Personaggi

Published on Marzo 13th, 2022 | by Massimo Campi

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Il dramma di Castellotti

Testo di Carlo Baffi – illustrazioni di Alessandro Colonna

L’incidente fatale in cui perse la vita il giovane talento italiano nel 1957

Sono da poco passate le 17,15 del 14 marzo 1957, quando l’ Ansa batte il flash:”Incidente a Castellotti”. Poco dopo ne segue un secondo che annuncia il decesso del pilota. La tragedia ha avuto luogo durante i collaudi della Ferrari 801, presso la pista dell’Aerautodromo di Modena. Uno schianto fatale, che ha calato bruscamente il sipario su una promessa dell’automobilismo nazionale. Un’avventura breve, ma intensissima, quella di Eugenio Castellotti, nato a Lodi il 10 ottobre del 1930. La sua infanzia dal punto di vista psicologico non è delle migliori. La madre nubile è ancora sedicenne, mentre il padre, un facoltoso avvocato del lodigiano prossimo ai 60 anni, riconosce il figlio solo quando questi compie il nono anno di età. Alle attenzioni materne si contrappone l’intransigenza paterna che vede nel figlio un futuro uomo di legge.

Altro che automobili, la vera grande passione di Eugenio, che 13enne, gira di nascosto sull’Alfa di papà. Una giovinezza trascorsa in collegio fino alla scomparsa del genitore da cui eredita patrimonio immenso. Castellotti si regala una Ferrari 166S Sportscar, con cui può finalmente coltivare l’amore per la velocità. Sfreccia sulle provinciali sfidando di notte gli amici fino a Milano. Il suo futuro sono le corse e il 1° aprile del ’51 debutta al Giro di Sicilia con la sua barchetta Ferrari. Poi è il turno della Mille Miglia, della Coppa della Toscana e di altre gare in salita. La grande occasione arriva con le sportscar: giunge secondo al G.P. di Monaco e vince in Portogallo. Imprese, che nel ’54 gli fruttano la chiamata da parte della Lancia che gli offre prima un volante per la gare sport e l’anno dopo quello della D50, in Formula 1. Fa coppia con il grande Alberto Ascari, con cui nasce un grande amicizia. “Metti le ruote dove le metto io”, gli dice spesso “Ciccio”, quasi fosse una sorta di fratello maggiore.

L’esordio nel mondiale avviene il 16 gennaio 1955 sul circuito di Buenos Aires, dove per il caldo torrido abbandona esausto la gara. Si riscatta a Monte Carlo, giungendo 2° alle spalle della Ferrari di Trintignat. Una corsa segnata dal pauroso incidente di Ascari che vola in mare senza riportare conseguenze. Solo un grosso spavento, che il due volte iridato intende esorcizzare subito. L’occasione si presenta quando viene invitato a Monza dall’amico Eugenio, impegnato nelle prove in vista della “1000 Chilometri”. Chiede di fare qualche giro; ne farà solo un paio. Per cause ancora oscure resta vittima di un tremendo schianto. E’ il 26 maggio 1955. Un colpo durissimo per la Lancia che sospende l’attività agonistica, lasciando correre Castellotti in Belgio a titolo personale. Malgrado sia molto provato, è stato uno dei primi a soccorrere Ascari, il lodigiano reagisce con la pole a Spa. E’ la sua ultima gara con la vettura torinese, perché dal 26 luglio tutto passa sotto la gestione Ferrari, con cui conclude il mondiale al terzo posto. Nonostante le forti rivalità con Hawthorn, Musso e Collins (Fangio è prima guida incontrastata) chiude 6° nella stagione ‘56, con una mancata vittoria a Reims, bloccato dagli ordini di scuderia. La rivincita arriva però alla Mille Miglia. Sotto un diluvio e senza visiera per quasi 350 km, alla guida della 290MM precede Collins di 12’, Musso di 34’, Fangio di 49’. Un’apoteosi che gli vale anche il titolo di Campione d’Italia. Il 1957 lo vede ancora sulla rossa, ma lo strapotere della Maserati 250F preoccupa. Un momento difficile che coincide con problemi legati alla vita affettiva. Da tempo tiene banco la sua relazione con Odette Bedogni, in arte Delia Scala, famosa soubrette del momento. Un rapporto tormentato da gelosie reciproche e contrastato dalla madre di lui.

E’ marzo e Castellotti fa la spola tra Modena e Firenze, dove ogni sera assiste alla commedia in cui recita la sua futura sposa. Uno stress a cui si aggiungono le pressioni della squadra. Il 14 marzo alle 8,30, dopo aver viaggiato in treno, si presenta in pista a Modena convocato dal Drake. Deve battere il record stabilito il giorno prima da Jean Behra, alfiere del Tridente. Castellotti sale in macchina e si lancia. Ogni 5 giri rientra per le regolazioni, ma pare sia molto nervoso. E’ ormai tardo pomeriggio, quando la monoposto arrivando in prossimità della “esse” tocca un cordolo, sbanda, punta verso il prato e si ribalta volando sulla tribunetta della “Biella”. Il pilota sbalzato fuori, viene subito soccorso, ma spira durante il trasporto in ospedale. Così come la sua promettente carriera.

Illustrazioni © Alessandro Colonna  – tratte da “Castellotti la leggenda è oltre il traguardo”

 

 

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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