Storia

Published on Ottobre 23rd, 2020 | by Massimo Campi

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G.P. Del Portogallo 1985: la prima di Ayrton

Ayrton Senna vince il suo primo GP con la Lotus – di Carlo Baffi.

Il Gran Premio del Portogallo, dove la Formula Uno fa tappa in questi giorni a Portimao, vanta una lunga tradizione motoristica. La prima edizione, anche se non valida per la massima serie, è datata 17 giugno 1951 ed ebbe luogo sul circuito stradale di Boavista nella città di Porto. Una competizione riservata alla auto sportive in cui si affermò il pilota locale Casimiro de Olivera su una Ferrari 340 America Berlinetta. Gli anni successivi salutarono nuovamente le vittorie del Cavallino, con Castellotti, Arroyio Nogueira Pinto e Gonzalez. Quest’ultimo però si impose su un altro tracciato, quello di Monsanto ricavato all’interno del parco situato a Lisbona. A partire dal 1958, la manifestazione fu introdotta nel calendario della F.1 e venne disputata ancora a Boavista. Era il 24 agosto e a trionfare fu Stirling Moss sulla Vanwall. Dopo una pausa di due anni, il G.P. portoghese tornò in scena dal ’64 al ’66 a Cascais; poi dal 1967 al 1983, sarebbe andato incontro ad un lungo stop. Il Circus si ripresentò in terra lusitana nell’84 sul nuovo circuito dell’Estoril, una località turistica nel sud del paese. Una pista costruita nel 1972 ed utilizzata inizialmente per le formule minori, ma che sarebbe diventata sede fissa del mondiale F.1 fino al 1996. In tredici edizioni si sono scritte pagine importanti del motorsport, a partire proprio da quel 21 ottobre del 1984, quando andò in scena l’ultimo round della stagione, che incoronò Niki Lauda campione del mondo per la terza volta. L’austriaco, grazie al secondo posto conquistato in rimonta, ebbe la meglio per mezzo punto su Alain Prost (vincitore della gara), suo compagno di scuderia alla McLaren. Ma l’edizione destinata ad entrare di diritto nella storia risale al 21 aprile 1985, giorno in cui Ayrton Senna firmò la sua prima vittoria in F.1.

Anche quella domenica pioveva, proprio come il 3 giugno dell’anno prima, quando a Monte Carlo il giovane pilota brasiliano calò il suo biglietto da visita sul palcoscenico più prestigioso e glamour del panorama automobilistico sportivo. Fu infatti protagonista di un’impresa indimenticabile. Ayrton guidò la sua modesta Toleman rimontando posizioni su posizioni incurante della pista ormai divenuta un acquitrino, fino ad agguantare e superare il leader Prost alla guida della ben più quotata McLaren-Tag Porsche. Un sorpasso inutile però, dal momento che Jacky Ickx, allora direttore di gara, calò la bandiera a scacchi anticipatamente (causa il diluvio), decretando la vittoria del pilota transalpino. Ma al di là della delusione e delle polemiche per il mancato successo, Senna s’era rivelato al Circus mostrando tutta il proprio talento, finendo sotto i riflettori e nel mirino dei top team. Tra questi c’era la Lotus. Davanti al nome della mitica scuderia fondata dal grande Colin Chapman, il brasiliano non poteva rifiutare, così ruppe il suo contratto con la Toleman pagando la penale e annunciò il suo nuovo ingaggio in vista del 1985. La squadra contava su un buon budget, sponsors e dell’appoggio motoristico della Renault. Era diretta da Peter Warr e dal geniale tecnico francese Gerard Ducarouge, più comunemente noto come il “Duca”. Tra quest’ultimo ed il paulista, nacque sin da subito una grande intesa che finì col compromettere i rapporti con l’altro pilota della scuderia, Elio De Angelis. Il mondiale si aprì in Brasile, proprio in casa di Ayrton, che però dopo essere partito col quarto tempo si ritirò per problemi elettrici.

Ma il grande riscatto era alle porte. Due settimane dopo all’Estoril, Senna conquistò la sua prima pole in carriera al volante della 97T, una monoposto che se lamenterà qualche problema di affidabilità in gara, si rivelerà velocissima in qualifica. Al termine di quel mondiale, il brasiliano ne firmerà ben sette. Soddisfatto della sua performance all’Estoril disse:” Con questa vettura è stato tutto facile. Sono rimasto colpito dalla potenza del motore da qualifica e se avessi potuto sfruttare il mio secondo treno di gomme, avrei abbassato il tempo di 1’21”007.” Al suo fianco sarebbe partito Prost sulla McLaren, mentre la seconda fila era appannaggio di Rosberg sulla Williams-Honda e di De Angelis. A seguire la Ferrari di Alboreto e la Renault di Warwick. Solo undicesimo tempo per Stefan Johansson, debuttante sulla seconda Ferrari al posto di Arnoux, con cui Maranello aveva chiuso bruscamente il rapporto dopo il primo Gran Premio precedente. Del resto, lo svedese classe ’56, aveva preso confidenza con la 156-85 solo il mercoledì prima, compiendo 63 tornate a Fiorano. La gara ebbe luogo sotto una pioggia battente e con pista allagata, una condizione particolarmente gradita al poleman, che prese subito il comando. Dietro di lui, Rosberg restava fermo in panne evitato fortunatamente dalle altre vetture. Senna intanto allungava “navigando” a bordo della sua Lotus con grande maestria, dimostrando di essere una spanna sopra i rivali. Alle sue spalle si accendeva una lotta per il secondo posto tra De Angelis, Prost e Alboreto. Il romano doveva difendersi col coltello fra i denti, visto che dal decimo giro procedeva con la gomma anteriore sinistra che andava lentamente sgonfiandosi. Poi al 31esimo dei 67 passaggi previsti, Prost usciva di pista e ad insidiare Elio spuntò Alboreto. Il milanese era sempre più minaccioso, finchè alla tornata 45 ebbe la meglio sulla Lotus, con una staccata da manuale al termine del rettilineo. Purtroppo per De Angelis il calvario non era ancora finito, dovendo cedere anche il terzo gradino del podio a Tambay sulla Renault. Nel frattempo Senna procedeva indisturbato verso la gloria che si coronò con il taglio vittorioso del traguardo su quella monoposto nera e oro, relegando al secondo posto Alboreto con oltre un minuto di distacco. Il resto della concorrenza si pigliò un giro.

Un trionfo impreziosito dal “Grand Chelem”, visto che Ayrton aveva ottenuto oltre alla pole, anche il giro veloce ed era rimasto al comando per tutto la competizione. Ai piedi del podio si sarebbero piazzati De Angelis, Mansell e Bellof, un giovane tedesco molto promettente; poi Warwick e Johansson (ottavo). A fine gara, particolarmente euforico e provato, il vincitore confessava di aver avuto paura:” Era veramente assurdo guidare. Ogni volta che dovevo passare un doppiato mi saliva il cuore in gola. Sul rettilineo nel finale – proseguiva Ayrton – ero costretto a viaggiare in quarta marcia senza mettere la quinta, perché le ruote pattinavano in continuazione.” Parole eloquenti, che fotografavano una corsa disputata in condizioni estreme, malgrado il brasiliano si trovasse a proprio agio sull’acqua. E seppur soddisfatto, Senna non perse l’occasione di ritornare, un po’ polemicamente, su quanto accaduto a Monaco l’anno prima:” E’ pazzesco, a Monte Carlo ci hanno fermati circa a metà corsa, ma qui le condizioni erano molto peggio.” Meno felice era l’animo di De Angelis.” E’ bello che abbia vinto una Lotus – confessava Elio – Questo mi fa però sperare che possano arrivare tempi migliori anche per me. Peccato, perché dopo le prove del mattino ero proprio sicuro che avrei potuto vincere.” Di umore completamente opposto Michele Alboreto, che in virtù del secondo posto balzava al comando del mondiale costruttori con 12 punti, contro i 9 di Prost e Senna.

L’attenzione era comunque tutta per il 25enne di San Paolo che coglieva la sua prima affermazione alla seconda stagione nel Circus. Grazie a quell’impresa venne ribattezzato, non a caso, il “Mago della pioggia”. In molti si chiesero come facesse a mantenere il controllo del mezzo in situazioni così estreme e lui rivelò che durante la sua prima gara in kart, disputata sotto la pioggia, venne superato da tanti concorrenti, cosa che invece non avveniva con l’asciutto. Da allora iniziò ad allenarsi ogni volta che pioveva restando in pista acquistando dimestichezza con l’acqua. Infatti negli anni a venire, Senna ebbe occasione di dimostrare su altre piste bagnate quelle sue rare qualità, comuni solo ad altri pochi fuoriclasse del volante. Nel 1985 dopo l’Estoril, Ayrton si affermò in Belgio, a Spa (dove si scatenò un acquazzone), meglio conosciuta come l’università dell’automobilismo sportivo; e a fine anno fu quarto nel mondiale. Restò alla Lotus altri due anni per poi essere ingaggiato dalla McLaren con cui conquistò tre titoli mondiali e portò le sue vittorie ad un totale di 41. Ma questa è un’altra storia.

immagini © Raul Zacchè by Actualfoto

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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