Storia

Published on Novembre 24th, 2020 | by Massimo Campi

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Ferrari 250SWB

La Ferrari 250SWB, regina del 1960

Al salone di Parigi 1959, nello stand Ferrari, c’è una nuova vettura sportiva messa in mostra, è la  250 GT Berlinetta passo corto che verrà subito denominata SWB ( Short Wheel Base) , una vettura pronta per correre nella categoria Gran Turismo dell’epoca.

La meccanica deriva dalla 250 GT Berlinetta Tour de France con il passo accorciato a 2.400 mm per avere una maggiore maneggevolezza. La vettura è pensata per l’impiego agonistico ed è stata subito acquistata da alcune squadre e piloti privati. La fabbrica di Maranello la metteva in vendita in diverse versioni, sia stradale che competizione con carrozzeria interamente in alluminio e motore potenziato.

Costruita presso la Carrozzeria Scaglietti e disegnata da Pininfarina, la 250 SWB è frutto dell’equipe tecnica del momento capitanata dall’Ing. Chiti, mentre lo sviluppo viene affidato a Giotto Bizzarrini ed al giovane Mauro Forghieri, e servirà come base per la successiva 250 GTO.

Le principali qualità della 250 SWB sono la combinazione tra il basso peso, la potenza del V12 unito alla maneggevolezza ed ai freni a disco, i primi montati su una berlinetta uscita da Maranello. La sua principale concorrente fu la Jaguar E-Type, molto diffusa tra i privati dell’epoca, ma la SWB vince per tre edizioni consecutive il Tour de France dal 1960 al 1962, il Tourist Trophy di Goodwood nel 1960 e nel 1961, la classe GT di Le Mans negli stessi anni, la 1000 km del Nürburgring nel 1961 e 1962 e classe GT del Campionato Costruttori nel 1961.

Il V12 a 60° di 2.953 cc, deriva da quello concepito da Gioachino Colombo, con distribuzione a singolo albero a camme in testa per bancata di cilindri, con due valvole ciascuno. La lubrificazione è a carter umido, l’alimentazione, nelle versioni da competizione è composta da tre carburatori doppio corpo Weber di modello 40 DCL/6 o 46 DCF/3 oppure da 6 carburatori doppio corpo Weber 38 DCN, mentre le versioni stradali montano 3 carburatori Weber 36 DCZ. Il motore ha una potenza di 280 CV a 7000 nelle versioni da competizione più spinte e 240 CV nelle versioni stradali.

Il telaio tubolare in acciaio è formato da due longheroni a sezione ovoidale con barre di rinforzo ed un elemento anteriore a forma rettangolare. Le sospensioni anteriori sono indipendenti con molle elicoidali e braccio oscillante, mentre quelle posteriori hanno un ponte rigido con balestre semi ellittiche longitudinali, puntoni laterali e braccia radiali che uniscono l’assale. Il cambio è a quattro rapporti mentre i freni a disco sono della Dunlop. La 250 SWB poteva raggiungere una velocità massima di 270 km/h nelle versioni da competizione e 250 Km/h in quella stradale

Immagini ©Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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