Storia

Published on Febbraio 25th, 2021 | by Massimo Campi

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Occhi azzurri e piede di piombo

Francois Cevert la promessa francese

Francois appartiene al mito con la sua storia, la testimonianza di un’epoca, di un modo di correre ormai lontano. Francois era un pilota, un uomo alla ricerca del limite, per poterlo superare.

Ci voleva fegato e nervi per scendere nell’arena dei gran premi, e Francois le ha tutte le qualità necessarie mischiate a quel talento naturale che divide i piloti dai campioni. Occhi azzurri e piede di piombo, Francois era anche aitante e simpatico, con un fisico degno di un attore di Hollywood, una icona di quella stagione intensa dove la Formula Uno sta diventando un evento mondiale.

Quegli occhi di un intenso azzurro riescono a bucare la visiera del suo casco multicolore, oltre alle infinite conquiste femminili, tra cui la star del cinema Brigitte Bardot.

Poteva continuare l’attività della famiglia, Il padre, di cognome Goldenberg, a Parigi lavora come gioielliere ed agli inizi degli anni trenta si sposa con la parigina Huguette Cevert, da cui ha tre figli. Francois nasce il 25 febbraio 1944 durante l’occupazione nazista. Il padre, Charles è un ebreo nato in Russia e fuggito con la famiglia in tenera età per scampare alle sommosse popolari antisemite del regime comunista e Francois prende il cognome della madre per evitare persecuzioni antisemite. La famiglia Goldenberg-Cevert è benestante, Francoise frequenta le migliori scuole della capitale, ha un’ottima istruzione ed è anche un buon pianista classico.

La passione della velocità arriva grazie alla sorella maggiore Jacqueline, fidanzata  con Jean-Pierre Beltoise che corre in moto e poi passa alle quattro ruote. Per Francois è un colpo di fulmine, la passione per i motori diventa travolgente e si iscrive alla scuola di automobilismo presso il circuito di Montlhéry. Francois va forte e nel 1966 conquista il prestigioso Volant Shell, battendo un’altra giovane promessa dell’automobilismo francese, Patrick Depailler. Riguardo a quella selezione c’è un aneddoto, raccontato ai tempi da Francois. Il volante Shell veniva conquistato mediante una prova cronometrata di cinque giri sul circuito, con Tico Martini come giudice. Brutto tempo, terreno difficile, Cevert mette la fidanzata Nanou a prendere i tempi, mentre la sorella Jaqueline doveva segnalargli se andava troppo piano e come segnale, visto che indossava un cappotto giallo intenso, bastava che andasse sul muretto box. Farncoise parte, si impegna al massimo, ma soprattutto non sbaglia, anche se pensa di andare piano, di non farcela. Il cronometro nelle mani di Nanou parla chiaro, Francoise è il più veloce! Jaqueline se ne sta nascosta nel box senza farsi vedere. Una volta finiti i cinque giri, Francois va dalla sorella pensando che si fosse scordata l’accordo, solo allora capì quanto era andato forte, che era fatta!

Il premio è un’intera stagione sponsorizzata nel Campionato Francese 1967 di Formula 3 al volante di una Alpine-Renault, ma la vettura va comunque a Depailler, il pupillo di Martini. Pazienza, per vincere ci vuole una Tecno e nel 1968 Francois è il pilota ufficiale della casa bolognese, batte tutti, Depailler compreso che finisce solo quinto, vince il titolo francese e passa alla F.2.

“Francois è già un divo”, come ricorda Franco Galli, ex driver di F.3 in una intervista sul libro Benzina e Cammina “Cevert aveva una Alpine-Renault, però si vergognava ad andare in giro con quella macchina, gli piaceva la Lamborghini Miura. Così una volta, a Monza, finite le prove della Formula 3 mi dice: “Devo andare all’aeroporto a prendere una mia amica”. “Prendi la macchina”, gli faccio io, era il ’68, ed avevo una Miura. “No, no, vieni anche tu”. “Ma è bella, almeno?” domando io. Arriviamo all’aeroporto, l’aereo ha un’ora di ritardo. “Val la pena stare qui ad aspettare?”. “Sì”.Quando si aprono le porte vedo scendere la Brigitte Bardot. Indossava una minigonna e un paio di stivaletti bianchi, aveva una sacca bianca e due occhi indimenticabili, era favolosa. Lei andava matta per lui, ricordo che aveva gli occhi lucidi, quando lo vide. Lui, aveva quelle gentilezze che adesso non si usano più, le prende la sacca e andiamo alla macchina. “François, sei diventato miliardario in Italia?”, chiede lei quando vede la Miura. Io sto zitto. Lui ci teneva a farle vedere che se la passava bene: andando avanti ho capito che lei voleva dargli dei soldi ma lui non accettava.”

Cevert ha fiuto e manico, è presto anche protagonista nella formula cadetta, dove militano tanti piloti e team manager della massima formula. Stewart, il campione scozzese, lo nota in azione tra le curve dei difficili circuiti dell’epoca, Cevert fa danzare la sua Tecno, è uno dei migliori giovani, ottiene la vittoria a Reims ed è terzo in campionato a fine stagione. Nel 1970 al Crystal Palace, Stewart e Cevert si ritrovano in lotta con le monoposto, il campione scozzese è l’alfiere della scuderia di Ken Tyrrell, l’ex boscaiolo è uno dei migliori talent scout dell’ambiente a cui non sfuggono le doti di Cevert e la considerazione di Stewart.

Il suo nome è in cima alla lista della squadra inglese, che si sta riorganizzando e da semplice team gestore vuole diventare costruttore. Ben presto si spalancano le porte della massima serie, complice il ritiro di Johnny Sevoz Gavin al GP di Montecarlo 1970. Il connazionale di Francois ha un problema alla vista dopo un incidente invernale, fa fatica a vedere, non riesce ad avere la giusta concentrazione alla guida di vetture, se sbagli rischi la vita e Johnny capisce che è il momento di dire basta. Cevert è anche nella lista di Francoise Guiter, il patron della Elf che sponsorizza il team del boscaiolo. È fatta per Cevert, ora deve solo dimostrare di avere meritato quell’abitacolo. March, poi Tyrrell, il Team del boscaiolo è al top, il caposquadra scozzese è l’uomo da battere e nel 1971 diventa nuovamente campione mondiale. Francois guida, veloce, sempre più forte, impara tanti segreti da Stewart, accumula 12 podi ed alla fine della stagione ’71 sale sul gradino più alto del podio nel difficile tracciato di Watkins Glen, la pista che gli sarà fatale nel 1972 quando è pronto per ereditare i galloni di caposquadra dal suo mentore scozzese.

Ma non ci sono solo monoposto nel palmares di Cevert, con il neozelandese Howden Ganley porta la Matra MS670 sul secondo gradino del podio a Le Mans. Francois Cevert, bellissimo ed affascinante come un attore, occhi azzurri, profondi, magnetici, in Francia è un eroe nazionale. Non c’è ragazza che non abbia una sua foto, non c’è rivista che non lo ritragga.

E’ il 6 ottobre del 1973, Watkins Glen è una pista insidiosa, da uomini, veri, andare forte sul quel tracciato significa essere tra i migliori. Sabato pomeriggio,ultimo turno di qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti. Sulle piante attorno al circuito le foglie mostrano già i colori dell’autunno. Stewart è campione del mondo, Cevert ha campo libero, ma vuole la pole position, deve battere il tempo di Peterson con la Lotus, e dice al suo capo meccanico, il messicano Ramirez – “Jo, ho la macchina n°6, la macchina è la 006, il Cosworth n°667, oggi faccio la pole, me lo sento. Ciao, vado!”. Ingrana la prima, molla la frizione e via nella pit lane. Jo Ramirez sorride, lo segue con la coda dell’occhio, sa che Francois ce la può fare, ma un minuto dopo non c’è già più.

L’azzurra monoposto esce violentemente di pista, si ribalta, Francois muore sul colpo. Stewart è sconvolto, Tyrrell ritira le vetture dalla gara. È finita l’epopea delle invincibili vetture del boscaiolo, è finito il sogno di quegli occhi azzurri che hanno fatto innamorare tante donne, di quel pilota, piede di piombo e gentiluomo che pareva destinato al titolo mondiale. Il gentile e romantico Cevert entra di diritto tra i miti di quel mondo duro, cinico e spietato degli anni ’70, la sua morte prematura purtroppo ne esalterà la leggenda.

Illustrazioni © m58 – immagini © Raul Zacchè/Actualfoto

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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