Storia

Published on Novembre 27th, 2020 | by Massimo Campi

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F.875 Monza, tra passione e divertimento

Pippo Bianchi racconta la F.Monza, una categoria nata tra passione e divertimento

Nel lontano 1965 nasceva una delle categorie più affollate della storia sportiva automobilistica italiana, la F.875 Monza. Piccole vetture, con la meccanica derivata dalla Fiat 500 giardiniera con il bicilindrico di 500 cc raffreddato ad aria. Dalla vettura torinese erano prese anche le dimensioni principali di passo, carreggiata, sospensioni, freni e la trasmissione, il tutto montato su telai tubolari realizzati artigianalmente. Una categoria nata per rispondere a due esigenze: formare giovani piloti, i campioni del futuro, ma soprattutto rispettando il più possibile criteri di economicità. Infatti le prime monoposto, commissionate dall’ACI Milano, avevano un prezzo imposto di sole 875.000 lire, proprio per potere permettere ai giovani, senza grandi risorse economiche, di debuttare in pista. La storia delle “petarelle” come venivano soprannominate le piccole F.875 Monza, dura dal 1965 al 1984, le macchine sembrano quasi giocattoli, ma sarà la base di partenza per la formazione di tanti giovani piloti, meccanici, tecnici, costruttori, commissari sportivi, organizzatori.

Tra i piloti che hanno corso con quelle vetture c’è Pippo Bianchi, un nome tante volte ricorrente nelle classifiche, che ancora oggi rammenta quei fantastici anni.

“Per capire cosa era la F.Monza non c’è cosa migliore che scorrere il numero degli iscritti: in alcune gare della seconda metà degli anni ‘70, ci sono oltre 110 piloti iscritti alle quattro batterie di qualificazione, una media di 28 piloti, scatenati, al via per ogni gara. Anche il pubblico non era da meno, ogni giovedì sera le tribune brulicavano di gente, anche con la pioggia ed il freddo, ed in alcuni casi si sono registrati oltre 5.500 paganti, una cifra notevole per una piccola formula addestrativa.”

L’abitudine alla lotta, la finezza della guida in scia, magari in mezzo a grupponi di 10 vetture, sarà  uno dei migliori bagagli formativi della F. Monza.

“Lo schieramento di partenza delle batterie di qualificazione viene deciso mediante estrazione a sorte per non favorire nessun concorrente, una usanza durata per tutta la storia della F.Monza.  Solo la fortuna poteva aiutare i più forti che, nel caso di partenza dalle retrovie dovevano lottare e sudarsi l’accesso in finale. Alla finale sono ammessi solo 26 piloti, in pratica i primi sei di ogni batteria ed i due migliori settimi. Un pilota che partiva nell’ultima fila in batteria deve rimontare oltre 20 avversari nei 15 giri previsti, una impresa a volte impossibile e comunque  sempre degna del motto “o la va a la spacca!”

Eravate in tanti ed agguerriti ed appassionati piloti, ma da questi sono nati anche seri professionisti.

“Scorrendo le classifiche si ritrovano tanti nomi  che hanno contribuito a scrivere piccole o grandi pagine dell’automobilismo sportivo a dimostrazione del valore di questa categoria. Giovanni Salvati ha vinto il titolo italiano di F.3 ed è approdato in F.2, come Sandro Cinotti ed Alberto Colombo, vincitore della Coppa CSAI. Fernando Spreafico è stato un altro protagonista della gare di F.3, Luciano Pavesi ha iniziato a correre con le petarelle, come pilota è arrivato in F.3, come Team Manager è arrivato alla F.3000. In F. Monza ha iniziato la sua lunga carriera Giorgio Francia un pilota per molti anni sulla cresta dell’onda come ufficiale Alfa Romeo, vincitore della 1000 Km 1982 e di parecchi titoli nazionali. Guido Forti, team manager di successo in F.3 e titolare della Forti Corse di F.1, ha corso in F.Monza dove ha conosciuto il suo ex direttore tecnico, Paolino Guerci che ha iniziato la sua carriera preparando le F.875 di Giulio Repetto. Lella Lombardi, l’ultima nostra grande pilotessa, l’unica che ha ottenuto mezzo punto in F.1, ha corso la sua prima gara in pista proprio con la F.Monza. Un altro pilota di F.1 che è citato nelle classifiche è Fabrizio Barbazza, ma su tutti i nomi quello di Michele Alboreto.”

Oltre a questi nomi famosi ci sono stati molti altri piloti che hanno continuato a correre e vincere con le F.Monza.

“Ci sono tanti altri piloti dal piede pesante che hanno preso in mano il volante di una petarella come Orazio Ragaiolo, Camillo Cavallini, poi apprezzato costruttore di monoposto, Leo Bartoli, uno dei migliori preparatori, Angelo Sonvico, Filippo Bay, Riki Calegari che corre ancora oggi con le monoposto, Romeo “Meo” Maestri, nipote dell’ing. Nicola Romeo. Poi ci sono io, Pippo Bianchi che detengo il record di partecipazione alle gare, ed anche se ero nelle condizioni di vincere il titolo ho voluto rinunciare pur di potere continuare a correre con queste piccole ed economiche vetture. Tra i miei compagni di squadra c’è stato anche Ermanno Alboreto, il fratello di Michele che ha corso con le vetture del Team Bartoli”.

 

La F. Monza ha rappresentato una tappa importante anche per le scuderie sportive.

“Al seguito delle formuline si sono formate o rinnovate una serie di scuderie che hanno costituito per venti anni il punto di riferimento per molti piloti e per l’automobilismo sportivo nazionale. La Scuderia Salvati, l’Escolette, la Lodi Corse, la Sesto Corse, la Scuderia del Lario, sono nomi molto noti a diverse generazioni di piloti. Ho iniziato a correre seguendo Giovanni Salvati, dopo la sua prematura scomparsa con Pippo Cascone, Adriano Salvati, ed altri amici che gravitavano attorno all’officina di Viale Umbria a Milano, abbiamo deciso di continuare a frequentare l’ambiente per onorare la figura di Giannino, creando la Scuderia Salvati, con l’intento di far correre e crescere giovani piloti. L’inizio è stato con gimkane ed autocross, poi siamo passati alle monoposto. Dal niente, ma con tanto entusiasmo, abbiamo creato una realtà fuori dalle nostre aspettative.

Ci siamo mossi sicuramente bene, oltre la metà dei piloti della F.Monza portava i nostri colori. Avevamo un campionato interno con in palio degli ottimi premi, come una stagione in F.Italia ed avevamo anche validi preparatori e meccanici. La F.875 Monza per molti è stata la prima macchina da corsa, una avventura possibile solo con macchine economiche ed il sostegno logistico fornito dalle scuderie sportive. Si correva per divertimento mischiato a tanta passione, una miscela che è servita ad alcuni di noi per crescere e diventare campioni del motorsport”.

Immagini © archivio Pippo Bianchi e Massimo Campi

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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