Storia

Published on Febbraio 28th, 2021 | by Massimo Campi

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La fabbrica del Portello e le sue vetture

Nel 1906 nasce lo stabilimento al Portello dove vengono prodotte le prime leggendarie vetture dell’Alfa Romeo

La “strada al Portello”, era una antica strada rurale che collegava Milano con il borgo di Rho a nord ovest della città lombarda che all’inizio del XX° secolo è stata sostituita dalla nuova strada del Sempione. La strada del Portello venne così chiamata perché conduceva a una porta minore dell’area verde che si estendeva dal Castello Sforzesco di Milano.  All’inizio del 1.900 con lo sviluppo industriale la città lombarda si stava allargando, e nelle aree a nord, ancora con molti terreni incolti, iniziavano a sorgere i nuovi stabilimenti produttivi che avrebbero reso Milano il faro industriale italiano dei prossimi anni. La scelta di sfruttare industrialmente le aree a nord della città derivava dal costo e dallo sfruttamento dei terreni disponibili. Mentre a sud i terreni erano molto fertili con l’agricoltura che li sfruttava, e quindi avevano un costo alto, a nord dell’area cittadina non venivano sfruttati e si trovavano molti appezzamenti a costi bassi. Non a caso la nuova industria, sempre alla ricerca di spazi per le nuove tecnologie industriali, soprattutto meccaniche e chimiche, si sviluppa in queste aree.

Sulla ex strada del Portello, che in seguito viene denominata via Traiano, c’era  un vasto piazzale confinante con le aree che avevano ospitato i padiglioni dell’Expo dove nasce un nuovo stabilimento, fondato nel capoluogo meneghino a fine  1906, quando Alexandre Darracq decise di trasferire l’attività produttiva della Società Italiana Automobili Darracq da Napoli a Milano. Una ubicazione molto più pratica rispetto a quella partenopea: da Milano si raggiungeva molto più velocemente, attraverso la Svizzera ed il Sempione, la Francia, allora uno dei principali paesi dove si stava sviluppando l’industria automobilistica. La sede lungo la strada al Portello poneva la fabbrica in uno spazio in aperta campagna a nord-ovest del capoluogo lombardo. La zona era stata scelta come sede produttiva o filiale anche da altre società operanti nel settore dell’auto, tra cui l’Isotta Fraschini, la Carrozzeria Touring, la Zagato e la Carrozzeria Cesare Sala, che diventeranno fondamentali per il futuro sviluppo della fabbrica del Portello ed in seguito le sedi commerciali di Citroen e Fiat. La scelta geografica era molto pratica per alcune importanti vie di comunicazione, soprattutto verso il nord dell’Italia, ed ancora oggi quella zona, tra Corso Sempione e via Gallarate è uno dei quartieri nevralgici dell’economia della città, con la più alta concentrazione di uffici, filiali e concessionarie automobilistiche.

Darracq nel 1909 decide di chiudere le attività e lo stabilimento venne poi acquistato da finanzieri lombardi fondando l’A.L.F.A., acronimo di “Anonima Lombarda Fabbrica Automobili”. La nuova azienda, nata il 24 giugno 1910, aveva un capitale sociale di 1.200.000 Lire, 250 dipendenti e si prefiggeva l’obbiettivo di produrre 300 autotelai l’anno. Il modesto numero della produzione era dovuto a un mercato ristretto e alla tipologia costruttiva fortemente artigianale.  Anche con i nuovi soci le attività non decollano e presto la società è sull’orlo del fallimento ed è a questo punto che, nel 1915 entrò nella compagine azionaria della società l’ing. Nicola Romeo, un industriale partenopeo che ha diverse attività nel campo delle attrezzature minerarie. Romeo ha appena vinto delle commesse con l’esercito ed ha bisogno di attrezzature e personale per fare fronte alle richieste. L’A.L.F.A deve diversificare la produzione, non più incentrata solo sugli autoveicoli bensì dedicata ad altri campi e alle commesse militari. Le attività connesse alla fabbricazione di automezzi militari e a diversi prodotti destinati allo scopo bellico portarono a un importante ampliamento della fabbrica con una forza lavoro di 2200 addetti.

Finito il periodo bellico della grande guerra si ritorna alla produzione meccanica e si cambia anche la ragione sociale che da A.L.F.A. diventa Alfa Romeo. Ben presto l’ing. Nicola Romeo abbandona la nuova società, che verrà inglobata dalle aziende statali sotto il controllo dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) ente nato dopo la crisi post bellica con lo scopo di salvataggio delle banche e delle aziende loro connesse.

La prima vettura Alfa Romeo, prodotta nel 1921 è la RL, segue la RM e con la nomina di Vittorio Jano a capo della direzione tecnica della casa questa venne sostituita dalla 6C, che subito diventa una vettura di riferimento nella corse automobilistiche. La produzione automobilista dell’Alfa Romeo si distingue soprattutto per i modelli sportivi. Dalla fabbrica del Portello escono modelli leggendari e nel 1925 l’Alfa Romeo conquista il primo titolo mondiale con le vetture da Gran Premio e piloti del calibro di Gastone Brilli Peri, Antonio Ascari e Giuseppe Campari con la P2 ideata da Vittorio Jano, il più grande tecnico della sua epoca. Nel 1924, grazie a un accordo siglato tra il presidente Nicola Romeo e l’industria inglese Bristol lo stabilimento milanese ricomincia a produrre motori aeronautici, ottenendo la licenza di assemblaggio del modello radiale 9 cilindri Jupiter.

Pasquale Gallo succede a Nicola Romeo nella presidenza della fabbrica ed in seguito arriva Ugo Gobbato. L’Alfa Romeo dopo l’intesa con la tedesca Bussing, inizia la produzione al Portello di una gamma di autocarri di grandi dimensioni e di autobus, facendo della fabbrica milanese uno dei siti metalmeccanici più importanti dell’economia lombarda. La fabbrica si estende ulteriormente verso nord con il complesso diviso in due parti, Portello Nord e Sud, unite da dei sottopassi che attraversavano la nuova circonvallazione stradale cittadina.

Nel corso degli anni Trenta, grazie alla creazione di tre importanti divisioni: veicoli industriali, motori aeronautici e settore auto, e con il reparto corse, il personale arrivò a oltre 6000 unità, con un ulteriore ampliamento degli stabilimenti. In quegli anni nascono alcuni tra i modelli iconici della casa, come la 6C 1750 nelle varie versioni, la 8C, la P2 e la P3 che conquistano tantissimi premi  tanto che il marchio della fabbrica composto dallo stemma cittadino di Milano, una croce rossa in campo bianco di Giovanni da Rho, e dal biscione visconteo legato alla tradizione longobarda viene contornato da una corona di alloro.

Nel Secondo conflitto mondiale nacque l’Alfa Romeo Avio, che acquisì enorme importanza nel processo delle commesse militari dedicate al Regio Esercito Italiano. Compito al quale rispose anche la fabbrica milanese, soprattutto con la produzione di camion, vedendo la sua forza lavoro giungere a 8000 persone fino ai bombardamenti del 1943-1944, quando il Portello fu pesantemente danneggiato.

Il Portello rinasce negli anni ‘50

Il termine del conflitto portò, oltre che il decesso di Ugo Gobbato, alla necessità di una totale ricostruzione degli edifici e a una riconversione della produzione ai settori civili fino a quel momento inesplorati, come nell’ambito della commercializzazione di alcuni prodotti come gli elettrodomestici. Nel secondo dopoguerra, la produzione automobilistica era ancora artigianale e incentrata sulle piccole serie con  modelli ancora anteguerra. Nonostante i gravi danni la produzione nello stabilimento del Portello riparte nuovamente dopo la guerra, l’Italia ha bisogno di mezzi di locomozione e l’Alfa Romeo possiede tecnologia e maestranze di primissimo livello. Al Portello comunque continua a passere la storia, è qui la sede della squadra corse che rispolvera le Alfette costruite prima della guerra e vince i primi due titoli mondiali di F.1 con Nino Farina e Manuel Fangio.

Tutto cambiò con l’avvento di Giuseppe Luraghi ai vertici di Finmeccanica, azienda proprietaria dell’Alfa Romeo, che trasformò la fabbrica artigianale in un moderno stabilimento produttivo di automobili. Durante questi primi anni la fabbrica fu ulteriormente potenziata: vennero installate nell’impianto le prime catene di montaggio complete automatizzate per le produzioni della 1900 e successivamente della Giulietta sotto la direzione tecnica di Orazio Satta Puliga, mentre la costruzione di alcuni veicoli industriali viene trasferita a Pomigliano d’Arco.

Alfa Romeo 1900: “l’auto di famiglia che vince le corse” e l’inizio della produzione industriale

La rinascita della fabbrica del Portello avviene con la nuova Alfa Romeo 1900 che fu prodotta nello stabilimento milanese tra il 1950 e il 1958. Agli inizi degli anni Cinquanta, le Alfa Romeo sviluppate con un’impostazione prettamente artigianale erano ormai decisamente superate e l’Alfa Romeo ritenne che i tempi fossero maturi per realizzare una vettura moderna, al passo con le nuove tecnologie che ormai proponevano la carrozzeria con scocca integrata al telaio e una produzione di serie in catena di montaggio. Il design della carrozzeria, il progetto dettagliato di tutti i lamierati e persino lo studio delle attrezzature produttive furono integralmente eseguiti al Portello. La prima messa in strada della 1900 avvenne il 2 marzo 1950 con il collaudatore Sanesi alla guida e i progettisti Garcea, Busso e Nicolis come passeggeri. La presentazione della 1900 alla stampa si tenne il 2 ottobre 1950 a Milano, all’hotel Principe di Savoia, mentre quella al pubblico avvenne al Salone di Parigi nell’ottobre dello stesso anno.

La produzione cessò nel 1958 con un totale di 19.198 Alfa Romeo 1900 berlina e coupé prodotte nei vari allestimenti. Il successo di vendita fu superiore alle più rosee aspettative dei dirigenti della Casa. In breve, grazie anche ad alcune azzeccate carrozzerie speciali, divenne la vettura preferita dagli imprenditori, dagli uomini politici e dai personaggi dello spettacolo. Dall’introduzione di questo modello nacque il concetto di berlina sportiva, che divenne una peculiarità dell’Alfa Romeo: la classica auto di famiglia per tranquilli week end di relax ma alla quale bastava dipingere i numeri di gara sulle portiere per ottenere una macchina pronta a correre con disinvoltura in qualsiasi competizione. Per questo fu battezzata “l’auto di famiglia che vince le corse”: gentlemen drivers e assi del volante come Sanesi, Fangio, Sala, Bonini, Tadini, Taruffi, solo per citarne alcuni, parteciparono a gare prestigiose come la Mille Miglia, il Giro di Sicilia, il Rally di Montecarlo, la Coppa Intereuropa a Monza, la Targa Florio, la Carrera Panamericana in Messico e molte altre ancora, ottenendo importantissimi risultati. Nel 1956 viene presentata la seconda versione della 1900 coupé Super Sprint, carrozzata anche in questo caso dalla Touring. L’atelier milanese ha fatto un vero e proprio miracolo riducendo sensibilmente l’altezza e realizzando una vettura moderna e gradevole. Il comando del cambio viene fornito anche con leva sul pavimento. Selleria in tessuto e pelle, come i pannelli delle porte caratterizzati da un disegno a taglio obliquo, dove la parte inferiore funge da tasca portadocumenti. Moquette in lana.

L’Alfa Romeo Giulietta: “la fidanzata d’Italia” e il boom economico

Gli anni Cinquanta sono lo scenario in cui un’Italia uscita a pezzi dal Secondo conflitto mondiale si rialza e corre verso un benessere chiamato “Miracolo Economico”. Fino al modello 1900 le officine del Portello mantenevano una tipologia produttiva artigianale che consentiva di costruire una ventina di esemplari al giorno. Con la Giulietta si trattava di entrare nell’ambito della cosiddetta “motorizzazione di massa”, con una produzione di almeno 200 vetture al giorno. Proprio l’esigenza di aumentare le vendite fece scegliere ai vertici Alfa Romeo di produrre non più vetture d’élite ma automobili pensate per la classe sociale che in quegli anni stava nascendo: la media borghesia. Al Salone dell’Automobile di Torino del 1955 l’Alfa Romeo presentò la Giulietta, la vettura che doveva rappresentare la definitiva riscossa. E il successo arrivò. Ne furono costruite quasi 132.000 nello stabilimento del Portello a Milano, numeri di produzione impressionanti per l’epoca. Adatta a un pubblico giovane e appassionato, divenne un’icona e un simbolo dell’Italia in ripresa.

Oggetto di stile elegante e raffinato, diventò il desiderio di tantissimi appassionati. Complici anche le vittorie della Casa nel neonato Campionato del Mondo di Formula 1 di pochi anni prima, la “fidanzata d’Italia” diede origine al temine “Alfista” per definire coloro che sognavano di possedere o amavano la propria Alfa Romeo. Mai prima di allora si era vista una vettura tanto potente ma anche economica nei consumi, con una frenata eccezionale e un grande bagagliaio, offerta a un prezzo abbordabile. La Giulietta berlina condivideva la meccanica della splendida e filante coupé Alfa Romeo Giulietta Sprint presentata al pubblico esattamente un anno prima, nel 1954. Con il boom economico il mercato automobilistico ha una grande impennata ed a fine anni ’50 arriva l’accordo con la Renault intenzionata al mercato italiano; per aggirare i dazi doganali il 23 giugno 1959 si inizia ad assemblare al Portello la Dauphine accanto alla linea della nuova Giulietta.

L’Alfa Romeo Giulia: “l’auto disegnata del vento” e il passaggio dal Portello ad Arese

Prodotta dall’Alfa Romeo dal 1962 al 1977, è nata come erede della Giulietta ed è stata proposta in numerose varianti di carrozzeria, nelle tipologie berlina, coupé, cabriolet e spider. Complessivamente, in 15 anni, ne sono stati prodotti circa 1 milione di esemplari. Ciò ha reso la Giulia una delle vetture più vendute della storia dell’Alfa Romeo. Se la meccanica era d’avanguardia, anche la scocca e la linea della carrozzeria erano molto moderne. La Giulia aveva un coefficiente di penetrazione aerodinamica particolarmente basso per l’epoca e la categoria grazie all’uso, durante la sua progettazione, della galleria del vento. Famoso fu lo slogan “la Giulia, l’auto disegnata dal vento”.

Il tessuto urbano di Milano però stava cambiando espandendosi verso nuove aree agricole sempre a nord della metropoli lombarda. Il Portello prima era in periferia della città ma già dagli anni Trenta iniziava a essere circondato da un agglomerato urbano piuttosto intenso, che nella seconda metà degli anni Cinquanta aveva raggiunto i limiti perimetrali della fabbrica, non concedendo spazi per ulteriori ampliamenti dell’impianto. Per potere competere con le richieste ed i processi industriali sempre più meccanizzati occorrevano nuovi spazi ed il consiglio di amministrazione della Casa prese la decisione di costruire a pochi chilometri di distanza dal capoluogo lo stabilimento Alfa Romeo di Arese, più moderno e al passo con i tempi. La costruzione dello stabilimento di Arese fu necessaria perché la capacità produttiva di quello del Portello a Milano stava giungendo a saturazione con la costruzione di berline sportive sempre più richieste dalla nuova classe media.

La vettura, secondo le strategie dei vertici Alfa Romeo, doveva essere lanciata in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Arese, ma a causa dei continui ritardi nella consegna dello stesso, i primi esemplari di Giulia, che furono assemblati nel 1962, vennero realizzati interamente allo storico impianto milanese del Portello. Poi si ebbe una fase di transizione durante la quale le scocche erano prodotte ad Arese, mentre la componentistica meccanica proveniva ancora dal Portello. La Giulia venne presentata presso l’Autodromo Nazionale di Monza il 27 giugno 1962 nella versione TI (acronimo di Turismo Internazionale). La prima vettura a essere prodotta interamente ad Arese fu invece la Giulia GT del 1963.

La grande produzione dell’Alfa Romeo è trasferita ad Arese, nell’impianto milanese rimane il compito di produrre alcuni motori, parti meccaniche e autovetture premium, come la Alfa Romeo 2600, che diventa l’ultima automobile del marchio ad uscire dalle linee di montaggio della fabbrica milanese tra il 1961 ed il 1969. In seguito al Portello si continua nell’allestimento di gruppi meccanici e la progettazione di nuove autovetture e motori.

Dalla fine degli anni Sessanta, nel nuovo quartier generale di Arese, si trasferirono progressivamente dal Portello tutti gli uffici commerciali e dirigenziali della Casa automobilistica Alfa Romeo, rispettivamente nelle strutture del Centro Tecnico e del Centro Direzionale lasciando la sede storica milanese che viene sempre più ristretta. Alcune parti del Portello Sud all’interno della Circonvallazione vengono ceduti al polo fieristico sempre più in espansione e, con la conclusione di ogni attività industriale nel sito milanese, l’ultimo operaio dell’Alfa Romeo venne trasferito ad Arese nel 1986. L’Alfa viene ceduta al Gruppo Fiat, al Portello rimane in funzione solo il Centro Stile, fino al 1989 per poi essere trasferito ad Arese. La Fiat cede l’area rimasta al Comune di Milano che crea un nuovo polo commerciale ed una area verde. Finisce così la storia della fabbrica del Portello uno stabilimento che ha fatto la storia dell’automobilismo italiano e simbolo della grandezza industriale di Milano. La sua demolizione è stata completata nel 2004.

Immagini © Alfa Romeo – Massimo Campi

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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