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giovedì 12 Marzo 2026

Team Zero40: passione per la Formula tre storica

Una famiglia sportiva, padre e figlio che condividono una passione comune con le macchine da corsa, è questa la realtà del Team Zero40, nato quasi per gioco soprattutto per divertirsi facendo le cronoscalate e oggi tra le menti organizzative del Campionato ACI Storico dedicato alle monoposto. Emanuele e Matteo Aralla ci hanno aperto le porte della loro officina in Brianza, durante l’inverno le vetture sono ancora smontate in attesa di essere preparate per la stagione 2026.

Matteo Aralla ci racconta come è nato il Team Zero40

“Direi che è nato quasi per caso. Eravamo alcuni amici con la passione per le auto da corsa, un bel giorno ci siamo messi assieme ed è nato Zero40. È stata una occasione per riunire persone appassionata di motorsport e darsi una struttura per affrontare le gare, tutto molto semplicemente, senza una idea di fare business, ma quella di poterci divertire facendo però le cose al meglio e avere anche una nostra identità. Il Team Zero40 ha iniziato ben presto a funzionare, da “quattro amici al bar” abbiamo vinto la prima gara nell’Europeo Montagna e abbiamo capito che c’era spazio per fare bene e crescere”.

Come nasce la passione del motorsport in Matteo Aralla

“Tutto nasce da mio padre Emanuele, grande appassionato e pilota nei fine settimana. Ha fatto la sua prima gara in kart a 18 anni, ha sempre corso per passione passando dai rally alla regolarità e alle gare in salita. Io sono del 1984, i primi ricordi risalgono a quando avevo sei anni, una volta ha legato il sedile per bambini sulla sua macchina da gara facendomi provare l’ebbrezza della macchina da corsa durante una prova di regolarità. In seguito Emanuele è tornato nei rally vincendo anche un titolo italiano come navigatore”.

L’inizio di Matteo Aralla pilota.

“Avevo 23 anni quando ho iniziato a correre nella gare in salita. Nonostante la passione che si respirava in famiglia, il mondo delle competizioni è sempre stato molto oneroso. Il debutto è avvenuto con la Alpine Renault A110 Gr.4 di mio padre in una cronoscalata. L’Alpine era stata acquistata con l’intenzione di usarla nei rally, in seguito era stata preparata per le gare in salita e giaceva in un angolo del garage di casa. Io la guardavo e sognavo di guidarla in gara fino a quando mi sono deciso, ho fatto la licenza e ho deciso di seguire Emanuele che intanto gareggiava in salita con un’altra vettura. Mio padre mi ha dato la sua macchina, l’accordo era che tutto il resto lo dovevo pagare con le finanze guadagnate con il lavoro. Bene, ho comprato tuta, casco, quanto serviva, pagato l’iscrizione ed ho debuttato alla cronoscalata Marone-Zone, vicino alla Valle Camonica. Subito la prima disavventura: in prova a due tornanti dall’arrivo si rompe la leva del cambio. Carico la macchina sul carrello, parto in direzione Serravalle dove c’era l’amico meccanico che ci curava le vetture. Lavoriamo tutta notte per risaldare l’attacco della leva che si era rotto, ricarichiamo la macchina in direzione Brescia.

La voglia di esserci è troppa anche se non abbiamo avuto il tempo di dormire neppure un istante. Scarico la Alpine dal carrello appena prima della partenza, la tuta l’avevo già indossata prima, e sono pronto per la mia prima gara. Tutto funziona bene, anche il pilota, cioè il sottoscritto: ho vinto la mia classe, sono terzo di categoria e 15° assoluto! Passa un anno per la mia seconda cronoscalata, questa volta ha validità europea e sono io che salgo sul gradino più alto del podio”.

La prima svolta arriva con la monoposto.

“Le gare mi appassionano sempre più, la voglia è quella di andare sempre più forte e correre puntando alle posizioni alte di classifica. È ora di fare una svolta, nelle cronoscalate si può correre anche con le monoposto e troviamo una JPE F. Renault Europa del 1976. Chi ci ha venduto la monoposto ha pagato anche la mia iscrizione alla Cesana-Sestriere, parto con solo due gare all’attivo per una nuova avventura al volante di una monoposto storica anni ’70 con un motore di 1,6 litri. Percorso duro, difficile, pericoloso, gara di campionato Europeo dove vinco categoria e classe. Il passo successivo è stato l’acquisto di una Tatuus F. Renault moderna con cui ho continuato a gareggiare, mentre mio padre è passato a quella degli anni ’70. Con quella monoposto ho esordito alla Bologna-Raticosa e finendo 2° Assoluto tra le Auto Moderne.

Cambiano le regole, le due vetture non possono più correre negli stessi eventi, nel 2021 decidiamo di acquistare delle monoposto di F.3 e arriva la Dallara 390/Alfa Romeo ex Oliver Panis. Il pilota di Lione aveva partecipato con quella vettura della Equipe Elf al Campionato Francese F.3 arrivando 4° nel 1990. Cercavamo una monoposto veloce che avesse anche un passato storico e quella Dallara corrispondeva alle nostre esigenze. La seconda monoposto arriva dopo la vendita delle Renault e completiamo il Team con una Reynard 903. Mio padre vince il Campionato Italiano Salita, dopo un anno mio di pausa ritorniamo a correre insieme e trovo molto bello competere contro e contemporaneamente correre insieme a mio padre. Tra le vittorie di mio padre ci sono anche diverse Cesana-Sestriere, tra queste ricordo la vittoria assoluta nel 2017, una edizione molto particolare e difficile con un meteo molto variabile e noi che indoviniamo assetto e gomme per quel particolare momento della salita decisiva tra due scrosci di pioggia. È un trionfo per il Team Zero40, la ricompensa a tanti sforzi e al duro lavoro di preparazione”.

Perché il nome “Zero40”?

“Mi viene sempre da ridere ripensando a come abbiamo dato quel nome alla nostra squadra. Tutto nasce dalla cronoscalata Pieve Santo Stefano con un problema particolare: si erano starate le puntine dello spinterogeno sulla nostra vecchia F.Renault. Ad un certo punto il motore non prende più giri, capiamo che è un problema elettrico ed iniziamo a lavorare sull’impianto pensando a qualche massa staccata o alla batteria. Ero veramente abbattuto, volevo fare quella gara, lavoriamo come pazzi ma non riusciamo a venirne a capo, siamo stanchissimi fino a quando arriva un nostro vecchio amico e apre lo spinterogeno scoprendo il problema. L’apertura delle puntine deve essere di 0,40 mm, noi presi dal panico avevamo smontato di tutto, senza pensare al problema più ovvio. Dopo avere risolto con un cacciavite e uno spessimetro l’amico meccanico ha iniziato a prendermi in giro chiamandomi per diverso tempo “Zero40”: da quel momento è diventato anche il nome del nostro Team!”

Dalle salite passate alle gare in pista.

“Nelle gare storiche arrivano le ex F.2, monoposto da oltre 300 cv e per le nostre F.3 che hanno molti meno cavalli c’è sempre meno spazio. Inoltre la FIA sta pensando di limitare le monoposto nelle gare europee per evidenti ragioni di sicurezza. La Zero40 era cresciuta, per non rimanere tagliati fuori dal mondo delle cronoscalate aabbiamo fatto l’esperimento di andare a correre in pista. Era il 2022, da un mondo affascinante ma anche pericoloso, con tracciati a volte stretti senza nessuna protezione tra muretti dirupi e alberi, ci ritroviamo in un autodromo con tutta l’organizzazione del caso. È un ambiente totalmente diverso, ma comunque molto affascinante e fatta la prima gara ci è subito piaciuto anche questo ambiente. Le nostre F.3 sono nate per gareggiare in pista, nelle cronoscalate bisogna avere regolazioni completamente diverse, riportandole in pista abbiamo anche apprezzato maggiormente le loro doti costruttive. La pista ha molta più attrattiva rispetto alle salite per i nostri amici sponsor e la Zero40 si è ben presto adattata a questa nuova realtà. Dopo quell’esperienza nel 2023 scegliamo di correre in pista nel Trofeo Formula X organizzato da Panizzi. Corriamo con tre vetture, oltre al sottoscritto e mio padre Emanuele, c’è anche Zani con una terza Dallara. La condivisione dell’evento e la passione all’interno del paddock ci è subito piaciuta e da quel momento si è compiuta la svolta”.

Da Trofeo FX diventa Campionato Italiano ACI Storico

“Luca Panizzi ha scelto altre strade, ma valeva la pena di continuare con le nostre Formule a correre in pista. Mi sono incontrato con i vertici ACI Sport ed ho fatto la proposta di inserire le vetture di quel trofeo negli ACI Weekend Storico come formula storiche. Mi hanno dato credito e nella stagione 2025 abbiamo portato in pista una media di 14 monoposto per gara. Nella serie hanno corso le Formula Tre con le varie ex monoposto addestrative: F.Ford, F.Italia, F.Abarth, F.Renault costruite fino al 1994”.

Come sarà strutturato il Campionato 2026?

“Siamo pronti per la nuova stagione 2026 dove verranno disputati quattro eventi con due gare ciascuno, in totale saranno otto gare durante l’anno sui tracciati di Mugello, Vallelunga, Misano, stiamo aspettando conferma per Imola e forse anche per un quinto appuntamento su una pista estera. Il campionato sta crescendo, in Italia ci sono alcune realtà che da anni corrono con le loro monoposto nella serie Europea e nelle gare francesi, la nostra volontà è quella di coinvolgerli per dare maggiore visibilità anche alle gare italiane. Le formula tre che partecipano al campionato vengono divise in categorie a seconda degli anni di costruzione, la prima è per vetture fino al 1984 e le monoposto corrono con le stesse regole delle serie europea. La seconda categoria è quella fino al 1991 con vetture in carbonio e motori a 8 valvole che hanno una potenza di circa 165 cv. La terza è dal 1992 al 1996, vetture con scocche in carbonio e motori 16 valvole con strozzatura di aspirazione da 24 mm (motori da circa 190 cv), infine sarà prevista anche l’ultima categoria per vetture dal 1997 al 2000 con strozzatura da 26 mm e motori da circa 230 cv”.

Da quanti elementi è composta la vostra organizzazione

“Nell’officina Zero40 ci lavorano tre persone, il sottoscritto, mio padre e Alessandro il nostro aiuto meccanico, mentre nei weekend di gara l’organico sale a sette elementi con un meccanico per ogni vettura e vari assistenti. Oltre ad una F.Ford Van Diemen, gestiamo cinque vetture di Formula 3: tre Dallara, una Reynard e una Ralt Rt34 ex Jo Zeller del 1990. Il pilota svizzero aveva vinto il suo campionato nazionale e aveva corso a Macao e Montecarlo con quella monoposto”.

Immagini ©Massimo Campi

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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