Storia

Published on Febbraio 18th, 2021 | by Massimo Campi

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Lola T600, icona delle gare IMSA

La Lola T600, regina delle gare IMSA, è stata una delle prime vetture coperte con l’effetto suolo

Inizio anni ottanta, la Lola è la regina della gare USA con le vetture Can-Am. La T530 è praticamente una ex monoposto di F.5000 ricarrozzata con relativo effetto suolo che vince nella gare del Nordamerica. Eric Broadley ha piazzato diverse vetture nella serie e nasce l’idea di realizzare una biposto, partendo da quell’esperienza, per la nuova serie IMSA ed i nuovi regolamenti  per i prototipi GTP.

Il Brian Redman, 44 anni, ex driver Ferrari nella gare di durata ed uno dei più quotati piloti della serie, studia con Eric Broadley il nuovo regolamento che incarica il suo progettista David Thorby per realizzare la nuova biposto che possa sfruttare al massimo l’effetto suolo. Lo studio aerodinamico è affidato alle mani di Max Sardou della galleria del vento della SERA con Roberth Choulet che testa gli studi nella galleria dell’Imperial College di Londra.

L’aerodinamica sarà proprio la parte predominante della nuova biposto che nasce attorno ad una monoscocca in alluminio ed honeycomb. La linea è bassa e filante, le fiancate hanno prese NACA per fare affluire l’aria di raffreddamento ai due grandi radiatori, ma sotto le pance laterali ci sono ampie canalizzazioni per  sfruttare l’effetto suolo grazie anche alla carenatura delle ruote posteriori che conferisce una linea pulita ed elegante alla nuova creazione di Broadley che viene chiamata T600.

Come di prassi per le vetture Lola, la vettura può ospitare diverse motorizzazioni per consentire ai vari clienti di competere in campionati diversi. La prima versione ospita un potente V8 Chevrolet preparato dalla Chaparral per le gare USA., con Brian Redman che svolge il ruolo di collaudatore della biposto, ed anche da agente di vendita.  La Lola T600 si deve confrontare con le varie Porsche 935 turbo, molto diffuse nella gare oltreoceano ed il debutto avviene a maggio 1981 nella prova IMSA a Laguna Seca, in una gara sprint di sole 100 miglia. Redman è quinto sullo schieramento di partenza, ma al 45° giro passa la Porsche 935 di John Paul andando a vincere la sua prima gara, seguita da altre quattro a Lime Rock, Mid Ohio, Portland, Road Atlanta. Da quel momento il prototipo del Team Coke Woods Racing con Brian Redman alla guida, diventa la dominatrice del campionato IMSA 1981 e fioccano gli ordini per la casa inglese.

Con i successi americani si apre anche il mercato internazionale e su una Lola T600 viene montato il Ford Cosworth DFV portato a 3,3 litri per le gare Endurance Gr.6. A portarla in gara ci sono Guy Edwards ed Emilio De Villota che vincono due gare iridate a Pergusa ed a Brands Hatch.

Non contenti delle vittorie USA, la nuova avventura per T600 è la 24 Ore di Le Mans, ma sarà un flop per la casa inglese che si presenta poco preparata alle qualifiche della maratona francese 1981. Sulla T600 viene trapiantato il flat six turbo della Porsche, Brian Redman e Bobby Rahal si ritrovano in pista con una macchina che ha molti problemi e senza avere effettuato un necessario sviluppo, il tutto finisce con una mancata qualificazione che rappresenterà il buco nero nella storia della T600.  Ma per la creazione di Broadley non ci sarà un futuro nella gare mondiali a causa di alcune dimensioni non compatibili con il futuro regolamento Gr.C  soprattutto per quanto riguarda abitacolo e parabrezza.

Per il 1982 e la Lola si concentra in America con la sere IMSA. Brian Redman pago del successo 1981 lascia ai vari clienti ed avversari lo sviluppo della T600 che viene portata in gara dal Team di John Paul, pilotato dallo stesso “Senior” con il figlio “Junior”, e dal Team Rayfin di Chris Cord e Jim Adams. Nel 1982 la Scuderia Interscope di Ted Field gareggia con tre esemplari di T600, come pilota di riferimento c’è Danny Ongais. Il prototipo di Broadley vince altre cinque gare nel 1982 e continua la vita agonistica fino a metà anni ’80, ma i nuovi arrivi, March 83G e soprattutto Porsche 962, mettono in ombra la vettura di Huntington che rimane comunque una icona per la sua linea e per avere saputo sfruttare l’effetto suolo.

Immagini © Massimo campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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