Storia

Published on Marzo 14th, 2023 | by Massimo Campi

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Vittorio Jano: genio della progettazione

 

Il 14 marzo 1965 scompariva Vittorio Jano, uno dei più grandi geni della progettazione. “Ha vissuto da forte e da forte ci ha lasciato” con queste ultime parole Enzo Ferrari ha condensato il senso dell’esistenza di Vittorio Jano.

Vittorio Jano non era un ingegnere, si era diplomato all’Istituto Professionale Operaio di Torino. Si intendeva molto con Enzo Ferrari, erano abbastanza simili, duri e determinati. Anche Ferrari non era Ingegnere, anche se gli fu data una laurea ad honoris causa, a Jano no, ma avevano una visione delle meccanica applicata alle corse superiore a tutti quanti. Jano è stato uno dei grandi geni della progettazione, le più famose Alfa Romeo dell’anteguerra sono uscite dalla sua matita, grazie alle sue creazioni l’Alfa Romeo è stato il primo marchio a vincere un titolo mondiale nella storia.

Inizia la carriera in Fiat, poi emigra a Milano, ma nel 1937 Jano riprende la strada di Torino e diventa il Direttore del Reparto Esperienze della Lancia. Per il grande tecnico si apre una nuova stagione e ben presto si vedono i frutti: i progetti della Ardea, dell’Aurelia, il camion Esatau ed in seguito la piccola Appia portano la sua firma.

La seconda guerra mondiale è un periodo nero, soprattutto per Jano che subisce la scomparsa dell’unico figlio. Con la ripresa postbellica anche la Lancia vive un nuovo periodo di fervore e Jano è il protagonista con le nuove D20 e D24. Gianni Lancia alza il tiro, l’obbiettivo è la Formula 1 e Jano progetta la nuova D50 che debutta con Alberto Ascari. È una vettura sofisticata ed all’avanguardia, Il 22 maggio 1955, a Montecarlo, Ascari finisce in mare con la sua D50, poi, appena 4 giorni dopo, il fatale incidente a Monza mentre prova la Ferrari di Eugenio Castellotti.

L’annuncio che segue alla morte di Ascari, pur scarno, anticipa “tutto” ciò che sta accadendo in casa Lancia. “La scuderia Lancia, in seguito alla morte del suo capitano, Alberto Ascari, ha deciso di sospendere la sua attività agonistica”. Gianni Lancia nel contempo viene estromesso dalla sua fabbrica e parte per il Sudamerica, un viaggio che sancisce la conclusione dell’avventura dell’ingegnere in seno alla casa che reca il suo nome. In quegli stessi giorni, infatti, la famiglia lombarda Pesenti (proprietaria anche dell’Italcementi) sta trattando per rilevare la maggioranza azionaria Lancia e pare pretenda dalla Signora Adele Lancia, che al momento mantiene la Presidenza, l’allontanamento del figlio Gianni. Le Lancia D50 vengono cedute alla Ferrari e Vittorio Jano segue le sue creature a Maranello. Manuel Fangio conquista il titolo mondiale del 1956 con la Ferrari-Lancia D50, il tecnico torinese continuerà a fare il consulente per il Cavallino Rampante andando diverse volte a trovare Enzo Ferrari per alcuni anni.

“Noto progettista di auto da corsa si uccide con un colpo di pistola” titola La Stampa di Torino il 14 marzo 1965. Non lasciò un biglietto, nessuna spiegazione: con un gesto estremo cessò drammaticamente l’esistenza di uno dei più grandi progettisti dello scorso secolo. Aveva 74 anni, la moglie Rosina gli era ancora accanto, nella loro solitudine, dopo la morte del figlio Francesco avvenuta 20 anni prima per una malattia polmonare durante il servizio militare in tempo di guerra. Forse la depressione, forse la scoperta di una brutta malattia come quella che aveva appena portato via il fratello, il mistero non è mai stato chiarito.

Immagini Alfa Romeo press – Massimo Campi

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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