Forum AutoMotive 2026 a Milano

La mobilità a motore guarda avanti

A Milano si è tenuto il Forum AutoMotive 2026, tra i temi analizzati i perchè sono stati commessi tanti errori di valutazione all’origine della crisi attuale. Una domanda con diversi temi trattati dai vari relatori durante l’incontro.

“Il mondo dei produttori di auto sta vivendo una grande crisi, soprattutto tra i marchi europei con uno stato di diffusa depressione, sono mesi che le case automobilistiche stanno producendo con meno utili dei loro fornitori. Tutto nasce dalle imposizioni dei legislatori che hanno imposto regole con modalità e tempi, senza avere avuto un confronto con i produttori di automobili. Il problema è la cosiddetta decarbonizzazione, decisa dalla politica mediante l’elettrificazione entro il 2035. Il tutto fatto senza tenere conto dei rischi imprenditoriali e degli azionisti delle varie compagnie. Ormai il rischio imprenditoriale si è trasformato in certezza senza però avere utili per compensarlo. Serve un ripensamento delle produzione su scala globale con richieste diverse a seconda delle geopolitica attuale che attualmente è anche condizionata dai problemi dei vari conflitti che incidono sulle forniture e mercato globale.

Tutta l’Europa produce il 7% delle emissione globali di CO2, ma dai vari studi emerge che l’automotive europeo incide solo per l’1% del problema. Il vecchio continente è sicuramente il più virtuoso a livello mondiale, ad esempio la Cina emette oltre cinque volte l’Europa e anche l’America non scherza affatto. I costi sociali di questa transizione riguardano ben 100.000 posti di lavoro persi e la riduzione di produzione del 60% tra Italia e Francia con circa il 30% totale nel nostro continente. In passato è sempre stata prima creata una domanda seguita dal relativo cambiamento con le successive regolamentazioni. Invece per la decarbonizzazione si stanno imponendo le scelte senza avere una reale domanda e una tecnologia adeguata.

La situazione attuale è figlia del dieselgate, una vicenda che è stata vissuta come una macchia, creata appositamente da alcuni produttori che non riuscivano ad eguagliare l’efficienza e la competitività dei turbodiesel prodotti in Europa ed esportati fuori dal vecchio continente. La transizione elettrica nasce soprattutto dai produttori tedeschi per lavare questa macchia che, dopo una prima fase di guadagni soprattutto finanziare sta mostrando il conto.  

Un altro grosso problema riguarda l’ingerenza finanziaria nelle case automobilistiche. Negli anni pre-covid, investire nella transizione elettrica ha generato un innalzamento dei valori aziendali con forti utili nel mercato finanziario soprattutto in quelle innovative. La maggior parte dei produttori, tramite le decisioni dei consigli ei amministrazione e dei loro amministratori delegati, ha cavalcato questo trend che poi non è stato confermato dai risultati di vendita dei mezzi con la conseguente crisi attuale. Uno degli esempi più drammatici, giusto per citare l’industria tedesca, è quello della Porsche che ha perso tra il 2024 e il 2025 il 98% degli utili.

Cosa vogliono gli automobilisti? sicuramente mezzi efficienti, sicuri, che costano poco, ma non tutti gli utenti finali la pensano allo stesso modo ed hanno uguali esigenze cercando spesso caratteristiche diverse come emerso da recenti studi. Questo è emerso da analisi sul mercato globale con molte differenze tra quello europeo, asiatico e americano e magari occorre ripensare la mobilità non più con scelte globali ma seguendo le esigenze regionali.

Con il Covid i prezzi dei mezzi sono aumentati di circa il 50% a parità di modello, mentre gli stipendi sono aumentati di pochissimi puti percentuale. L’auto è il secondo bene di investimento dopo la casa, questo aumento ormai rappresenta un problema e non a caso si è espanso il mercato dell’usato che a sua volta ha aumentato i costi influendo comunque sul mercato delle vendite dei nuovi prodotti.

Attualmente i produttori europei, per non incorrere in multe da parte del legislatore, devono produrre un elevato numero di mezzi a zero o basse emissioni che poi non incontrano una reale esigenza del mercato. Una coercizione che sta condizionando le scelte dei vari produttori, l’Europa incassa parecchi soldi, si parla di miliardi da queste penalizzazioni, sarebbe utile abolirle ma nessuno pensa certamente di levarle ed anche queste scelte hanno prodotto l’attuale crisi.

Più che di transizione bisognava pensare ad una integrazione energetica come sta emergendo dai risultati attuali. Visto la crisi attuale sta passando un nuovo messaggio da parte dell’Europa con una rinnovata libertà di scelta da parte dell’utenza. Per arginare la crisi occorre sicuramente marciare uniti tra il mondo dell’automotive ed i legislatori, con tutti i produttori d’accordo nell’ottenere soluzioni comuni e utili a tutti”.

redazione
redazionehttp://www.motoremotion.it/
Un gruppo di appassionati vi tiene informati, sul sito e via Facebook, su quanto avviene, anche dietro le quinte, nel mondo delle competizioni motoristiche internazionali.

ARTICOLI CORRELATI