F1 1975: il Tempio e la sua folla

 

Di Carlo Baffi

L’indimenticabile spettacolo del popolo del Cavallino, andato in scena nel giorno dell’incoronazione di Lauda e della Ferrari.

Monza, 7 settembre 1975. Una giornata storica non solo per la Ferrari, ma pure la Formula 1. Una pagina indelebile che celebra  la Rossa ritornata Campione nel mondiale piloti ed in quello Costruttori, in cui oltre a Niki Lauda iridato, Clay Regazzoni vincitore della gara e tutta la Scuderia, fu prim’attore anche il pubblico. Si, quello che a Monza è capace di rendere speciale il Gran Premio d’Italia. Quello che fin dalla nascita del Tempio del Velocità avvenuta nel lontano 1922, ha sempre gremito in ogni ordine di posto le tribune e le zone a ridosso del tracciato; in quella prima edizione si contarono oltre 100 mila persone. Quella marea di appassionati che una volta calata la bandiera a scacchi invade pacificamente la pista per correre sotto il podio ad acclamare i protagonisti, anzi gli eroi. Come dimenticare l’epilogo dell’edizione del ’67? Lo scozzese Jim Clark, autore di una leggendaria rimonta che lo portò in testa fu rallentato da un problema tecnico sulla sua Lotus che gli costà una vittoria certa a poche centinaia di metri dalla finish line. Sebbene finì terzo, fu portato in trionfo dal pubblico che gli riconobbe un tributo al pari del vincitore, forse anche maggiore.

Il prologo del fatidico 7 settembre 1975 ebbe però luogo qualche settimana prima nel G.P. d’Austria. Sul vecchio tracciato di Zeltweg che salutò l’imprevedibile successo del monzese Vittorio Brambilla sulla March-Ford Cosworth, Lauda chiuse solo 5° davanti a Regazzoni. Un risultato condizionato totalmente dal meteo, causa un diluvio che rese la pista al limite della praticabilità, tant’è che la direzione gara decise di sospendere le ostilità al 29° dei 54 giri previsti. E vista la breve durata della manifestazione fu assegnata solo la metà dei punti ai primi sei piazzati. Di conseguenza Lauda, malgrado fosse giunto davanti ad Emerson Fittipaldi (9° sulla McLaren-Ford Cosworth) e Carlos Reutemann (14° sulla Brabham-Ford Cosworth), suoi diretti rivali nella corsa al titolo, non potè festeggiare il mondiale solo per la matematica: gli mancava un misero mezzo punto. Un margine irrisorio che al 99% sarebbe stato colmato nella tappa successiva. Dove? A Monza nella gara di casa della Ferrari davanti ai suoi irriducibili fans che per troppo tempo avevano dovuto sopportare cocenti delusioni. Alla vigilia della madre di tutte le gare, la classifica piloti vedeva al comando Lauda a quota 51,5, seguito da Reutemann a 34 e Fittipaldi a 33. Margini più ridotti tra i costruttori con il Cavallino leader con 54,5 contro i 51 della Brabham ed i 41 della McLaren. Visto lo strapotere dimostrato dalla 312T partorita dal genio di Mauro Forghieri, la consacrazione di Niki era praticamente scontata, visto che gli sarebbe bastato piazzarsi entro il sesto posto. Lo stesso Fittipaldi in un’intervista rilasciata a Pino Allievi, firma storica de “La Gazzetta dello Sport” pochi giorni prima del G.P., ammise che per Niki era fatta, non poteva perdere e che gli faceva piacere che ad ereditare il suo scettro fosse stata finalmente la Ferrari, simbolo dell’industria italiana:” Certo, sono triste di perdere il campionato – aggiunse il campione uscente brasiliano – ma felice che finisca in buone mani. Restava ancora in lizza Reutemann, però aveva possibilità alquanto ridotte. Per cui potevano iniziare i preparativi in vista della grande festa, con l’impianto brianzolo che s’apprestava a ricevere un esodo di tifosi ed appassionati sia dall’Italia che dall’estero. La “Gazzetta dello Sport” interpellò il meteorologo pubblicando le previsioni sulla prima pagina del giovedì:” Sole per la Ferrari, con la pioggia che avrebbe disturbato solo le prove.” E memori di Zeltweg, se fosse piovuto i favori si sarebbero spostati su Brambilla, l’idolo di casa. Il monzese però era cauto sebbene confermasse il suo stato di forme:” In Austria, ho vinto con l’acqua, ma solo perché a differenza degli altri avevo provato con una pioggia intensa. Così ho potuto prendere traiettorie diverse e andare sul sicuro. Avevo la macchina regolata meglio delle altre e potevo spingermi a certi limiti.” Intanto la prevista invasione era già in atto facendo registrare il tutto esaurito negli alberghi non soltanto della Brianza, ma pure in quelli di Milano con tariffe assai elevate. Di conseguenza in molti ripiegarono sul campeggio dell’Autodromo sito all’ingresso di Santa Maria alle Selve. Tende sempre più numerose occupate da tifosi con famiglia al seguito provenienti anche da oltre oceano come Canada, Sud America e perfino Australia, oltre ai tanti supporter di Lauda giunti dalla vicina Austria. Premesse di un’affluenza che già dal venerdì, in cui scesero in pista i bolidi per le prime prove cronometrate, registrò le 30 mila presenze; già un record che avrebbe dovuto salire a 100 mila la domenica. D’altronde i primi riscontri del cronometro furono un’ottima cassa di risonanza: Lauda e Regazzoni erano davanti a tutti, Reutemann era terzo, poi le Tyrrell di Scheckter e Depailler. Ed il sabato, giorno delle qualifiche decisive, le stime crebbero con la gente che s’accampò trascorrendo la notte tra prati e boschi assicurandosi un buon posto per assistere alla corsa. Nella serata si contarono oltre 30 mila “residenti” nell’impianto, quand’ecco che Giove pluvio ci mise lo zampino facendosi preannunciare da nuvoloni, tuoni e lampi verso le 22. Nuvoletta fantozziana di passaggio? Purtroppo no, d’altronde il meteorologo aveva messo tutti in guardia e sull’Autodromo si scatenò un violento nubifragio che se mise in difficoltà i campeggiatori, figuriamoci coloro che decisero di trascorrere la nottata all’addiaccio sui prati. Come racconta “La Stampa” buona parte di costoro cercarono riparo nei pochi sottopassi situati sotto la pista, ma ben presto questi si allagarono con l’acqua che raggiunse il mezzo metro. Un incubo durato sino quasi alle tre di notte e che poco prima dell’inizio del warm-up intorno alle 10, si ripresentò con un nuovo forte acquazzone. Condizioni che indussero parecchia gente già fradicia ed infreddolita ad alzare bandiera bianca e tornarsene a casa, temendo che il maltempo sarebbe durato per tutta la giornata. Però fin dalle prime ore incuranti del meteo, una nuova ondata di tifosi iniziò a varcare i cancelli dell’Autodromo Nazionale. Una sorta di ricambio a testimonianza di un amore incrollabile per il Cavallino Rampante. Ben presto il circuito si ripopolò tra i tanti chioschi che offrivano generi alimentari ed il merchandising di piloti e team: richiestissimi i classici impermeabili trasparenti al costo di 1.500 delle vecchie Lire e pure i giubbotti con i colori delle scuderie, in primis quello della Ferrari: i prezzi, come precisa Remo Lugli su “La Stampa” oscillavano dalle 14 alle 30 mila lire, mica poco per quei tempi. Nessun problema se i prati si erano trasformati in acquitrini, l’imperativo era quello di trovare un posto per godersi la gara. Oltre alle tribune, vennero presi d’assalto i ponteggi improvvisati coi tubi di metallo installati lungo la pista. Costruzioni di fortuna, traballanti e soprattutto insicure una volta gremite all’inverosimile. Uno scenario classico per Monza, così come i grandi cartelloni pubblicitari scalati dai tifosi e trasformati in alveari che offrivano un ottimo punto di osservazione attraverso i fori praticati nei pannelli. Poco poterono fare le forze dell’ordine al fine fermare questi spericolati che mettevano a repentaglio la propria incolumità. Purtroppo si registrarono degli incidenti occorsi a due malcapitati, che saliti sul tetto della tribuna all’uscita della Parabolica, precipitarono al suolo finendo sugli spettatori. Fortunatamente nessuno subì gravi conseguenze.

Intanto continuava a diluviare. Anche la zona retrostante i box era diventata un lago, al punto che Niki Lauda una volta terminato il warm-up ed uscito dalla sua 312T, fu trasportato fino al caravan Ferrari da un meccanico che se l’aveva preso in braccio. Una scena quasi comica immortalata dai fotografi in un quadro surreale dove ci si chiedeva:” se dovessero persistere queste condizioni estreme cosa sarebbe stato del Gran Premio?”. La finale della Formula Italia quale manifestazione di contorno rischiò infatti di essere cancellata, ma poi dopo alcuni giri di ricognizione i concorrenti si schierarono ed affrontarono i 10 giri di gara. Restavano però gli interrogativi sulla corsa e qualcuno in sala stampa ipotizzò un eventuale rinvio al giorno successivo. Le perplessità vennero fortunatamente fugate quando l’intensità del temporale cominciò a calare e dopo le 14 i nuvoloni si diradarono grazie al vento. Fecero capolino perfino i primi raggi di sole, quasi un segno del destino beneagurante per le Rosse. Quando si accesero i motori per dare inizio alle fasi che precedevano il via, il cielo era sereno ed ormai il peggio era alle spalle. La corsa si sarebbe disputata su un asfalto completamente asciutto. Le Ferrari del poleman Lauda e di Regazzoni al suo fianco occupavano la prima fila, dietro di loro Fittipaldi, Jody Scheckter, Mass, Brise, Reutemann ed  Hunt. Una griglia che doveva ridurre il compito di Lauda ad una mera formalità. L’attesa si fece sempre più palpitante, le telecamere della Rai effettuarono delle panoramiche sugli spettatori stipati lungo i 5,780 chilometri del percorso. Tra bandiere e vessilli rigorosamente rossi col Cavallino, venne inquadrato uno striscione destinato a finire sulle pagine dei quotidiani. Recava la scritta:” Con Ferrari e Brambilla, Monza Brilla.” Alle 15 scattò puntualmente la gara. Regazzoni filò via in testa, Lauda lo seguì, mentre Brambilla si ritirò di colpo tradito dalla frizione, per l’amarezza dei suoi supporters. A conclusione della prima tornata mentre le Ferrari facevano le lepri, in prima variante si innescò una carambola che mise fuorigioco ben sei monoposto, fortunatamente senza danni ai piloti: erano Andretti, Brise, Peterson, Scheckter, Mass e Stommelen. La competizione andò avanti con Niki dietro a Clay e sempre più vicino all’ambita corona. Nella seconda parte del G.P., calerà la sua andatura e quando verrà superato da Fittipaldi non opporrà resistenza: con Reutemann dietro il terzo posto era più che sufficiente. E quando al termine del 52° giro la 312T numero 11 di Clay tagliò il traguardo vittoriosa esplosero i festeggiamenti sospirati per undici anni. Appena calata la bandiera a scacchi, la pista fu presa d’assalto dalla folla che scavalcate le reti di protezione si diresse verso la zona sottostante il podio. Quando Regazzoni imboccò la pitlane con a bordo un paio dei suoi fidi meccanici dovette procedere lentamente facendosi largo tra i tifosi. Il ticinese uscì dalla Rossa ed insieme al compagno neo iridato raggiunse a fatica (scortato dalle forze dell’ordine) la palazzina della direzione corsa dov’era situato il terrazzo, teatro della premiazione. Insieme a Fittipaldi, secondo classificato e circondati da autorità ed addetti ai lavori, i ferraristi si affacciarono e brindarono acclamati a gran voce dal popolo del Cavallino. Una cerimonia ripresa in mondovisione e raccontata dall’inconfondibile voce di Mario Poltronieri, storico telecronista Rai. Ma per Lauda e Regazzoni le fatiche non si erano ancora concluse. Assediati dai tifosi, riuscirono a raggiungere la sala stampa solo grazie al provvidenziale aiuto dei carabinieri a cavallo, ricomparsi in Autodromo dopo 33 anni di assenza, come recita testualmente “La Stampa”. La festa proseguì ancora per ore e solo a tramonto inoltrato iniziò il controesodo. Le stime si aggirarono tra i 150 ed i 200 mila presenti, un primato storico. Per costoro quel 7 settembre resterà scolpito nei loro ricordi. Gioia e tripudio, il giusto premio per questi irriducibili che hanno dovuto pure sorbirsi le bizze del meteo. Ma che importa, il Cavallino era tornato a dominare la Formula Uno e quel maledetto diluvio era ormai acqua passata.

 

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