L’auto d’epoca: un fenomeno nato nel secolo scorso che ha avuto una grande diffusione negli ultimi decenni
Immagini Raul Zacchè
Negli anni ’70 il fenomeno del consumismo si accentua con il boom economico. Le automobili che hanno qualche anno di vita sono ormai considerate dei vecchi rottami, vetture superate, buone solo per qualche pezzo di ricambio o pronte per la demolizione. Ben presto però inizia il fenomeno del collezionismo ed alcune vetture, magari abbandonate in qualche vecchio garage, hanno una nuova vita dopo un restauro. Anche in Italia, negli anni ’80, inizia il fenomeno del collezionismo, una realtà ben presente ai giorni nostri con tante bellissime vetture, ammirate nei raduni e nelle manifestazioni per auto d’epoca, veri “gioielli da collezione”, ancora funzionanti.
Il MAMS, Monza Auto Moto Storiche, nella cornice di Villa Borromeo d’Adda, ha tenuto un incontro sul tema del collezionismo d’epoca con il giornalista Alfredo Albertini, nota firma di Ruoteclassiche e l’ingegnere Marco Perrucca, responsabile del Centro Prove di Quattroruote.
Albertini spiega come nasce la passione per le auto d’epoca in Italia negli anni ’80
“E’ stato un movimento spontaneo, fino agli anni ’60 e ’70 i collezionisti erano un piccolo manipolo di persone benestanti considerati anche un po’ eccentrici. Tra loro c’erano industriali, nobili milanesi e brianzoli che per semplice passione o per esibizionismo recuperavano modelli anteguerra per pochi soldi che poi esibivano in qualche piccolo raduno tra loro. In fondo era semplicemente un club esclusivo di ricchi possidenti. Nel 1966 nasce l’ASI – Automotoclub Storico Italiano – la struttura in cui si radunano i principali proprietari di vetture d’epoca e dà inizio al fenomeno. Si inizia a capire che queste vetture possono diventare oggetto di collezioni, creano divertimento e aumentano il loro valore. Iniziano i primi raduni, le gare in pista, ritornano in forma regolaristica le gare su strada come la 1000 Miglia, iniziano le aste per le vetture d’epoca. Il fenomeno ha raggiunto sempre più appassionati arrivando ai giorni attuali ad alcuni eccessi di valutazione delle vetture”.
La storia vista come valore aggiunto del marchio per le case costruttrici e traino di immagine per la vendita delle vetture moderne
“i principali marchi sfruttano la loro storia come immagine. L’Alfa Romeo ha 80 anni, anche la Lancia ha molti decenni di storia, viene aperto il Museo Storico di Arese, collezionisti mettono a disposizione le loro vetture per eventi del marchio di appartenenza. Noi Italiani siamo stati tra i più fortunati: oltre ad Alfa Romeo, Lancia e Fiat ci sono Ferrari e Maserati sempre ben rappresentate in quei primi anni del fenomeno collezionistico. Ancora oggi assistiamo allo sfruttamento delle storia da parte dei produttori con vetture dell’ultima generazione spesso a propulsione elettrica chiamate con nomi del passato come la 500, la nuova Panda o la Renault 5 ben presto verrà messa in vendita la nuova Lancia Gamma ricordando quella degli anni ’70. Il mondo dell’automotive si stava evolvendo con appassionati che compravano nuovi modelli ricordando il passato. Già nella seconda metà del secolo scorso alcune Alfa Romeo avevano ripreso la loro storia chiamando nuove vetture con nomi come 1750, Alfetta e Giulietta ad esempio”.
Quale sono state le vetture più richieste?
“Sicuramente le italiane, con Alfa Romeo, Ferrari, Maserati, Lancia in testa alle classifiche. Ancora oggi le vetture più richieste alle aste sono state prodotte dalla nostra industria, seguono le vetture tedesche con marchi come Mercedes e alcune BMW, per proseguire con le inglesi e le francesi. In genere chi vuole investire spende soldi con questi marchi ancora oggi. Ogni anno Ruoteclassiche fa un allegato che analizza i prezzi delle maggiori aste di vendita al mondo. Nell’ultimo numero uscito con l’analisi del 2025 si è definitivamente capito che il fenomeno è legato alle varie generazioni: le anteguerra hanno un mercato molto marginale, le vetture degli anni ’50 e ’60 stanno scendendo di valore, gli anni ’70 sono stabili, mentre quelle tra gli anni ’80 e l’inizio del terzo millennio sono in netta crescita. Alcune vetture vengono viste come grande investimento, ad esempio la vettura con la quotazione più alta venduta nel 2025 è stata una Ferrari 250LM del 1964 venduta a 35 milioni di Euro, seguita da una Ferrai F50 degli anni ’90 venduta a 8 milioni di Euro ed una Lamborghini Miura a 4 milioni”.
Chi è generalmente il compratore di auto d’epoca
“E’ un fenomeno che ha vari aspetti, generalmente è una persona che ha disponibilità economiche ed è appassionato. Ce chi compra per puro diletto o chi lo fa anche per investimento. Poi abbiamo i grandi collezionisti, cito l’esempio di Nick Mason il batterista del Pink Floyd con una delle più importanti collezioni al mondo. Alcuni di loro comprano l’auto per fare manifestazioni d’epoca come la 1000 Miglia, Pebble Beach, Goodwood Revival. Poi c’è il collezionismo di gente appassionata più normale con mezzi tra i 10.000 e i 50.000 euro che si trovano nei vari raduni e nelle gare di regolarità storica o anche altri eventi di cui c’è un fitto calendario durante la stagione. Tra questi ultimi si è particolarmente diffuso il fenomeno delle Youngtimer, ovvero vetture più recenti che hanno superato i 20 anni di età, in pratica vetture che piacevano ai ragazzi nati negli anni ’80 quando prendevano la patente”.
I concorsi di eleganza e le manifestazioni storiche hanno contribuito alla crescita degli appassionati e alla diffusione della cultura
“Villa d’Este, 1000 Miglia, Pebble Beach, e tante altre manifestazioni hanno portato l’auto d’epoca in piazza facendo ammirare vetture importanti a tutti. I concorsi d’eleganza sono nati molto tempo fa quando i carrozzieri esponevano le loro creature ad una clientela scelta che le poteva ordinare, come la 1000 Miglia è nata per pubblicizzare le strade italiane. Oggi sono manifestazioni importanti che attirano tantissimi appassionati per ammirare dei gioielli del passato, eventi culturali sicuramente importanti per la nostra storia: l’automobile è anche espressione del progresso e costumi della nostra società nei vari decenni. Ho sempre notato che le auto storiche, anche quelle più semplici come una Fiat 500 o una 2 CV Citroen, quando passano per strada c’è un sacco di gente che le ammira, spesso anche sorridono perché fanno riaffiorare ricordi nella loro mente dando messaggi e ricordi positivi”.
Novembre 1987 esce il 1° numero di Ruoteclassiche.
“Quattroruote inizia ad interessarsi al fenomeno pubblicando alcuni articoli in collaborazione con una rivista tedesca. Subito si è capito che funzionavano poco, le auto tedesche non interessavano al pubblico italiano come le foto fatte spesso al nord Europa. C’era a disposizione la collezione e l’archivio di Quattroruote con tantissima documentazione che si poteva sfruttare. Il mondo delle storiche si stava affermando e in Domus hanno pensato di lanciare la nuova rivista per gli appassionati. Nella prima copertina, realizzata dal sottoscritto, c’è l’Alfa Romeo 8C che ha corso alla 24 Ore di Le Mans appena restaurata. Dal Museo di Arese venne portata a Balocco per realizzare le foto, una prima esperienza da cui è nata la nuova rivista. La collaborazione con Quattroruote è sempre stata molto stretta, inizialmente anche le auto d’epoca venivano testate come le moderne, in seguito si è capito che non era il caso di strapazzare auto che avevano ormai un valore sempre più elevato con relativi costi se la vettura avesse avuto dei danni”.
Alfredo Albertini è uno di primissimi giornalisti delle nuova rivista, la sua è una passione nata sin da bambino.
“La mia è stata una lunga vita spesa raccontando le automobili, cominciata sin da bambino disegnando automobili. Una grande passione coltivata anche da ragazzino con il sogno di farla diventare una professione. Mi sarebbe sempre piaciuto fare il giornalista di una rivista e la più importante era Quattroruote dove era difficilissimo entrare. Inizio a conoscere persone che ci lavoravano e la grande occasione avvenne nel 1978 quando la redazione si stava spostando dal centro di Milano nella nuova sede di Rozzano. Nessuno voleva andare in qual posto, per molti era scomodo da raggiungere, un paio di persone hanno deciso di cambiare lavoro e si è aperta una occasione che ho colto al volo. Avevo poco più di 20 anni, inserito in una redazione con alcuni personaggi che avevano fondato la rivista nel 1956. Ho iniziato facendo i vari lavori che servivano nella redazione, ben presto sono riuscito a superare l’esame come giornalista professionista iniziando una storia che dura fino ai giorni attuali dove continuo a collaborare con la casa editrice. In questi oltre 40 anni sono passato dalla macchina da scrivere al computer, dalla fotocomposizione alla scrittura digitale direttamente dentro la pagina video, senza più avere carta ed i relativi passaggi per realizzare la rivista. Una volta si scriveva tutto a macchina si consegnava il pezzo ad un fattorino che correva nella fotocomposizione a Torino consegnando tutto ad un linotipista che a sua volta componeva l pagina della rivista con i caratteri in piombo. A quel punto il fattorino correva a Rozzano per far controllare che tutto andasse bene, nel caso ritornava con le varie correzioni e infine veniva stampata la rivista pronta per le edicole. Oggi è tutto molto più semplice e immediato, basta un semplice clic sulla tastiera per sistemare e mandare in stampa”.
L’Ingegnere Marco Perrucca è entrato a Quattroruote dopo gli studi di ingegneria
“Anche la mia è stata una storia abbastanza curiosa. Una laurea in ingegneria aeronautica con il sogno di diventare un progettista di automobili, dopo alcune esperienze lavorative entro in contatto con la redazione di Quattroruote dove cercavano un responsabile per il centro prove. Ho pensato a qualche giorno a quella opportunità, ogni mese correvo in edicola per acquistare la rivista, ho accettato e da allora ho diretto la struttura per 35 anni continuando ancora oggi a collaborare, divertendomi come non avrei potuto fare da nessuna altra parte! Quando sono arrivato c’era solo una calcolatrice e qualche vecchio di misura. Da allora sono cambiate molte cose passano dai rilevamenti con uno strumento chiamato Correvit, un grosso e pesante computer che si installava a bordo vettura con una sonda a fotocellula che si attaccava con della ventose alla carrozzeria, fino agli attuali sistemi di rilevamento GPS. Infine nel 1995 abbiamo creato il nuovo centro con la pista prova di Vairano in provincia di Pavia, una struttura altamente professionale certificata ISO. La fortuna è stata quella di guidare e testare tutte le auto, comprese le più potenti supercar degli ultimi 40 anni, una esperienza sicuramente invidiabile per molti, anche dai tecnici e collaudatori delle varie case automobilistiche che spesso non avevano confronti con la concorrenza”.
Alfredo Albertini, oltre alla scrittura ha sempre avuto la passione per la fotografia
“Sapevo maneggiare bene le macchine fotografiche e subito ho iniziato a dare una mano facendo immagini delle vetture che servivano per illustrare le varie prove. In redazione hanno subito sfruttato la mia capacità: capivo le immagini che occorrevano, inoltre veniva risparmiato il costo di un fotografo esterno ed ero sempre disponibile quando servivano immagini urgenti”.
L’archivio di Quattroruote è sempre stato molto importante per la realizzazione di Ruoteclassiche
“E’ un grandissimo patrimonio, con immagini, dati, cartelle stampa dagli anni ‘50 ad oggi. In passato c’erano ben tre disegnatori, Franco Rosso, i Fratelli Betti e Giorgio Alisi che ogni mese portavano i loro spaccati realizzati a mano su tavole 70 x 100, delle vere opere d’arte che ancora oggi vengono spesso sfruttate, il tutto richiuso in appositi armadi in ambiente a temperatura controllata”.
In questi 40 anni è molto cambiato il mondo del giornalismo ma anche quello dell’automobile
“Le macchine che provavamo a fine degli anni ’70 oggi sono quelle che molti collezionisti avevano nei loro garage. Siamo passati dall’alimentazione a carburatori alle iniezioni più sofisticate, dai freni a tamburo alla frenata controllata con l’ABS, infine oggi siamo alla rivoluzione con l’auto elettrica, fasi molto importanti che non abbiamo completamente metabolizzato andando ancora a ricercare le emozioni e il fascino che davano le vetture delle nostra gioventù e magari anche quelle dei nostri padri”.
Un grande contributo al collezionismo è arrivato anche dagli sgravi fiscali
“La svolta è arrivata nel 2000 con la Legge 342 che ha introdotto gli sgravi fiscali per la tassa di possesso delle auto storiche. Prima era obbligatorio pagare il bollo anche se la vettura non veniva usata e molte persone hanno venduto o demolito mezzi che avevano un costo, spesso considerevole, pur senza essere usate. In alcuni casi oltre al bollo c’era il super bollo oltre una certa potenza fiscale del mezzo da pagare. Ho conosciuto persone che avevano mezzi importanti svenduti per poche lire pur di ridurre le spese, auto che oggi valgono centinaia di migliaia di euro o anche milioni. Poi è tutto cambiato e grazie a questa legge molte vetture sono ancora in vita acquistando ulteriormente valore”.












