Storia

Published on Maggio 24th, 2021 | by Massimo Campi

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L’ Alfa Romeo 8C 2300 vince a Monza

L’Alfa Romeo 8C 2300 vince  il GP d’Italia a Monza con Campari e Nuvolari

Alle ore 10 del 24 maggio 1931 sono schierate 14 vetture sul rettilineo dell’Autodromo di Monza pronti a prendere il via per la nona edizione del Gran Premio d’Italia, gara valida per il Campionato Europeo. La gara si corre con il regolamento della formula internazionale con una durata di ben 10 ore e dopo le prove ben 11 concorrenti iscritti non si sono presentati ai nastri di partenza, ma il parco dei concorrenti rappresenta i migliori concorrenti europei dell’epoca. Considerato la lunghezza della prova sono iscritti due piloti per ogni vettura che si alternano alla guida sulle dieci ore di gara. L’edizione 1931 è anche il primo campionato internazionale piloti nella storia dei Gran Premi.

Il regolamento sportivo prevede gare di 10 ore in Francia, Belgio, Italia e Spagna ed a causa della lunga durata della gara, l’Automobil Club italiano ha anticipato l’evento al 24 maggio poiché le ore diurne erano più lunghe rispetto al tradizionale mese di settembre. Al posto del Gran Premio d’Italia il 6 settembre si sarebbe tenuto il Gran Premio di Milano ed oltre al titolo europeo la gara di Monza è anche valida per il titolo italiano.

La prova è prevista sul tracciato di 10 Km che comprende la pista ovale ad alta velocità di 4,5 km e il circuito di 5,5 km stradale. Alla gara possono partecipare tutte le auto da corsa senza limitazioni di peso o cilindrata con classifiche separate per le  vetture fino a 1100 cc e 1500 cc e per ogni vettura iscritta è stato necessario nominare un pilota principale ed uno di riserva. I cambi pilota sono consentiti solo ai box e in presenza di un ufficiale che verifica la sostituzione e la vittoria va alla coppia di piloti che durante le  10 ore ha coperto la distanza maggiore. Per essere classificate, le vetture devono finire almeno tre quinti dei giri rispetto al vincitore. Il premio per il primo classificato è di 40.000 lire, il secondo 25.000, terzo 15.000, quarto 10.000, quinto 6.000, ecc. con un montepremi complessivo di 110.000 lire. Dopo la terza, la sesta e l’ottava ora ci sono anche le classifiche intermedie, che l’organizzatore ha introdotto nella speranza di rendere più interessante per gli spettatori ed i piloti la gara con il leader al primo posto che dopo tre, sei e otto ore riceveva ogni volta 5000 lire, il secondo 3500 lire, il terzo 2500 lire, ecc. Oltre alle ricompense monetarie il vincitore assoluto riceveva la coppa di l’Automobile Club Italiano e una grande medaglia d’oro della Commissione Sportiva.

Nonostante l’iscrizione alla gara nessuna delle tre Maserati si è presentata a Monza. Il motivo ufficiale della casa modenese è la mancanza di tempo per riparare le due vetture incidentate alla Targa Florio, due settimane prima, in realtà, i fratelli Maserati si erano resi conto che la loro 8C-2500 da gran premio non era più competitiva con le nuove vetture Bugatti e Alfa Romeo. Ettore Bugatti ha inviato a Monza due nuove T51 per Louis Chiron con Achille Varzi e Albert Divo con Guy Bouriat. La parte del leone è quella dell’Alfa Romeo che ha iscritto le nuove  8C 2.300 per Giuseppe Campari con Luigi Arcangeli, Baconin Borzacchini con Goffredo Zehender. La vettura è stata ulteriormente migliorata dopo la vittoria alla Targa Florio con  Nuvolari. La terza vettura del Portello è per Tazio Nuvolari e Attilio Marinoni che corrono a Monza con la  nuovissima, la Tipo A monoposto, equipaggiata con un 12 cilindri da 3,5 litri.

Oltre alla vetture ufficiali ci sono le Alfa Romeo di 1,5 litri di Francesco “Nino” Pirola e dal conte Giovanni Lurani, la Delage di Robert Sénéchal e Henri Frètet, due Mercedes-Benz SSK da 7,1 litri in assetto corsa di Boris Ivanowski con Henri Stoffel e Antonio Maino in coppia con Ermenegildo Strazza. Tra i concorrenti ci sono anche Amedeo Ruggeri e Renato Balestrero con una Talbot 1750 cc modificata, Carlo di Vecchio e Girolamo Ferrari con un’altra Talbot.

Dopo le prove del sabato c’è il grande dramma in casa Alfa Romeo. I piloti scendono in pista con le vetture in assetto gara ed alla fine dei giri Vittorio Jano ed alcuni piloti vanno al ristorante mentre i meccanici sono ai box per verificare le vetture. C’è anche Luigi Arcangeli, che vuole provare la nuova 12 cilindri e l’ingegner Gianferrari, braccio destro di Jano, gli concede il permesso di provare per la prima volta la monoposto. Arcangeli parte dai box schiacciando subito a fondo l’acceleratore, alla fine del primo giro passa davanti ai box a tutta velocità salutando i meccanici con la mano ma poi la vettura scompare e non fa più rientro. I commissari informano la direzione di gara che una vettura è uscita di pista alla Curva del Violone, i meccanici dell’Alfa e Gianferrari si precipitano sul luogo dello schianto trovando Arcangeli già morto. Da alcune ricostruzioni l’Alfa 12 cilindri entra in curva a tutta velocità ed inizia a sbandare verso l’esterno fino a quando ha urtato un albero all’esterno  della pista. La vettura si ribalta più volte con il pilota che viene sbalzato fuori dall’abitacolo e muore  sul colpo per gravi ferite alla testa.

È un grave colpo per la squadra del Portello, la direzione dell’Alfa Romeo vuole ritirarsi dalla gara in segno lutto per il proprio pilota, come aveva fatto nel 1923, quando Ugo Sivocci era deceduto a Monza nella stessa curva. Ma il sabato sera arriva un telegramma da Benito Mussolini, capo del governo fascista, che ordina di gareggiare e vincere: “era cruciale per il prestigio italiano che un’auto italiana vincesse il Gran Premio d’Italia, e non una Bugatti dalla Francia!”.

La domenica mattina il pubblico invade le tribune monzesi di una soleggiata calda giornata primaverile. L’estrazione a sorte ha determinato l’ordine di partenza sulla griglia, Marinoni sostituisce il pilota scomparso ed è in coppia con Campari sull’Alfa Romeo 8 cilindri. Minoia / Zehender sono sulla vettura gemella. La vettura di Nuvolari e Borzacchini, distrutta da Arcangeli, viene sostituita con una gemella 12 cilindri utilizzata nelle prove pre-prove.

Alle 10:00 il Generale dell’Aeronautica Militare Italiana, Italo Balbo sventola la bandiera a scacchi come segnale di partenza per la gara, con Campari sull’Alfa Romeo 8C-2300 che prede il comando, seguito da Lehoux, Wimille e Varzi. Alla fine del primo giro, la Bugatti blu di Varzi passa in testa alla gara seguita dell’Alfa Romeo rossa di Campari, dalla Bugatti blu di Etancelin, dalla Maserati rossa di Klinger e dalla Mercedes-Benz SSK blu o gialla di Ivanowsky.

La corsa di Nuvolari si è conclude al 32 ° giro, il mantovano volante passa davanti ai box con il motore spento e si fermato alla prima curva con i cuscinetti di banco del motore grippati a causa della mancanza di lubrificazione durante le curve ad alta velocità. Al giro 39 Campari si ferma per il rifornimento ma al posto di Marinoni sale Nuvolari nella vettura e Borzacchini prende il volante dell’auto di Minoia.

Louis Chiron in testa alla gara, al 44° giro entra lentamente ai box con problemi al differenziale, con la Bugatti in testa fuori così presto, la gara perde attrazione con Nuvolari indisturbato che passa a condurre e dopo tre ore Campari / Nuvolari sono in testa con oltre 460 km percorsi a 155,333 km / h. di media. Dopo 6 ore e mezza  la coppia dell’Alfa Romeo  superano i 1000 km, un grande divario rispetto all’ultimo concorrente in gara, Sénéchal che ne ha percorsi solamente  489. Dopo sette ore, Campari / Nuvolari hanno  percorso 109 giri o 1090 km con due giri di vantaggio sulla vettura gemella. La gara continua con un ritmo ormai assodato, unici problemi sono quelli meccanici, a parte un brivido nel penultimo giro quando Borzacchini investe un fagiano rischiando di uscire di strada e si deve fermare per verificare che non ci sono stati danni nell’urto con l’animale. Dopo dieci ore, sono otto gli equipaggi classificati con Campari/Nuvolari primi, seguiti da Borzacchini/Minoia, dalle Bugatti di Wimille/Gaupillat e Ivanowski /Stoffel.  Seguono Pirola / Lurani con la loro Alfa Romeo. La Talbot di Ruggeri / Balestrero e dalla Maserati di Klinger/Ghersi. Giuseppe Campari taglia il traguardo ad una media di 155,8 Km/h e fa anche il gito più veloce della gara in 3m32,8s a 169,2 km / h di media.

L’Alfa Romeo aveva finalmente infranto la supremazia di Bugatti e dopo quel successo la 8C-2300 diventa nota come modello “Monza” per la vittoria al Gran Premio d’Italia.

La 8C 2300 deriva dalla 8C 2300 Corto Spider Corsa, che debutta alla Mille Miglia 1931 con Nuvolari e Guidotti ma per problemi alle gomme si classifica solo 9°. La rivincita arriva alla Targa Florio con Nuvolari. La monoposto che vince a Monza ha il passo accorciato a 2650 mm, motore potenziato a 165 CV, nuova carrozzeria con la coda “a punta”, calandra con feritoie stondate tipiche e tubo di scarico disposto esternamente lungo la fiancata sinistra. Delle versione 8C 2300 Monza vengono prodotti 10 esemplari per partecipare, vincendo, a numerosi gran premi in tutta Europa

Immagini © Massimo Campi – Alfa Romeo Press

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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