Budapest: Quando trionfò Nuvolari

Di Carlo Baffi

Nel 1936 si disputò la prima edizione del Gran Premio magiaro quando la Formula 1 non era ancora nata. Poi dopo 50 anni, il Circus fece ritorno in Ungheria sull’impianto permanente dell’Hungaroring creato ad hoc, nei pressi della capitale in riva al Danubio.

Archiviato il Belgio, il mondiale di F.1 s’appresta a disputare il Gran Premio di Ungheria, 14° round stagionale, prima della pausa estiva. Si tratta di un’edizione speciale della corsa perché celebra i suoi 40 anni. La Formula Uno vi esordì nel 1986 per volontà del “padrino” Bernie Ecclestone, il quale riuscì ad organizzare il primo Gran Premio in un paese d’oltre cortina, facente parte del blocco comunista. Non a caso tra gli ospiti di riguardo era presente una delegazione sovietica. Ecclestone aveva realizzato il suo sogno, dopo che negli anni precedenti aveva tessuto relazioni con il governo dell’Urss al fine di organizzare un G.P. a Mosca; un progetto che però rimase incompiuto. La scelta venne quindi dirottata su una nazione satellite come l’Ungheria, maggiormente aperta all’occidente, i cui governanti intendevano favorire lo sviluppo del settore automobilistico. La location scelta per la costruzione della pista fu quella di Mogyorod a pochi chilometri da Budapest, dove in pochi mesi sorse l’’Hungaroring. Un circuito tortuoso di 4,381 km con 14 tornanti poco incline ai sorpassi, una configurazione che negli anni ha subito sostanziali trasformazioni. Non ultimo l’attuale restiling delle strutture (dai box al paddock), che ha reso l’autodromo uno dei più moderni a livello internazionale. Ma torniamo al passato. Il debutto ufficiale porta la data del 10 agosto 1986 ed a trionfare fu Nelson Piquet sulla Williams-Honda, dopo aver messo realizzato un sorpasso entrato nella storia ai danni del connazionale Ayrton Senna. Due fuoriclasse ed acerrimi rivali che al di là della supremazia agonistica, si contendevano il tifo di un paese di grande tradizione automobilistica come il loro Brasile.

2Prima ancora di quel fatidico giorno, l’Ungheria aveva già assaporato la sfida tra monoposto da gran premio, quando il motorsport viveva i suoi albori dal sapore romantico. Era il lontano 1936, per la precisione il 21 giugno e l’evento (I° Magyarorszag Nagy Dija) si svolse nel parco di Nepliget nella parte sud-est di Budapest, su un’ampia area di oltre 110 ettari, in cui venne ricavato un tracciato di 4,988 chilometri. La Formula Uno sarebbe nata solo nel 1950, ma le corse automobilistiche erano già molto seguite ed avevano creato i loro eroi: Nuvolari, Varzi, Rosemeyer, von Brauchitsch, Caracciola ed altri ancora. La griglia di partenza vide 11 concorrenti schierati a coppie su sei file. Nelle prime tre spiccavano ben cinque vetture tedesche, le temutissime “Frecce d’Argento”, con tre Auto Union, tra cui quella del poleman Bernd Rosemeyer (2’38”15) e due Mercedes. Tra i portacolori italiani erano presenti: Tazio Nuvolari, 3° sull’Alfa Romeo, Achille Varzi 6° sulla Auto Union e Mario Tadini 7° sulla seconda auto del Biscione. Accerchiato dalla minaccia teutonica con vetture decisamente più potenti della sua otto cilindri schierata dalla Scuderia di Enzo Ferrari, il destino di Nuvolari pareva segnato, ma il “mantovano volante” era pronto a stupire. Alla partenza, data alle 10:35 dal Borgomastro della città che sventolò la bandiera, scattarono al comando Rosemeyer, von Brauchitsch, Caracciola e Stuck: Auto Union contro Mercedes. Nuvolari non si perse d’animo e dopo alcune tornate ebbe la meglio su Stuck. Il distacco dal terzetto di testa era salito a 23”, ma la sua rossa Alfa 8C-35 contrassegnata dal n°24 mantenne un ritmo regolare, in quanto “Nivola” era ben conscio che la potenza maggiore degli avversari sul rettilineo di oltre 720 metri veniva meno nei settori con parecchi tornanti, quelli che esaltavano proprio le sue doti di guida. All’ottavo dei 50 giri previsti, Caracciola si avventò sui connazionali prendendo il comando due tornate dopo e cercando di allungare. Uno sforzo eccessivo per la sua Mercedes W25K che se alla tornata 27 sfilava quarta, superata anche da Nuvolari, poco più tardi doveva abbandonare col motore ko. Destino analogo anche per l’auto gemella di Chiron ritiratosi al 19° giro per un problema al compressore. Guai anche per l’Auto Union, con Stuck costretto ad abbandonare per un malore e sostituito da Ernst von Delius. Dunque una corsa ad eliminazione che indusse Nuvolari ad andare all’attacco spingendo a fondo tra i viali alberati dove era assiepato un foltissimo pubblico a ridosso della pista, con tutti i rischi del caso. E gli effetti del pressing non tardarono a manifestarsi con von Brauchitsch finito fuori pista dopo una sbandata nella curva posta all’ingresso del rettifilo. Un errore imperdonabile che fece perdere terreno al tedesco a beneficio del sornione Tazio, che si ritrovò così a ridosso del battistrada Rosemeyer. Si riproponeva l’ennesima sfida tra i due mostri sacri: il leader momentaneo fresco dei suoi 27 anni, contro l’esperto campione 44enne. Da lepre imprendibile, l’Auto Union C n°16 era ormai nel mirino dell’alfista, il quale al 35° passaggio non fallì il colpo e fece centro, riscuotendo l’ovazione della folla. Una volta davanti, Nuvolari chiuse i giochi costruendosi un margine di vantaggio tale da non lasciare scampo al suo inseguitore. A Rosemeyer non restò che accontentarsi del secondo gradino del podio precedendo la vettura gemella di Achille Varzi, autore di una corsa accorta. In quarta posizione giunse Tadini (a tre giri dal primo classificato). Dopo un inizio difficile, il pilota bergamasco era risalito beneficiando anche dei ritiri degli avversari. Nuvolari tagliò vittoriosamente il traguardo dopo 2 ore 14’ e 03” alla media di 111,892 km/h. E dire che la sua partecipazione era stata in dubbio, complice la salute del figlio Giorgio. Come narra Cesare De Agostini nel libro “Nuvolari, la leggenda rivive”, Ferrari aveva ventilato l’ipotesi di una rinuncia del mantovano, che però non volle sentire alcuna ragione. Lui ci sarebbe stato comunque ed avrebbe beffato nuovamente le “Frecce d’Argento”. Il 7 giugno aveva infatti preceduto di soli 3 secondi la Mercedes W25 di Caracciola nel 7° Gran Premio Penya Rhin a Barcellona, in cui aveva portato al debutto la nuova Alfa Romeo a 12 cilindri. E che dire dell’anno prima, quando il 28 luglio al Nurburgring siglò uno storico trionfo proprio in casa dei tedeschi lasciando di sale i gerarchi nazisti presenti in pompa magna? Il successo di Budapest fu messo in risalto non solo dai giornali italiani, bensì anche da quello germanici. Secondo il “Berliner Zeitung”, le monoposto italiane (sia quelle ad otto che a dodici cilindri) erano ormai perfettamente a punto e le case tedesche erano chiamate a mettere in pratica speciali preparativi se volevano avere la supremazia nel prossimo G.P. di Germania al Nurburgring del 26 luglio. Prima però, per la precisione il 28 giugno, “Nivola” si sarebbe cimentato in un’altra competizione che per lui aveva un sapore particolare, quella sul Circuito di Milano al Parco Sempione. Anche in quell’occasione “Nivola” mise tutti in riga, ma questa è un’altra storia.

 

 

 

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