Storia

Published on Luglio 21st, 2021 | by Massimo Campi

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Code lunghe

Negli anni ’60 e ’70 si allungano le code delle vetture da corsa

L’evoluzione delle vetture da competizione inizia a fare i conti con l’aerodinamica sin dall’inizio degli anni sessanta. Le vetture turismo ed i prototipi hanno linee sempre più basse filanti ed iniziano i primi accenni di spoiller posteriori per consentire un minimo carico aerodinamico e rendere le vetture più stabili in curva. I profili posteriori, da tondeggianti, diventano tagliati per interrompere eventuali vortici che tendevano a creare portanza nel posteriore, tra gli esempi ci sono l’Alfa Romeo Giulietta SZ Coda Tonda realizzata nel 1961 dalla Carrozzeria Zagato e la Ferrari 250 GtO del 1962. Ma le piste su cui corrono le gare di durata sono sempre più veloci e dalla seconda metà degli anni ’60 le code si allungano nuovamente con nuovi profili alari.

Tra le vetture più note ci sono le Porsche, una generazione che inizia dalla 906LH del 1966 ed ha la sua massima espressione nella 917LH realizzata appositamente per la 24 Ore di Le Mans, dove raggiunge nel 1971 la velocità di 362 Km/h sul rettilineo dell’Hunaudieres.

La Porsche a metà degli anni ’60 decide di incrementare la produzione di vetture realizzate appositamente per le competizioni, dove c’è sempre più mercato per le vetture tedesche con una ottima immagine pubblicitaria. La prima vettura a coda lunga è la Porsche 906LH, realizzata dall’equipe di progettazione diretta da Ferdinand Piëch nel 1966, che debutta a Le Mans e conquista il 4°, 5° e 6° posto sul tracciato della Sarthe. La vettura, che monta il boxer due litri della 911 in posizione centrale, raggiunge 280 km/h, ma i piloti, pur apprezzandola per le doti velocistiche, la trovano molto instabile rispetto alla versione con la coda corta, più adatta alle piste meno veloci. Dopo le varie vittorie di classe a Zuffenhausen parte il progetto per una vittoria assoluta a Le Mans. Nel 1967 la Porsche 907LH raggiunge i 305 km/h, ma il salto di qualità nel 1968 con la nuova Porsche 908 che debutta alla 1000 km di Monza e monta il nuovo propulsore di tre litri. La gara sul tracciato brianzolo, nella configurazione che prevede la pista stradale e l’anello di alta velocità, è un buon banco di prova per la maratona della Sarthe, ma la 908LH in versione coda lunga ha ancora bisogno di messa a punto ed ottiene solo un terzo posto. Anche a Le Mans, spostata occasionalmente a settembre per i moti studenteschi del 1968, le tre Porsche 908LH non riescono a conquistare la vittoria, il tutto viene rimandato al 1969 quando la Porsche arriva sul tracciato della Sarthe con la nuova 917 di cinque litri, una vettura ancora acerba con grossi problemi soprattutto aerodinamici, tanto che i piloti ufficiali l’hanno soprannominata “un’ulcera da guidare”. La 917 Langheck ‘Coda lunga’ monta anche pinne verticali. Ai test per Le Mans supera 360 km/h ma ha ancora problemi di stabilità: a 320 orari il musetto si solleva. A fine 1969 la Porsche si accorda con John Wyer che taglia la coda della 917 rendendola una vettura imbattibile, ma per le edizioni 1970 e 1971 della 24 Ore di Le Mans la Porsche prepara nuove vetture in versione coda lunga. Le sport di Zuffenhausen sono velocissime ma entrambe le edizioni della maratona francese vengono conquistate dalle Porsche 917 in versione coda corda. A Le Mans ’70 la 917LH di  Vic Elford e Kurt Ahrens resta in testa per diciassette ore prima di essere messi fuori dalla rottura di una valvola. Alla maratona francese del 1971 la 917LH n.17 ha telaio con tubi in magnesio, sono allargati i passaruota posteriori e tutta la coda, ha anche passaruota modificati, appiattito il muso, rinnovate prese d’aria anteriori, fari, nuovo assetto ed una carrozzeria lunga con colori Gulf, ma Siffert/Bell rompono il motore.

L’avversaria della sport tedesca è la Ferrari 512S. Anche a Maranello per la 24 Ore di Le Mans 1970 viene realizzata una versione a coda lunga, ma come per la rivale di Zuffenhausen, nonostante le alte velocità registrate in rettilineo, la sport italiana non ha fortuna e nel 1971 il progetto viene abbandonato lasciando l’evoluzione della 512 nelle mani dei team privati.

Il cavallino rampante torna ufficialmente a Le Mans nel 1973 con la Ferrari 312PB a coda lunga. È l’ultimo prototipo ufficiale della storia di Maranello, una sorta di F.1 a ruote coperte con telaio semi-monoscocca ed il 12 cilindri piatto di 3 litri montato sulla monoposto. Debutta nel mondiale sport nel 1971, lottando spesso con le sport di cinque litri che sono all’ultima stagione del regolamento. Nel 1972 domina la scena, ma a Maranello non hanno il tempo di sviluppare la vettura per La Mans, dove serve una versione adatta, sia dal punto di vista aerodinamico che da quello motoristico. Nel 1972 vince la Matra, ma la sfida è aperta per la stagione successiva La 312PB in versione ’73 è aggiornata con passo più lungo e nuova ala posteriore ma la stagione non è trionfale. Alla Mille Chilometri Monza i vincitori Ickx e Redman trionfano con una versione coda lunga ed alla 24 Ore di Le Mans corrono tre esemplari: Merzario-Pace, Ickx-Redman e Shenken-Reutemann. Tra varie vicissitudini e la Matra a vincere nuovamente ma la ‘PB’ numero 16 arriva seconda con Merzario e Pace.

Dopo gli anni con i prototipi tre litri, il mondiale di durata è corso con le vetture Silhouette gruppo 5, in pratica prototipi derivati da vetture di serie, dove la Porsche regna incontrastata con la 935, derivata dalla 911 Turbo. Vengono realizzate diverse versioni dalla Porsche e dai team privati che sviluppano successivamente la vettura. Tra le versioni a coda lunga c’è la Moby Dick, la 935/78, destinata solo alla 24 Ore di Le Mans 1978. Monta il nuovo flat six di 3,2 litri con le testate dei cilindri raffreddate ad acqua a quattro valvole. La potenza del motore sale a 850 cv in prova. Il soprannome “Moby Dick” deriva dal colore bianco e della forma della coda lunga ottimizzata per una bassa resistenza aerodinamica. Ickx/Mass a vincono al debutto a Silverstone, a Le Mans la Moby Dick è terza dietro all’Alpine Renault ed a una 936, ma è la vettura più veloce in rettilineo dove raggiunge u 367 km/h sull’Hunaudieres. Le repliche della Moby Dick corrono nella serie DRM ed IMSA con il Team Joest, Moretti Racing e John Fitzpatrick Racing.

Oltre a Porsche e Ferrari ci sono altre vetture con la coda lunga che animano le gare di durata. La DB è l’acronimo della Deutsch Bonnet, nata dai due soci Charles Deutsch e René Bonnet. Nel 1966 Deutsch  progetta un prototipo con motore Peugeot 204, al tecnico di aerodinamica Robert Choulet lo studio che realizza una carrozzeria con un coefficiente di soli 0.13. Vengono costruiti tre esemplari con diverse configurazioni di carrozzeria, con e senza pinne verticali e coda lunga sganciabile. La DB Panhard, che monta un piccolo un motore di circa 110 cv, raggiunge la velocità massima di quasi 250 km/h. le tre vetture iscritte alla 24 Ore di Le Mans 1966 si ritirano per problemi meccanici, ci ritentano nella edizione successiva, ma senza successo.

Tra le vetture francesi c’è anche l’Alpine, con Jean Redelè che realizza la A210 per correre a Le Mans 1966. Il costruttore transalpino conquista i primi tre posti nell’indice di efficienza energetica, con velocità fino a 270 km / h utilizzando un motore da 1,3 litri. I risultati convincono la Renault a dare il supporto per la costruzione di una vettura finalizzata alla vittoria assoluta a Le Mans. Per la stagione 1968 l’Alpine è alla maratona francese con le nuove A220 che montano il nuovo Renault-Gordini T62 90º V8, dalla potenza di 310 cv, e la carrozzeria a coda lunga, ma la conquista del primo posto arriverà solamente alcuni anni con la barchetta Renault ed il motore turbocompresso.

L’esordio della Alfa Romeo 33/2, il prototipo che riporta la fabbrica milanese alle grandi corse di durata, debutta  il 12 marzo ’67 con una vittoria in salita a Fléron in Belgio. Carlo Chiti all’Autodelta di Settimo Milanese, realizza la nuova versione che debutta alla 24 Ore di Daytona 1968 dove arrivano dietro le Porsche 907. Le 33/2 vengono subito denominate ‘33 Daytona’ ed ai test di aprile per Le Mans, partecipa per la prima volta la 33/2 Coda Lunga, versione coupé con tetto rimovibile, il cofano allungato con pinne verticali e laterali. Le tre 33 Coda Lunga conducono una gara regolare che porta a conquistare il 4°, 5° e 6° posto e l’Alfa Romeo il Mondiale al 3° posto. Nuova avventura per la 24 Ore di Le Mans 1969, con la 33/3 litri e telaio monoscocca che sale sul terzo gradino del podio.

Immagini © Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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