Di Diego Alverà
Quando si pensa ad Ayrton Senna, la mente vola subito all’incidente che gli tolse la vita a Imola il 1° maggio 1994, lo schianto fortissimo che ha privato la Formula 1 di uno dei suoi più grandi campioni e i tifosi di uno dei piloti più amati. Molto è stato raccontato di quel tragico fine settimana, tuttavia la carriera dell’alfiere brasiliano è una storia che merita di essere ricondotta a ben altro.
Non è stato semplicemente uno sportivo, un campione, un pilota, Ayrton è stato un mistico della velocità, un poeta del rischio, un’anima tormentata e sublime che ha trasformato la pista in un tempio e la monoposto in un prolungamento del proprio spirito.
La storia del brasiliano, raccontata in questa opera dalla magica penna di Diego Alverà, inizia con un kart. Ayrton si innamora delle sensazione di velocità e ben presto tutto inizierà a correre velocemente. Le vittorie, i titoli in Brasile, poi l’Italia con la DAP dove il campione dimostra il suo carattere, fatto di sfide, tensione estrema, voglia solo di vincere. Poi le quattro ruote, F.Ford, F.3 con il duello contro Martin Brundle e quella vittoria sulle strade di Macao che proietta il suo nome sui taccuini del team manager della massima formula.
Toleman, il piccolo team di Alex Hawkridge che ingaggia il brasiliano e viene subito ricompensato con quella giornata fantastico del Gran Premio di Montecarlo 1984. In quel pomeriggio grigio nel Principato, mentre i giganti della Formula 1 annaspavano tra le onde di un nubifragio biblico, un giovane brasiliano su una modesta Toleman decise di riscrivere le leggi della fisica. Tra i muretti spietati del toboga monegasco Senna non guidava: danzava sull’acqua. Ogni curva era un atto di fede, ogni sorpasso un insulto al buon senso. Il mondo capì in quel momento che non stava guardando un debuttante, ma l’eletto. La bandiera a scacchi gli tolse una vittoria certa, ma il destino gli aveva già consegnato le chiavi dell’immortalità.
Gli anni d’oro in McLaren non furono solo sport, ma una guerra psicologica, filosofica e viscerale. Da una parte il “Professore”, Alain Prost, calcolatore e gelido, dall’altra Ayrton, il “Poeta del Fuoco”, che cercava il varco dove altri vedevano solo un muro. Nessuno come lui ha mai parlato del rapporto tra velocità e divinità. Ayrton sosteneva di vedere Dio alla fine del rettilineo, di sentire una presenza superiore mentre portava la sua vettura a 300 km/h. Non era arroganza, era una sensibilità ultraterrena. Mentre i suoi colleghi parlavano di sospensioni e carburante, lui parlava di tunnel metafisici e di giri di qualifica in cui agiva in stato di trance. La sua leggendaria capacità di strappare la Pole Position (ben 65 in carriera) era un rito sacro, un momento in cui l’uomo e la macchina diventavano un’unica entità vibrante.
Ayrton Senna è anche il pilota che ha detenuto per decenni il record di pole position, quello che è diventato eroe nazionale e icona dell’automobilismo arrivando a trionfare in tre Mondiali, quello che ha costruito una rivalità aspra e piena di colpi di scena con Alain Prost, rendendosi protagonista di vittorie memorabili.
Imola, 1 Maggio 1994, alle 14:17, alla curva del Tamburello, il tempo si è fermato. La Williams numero 2 tirò dritto, portando via con sé l’uomo, ma non il mito. Il Brasile perse un eroe che dava speranza a un popolo intero; il mondo perse l’essenza stessa dell’automobilismo. Oggi Senna non è solo un ricordo, in fondo non è morto ad Imola: è semplicemente passato oltre quel tunnel di cui parlava, lasciandoci in eredità la lezione più grande: non importa chi sei, da dove vieni o quanto sia difficile la sfida: se metti tutto te stesso in ciò che fai, diventerai eterno.
Diego Alverà traccia un percorso coinvolgente tra i trionfi più splendenti e gli aneddoti meno conosciuti della carriera di una delle icone non solo sportive del secolo scorso, un pilota e un uomo che ha saputo farsi amare come pochi altri e lasciare un segno indelebile nella storia.
Senna – Le storie dietro le vittorie – Di Diego Alverà – Giunti Editore








