso a “becco d’aquila”, il Ford V8 alle spalle del pilota, sono questi i segni distintivi della Eagle 66, la rivoluzionaria monoposto costruita da All American Racers (AAR), progettata da Len Terry, derivata dalla Lotus 38. Inizialmente costruita in sei esemplari dalla factory californiana di Dan Gurney, copia lo schema delle monoposto di Colin Chapman, anche lei progettata da Len Terry, vincitrice della 500 Miglia di Indianapolis del 1965 con Jim Clark.

Alimentata dal motore Ford Indy V8 da 4,2 litri, per la stagione 1966 vengono costruiti sei telai: tre per il team ufficiale della AAR e tre vengono acquistati dai team clienti John Klug, Lindsey Hopkins e Frank Wilseck/Sidney Weinberger.

Spesso celebrata da storici e piloti come una delle monoposto da corsa più belle ed eleganti mai progettate, la Eagle 66 ha gettato le basi per l’immenso successo di AAR a Indianapolis, aprendo la strada alle future vittorie di Eagle alla 500 Miglia di Indianapolis tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70.

Dan Gurney, il pilota e fondatore della Eagle, è uno dei pochissimi piloti al mondo ad aver vinto in Formula 1, IndyCar, NASCAR ed a Le Mans. È l’uomo che, a Le Mans 1967, ha inventato la tradizione di spruzzare lo champagne sul podio. A Indy ’66 Gurney dopo avere ottenuto il 19° tempo in prova rimane coinvolto nel gigantesco incidente alla partenza con altre 10 vetture venendo eliminato prima ancora di completare il primo giro. Con le vetture ufficiali corrono anche Lloyd Ruby con la Eagle numero #14 sponsorizzata da Bardahl e  Joe Leonard con la numero #6 colorata con i colori della Yamaha.

Lindsey Hopkins Jr. era il classico team manager mecenate delle corse. Hopkins era un abile prestigiatore amatoriale. Per questo motivo, tutte le sue auto da corsa portavano sulla carrozzeria un logo speciale raffigurante un coniglio bianco che usciva da un cilindro. Con la Eagle 66 #8 del Team Hopkins corre a Indy Roger McCluskey considerato uno dei piloti più completi della sua era. Era famoso per la sua intelligenza tattica, la pulizia di guida e la capacità di essere veloce su qualsiasi superficie: asfalto, terra, ovali e circuiti stradali. Il pilota americano ha vinto il campionato USAC Sprint Car nel 1963, il titolo USAC Stock Car nel 1969 e nel 1970 e, soprattutto, il prestigioso Campionato Nazionale USAC IndyCar nel 1973 con la monoposto di Lindsey Hopkins. Ha disputato la 500 Miglia di Indianapolis per 18 volte. Il suo miglior piazzamento è stato un 3° posto nel 1973.

Nel 1966, Lindsey Hopkins acquistò da Dan Gurney uno dei primissimi telai della neonata Eagle lo chassis #204. L’auto fu dipinta con la livrea ufficiale dello sponsor G.C. Murphy una celebre catena di negozi dell’epoca e le fu assegnato il numero #8. A Indianapolis 1966 McCluskey qualifica la Eagle in 13ª posizione su 33 partenti, alla media di 159.271 miglia orarie. Al via schiva miracolosamente il gigantesco incidente al via che decima lo schieramento. Durante la gara risale diverse posizioni, ma è costretto al ritiro al 129° giro a causa di una perdita d’olio dal motore Ford V8, venendo comunque classificato 13°. Sebbene la gara di Indianapolis fu sfortunata, McCluskey e il team di Hopkins entrarono nella storia del motorsport pochi mesi dopo. Il 7 agosto 1966, sull’insidioso ovale di Langhorne, McCluskey vinse la gara superando Gordon Johncock e regalò alla Eagle la sua prima storica vittoria di sempre in un campionato americano.

 

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