Storia

Published on Dicembre 5th, 2020 | by Massimo Campi

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Alfa Romeo 1900: “l’auto di famiglia che vince le corse”

Nel 1950 la nuova Alfa Romeo 1900 esce dallo stabilimento del Portello

Finito il secondo conflitto mondiale si ritorna alla produzione di automobili nella fabbrica del Portello, la storica sede dell’Alfa Romeo. Con la ricostruzione c’è una grande richiesta di automezzi, sia utilitarie che berline per il ceto medio. La fabbrica milanese è pronta a soddisfare le richieste, con una nuova berlina, di 1.900 cc, che rappresenta la base della rinascita del biscione.

Agli inizi degli anni Cinquanta, le Alfa Romeo 6C, nate e sviluppate fra le due guerre con un’impostazione prettamente artigianale, erano ormai decisamente superate e l’Alfa Romeo ritenne che i tempi fossero maturi per realizzare una vettura moderna, al passo con le nuove tecnologie che ormai proponevano la carrozzeria con scocca integrata al telaio e una produzione di serie in catena di montaggio.

L’Alfa Romeo 1900 viene prodotta nello Stabilimento del Portello, tra il 1950 e il 1958. Il modello presentava diverse raffinatezze meccaniche ma il “cuore” della 1900 era il motore, un nuovo 4 quattro cilindri di 1.900 cc alimentato da un  mono carburatore che inizialmente sviluppava ottanta cavalli, portati a novanta nel 1953.

Con questa vettura la casa milanese abbandonò i sei e otto cilindri in favore di un frazionamento a quattro cilindri che consentiva una minore imposizione fiscale. Veniva però rispettata la tradizione, con l’adozione della testata in lega leggera, dei due alberi a camme in testa e delle camere di scoppio emisferiche.

Nel 1951 venne lanciata sul mercato la versione coupé denominata “Sprint”, carrozzata da Touring e dotata di motore potenziato da 100 CV. Il design della carrozzeria, il progetto dettagliato di tutti i lamierati e persino lo studio delle attrezzature produttive furono integralmente eseguiti al Portello.


A partire dal 1952, anno in cui furono pienamente operative le catene di montaggio, alla 1900 berlina fu affiancata la versione TI (Turismo Internazionale) per venire incontro alle esigenze dei clienti sportivi che partecipavano alle corse di questa categoria.

Sul modello sportivo la frenata era stata migliorata con tamburi dei freni di grande diametro, ma il modello era riconoscibile solamente per lo scarico a doppia uscita. Per ottenere un motore ancora più potente e affidabile, nel 1954 si aumentò l’alesaggio di 2 mm, lasciando invariata la corsa. La cilindrata passava così da 1.884 cm3 a 1.975 cc: per l’occasione tutte le versioni ebbero la definizione di “Super” (“Super” la berlina normale, “Super TI” la berlina potenziata, “Super Sprint” la coupé), con l’adozione di una coppia di carburatori doppio corpo (tranne che per la Super berlina che mantenne l’alimentazione a carburatore singolo), portando la potenza della berlina Super a 100 CV e quella delle versioni Super Sprint a 115: prestazioni notevoli per l’epoca.

La 1900 uscì in strada la prima volta con Sanesi alla guida, il 2 marzo del 1950 accompagnato da: Garcea, Nicolis e Busso, il quale ricorda nel suo libro: “Il cuore dell’Alfa”, che quando scese dalla vettura, Garcea gli strinse la mano e gli disse: “Mille di questi giorni”. Già dagli esordi la berlina progettata da Orazio Satta fu uno status symbol, il modello base era in vendita a due milioni e trecentomila lire.

La presentazione ufficiale avvenne il 2 ottobre 1950 all’Hotel Principe di Savoia a Milano e dopo pochi giorni fu presentata anche al Salone di Parigi, ma ci fu anche un’altra celebrazione: una cena di gala al Casinò di Sanremo che si svolse il 9 dicembre. Il successo di vendita fu superiore alle più rosee aspettative dei dirigenti della Casa. In breve, grazie anche ad alcune azzeccate carrozzerie speciali, divenne la vettura preferita dagli imprenditori, dagli uomini politici e dai personaggi dello spettacolo.

L’Alfa 1900 fu davvero un successo sotto tutti i punti di vista, i dipendenti della fabbrica, che nel 1950 erano 2.687, l’anno successivo salirono a 6.422. Se per produrre una vettura occorrevano prima 240 ore lavorative, con la linea di montaggio scesero a 100. Le richieste provenivano da ogni parte, tutti volevano l’Alfona. Dal 1953, una versione della 1900 diventa la “pantera” della Polizia di Stato, tra le modifiche c’erano il parabrezza di cristallo antiproiettile e il radiotelefono.

Dall’introduzione di questo modello nacque il concetto di berlina sportiva, che divenne una peculiarità dell’Alfa Romeo: la classica auto di famiglia per tranquilli week end di relax, ma alla quale bastava dipingere i numeri di gara sulle portiere per ottenere una macchina pronta a correre con disinvoltura in qualsiasi competizione. Per questo la 1900 fu battezzata “l’auto di famiglia che vince le corse”: con essa, tanto “gentlemen drivers” quanto assi del volante come Sanesi, Fangio, Sala, Bonini, Tadini, Taruffi (solo per citarne alcuni) con la partecipazione a gare prestigiose come la Mille Miglia, il Giro di Sicilia, il Rally di Montecarlo, la Coppa Intereuropa a Monza, la Targa Florio, la Carrera Panamericana in Messico e molte altre ancora, ottenendo importantissimi risultati. La produzione cessò nel 1958 con un totale di 19.198 Alfa Romeo 1900 berlina e coupé prodotte nei vari allestimenti.

Ancora oggi l’Alfa 1900 è tra le protagoniste nelle manifestazioni di auto d’epoca dove spesso partecipano vetture nelle varie versioni speciali prodotte dai migliori carrozzieri dell’epoca.

Immagini © Alfa Romeo – Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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