Johnny Dumfries – nel 1986 con la Lotus nel regno di Senna

Immagine ©Raul Zacchè/Actualfoto

Il suo nome completo era John Colum Crichton-Stuart, 7° Marchese di Bute, ma per il paddock era semplicemente Johnny. Un aristocratico che scelse il casco al posto del castello, ritrovandosi però a essere il “sacrificato” sull’altare dell’ambizione di Ayrton Senna. Nel 1986, la Lotus-Renault era una delle macchine più veloci e fragili del mondo. Mettersi nell’abitacolo della seconda 98T non significava solo guidare un mostro da 1000 cavalli, ma accettare un ruolo che nessun pilota ambizioso avrebbe mai voluto: quello del comprimario silenzioso. La storia di Dumfries alla Lotus inizia con un “no”. La scuderia voleva ingaggiare l’esperto Derek Warwick, ma Ayrton Senna si oppose fermamente, il brasiliano voleva un secondo pilota che non lo ostacolasse e che accettasse lo status di “numero due” assoluto. Dumfries ottenne il sedile della Lotus, aveva dominato la F3 britannica nel 1984, ma il salto in F1 al fianco del pilota più veloce del pianeta fu un battesimo del fuoco brutale. Nonostante le difficoltà, Dumfries ebbe i suoi momenti. Il miglior risultato arrivò nel primo storico GP d’Ungheria, dove concluse al 5° posto. Un altro punto arrivò nell’ultima gara in Australia (6°). Tuttavia, il divario con Senna era spesso imbarazzante: Ayrton lottava per la pole, Johnny navigava a metà schieramento. Non era solo una questione di talento, ma di un intero team focalizzato su un unico uomo che spezzò le ambizioni e la carriera del pilota inglese in Formula 1.

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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