Ronnie Peterson e la pole per 100 bottiglie di Champagne

Immagine ©Raul Zacchè/Actualfoto – Illustrazione ©M58

Anno 1978, alla Lotus ci sono Mario Andretti e Ronnie Peterson. Per lo svedese è un ritorno nella squadra di Colin Chapman, un ritorno quasi forzato frutto di una serie di circostanze. Ronnie è un pilota maturo, uno dei senatori della Formula 1, ha corso con la March, poi è passato alla Lotus, fino a quando tra Chapman e lo svedese finisce l’intesa dopo molti problemi tecnici alle vetture e una incomprensione di carattere. Ronnie ritorna a correre con una March privata, con quella vince a Monza 1976 dimostrando ancora una volta di essere il pilota più veloce anche con un mezzo inferiore. La stagione successiva corre per Ken Tyrrell, la P34 sei ruote è alla fine della sua storia, Peterson ci mette del suo ma è nuovamente ora di cambiare bandiera. Tra i sogni di Ronnie c’è la Ferrari, ma nel 1976, quando Lauda ha il terribile incidente al Nurburgring, dal letto d’ospedale dà l’aut aut al Drake: “Ronnie sulla Ferrari? Mai se ci sono io!”

Ronnie è troppo veloce, Niki lo sa, è un cliente pericoloso, e per lo svedese le porte di Maranello, dopo la parentesi con le sport prototipo all’inizio degli anni ’70 non si possono riaprire. Inoltre è arrivato Gilles Villeneuve, il campione canadese ha già fatto breccia nella folla e litigato con Paterson. Al Fuji la Tyrrell e la Ferrari in lotta sono volate fuori pista e nell’incidente perdono la vita un commissario di gara e un fotografo. La carriera di Peterson ad inizio 1978 ha bisogno di una nuova svolta, lo svedese ha raggiunto una certa stabilità economica e si è costruito una famiglia, ma insegue ancora quel titolo mondiale che sarebbe alla sua portata. È praticamente a piedi, in questo contesto accetta di tornare alla Lotus, è la vettura migliore del momento, ma c’è Maro Andretti, un amico, che ha sviluppato le vetture ad effetto suolo ed è pronto a conquistare il titolo mondiale. Tanto vale fare un passo indietro, accettare il ruolo di seconda guida a fronte di un buon ritorno economico per rilanciarsi come top driver nella stagione successiva. Chapman conosce molto bene il valore del campione svedese, parla poco, anzi niente, ma fa i fatti e gli fa firmare un contratto come seconda guida. Il suo ruolo dovrà solo essere quello di coprire le spalle a Mario e sviluppare la messa a punto delle monoposto del team inglese. Ok, pensa Ronnie, ben conscio di accettare le regole, è un uomo di parola, sa che le uniche possibilità di vittoria saranno quelle lasciate libere da Andretti per un problema tecnico o un incidente. La stagione 1978 inizia con la vecchia Lotus 78, quella della stagione precedente, in Sudafrica arriva la prima vittoria, Mario ha un problema, Ronnie è finalmente libero, insegue la Tyrrell di Patrick Depailler lo bracca e vince dopo una rimonta spettacolare dimostrando che lui, lo svedese Peterson è ancora un top driver.

In Spagna arriva la nuova 79 e Ronnie è sempre ligio alle regole: Mario è davanti e lui copre le spalle. Ma il fuoco continua ad ardere sotto la cenere, Ronnie intanto prende accordi per correre con la McLaren nella stagione successiva e si arriva all’appuntamento del GP di Inghilterra a Brands Hatch, una delle piste più difficili, un nastro di asfalto dove la guida delle svedese ha sempre fatto la differenza.

Tra gli amici di Ronnie Paterson c’è il Conte Zanon, il magnate che aveva aiutato lo svedese nei momenti di crisi. Durante la cena del giovedì sera tra Zanon e Chapman, parte una scommessa su chi avesse fatto il miglior tempo nelle prove. Andretti, pochi giorni prima durante un test, a cui non aveva partecipato Peterson, il pilota italo-americano aveva demolito il tempo sul giro con la nuova 79 e per Chapman quel risultato cronometrico era impossibile da battere. In palio ci sono 100 bottiglie di Champagne, ma anche la dimostrazione su chi dei due piloti avesse il piede più pesante. Le gomme Good Year da qualifica durano un solo giro di pista, Andretti ha a disposizione tre set per i due turni, mentre Peterson, come seconda guida, solo due, ovvero un set per turno di qualifica. Ronnie nella qualifiche del venerdì non monta le gomme da qualifica, le tiene per il giorno successivo, mentre Andretti è già davanti al gruppo.

Il sabato la tensione è papabile nel box della Lotus, ogni volta che una delle due 79 esce per uno stint viene caricata la giusta quantità di benzina, almeno in quella di Andretti, mentre sulla monoposto dello svedese la quantità di carburante è ben superiore. Poco prima della fine dell’ora di qualifica viene informato Ronnie della scommessa, come sua abitudine non fa una piega. A 10 minuti dalla fine delle prove la pole position è saldamente nella mani di Mario e in quel momento Ronnie chiede che gli vengano montate le gomme che non aveva usato il giorno prima. I meccanici caricano nel serbatoio delle Lotus una ulteriore quantità di benzina come ordinato da Chapman, giusto per aumentare il peso e diminuire le prestazioni.

Brands Hatch è una pista di riferimento per chi ha il piede pesante, una delle università del pilotaggio. Chi va forte sulla pista inglese fa la differenza, è considerato un vero campione. È il pomeriggio del 15 luglio 1978, lo svedese abbassa la visiera, ingrana la prima ed esce per l’ultimo tentativo quando manca poco tempo alla fine del turno. Dopo il giro di lancio le Good Year sono in temperatura giusta e pennellano la traiettoria alla Paddock Hill Band. Ronnie ha un solo tentativo, fa volare la Lotus 79 sfruttando tutto l’effetto suolo. Druids, Surtees, Hawthorn Hill, Westfield, Dingle Bell Corner, Stirlings, infine Clark Curve, la nera monoposto con quel casco blu e giallo passa come un missile sulla linea del traguardo. Il cronometro ha fissato il tempo: 1:16.80 Peterson è primo, Andretti è distaccato di 0.26, nonostante nei serbatoi della monoposto dello svedese ci siano oltre 30 chili di benzina rispetto a quella del suo capo squadra.

Colin Chapman mastica amaro, il conto per le 100 bottiglie di Champagne è tutto suo da pagare!

In gara le Lotus non avranno fortuna, entrambe ferme per problemi tecnici con la Ferrari di Carlos Reutemann che passa per prima sotto la bandiera a scacchi, ma quel giro di qualifica del campione di Orebro è destinato a rimanere nella storia!

 

 

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

ARTICOLI CORRELATI