Storia

Published on Marzo 13th, 2021 | by Massimo Campi

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Lotus 88, l’ultima provocazione di Colin Chapman

Colin Chapman nel 1981 realizza la Lotus 88 con il doppio telaio, una provocazione che verrà bandita dalla FIA

Rivoluzionare, ricercare, creare, stupire, provocare, progettare, sono stati questi i principi di Colin Chapman per la realizzazione delle sue Lotus. La maggior parte delle realizzazioni sono state frutto del suo genio creativo, dalla monoscocca 25 alla 79 ad effetto suolo, passando per la 56 a turbina e la 72 a cuneo, tutte vetture che hanno fatto la storia o l’hanno pesantemente cambiata. La Lotus con le sue soluzioni è stata per oltre 25 anni il punto di riferimento tecnico ed ogni nuova soluzione ha proiettato in avanti la tecnica da corsa con tutti gli avversari costretti ad inseguire. Lasciando perdere la prima fase delle creazioni alla ricerca costante della leggerezza e del limite di utilizza, la grande svolta del genio inglese arriva con lo sfruttamento dell’aerodinamica e l’intuizione dell’effetto suolo con la Lotus 78, ma sarà la Lotus 79 con le sue minigonne scorrevoli, il punto di svolta della massima formula. Nel 1978 Mario Andretti vince il titolo mondiale a mani basse, le Lotus sono imprendibili, quando gli altri capiscono la soluzione è solo una corsa a copiare la creazione di Chapman.

La Lotus non si ferma, crede fermamente nell’effetto suolo e Chapman fa realizzare la nuova Lotus 80 ma la vettura, esteticamente molto bella, è anche estremamente critica da pilotare tanto che Carlos Reutemann si rifiuta di portarla in gara e Mario Andretti coglie solo brutte figure. Nella 80 viene estremizzato l’effetto suolo con dei canali venturi enormi ed una conformazione aerodinamica su tutto il sottoscocca della monoposto completamente sigillato da minigonne. La monoposto è priva di superfici alari, sulla carta ed in galleria del vento ha un carico aerodinamico molto più sviluppato rispetto alla sua progenitrice, ma in pratica ogni minima asperità dell’asfalto produce effetti negativi all’aerodinamica interna con conseguenze sulla guida, in pratica la 80 si rivela un flop, la Ferrari vince il titolo 1979 con la T4 e Jody Scheckter, sfruttando soprattutto le doti di potenze del 12 cilindri boxer accoppiato alla scocca ad effetto suolo.

La squadra di Hethel è costretta a fare un passo indietro, nasce la Lotus 81 per la stagione 1980, progettata da Colin Chapman e Martin Ogilvie, è una monoposto abbastanza tradizionale sempre ad effetto suolo. Ma anche questa vettura non coglie particolari risultati: Mario Andretti, ed i due giovani Elio De Angelis e Nigel Mansell non riescono a cogliere particolari risultati, mentre Patrick Head è quello che interpreta al meglio i concetti di Chapman e con la sua Williams FW07, una vettura estremamente semplice, efficiente e maneggevole, conquista il titolo mondiale 1980 con Alan Jones.

In realtà la genialità di Chapman è pronta a stupire nuovamente ed il nuovo colpo di teatro di chiama Lotus 88, progettata da Colin ChapmanPeter WrightTony Rudd e Martin Ogilvie, una monoposto rivoluzionaria ideata per massimizzare la deportanza dell’effetto suolo.

L’effetto suolo, per essere efficace, ha bisogno di assetti il più possibile costanti in modo da sigillare le fiancate laterali mediante le minigonne. Le vetture hanno le sospensioni praticamente bloccate con molle rigidissime che impediscono qualsiasi coricamento laterale. Le monoposto “wing car” a fine del 1980 sono così efficienti e veloci in curva che generano elevatissimi valori di gravità laterali che alcuni piloti sono a rischio di black-uot. Inoltre bisogna fare i conti con le piccole asperità del terreno o il consumo anomalo delle minigonne che, in mancanza di superfici alari anteriori e con quelle posteriori ridotte generano scompensi di assetto con grossi problemi di tenuta di strada. A causa di alcuni incidenti, tra cui quello in cui perde la vita Patrick Depailler ad Hockenheim la FIA vieta nel 1981 le minigonne scorrevoli ed impone una distanza minima di 6 cm dal suolo per le fiancate. Fatta la legge trovato l’inganno e Gordon Murray studia dei martinetti idraulici che alzano la vettura di 6 cm appena entra ai box, passando i controlli, ed all’uscita si abbassano sigillando nuovamente le fiancate che strisciano sulle minigonne laterali fisse.

Colin Chapman invece ha un altro colpo di genio e progetta la nuova 88 con un doppio telaio. Il sistema è composto da due strutture, una interna all’altra. Il sistema, sulla carta è ingegnoso: il telaio interno è composto dalla scocca, dalle parti meccaniche e dalle sospensioni, il secondo telaio è quello della carrozzeria con le fiancate e le parti aerodinamiche che viene abbassato in ordine di marcia.

Il telaio interno che ospita l’abitacolo risulta ammortizzato indipendentemente da quello esterno è invece un grande sistema di generazione dell’effetto suolo. La struttura, senza appendici aerodinamiche aggiunte inizia subito dietro al muso della vettura e si estende fino al retrotreno producendo un enorme valore di deportanza. Il motore è il classico DFV Cosworth, stretto, leggero e con la struttura portante, il migliore motore per le wing car. Elio De Angelis scende in pista con la Lotus 88 solo per qualche giro durante le prime qualifiche del G.P. Usa West a Long Beach il 13 marzo 1981, ma gli avversari protestarono per presunte irregolarità e la vettura venne bloccata.  Durante quei pochi giri emergono subito alcuni problemi: la sigillatura tra le due strutture non è perfetta, i due piloti, De Angelis e Mansell, hanno grosse perplessità nell’uso pratico dettate da una grande instabilità del sistema. Gli altri team, quando la vedono in pista subito protestano adducendo la non corrispondenza alle norme tecniche della vettura: il doppio telaio è in pratica una superficie aerodinamica mobile, vietata dai regolamenti.  Elio De Angelis in una intervista successiva sottolinea i problemi tecnici della vettura: “la 88 mancava enormemente di messa a punto. A Long Beach stavamo testando la vettura nelle prove ufficiali, ma siamo stati bloccati subito. Il problema principale stava nella costruzione affrettata e poco curata: l’aria si infilava tra le due scocche e in alcune curve veloci c’era una scocca se ne andava da una parte e l’altra puntava in tutt’altra direzione!!”

La Lotus 88 è messa al bando, ma Colin Chapman è da sempre un carattere forte ed ostinatamente convinto delle sue soluzioni, si arriva alla sfida aperta durante le prove del GP di Gran Bretagna 1981, con la Lotus 88B pronta a scendere in pista, che è una versione leggermente modificata in alcuni particolari ma sostanzialmente uguale alla 88. Sul circuito di Brands Hatch si arriva al braccio di ferro tra il costruttore, gli altri team e la FISA che non recedono e se la 88B fosse entrata in pista, sarebbero stati tolti i punti mondiali al Team Lotus conquistati fino a quel momento e lo stesso Gran Premio avrebbe perso validità mondiale in quella stagione.

Il genio inglese è costretto a fermarsi ma corre in appello, la vicenda si protrae per mesi ed il 6 novembre 1981 la FISA conferma il verdetto negativo: la soluzione assimilabile alle appendici aerodinamiche mobili, quindi vietata. Per Chapman è la fine dell’avventura, in seguito aggiorna i due telai e realizza per la stagione successiva la Lotus 87, una vettura più tradizionale, in sostituzione della 88.

Se avesse potuto correre la Lotus 88 sarebbe stata una delle prime monoposto di F.1 in fibra di carbonio: per realizzare la struttura interna, leggera, resistente e molto profilata, Chapman è ricorso alla tecnologia aerospaziale impiagando per la prima volta kevlar e fibra di carbonio nella costruzione della scocca; il primato verrà invece conquistato dalla McLaren MP4/1 che debutta nello stesso campionato 1981.

La Lotus 88 rappresenta un’epoca particolare dove era l’astuzia e la genialità la chiave per interpretare i regolamenti… spesso fuori dalle regole. Poi arriveranno i grandi costruttori, la F.1 di Bernie Ecclestone, i motori turbo ed una omologazione sempre più spinta. Colin Chapman rimarrà coinvolto nello scandalo dei finanziamenti pubblici del gruppo De Lorean e scompare il 16 dicembre 1982, ma la Lotus è già in declino, e ci sarà ancora solo qualche sprazzo di gloria con i motori turbo Renault ed Ayrton Senna, ma alla fine il glorioso team britannico è costretto a chiudere i battenti. La Lotus 88 invece riuscirà a tornare in pista nelle competizioni dedicate alle vetture storiche.

Immagini © Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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